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Le migliori ristampe internazionali del 2019

Il capolavoro definitivo dei Beatles, le sessioni di Nashville di Dylan, '1999' di Prince e molto altro

Illustrazione: Rolling Stone USA

Ecco una carrellata delle migliori ristampe a livello internazionale di quest’anno, che ci faranno conoscere meglio alcuni momenti fondamentali della storia della musica.

The Beatles, Abbey Road: 50th Anniversary Deluxe Edition

Abbey Road è sempre stato sinonimo di inventiva e perfezione pop (è per questo che Drake si è da poco tatuato la copertina su un braccio). Ancora oggi resta l’album più venduto dei Beatles, ma allo stesso tempo rappresenta anche il loro addio agrodolce. Per l’edizione deluxe Giles Martin e Sam Okell hanno realizzato un nuovo mix in surround 5.1 e Dolby Atmos, che ripropone momenti come la sfida a colpi di chitarra di The End, nella quale Paul, George e John si scambiano diversi assolo dal vivo nello studio d’incisione. I boxset di Sgt. Pepper e del White Album sono ricchi di esperimenti e jam session sorprendenti, ma quello dedicato ad Abbey Road è di gran lunga quello più a fuoco. In questa collezione di 23 outtake e demo si sentono i Beatles al massimo della forma, una band che sa perfettamente cosa vuole fare e che lavora sodo per affinare i dettagli, perfino quelli di cui solo loro si accorgono. Sono in vena di scherzi, come quando John sbaglia il testo di Mean Mr. Mustard (“His sister Bernice works in the furnace!” invece di “His sister Pam works in a shop!”), ma allo stesso tempo sono quattro uomini sicuri di sé, determinati a esibirsi davanti al mondo (ma soprattutto l’uno per l’altro). R.S.

R.E.M., Monster: 25th Anniversary Edition

Monster, uscito nel 1994, era un album dissoluto, potente e privo di sentimentalismo, simile a Emotional Rescue dei Rolling Stones o forse perfino a New York di Lou Reed. Per il 25esimo anniversario dall’uscita, è uscito un nuovo box set che offre uno sguardo globale sull’album con demo, una versione completamente remixata dell’LP e una registrazione live. C’è anche un Blu-ray con l’album in dolby surround, il film concerto Road Movie e tutti i video realizzati dal gruppo in quel periodo. Ma la cosa più curiosa è il modo in cui i R.E.M. si sono messi a nudo per mostrarci i motivi per cui Monster è diventato così importante. L’album salì in testa alle classifiche, i singoli non ebbero lo stesso successo di quelli dei dischi precedenti, ma Monster resta pur sempre un album figlio di un’epoca, scritto per durare, e un quarto di secolo dopo è ancora unico nel suo genere. K.G.

The Kinks, Arthur: 50th Anniversary Deluxe Edition

Arthur (Or the Decline and Fall of the British Empire), album del 1969 dei Kinks che contiene classici come Victoria e Shangri-La, rievocava nostalgicamente la vita in Inghilterra ed è uno dei migliori dischi che la band ha registrato negli anni ’60. Questo cofanetto contiene un’edizione rimasterizzata dell’album originale in stereo e in mono, bonus track, demo, prove, remix e le esibizioni alla BBC. La chicca del set è l’album solista “perduto” di Dave Davies, la cui registrazione è iniziata durante le session di Arthur senza essere mai stata portata a termine, ma che contiene canzoni fantastiche come Mindless Child of Motherhood, I’m Crying e Lincoln County. J.D.

Jimi Hendrix, Songs for Groovy Children: The Fillmore East Concerts

Jimi Hendrix chiuse gli anni ’60 con una serie di concerti al Fillmore East di New York, una delle settimane di musica live più famose della storia. La notte di San Silvestro del 1969, Hendrix debuttò con i Band of Gypsys, il trio radical soul funk creato insieme a Buddy Miles e Billy Cox, e suonò canzoni talmente nuove che non avevano ancora un titolo e un testo. L’LP Band of Gypsys contiene sei brani registrati durante i concerti del capodanno 1970, ma in questo set troviamo alternative vivide di Machine Gun – incisiva, raggelante e più attuale che mai nell’epoca delle sparatorie di massa – e nuove jam session, con armonizzazioni rudimentali ma intense che nell’LP mancavano: una cover creativa di Stop, il capolavoro northern soul di Howard Tate, che viene così catapultato nel southern soul, Earth Blues, costruita sul botta e risposta, e Burning Desire, triste ma dal ritmo molto rapido. Troviamo anche riproposizioni di tracce come Foxey Lady e Wild Thing, ma la chicca del set è Changes, cantata da Buddy Miles. Il libretto contiene saggi profondamente personali di Cox, note aggiuntive scritte dal veterano di Rolling Stone Nelson George e diverse foto, e rievoca la storia come le piattaforme streaming non sono in grado di fare. W.H.

Pink Floyd, The Later Years 1987-2019

Tutti i riflettori di The Later Years sono puntati su David Gilmour e su come ha dato forma a una nuova versione sovradimensionata dei Pink Floyd per le nuove generazioni, a partire da A Momentary Lapse of Reason del 1987, presente in questo cofanetto con un remix che potremmo definire più discreto. Il cuore del boxset è nei due film concerto, Delicate Sound of Thunder del 1988 e Pulse del 1995. Ma a prescindere da cosa pensiate di questi dischi, la raccolta dimostra quanto sia stato importante Gilmour per i Pink Floyd e per i loro fan. Il box contiene anche qualche extra, come interviste, i filmati delle proiezioni che la band trasmetteva sullo schermo circolare, riproduzioni di programmi dei tour e un libro con i testi. Tutti questi extra non sono presenti per caso e, proprio come i film concerto e gli album, fanno molto “Pink Floyd”. K.G.

Black Sabbath, The Vinyl Collection 1970-1978

Sono molte le band che possono rivendicare la paternità delle schitarrate potenti e delle parti vocali intensissime del metal, ma se questo genere è come il mondo lo conosce oggi è soprattutto grazie ai Black Sabbath. I primi otto album della band, realizzati da Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward, sono ancora vivi, enigmatici, suggestivi. Questi album, contenuti nel nuovo boxset di LP in edizione limitata The Vinyl Collection: 1970 – 1978 distribuito da Rhino, mostrano le mille sfaccettature non solo dei Black Sabbath, ma in generale del metal e dell’hard rock, dimostrando che quella di Ozzy Osbourne non è stata solo la prima band metal, ma anche la più grande. K.G.

David Bowie, Conversation Piece

Questo cofanetto prende il nome da una canzone dalle sonorità folk di Bowie del 1969 e contiene dodici demo e brani inediti del 1968 e del 1969, così come un nuovo mix di Space Oddity curato dal produttore e collaboratore Tony Visconti, oltre a session radio per la BBC, registrazioni in studio con il chitarrista John “Hutch” Hutchinson e il lavoro con il gruppo sperimentale dei Feathers. Il tutto è contenuto in un libro illustrato ricco di fantastiche foto di diversi ephemera di Bowie: scalette scritte a mano, demo in vinile, articoli di giornale e un sacco di ritratti. Perfino il fan più accanito di Bowie troverà qualcosa di nuovo ed eccezionale. B.E.

AA. VV., Woodstock – Back to the Garden, the Definitive 50th Anniversary Archive

Ci sono voluti cinquant’anni, ma finalmente grazie a questo boxset di 38 dischi possiamo goderci praticamente ogni singola nota suonata durante lo storico festival, tra cui alcuni capolavori (come le intere esibizioni dei Grateful Dead, dei Creedence, di CSN&Y e di Joan Baez) mai pubblicati ufficialmente. Altrettanto belli sono gli annunci sul palco tra un’esibizione e l’altra («Vai sul palco da Harold e dagli le pastiglie per la pressione»), dei veri e propri audio verità. Fango e sacco a pelo non sono compresi, ma queste registrazioni limpide e talvolta illuminanti compensano abbondantemente tale mancanza. D.B.

Curtis Mayfield, Keep On Keeping On: Curtis Mayfield Studio Albums 1970 – 1974

Quando iniziò la carriera da solista, Mayfield aveva già fatto la storia con gli Impressions, che alzarono l’asticella della musica vocale R&B, soprattutto in Giamaica, dove una generazione di cantanti, tra cui Bob Marley, studiarono il loro suono. Pietre miliari soul funk politicamente impegnate e autoprodotte come Curtis, Roots, Back to the World e Sweet Exorcist che ispirarono una nuova generazione di artisti. Campionato da Kanye West (Move on Up in Touch the Sky e (Don’t Worry) If There’s a Hell Below, We’re All Gonna Go in Jesus Walks) e da Kendrick Lamar (Kung Fu in King Kunta), Mayfield è stato il capostipite di un pop musicalmente sofisticato, spirituale e politico diventato poi terreno fertile per Prince, Erykah Badu, Janelle Monáe e molti altri. W.H.

Kate Bush, The Other Sides

Proprio come Prince, sua anima gemella americana ed ex collaboratore, durante gli anni d’oro della sua carriera Kate Bush ha prodotto una marea di incisioni eccellenti che, per qualche motivo, non sono mai diventate degli album. In questo set ne abbiamo la prova: 34 tracce e parte del materiale più bello, stravagante, intimo e folle dell’autrice avant pop: B-sides, remix e delle cover spesso strane che si sarebbero meritate un album. La musica di Bush è particolare e per decenni è stata unica nel suo genere: con il passare del tempo molti artisti hanno iniziato a comprendere la sua genialità e a ispirarsi a lei in vari modi, sia nel sound che nell’approccio. Tra questi troviamo Robyn, Florence Welch e Annie “St. Vincent” Clark, la cui confessione di aver cantato Wuthering Heights al karaoke da ubriaca è uno dei momenti più belli del fantastico documentario su Kate Bush del 2014. Il tempismo dell’uscita di questo set da intenditori non poteva essere migliore: la maggior parte di queste canzoni suona forse più attuale di quando sono uscite. W.H.

The Band, The Band: 50th Anniversary Super Deluxe

Tornando indietro di così tanti anni, è incredibile che la Band abbia registrato il suo omonimo secondo LP in una villa con piscina sulle colline di Hollywood invece che in una capanna di legno in un bosco. Sotto la copertina color seppia che riporta il testo del classico del 1917 Darktown Strutters’ Ball, la ristampa per il 50esimo anniversario di questo capolavoro non tradisce le proprie radici. Il remix in studio non convinceva Robbie Robertson, che ha ribadito all’ingegnere del suono Bob Clearmountain l’importanza di mantenere inalterata la qualità “homemade” dell’album. Sei delle tredici outtake non erano mai state pubblicate prima d’ora; le parti migliori sono l’introduzione ragtime al piano della versione alternativa di Rag Mama Rag, l’allegro mix strumentale di Look Out Cleveland e la splendida e intima versione a cappella/minimale di Rockin’ Chair. Pur essendo già stata pubblicata quasi vent’anni fa nel remix del 2000 dell’LP, la versione alternativa di Whispering Pines resta l’outtake migliore. La bellezza discreta della parte cantata da Manuel viene interrotta in modo esilarante dopo quaranta secondi, quando si sente: «Who’s squeaking around in the beginning so much? Is it your chair, Richard?» («Chi è che sta facendo tutti questi versi? È la tua sedia, Richard?») prima che ricominci a cantare. A.M.

Elvis Presley, Live 1969

La raccolta Live 1969 contiene le esibizioni di Presley all’International Hotel di Las Vegas registrate dal 21 al 26 agosto di quell’anno. Ma non si tratta dell’Elvis a Las Vegas in tuta bianca diventato una caricatura della cultura di massa e la quintessenza dei vizi da cui stare alla larga: qui Presley si esibisce indossando abiti neri che riportano alla mente il suo grande ritorno in tv di un anno prima; non entra sul palco sulle note di Così parlò Zarathustra, ma su quelle di un’improvvisazione della sua band. A soli 34 anni, Presley era al top della sua carriera. Il cantante ripete la stessa tiritera praticamente parola per parola in ognuno di questi undici concerti, e sono le gaffe e i momenti inaspettati a far sì che Live 1969 non risulti troppo ripetitivo per i fanatici del Re. Il box set, insomma, offre una panoramica di un artista straordinario e permette di riscoprire la magia che l’ha reso così celebre. J.H.

The Replacements, Dead Man’s Pop

L’edizione deluxe pubblicata da Rhino di Don’t Tell a Soul, album del 1989 di questi giganti del punk di Minneapolis, mostra attraverso demo e outtakes quanto sia stata difficile la fase d’incisione, e contiene una session del 1988 con Tom Waits (che ha detto di amare il sound “irregolare” della band) e un live set in due dischi. La chicca di Dead Man’s Pop è il nuovo mix dell’album curato da Matt Wallace, il produttore originale, che si avvicina maggiormente alle sue intenzioni rispetto al sound più pulito ottenuto dalla Warner Bros. dopo aver affidato il mix all’onnipresente Chris Lord-Alge, al quale negli anni ’80 tutti si rivolgevano per risolvere i loro problemi e che è famoso per essersi vantato del fatto che, grazie alla sua tecnica, il suono del disco fosse “sotto steroidi”. Il mix di Wallace è rivelatore e trasforma un disco accettabile in un ottimo album, eliminando le percussioni “ingabbiate” e il “fastidioso riverbero”, ottenendo così un disco in cui le canzoni (e, cosa altrettanto importante, le chitarre) parlano da sole. J.D.

Prince, 1999 Super Deluxe Edition

Purple Rain sarà anche l’album più venduto di Prince e probabilmente il migliore, ma 1999, il doppio LP del 1982, è stato il più importante. Ci sono un sacco di canzoni di Prince di quell’epoca che sono praticamente sconosciute, il che è davvero incredibile visto e considerato che in quel momento l’artista era più impegnato che mai, dato che, oltre a registrare l’album, scriveva canzoni anche per i Time e per le Vanity 6. Oltre all’album, l’edizione super deluxe di 1999 contiene due dischi di outtake perlopiù inediti dalle elettrizzanti incisioni live dell’epoca. Troviamo anche delle splendide versioni di International Lover, e la B-Side How Come U Don’t Call Me Anymore?, che dimostrano che il disco avrebbe potuto essere ancora più dissoluto. Can’t Stop This Feeling I Got è un pezzo che trasmette la stessa positività di Private Joy, grazie a un sound che ricorda quello dell’organo Farfisa. La raccolta contiene anche pezzi di cui i fanatici di Prince hanno letto a lungo ma che non hanno mai sentito, come una versione studio di Possessed, che unisce il sound funky anni ’70 e l’uso smodato del sintetizzatore, divenuta la fissazione di Prince a inizio anni ’80. K.G.

Bob Dylan, Travelin’ Thru, 1967-1969: The Bootleg Series, Vol. 15

Le iconiche session di Nashville di Dylan e Johnny Cash di fine anni ’60 sono il cuore pulsante di Travelin’ Thru, la quindicesima uscita delle Bootleg Series del menestrello di Duluth. Ma visto che è il Man in Black la figura dominante di tutta l’incisione, l’album potrebbe benissimo far parte della sua discografia: nonostante ci siano anche due versioni di Girl From The North Country di Dylan, la maggior parte delle canzoni suonate dal duo sono tratte dal catalogo di Cash . La raccolta contiene anche l’esibizione live di Dylan al Johnny Cash Show, un pezzo bluegrass con il banjo insieme a Earl Scruggs e degli outtake dai suoi stessi dischi, tra cui una registrazione dal ritmo più sostenuto di I Pity the Poor Immigrant, dall’album John Wesley Harding, una versione più cupa di All Along the Watchtower e una versione un po’ meno espressiva di Lay Lady Lay, dall’album Nashville Skyline. K.G.

Mary J. Blige, Herstory: Vol. 1

Rispetto alla pomposità della maggior parte dell’R&B anni ’80, l’“hip hop soul” più semplice di Mary J. Blige ha inaugurato una scuola di pensiero che ha aperto la strada a una nuova generazione. Forte ma vulnerabile, Mary J. Blige si è scrollata di dosso ogni pretesa di sembrare appariscente e ha analizzato le sue sofferenze e i suoi desideri in canzoni che sono state influenzate dal sound del rap newyorkese e allo stesso tempo l’hanno trasformato. Disponibile in tre formati, questo cofanetto è la cronistoria dell’ascesa della cantante negli anni ’90, dai primi singoli, come You Remind Me e Real Love, fino a Love Is All We Need, canzone del 1997 che vede la collaborazione di Nas e che è stata il primo singolo estratto dal suo terzo LP, Share My World. Il cofanetto contiene anche un sacco di remix e collaborazioni con artisti come LL Cool J (in Mary Jane (All Night Long)), Method Man (nel duetto I’ll Be There For You/You’re All I Need to Get By, grazie al quale hanno vinto un Grammy) e Diddy, che ha aiutato Blige a sviluppare il proprio sound producendo i suoi primi album. È una fantastica storia di una grandissima cantante e dell’epoca che ha contribuito a definire. J.D.

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