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Le Blackpink vogliono tutto

È uscito il secondo disco della girl band con i numeri più grandi del mondo: un album che, tra synth anni '80 e ballad, vuole accontentare un po' tutti. Nel bene e nel male

Foto: Press

Ve le ricordate le girl band? A malapena, perché sono scomparse. Almeno da noi. Con lo scioglimento delle Little Mix, praticamente unico gruppo femminile rimasto con un seguito degno di essere definito tale, le ragazze che cantano in gruppo sono solo un ricordo iniziato con le Spice 25 anni fa e finito con gli anni dieci. Stessa situazione negli USA. Se però siete fan del genere sarete felici dell’esistenza del K-pop e della Corea (del sud, chiaramente. In Corea del Nord ci sono le Moranbong, che sono sì una girl band pure loro, ma lì c’è da aprire tutto un altro capitolo decisamente meno divertente).

C’è la Corea, dicevamo, che sforna decine e decine di gruppi, boy band o girl band che siano (difficile trovare opzioni miste, almeno per ora). E se il mercato dei ragazzi è dominato dai BTS, quello delle ragazze è dominato dalle Blackpink. Prima girl band sudcoreana a raggiungere risultati incredibili anche fuori dai confini, sono loro che hanno aperto la strada per l’occidente a gruppi come le Twice o le aespa.

E ora Jisoo, Rosé, Lisa e Jennie sono tornate. È uscito il 16 settembre Born Pink, secondo attesissimo album dopo la pubblicazione di The Album, nel 2020. Un disco breve, 8 canzoni per 24 minuti e rotti di ascolto. Un album che conferma la volontà di non essere un fenomeno K-pop ma un fenomeno globale, in grado di prendere il posto di quelle che dicevamo prima.

Prima girl band coreana a esibirsi al Coachella, le quattro sono tornate qualche settimana fa con Pink Venom, brano che ha aperto le danze al nuovo disco, seguito da Shut Down, nuovo singolo con relativo video:



Shut Down è brano che unisce una base vagamente trap al violino classico che sembra proprio quello de La Campanella di Niccolò Paganini, e in questo pezzo insieme al primo singolo viene fuori l’animo K-pop di questo disco. Disco che arriva dopo un periodo di pausa piuttosto lungo, nel quale tre su quattro hanno pubblicato materiale solista (roba che se lo facevano le girlband degli anni passati, come minimo si scioglievano con annessa disperazione dei fan).

Ascoltando Born Pink vien da dire sicuramente che le ragazze continuano a dare il meglio sui pezzi uptempo rispetto che alle ballate, che comunque sono in minoranza. E, tra synth e qualche prod che vuole suonare 80s, sì, anche nel K-pop è arrivata questa fase, le Blackpink hanno aggiunto un pezzetto al loro sound, cercando di accontentare un po’ tutti: c’è The Happiest Girl in the World, ballata tutta in inglese che potrebbe benissimo essere un pezzo di Selena Gomez. C’è Yeah Yeah Yeah, che con quella chitarrina e il synth fa un po’ il verso alle cose che tanto piacciono qui. Quindi sì, continuiamo a preferirle quando cercano di omologarsi il meno possibile alla roba che già sentiamo in radio, e un ottimo esempio sono i primi due singoli, appunto. Tutto sommato però l’album si difende bene, e lo amerete se siete tra quelli che scelgono con cura i brani da mettete come base ai reel su Instagram.



Il 15 ottobre le ragazze partiranno per un tour mondiale, l’Italia non è in lista ma potrete vederle in Germania, in Francia, in Spagna o nel Regno Unito. Sempre se trovate ancora i biglietti: se le vendite seguono anche solo in parte seguire l’andamento delle visualizzazioni che hanno su YouTube, beh, auguri.

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