Le canzoni che hanno reso Olivia Newton-John un’icona irripetibile | Rolling Stone Italia
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Le canzoni che hanno reso Olivia Newton-John un’icona irripetibile

Non solo la Sandy di 'Grease', ma un'artista poliedrica e capace di intercettare tendenze sempre nuove. Ripercorriamo la (schizofrenica) carriera musicale dell'anti-diva più diva di tutte con alcuni brani iconici

Foto di Evening Standard/Hulton Archive/Getty Images

Per molte persone, la scomparsa di Olivia Newton–John ha rappresentato la fine di un’epoca d’oro, contrassegnata da una spensieratezza e una sana ingenuità che (sigh) non torneranno mai più. Nulla di cui stupirsi: nella congiuntura psicologica di chi era adolescente alla fine degli anni ’70, salutare Olivia equivale a recidere un cordone ombelicale ingombrante che, staccandosi, porta via con sé lo spirito del tempo di un periodo irripetibile e felicissimo. Poche star hanno percorso una traiettoria pop così weird e inusuale: nell’arco di pochi anni, Newton-John è riuscita a consacrarsi prima come la cantante country (naturalizzata) australiana più famosa al mondo e, in seconda battuta, come la diva New Wave per antonomasia, legata indissolubilmente a quell’iconica tutina nera in pelle che, negli anni, è diventata un vero e proprio referente simbolico di un decennio, gli anni Ottanta, che celebriamo nostalgicamente (e in maniera ossessiva) ancora oggi. Non solo la Sandy di Grease, quindi, ma un’artista poliedrica e capace di intercettare tendenze sempre nuove. Ripercorriamo la schizofrenica carriera musicale di Newton–John con alcuni brani iconici.

Long Live Love

Nel 1974 l’Eurovision Song Contest si svolse nel Regno Unito, a Brighton. In quell’occasione, a fare gli onori di casa fu proprio una giovanissima Olivia Newton John, al tempo 26enne reduce dalla breve parentesi musicale dei Tomorrow, la band di cui entrò a far parte nel 1970, e da alcune sperimentazioni country che l’avevano resa celebre anche al di fuori del confini del Regno. In quell’occasione, la futura Sandy partecipò con Long Live Love, un brano allegro e leggero, scritto da Valerie Avon (vero nome Valerie Murtagh, che assieme a sua sorella Elanie e Raymond S. Adams diede vita al trio pop britannico Avons) e Harold Spiro (fun fact: quell’anno, l’Italia era rappresentata da Gigliola Cinquetti, con il singolo Sì, che si posizionò seconda alle spalle degli Abba).

Physical

Nel 1981, tre anni dopo il successo clamoroso di Grease, Olivia si ripresentò sulle scene in tuta da ginnastica con Physical, un successo instant – tanto per remdere l’idea: ha venduto 2 milioni di copie negli Stati Uniti, venendo certificato disco di platino e dominando per 10 settimane la prima posizione della Billboard Hot 100. Scritta da Steve Kipner e Terry Shaddick, Physical è stata inizialmente composta pensando a un interprete maschile – non a caso, prima di Newton-John, il brano era stato offerto a Rod Stewart. Peraltro, ascoltandola durante le vostre estenuanti sessioni di aerobica, senza accorgervene avrete inoculato per forza di cose il messaggio subliminale più famoso di ogni tempo: “There’s nothing left to talk about, ‘Less it’s horizontally“. Birichinate di altri tempi, ma quanto ci piacevano?

Let Me Be There

Prima di diventare la pop sensation degli anni ’80 con successi come Twist of Fate e la summenzionata Physical, Newton-John ha pubblicato una serie di brani che l’hanno aiutata a stabilire la propria fama al di fuori del Regno Unito e dell’Australia. L’uscita del suo brano di Let Me Be There, nel 1973, ha aperto un nuovo capitolo nella sua carriera, grazie a un suono raffinato che è riuscito ad intercettare le preferenze degli amanti del pop e del country.

Hopelessly Devoted To You

Non potevamo non menzionare la canzone più rappresentativa in assoluto: scritta e prodotta da John Farrar e originariamente interpretata nella versione cinematografica del musical Grease (1978), Hopelessly Devoted To You è una catarsi in piena regola: i 3 minuti e 5 secondi in cui Sandy canta del suo amore confuso, tormentato e allergico a ogni raziocinio per Danny Zuco hanno spezzato i cuori di almeno 3 generazioni. Unica pecca: durante la visione di Grease, la magnificenza della sua performance vocale distrugge ogni rimasuglio di sospensione di incredulità nello spettatore – sentendola cantare è difficile pensare che si tratti di una liceale tra le tante e non di Olivia Newton–John, l’anti–diva più diva di tutte. Ci mancherà moltissimo.