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Le 50 migliori canzoni di Bob Marley

Da 'One Love' a 'Redemption Song', dai pezzi sulla ganja a quelli sull'amore universale, dalla religione alla politica, la guida definitiva a una carriera rivoluzionaria

Bob Marley

Foto: Michael Ochs Archives/Getty Images

Nel necrologio pubblicato da Rolling Stone del 1981, il biografo Timothy White scriveva che “l’immagine più diffusa di Bob Marley è quella di un rasta spensierato con in bocca un cannone grande quanto un cornetto, strafatto e privo d’ogni preoccupazione. E invece era un uomo dalla fede e dalle opinioni politiche forti, cresciuto nella miseria e diventato una delle figure musicali più influenti degli ultimi vent’anni”.

Facciamo pure cinquanta. La statura e l’influenza di Marley come cantante, autore e profeta della cultura pop internazionale non hanno fatto che crescere da quando White ha scritto quelle parole. È un punto fermo anche nella musica del XXI secolo. Le sue canzoni vengono rifatte da innumerevoli artisti, campionate e citate da altrettanti rapper nel cui DNA c’è la musica giamaicana che proprio Marley ha definito. Il suo coraggio artistico e il suo impegno sociale sono d’ispirazione per attivisti, non solo musicali. Le sue canzoni di libertà sono diventate inni universali.

“Marley cantava della tirannia e della rabbia, della brutalità e dell’apocalisse, e lo faceva in modo seducente, non dissonante”, scriveva Mikal Gilmore nel 2005. “Le sue melodie riecheggiano nelle nostre teste e nella nostra vita, fornendo una chiave interpretativa delle canzoni. Marley era il maestro dell’insurrezione dolce”.

Quelle melodie continuano a risuonare. Ecco le loro storie.

50Rebel Music (Three O’Clock Roadblock) (1974)

Secondo la leggenda Marley e alcuni amici vengono fermati alle tre di notte e perquisiti dalla polizia che cerca armi o marijuana. Marley racconta l’episodio citando anche quello che ha detto agli agenti: “Non ho con me il certificato di nascita”. In una Giamaica appena uscita da una fase di violenza politica, questo pezzo vola nelle classifiche delle radio di Kingston.

49Lick Samba (1971)

Gli Wailers non erano timidi nel mostrare la loro passione per la musica soul e rock americana, ma erano anche appassionati di altri generi, come dimostra questo pezzo del 1971 con influenze Calypso e di altri ritmi pop Afro-Caraibici. Il testo è fin troppo esplicito per essere un doppio senso, ma gli Wailers (e un gruppo di coriste di cui fa parte anche Rita) ci si buttando dentro cantandolo con piacere.

48Punky Reggae Party (1978)

Don Letts, amico di Marley e DJ del lclub punk Roxy di Los Angeles ricorda così le origini di questo pezzo: «Il punk rock ci aveva fatto litigare. Un giorno sono andato a casa sua, indossavo i miei pantaloni stretti pieni di fibbie e lui mi ha detto: “Don, che fai? Vai a scalare una montagna?” E io: “No, Bob. Questo è quello che va adesso, è il punk rock”. E lui mi fa: “Naah, vattene”. Tre mesi dopo ha fatto un pezzo intitolato Punky Reggae Party». Quello che è successo è che probabilmente Marley ha sentito la versione fatta dai Clash di Police & Thieves del cantante giamaicano Junrio Murvin. I giovani bianchi inglesi sono appassionati di rocksteady e ska fin dagli anni ’60, dai tempi in cui questi generi sono arrivati in U.K. con le prime ondate migratorie dai Caraibi e l’emergente scena punk apprezza da subito il realismo esotico e il suono crudo del reggae. Con Punky Regge Party per la prima volta un artista reggae ricambia l’affetto. Marley prova a registrarla prima a Londra con una band di musicisti di livello che comprende membri degli Aswad e dei Third World, ma il risultato è troppo morbido. Lee Scratch Perry riporta il pezzo in Giamaica e lo finisce con gli Upsetter, dandogli «Un’atmosfera ribelle, da battaglia». Marley registra la voce a Miami. Il risultato non è duro come i Clash ma è comunque una bomba: «Non poteva nascere a Londra, doveva nascere per forza in Giamaica» ha detto Perry «Perché è da lì che arriva l’energia».

47Midnight Ravers (1973)

Il pezzo che chiude il primo album internazionale degli Wailers ha il suono di una festa che dura tutta la notte, ma un testo apocalittico che sembra uscito direttamente dalla Rivelazione: “Diecimila carrozze, senza cavalli”. Potrebbe anche essere la lamentela reazionaria di un tradizionalista che “non riesce a distinguere l’uomo dalla donna”, ispirata alla vita notturna di Londra che Marley ha frequentato.

46Night Shift (1976)

Rivisitazione di Its’ Alright degli Wailers del 1970, un pezzo soul serrato con Marley in puro stile Otis Redding. Sei anni dopo il suono è diventato molto più ampio, mentre il testo è rimasto uguale: Marley comincia con una parafrasi biblica, poi ricorda il periodo in cui è emigrato negli USA per lavorare in fabbrica alla Chrysler: “Lavoro per la paga / Giorno e notte / Con il sudore della mia fronte / Mangi il tuo pane.”

45War (1976)

Co-firmata da Carlton Barrett e Alan Cole, War è costruita intorno ad un discorso pronunciato da Haile Selassie alle Nazioni Unite nel 1963. La versione di Marley è provocatoria almeno quanto l’originale, in cui Selassie diceva che fino a quando i diritti umani non verranno riconosciuti “Il continente africano non avrà pace”. Marley ci mette del suo e chiude ogni strofa dicendo che ci sarà “guerra ovunque”. Non esistono molti cantanti in grado di rendere così piacevole un discorso ufficiale.

44 Kinky Reggae (1978)

Nascosta sul secondo lato di Catch a Fire, Kinky Reggae prende vita nell’album dal vivo Babylon By Bus, registrato principalmente a Parigi durante il tour di Kaya del 1977 La band scivola in un groove più caldo, e Marley trasforma la canzone in una celebrazione spirituale. Un’altra prova del fatto che per quanto potesse essere potente in studio, la vera casa di Marley era il palco.

43Fussing and Fighting (1971)

Un pezzo prodotto da Perry con un coro in falsetto di Peter Tosh e una grandiosa linea di basso rub-a-dub-style di “Family Man” Barrett in cui Marley canta: “Dovremmo amarci veramente l’un l’altro in pace ed armonia”. È un invito a sua moglie Rita? Ad una delle sue fidanzate frustrate? Oppure ai membri degli Wailers? Parla al mondo che sembra essere sempre in guerra? Probabilmente tutte queste cose insieme.

42 Zimbabwe (1979)

Scritto durante un pellegrinaggio in Etiopia nel 1978 è ispirato alla lotta dei ribelli della Rhodesia contro il dominio britannico, che si conclude con una vittoria nel 1979. “Ogni uomo ha il diritto di decidere il proprio destino” proclama Marley che riesce a cantare questo pezzo alla cerimonia per l’indipendenza dello Zimbabwe nel 1980 nonostante i lacrimogeni lanciati dalla polizia per contenere la folla.

41Bend Down Low (1966)

Il primo singolo dell’etichetta Wail’N Soul ‘M creata da Marley e Rita nel 1966. Una jam session con un groove rocksteady registrata negli Studio One, in cui lo studente di Rastafarianesimo mette insieme un messaggio spirituale e un ritmo sexy da dancehall. Otto anni dopo la riprende in Natty Dread con le I-Threes che fanno la armonie al posto degli Wailers, aggiungendo sensualità all’atmosfera del pezzo.

40So Much Things to Say (1977)

Il produttore Terry Barham ha raccontato che Marley è scoppiato a ridere quando ha scritto il testo di So Much Things To Say per la facilità con cui gli è venuto. Un pezzo in cui Marley elenca per nome personaggi come Gesù, Marcus Garvey e Paul Bogle e scrive un inno di resistenza contro la persecuzione religiosa. Marley è anche in cerca di suoni nuovi e li trova nel Moog e nel synth di Tyrone Downie.

39Guava Jelly (1971)

Durante la stessa session in cui nasce l’inno del ghetto Trench Town Rock, Marley prova a consolare un’amante su un groove bollente: “Hai detto di amarmi / Ti ho detto che ti amo / Perché non smetti di piangere?” prima di invitarla a dimenticare la rabbia paragonando il sesso con un dessert tipico giamaicano, il Guava Jelly. Non è una hit ma viene rifatta da molti artisti tra cui Barbra Streisand e i Sublime.

38Caution (1971)

Nel 1969 gli Wailers sono sotto contratto con la JAD Records di Johnny Nash ma in base ad una clausola possono registrare altra musica solo per il mercato Caraibico. La minacciosa Caution è prodotta da Lesley Kong che ha registrato i primi sette singoli di Marley sette anni prima. Molto influenzata da James Brown, è uno dei momenti migliori di The Best of the Wailers, l’album pubblicato da Kong nel 1971.

37 Jamming (1977)

Amata per il suo groove positivo, Jamming nasce in realtà dal dolore. Marley la scrive durante l’esilio a Nassau dopo l’attentato del 1976 e canta strofe come: “Nessun proiettile potrà fermarci / Non ci piegheremo e non imploreremo”. Neville Garrick, autore della copertina di Exodus ha confermato: “L’attentato lo ha segnato profondamente”. Tre anni dopo Stevie Wonder la cita in Master Blaster (Jammin) e la porta in vetta alle classifiche R&B.

36Stand Alone (1971)

Nascosta in mezzo all’album Soul Revolution, Stand Alone è una piccola canzone d’amore con una sola strofa disperata e un ritornello ripetute più volte, che dimostrano l’influenza del soul americano sulla musica giamaicana e la capacità di Marley di scrivere melodie degne della Motown. Nel 1975, quando produce l’album reggae pop Escape From Babylon della cantante americana Martha Velez (accompagnata dalla Wailers Band), Marley include un remake di questo pezzo intitolato There You Are.

35Three Little Birds (1977)

Una delle melodie più brillanti e gradevoli di Marley, è realmente ispirata a tre uccellini che cantano sempre sulla sua finestra, ma è anche un omaggio alle I-Threes: «Ci chiamava “i tre uccellini”» ricorda Marcia Griffiths. La maggior parte del pezzo, tra cui le tastiere, viene registrata in Giamaica nel periodo di Rastaman Vibration, le sovraincisioni vengono fatte a Londra durante le session di Exodus.

34Could You Be Loved (1980)

C’è una delizia per le orecchie in ogni secondo: le tastiere duellano da una cassa all’altra, la chitarra rimbalza sulla sezione ritmica e le I-Threes ripetono il titolo come se fosse un jingle. È così orecchiabile che diventa l’unico singolo di Marley ad entrare nella classifica Dance. Lo spartito di Could You Be Loved finisce sui francobolli in Giamaica e il pezzo viene rifatto da chiunque, dai Toto a Lauryn Hill.

33Is This Love (1978)

Un testo che parla di amore e devozione, probabilmente dedicato a Rita, cantato su una melodia sinuosa (che secondo Lester Bangs rendeva Marley: «Il Barry White di Montego Bay»). Come la maggior parte di Kaya, anche questo pezzo risale alle session di Exodus. Rita ricorda che la frase “Is This Love” le è venuta in mente la prima volta che ha baciato Marley: «E la canzone non era neanche stata scritta!»

32Exodus (1977)

“Apri gli occhi e guardati dentro” canta Marley “Sei soddisfatto della tua vita?”.
Una canzone che è un invito ai Rasta emarginati a cambiare le cose. Marley prende ispirazione dalla colonna di Exodus di Otto Preminger del 1960 ma il risultato è un pezzo tutto suo, con una linea di basso e batteria imponenti, quasi disco, che lo portano per la prima volta nella Top 20 R&B. Ironicamente un pezzo sull’insoddisfazione diventa la sua più grande hit.

31Waiting in Vain (1973)

Il desiderio che si sente nella voce di Marley a quanto pare è molto reale. Quando scrive questo pezzo, Marley ha una relazione con Miss Giamaica Cindy Breakspeare, da cui avrà il suo figlio più giovane, Damian. Marley mostra un lato romantico vulnerabile e solitamente nascosto, e Junior Marvin suona un assolo stellare. Cindy era in studio con loro la notte in cui è stata registrata. «È una cosa con cui ho dovuto imparare a convivere» ha detto la moglie di Marley, Rita, a proposito della sua infedeltà.

30Nice Time (1967)

Nel 1967, appena tornato in Giamaica dagli Stati Uniti, Marley è in cerca di nuove opportunità: apre un negozio di dischi a Trench Town, lavora nei campi e registra alcuni singoli per la sua etichetta Wail’N’Soul’M. Il migliore è questo pezzo R&B
registrato con il produttore Clancy Eccles, esempio perfetto di una formula nella quale eccelle: scrivere melodie incantevoli che parlano di dolore e frustrazione.

29Natty Dread (1974)

Il ritratto eroico di un Rasta che diventa un eroe folk, caloroso e rivoluzionario allo stesso tempo, dimostra che per Marley il fuoco non solo brucia ma può anche pulire. Il pezzo è sostenuto dai sussurri accattivanti delle I-Threes e dai fiati scintillanti della band giamaicana Zap Pow. Alla chitarra, al posto dell’americano Al Anderson, c’è Marley stesso: «Mi rende felice vedere Natty Dread che cresce e diventa più forte ovunque» ha detto Marley. Gran parte è merito suo.

28One Love (1965)

One Love, la canzone che lancia il messaggio di unità, pace e devozione religiosa di Marley è diventata nel tempo la sua hit più famosa e duratura. Questo pezzo è stato pubblicato in almeno tre versioni diverse. Nel 1965 è un brano ska veloce con un lieve messaggio Rastafariano, ed esce nel primo album degli Wailers intitolato The Wailing Wailers. «Non eravamo dei veri cantanti, capisci? Cercavamo solo di imparare le armonie» ha raccontato Marley Dopo dieci anni, in cui è rimasta un punto fermo dei concerti, Marley decide di rifarla quando Chris Blackwell gli suggerisce di rivisitare alcuni dei suoi pezzi vecchi per l’album Exodus del 1977. Marley rallenta il ritmo e alza il volume della batteria e aggiunge People Get Ready al titolo. Blackwell riconosce la somiglianza con People Get Ready degli Impressions e cerca di proteggerlo dalle controversie legali: «Perché non concedi metà dei diritti a Curtis Mayfield?». Diventata una hit negli anni ’70, One Love ha una terza vita dopo la morte di Marley. Viene pubblicata come singolo di lancio del suo greatest hits, Legend del 1984 e arriva al n.5 in Inghilterra grazie anche ad un video in cui compaiono Paul McCartney e le Bananarama. Nel 1994 l’ufficio del turismo giamaicano la adotta come canzone ufficiale, e nel 1999 la BBC la sceglie come inno del Millenium Eve registrando una nuova versione con Ziggy Marley, i Gipsy Kings e il Boys’ Choir of Harlem.

27Bad Card (1980)

Nel 1974 Don Taylor è il manager di Marley e si prende pure una pallottola nel 1976 durante l’attentato alla sua vita, ma nel 1980 i due arrivano alle mani quando Taylor ruba 20.000 dollari dall’incasso del concerto di Marley in Africa. Marley risponde con un pezzo avvelenato su un amico che si rivela essere un truffatore. Esce durante le elezioni e viene subito usato come inno dal People’s National Party.

26Simmer Down (1963)

La prima hit degli Wailers nasce da un ripensamento. Nel 1963 la band fa un’audizione con il produttore della Studio One Coxsone Dodd, che non è sicuro di volerli prendere. La band insiste, chiede di fare un altro pezzo e attacca Simmer Down, un pezzo ska con un forte messaggio contro la violenza. Dodd accetta di registrarla, con gli Skatalites ai fiati e ad Ernest Ranglin alla chitarra. All’inizio del 1964 finisce al numero uno in classifica.

25Crazy Baldhead (1976)

Mentre la sua fama internazionale cresce, Marley riempie le canzoni di riferimenti alla cultura Rasta. “Baldhead” è una parola dello slang Rasta per gli oppressori, in particolare i capitalisti. In questo pezzo crudo e penetrante, sospinto dal basso ipnotico di Aston Barrett, Marley canta uno dei suoi testi più diretti e battaglieri: “Cacceremo quelle pazze teste pelate dalla città”. «Parla del sistema» ha detto Marley, «Ne abbiamo abbastanza: noi seminiamo il grano, costruiamo la capanne e tiriamo su la nazione».

24Duppy Conqueror (1973)

Perry prova a registrarla con i Soul Syndicate al posto degli Upsetter, arrabbiati per la sua spilorceria. La band non riesce a catturare la grazia spettrale del pezzo e Perry riporta gli Upsetter in studio. Alva Lewis aggiunge gli intermezzi di chitarra, Tosh e Wailer i versi di animali e Marley sfida gli spiriti maligni del folklore giamaicano (“duppy”). La versione su Burnin’ è più lenta ma altrettanto inquietante.

23African Herbsman (1971)

Un adattamento di Indian Rope Man dall’album soul-folk del 1969 Richard P.Havens, 1983 con un testo in cui Marley evoca una specie di figura mistica su un groove prodotto da Lee Scratch Perry. Questo pezzo ricompare nel 1973 sulla compilation inglese African Herbsman che raccoglie il meglio della collaborazione tra gli Wailers e Perry. Una fantastica versione strumentale finisce sulla raccolta Upsetter Rhythm Revolution, sempre prodotta da Perry.

22Put It On (1971)

Uno dei pezzi di Marley più reinterpretati, viene registrata la prima volta nel 1963 in versione ska per Clement Dodd di Studio One. Tre anni dopo Marley la registra in versione soul per il produttore Danny Sims insieme a Peter Tosh e a sua moglie Rita Marley al posto di Bunny Wailer, in carcere per possesso di marijuana. La versione del 1971 prodotta da Perry supera tutte le altre, con i tre Wailers che armonizzano la strofa “Io controllo il mio destino” su un ritmo dub e un assolo blues di sax.

21Selassie Is the Chapel (1968)

Il primo pezzo in cui Marley esprime la sua fede nel Rastafarianesimo prende ispirazione soprendentemente ad una ballad degli anni ’50 intitolata Crying in the Chapel già registrata da Elvis Presley, the Orioles ed Ella Fitzgerald. Marley cambia il testo dopo l’epocale visita di Haile Selassiiè, imperatore d’Etiopia e divinità Rasta in Giamaica nel 1966 (sua moglie Rita è una delle centomila persone che assistono al suo arrivo sull’isola). “Portate i vostri problemi a Selassie / Lui è l’unico Re dei Re” canta Marley. Questo pezzo è anche uno dei migliori esempi di quello che il manager di un club di New York ha detto a proposito degli Wailers: «Sono i Drifters con una maggiore consapevolezza». Nonostante l’interpretazione molto appassionata, di questa canzone ne vengono stampate solo 26 copie in vinile: è il pezzo da collezione più raro nella discografia di Marley.

20Slave Driver (1973)

Incisiva e accusatoria, è la condanna senza appello di Marley della schiavitù: “Guardiano di schiavi, i tempi sono cambiati / Stai in guardia se non vuoi finire bruciato”. Tosh e Wailers cantano armonie che affondano le radici nel doo-wop sulla base delle tastiere di Earl “Wya” Lindo, mentre il testo di Marley mette in relazione l’oppressione subita in passato con ingiustizie attuali come la povertà e la mancanza di educazione. Chris Blackwell ha detto che Slave Driver è stato il primo pezzo di Marley a catturare la sua attenzione: «Adoravo il suo groove, è stato questo pezzo a suggerirmi di usare la frase “Catch a Fire” come il titolo dell’album. Era perfetto per lanciare un nuovo movimento ». Aveva ragione: è il pezzo più radicale del primo disco degli Wailers e viene rifatto da artisti di ogni tipo, dal cantante reggae Dennis Brown al bluesman Taj Mahal.

19Sun Is Shining (1971)

Il pezzo migliore del secondo album di Marley con Perry viene scritto da Marley nel 1967 dopo essere tornato da Kingston nel suo villaggio natale nelle campagne di St.Ann insieme alla moglie Rita e ai compagni della band per piantare cavoli e patate dolci e vivere coltivando la terra. Si dice che Sun is Shining gli sia venuta in mente dopo aver ascoltato molte volte Eleanor Rigby dei Beatles ed in effetti nel pezzo si sente l’eco lontano delle melodie dei Fab Four. Peter Tosh suona l’armonica, Carlton e Aston Barrett creano il groove basso-batteria che si muove al rallentatore come se fosse senza gravità. Marley registra il pezzo nel 1977 per l’album Kaya, senza Tosh e Bunny, con l’aggiunta delle dolci armonie delle sue coriste, le I-Threes e il suono blues del suo nuovo chitarrista, Junior Marvin. Ma è la versione su Soul Revolution quella più notevole.

18Burnin’ and Lootin’ 1973

Get Up Stand Up e Redemption Song sono universali ed ispiratrici, Burnin’ and Lootin’ nasce da una visione scura e pericolosa dell’azione politica. Marley canta dell’oppressione che sfocia nella violenza e crea un’immagine biblica che diventa celebre: “Quanti fiumi dobbiamo attraversare prima di incontrare il padrone?”. Un pezzo lento e addolorato che sembra presagire la rivoluzione come una necessità. L’allusione alla brutalità e all’incarcerazione è reale: per frenare la violenza a Trench Town la polizia ha chiuso il ghetto, lasciando Marley prigioniero nella sua stessa casa. Nel pezzo ci sono anche riferimenti alla lotta di classe: “Quella strofa in cui dico di bruciare e saccheggiare ogni illusione” ha detto Marley “L’illusione è il capitalismo, la gente con quei grossi conti in banca”.

17Small Axe (1973)

La “piccola ascia” è una delle metafore più potenti di Marley per la lotta contro il colonialismo. In questa canzone, però, pensa più alla Giamaica quando canta: “Se voi siete il grande albero / Noi siamo la piccola ascia”. Il pubblico coglie l’allusione alle “Big Three”, le etichette che dominavano il mercato discografico giamaicano (Studio One, Dynamic e Federal), trasformando Small Axe in un inno indie contro il music business. Marley la scrive insieme a Perry, che la produce. I due hanno litigato perché Marley ha provato a portare via a Perry la sua band, gli Upsetter. Secondo il biografo di Marley Timothy Wife, Perry lo ha anche minacciato di morte, ma in Small Axe risolvono i contrasti e incanalano la loro ira nell’atmosfera minacciosa del pezzo. Una versione soul appare sull’album Burnin’, con un groove morbido e adorabili armonie cantate da Peter Tosh.

16Kaya (1971)

Splendida canzone d’amore dedicata ad una varietà particolarmente buona di ganja, la sostanza a cui la musica di Marley è stata più strettamente associata. Kaya viene creata da Marley e Perry nel 1971 durante una visita alla madre di Perry nelle campagne di Hannover Parish. Marley scrive un’ode all’essere “Così fuori da toccare il cielo”, mentre la strofa in cui dice di aver bisogno di Kaya perché “Sta per piovere” si riferisce a Perry e Marley che temono di rimanere senza erba perché sta arrivando una tempesta e risolvono il problema mandando il fratello di Perry in bicicletta a prenderla. Kaya viene registrata in versione meno psichedelica a Londra, anche se il suono appiccicoso del sintetizzatore di Tyrone Downie è un vero paradiso per i fumatori. Il fascino dolce di Kaya è una prova del fatto che Marley usava l’erba “per meditare sulla verità”, ma che gli piaceva anche molto sballarsi.

15Them Belly Full (But We Hungry) (1974)

Gli Wailers cambiano formazione molte volte, ma quello che non cambia mai è la sezione ritmica formata dai fratelli Barrett, che sono entrati nella band nel 1970 e hanno suonato con Marley fino alla sua morte nel 1981. Questo pezzo è uno dei risultati migliori della collaborazione con Carlton Barrett che attacca con un groove che si allontana dal “rimshot” morbido che è diventato il sinonimo del reggae per pestare forte sul rullante e sui piatti con la furia di band funk contemporanee come Funkadelic e Cymande. Them Belly Full (But We Hungry) ha una batteria potente, un messaggio potente (“Una folla affamata è una folla arrabbiata”) e un testo che parla di continuare a ballare di fronte alle avversità. Non è un caso che sia adorato da artisti rock e hip-hop impegnati nel sociale. È stata campionata o riscritta da Poor Righteous Teachers, Dead Prez e Rage Against the Machine.

14No More Trouble (1973)

Poche canzoni dimostrano l’interesse di Marley per il funk e l’R&B più di No More Trouble, fondata su inquietanti accordi di piano, un coro ammaliante come quello di una sirena e il ritmo insidioso di batteria di Carlton Barrett. Bundrick ha aggiunto in un secondo momento il suono ribollente del clavinet, registrato negli studi della Island a Londra. È un pezzo denso e disturbante, di cui Erykah Badu ha fatto una cover memorabile, e ha la stessa atmosfera drammatica e il senso di paura
di There’s a Riot Going On di Sly Stone. Ma mentre Sly sembrava essere ormai rassegnato, Marley continua ad essere positivo mentre canta: “Guarda giù se sei in alto / Aiuta i deboli se sei forte”. Dal vivo Marley tornava a questo messaggio di resilienza per bilanciare il grido di guerra di War (pubblicata su Rastaman Vibration nel 1976) eseguendo le due canzoni una dopo l’altra in un medley.

13Lively Up Yourself (1974)

Bob Marley era un profeta ed un mistico ma anche un sex symbol e raggiunge il massimo della sua sensualità celebrando le gioie di una veloce relazione mattutina
in Lively Up Yourself. La versione registrata con Lee Scratch Perry nel 1971 plana su una base ariosa impreziosita dalle armonie di Bunny Wailers. Tre anni dopo, gli Wailers la registrano agli Harry J Studios di Kingston come prima traccia dell’album Natty Dread, e da spensierata diventa più carnale grazie all’attacco vocale di Marley che fa una specie di ululato. Viene estesa ad almeno il doppio di durata e resa più ricca da un riff della sezione fiati, la chitarra accennata di Al Anderson e l’assolo di sax tenore di Tommy McCook. Marley, da parte sua, non era uno che faceva molta selezione: «Poteva fare sesso con tutte le donne del mondo» ha detto la sua eroicamente comprensiva moglie Rita, «Se era quello che voleva».

12Stir It Up (1973)

Questo pezzo seducente è probabilmente la canzone d’amore più famosa di Marley, che l’ha scritta per sua moglie Rita nel 1967, un anno dopo il loro matrimonio.
Gli Wailers ne hanno pubblicata una prima versione con la loro etichetta Wail ’N Soul’ M, che poi hanno registrato una seconda volta a Londra nel 1972. Grazie alle sovraincisioni di musicisti ospiti come il chitarrista Wayne Perkins e il futuro tastierista degli Who John “Rabbit” Bundrick, la versione pubblicata su Catch a Fire viene estesa oltre i due minuti di durata (tutte e due le versioni sono disponibili sull’edizione deluxe di Catch a Fire). È la canzone che dà a Marley il primo assaggio del successo commerciale, grazie alla cover fatta dal cantante pop-soul giamaicano Johnny Nash (famoso per la hit I Can See Clearly Now) che la fa arrivare nella Top 20 sia in Inghilterra che negli Stati Uniti.

11Roots, Rock, Reggae (1976)

Chris Blackwell scrittura Marley per la Island Record nel 1972 con la speranza di portarlo nelle radio americane e trasformarlo «In una rock star nera grande come Jimi Hendrix». Marley non è mai arrivato al vertice delle classifiche americane come Hendrix, ma Roots, Rock, Reggae sembra la realizzazione di quella profezia: «Stiamo salendo nella Top 100” canta Marley anticipando le spacconate dei rapper. In realtà, questa è l’unica canzone ad entrare nella Top 100 mentre lui è in vita Il tono ottimista del testo è simile ad un pezzo intitolato Rainbow Country che Marley ha registrato con Perry, e sembra voler presentare il nuovo suono reggae al pubblico americano. Saggiamente, Marley pensa di addolcire il messaggio aggiungendo elementi riconoscibili come una chitarra rock e un raffinato sassofono pop.

10Soul Rebel (1970)

Un altro dei pezzi che definisce la musica reggae e Marley stesso. Il primo pezzo registrato registrato dagli Wailers con il superproduttore Lee Scratch Perry ha una melodia sobbalzante suonata al basso dal session man Lloyd Parks e un ritmo one-drop eseguito dal batterista Carlton Barrett e dal percussionista Uziah “Sticky” Thompson. Peter Tosh e Bunny Wailers cantano le armonie alte, passate attraverso il riverbero psichedelico che diventerà il marchio di fabbrica di Lee Scratch Perry. Marley la registra nel 1968 con il produttore americano Danny Sims e una serie di musicisti, tra cui potrebbero esserci il batterista funk Bernard Purdie e il trombettista sudafricano Hugh Masakela. È musica soul con una risacca di sottofondo proto-reggae che Perry trasformerà in un’onda poderosa. «Quello che ho sentito» ha detto Sims anni dopo, «Era il prossimo Bob Dylan».

9Natural Mystic (1977)

Natural Mystic apre Exodus con una lunga e lenta dissolvenza sonora. Sembra che la canzone stessa arrivi da un orizzonte lontano, come un’oasi nel deserto. È stato Chris Blackwella suggerire il trucco: «Mi piaceva l’idea che apparisse dal nulla, crescendo poco a poco». Marley ha registrato una prima versione più veloce nel 1975 con Lee Scratch Perry, con un arrangiamento roots-reggae, cori ed una sezione fiati. Perry si è preso il merito per la parte di batteria che ha composto con una drum machine.

Nella versione su Exodus spiccano i fraseggi blues del chitarrista Junior Marvin che sembrano volare intorno alle sinistre parole di Marley (“Se ascolti bene sen tirai / Che questo può essere il primo squillo di tromba, e anche l’ultimo”). I fiati diradati rendono il tutto ancora più minaccioso, e fanno di questo pezzo il contrasto perfetto con la leggerezza di Waiting in Vain, One Love e Three Little Birds.

8Buffalo Soldier (1983)

Marley scrive questa canzone nel 1978, ispirato dalla storia vera dei soldati Afro-Americani arruolati durante la Guerra Civile Americana a cui dopo la fine del conflitto è stato ordinato di combattere contro i Nativi Americani (gli Indiani li chiamavano “buffalo soldiers” per via dei loro strani capelli scuri). Marley mette in luce la tragica ironia di uomini neri costretti a combattere contro un altro popolo oppresso: “C’era un buffalo soldier nel cuore dell’America / Rubato all’Africa, portato in America, a combattere per sopravvivere”. Il coro è molto simile al ritornello del brano per bambini Tra-La-La-Song dei Banana Split, ma Marley non ha mai riconosciuto la similitudine. La versione registrata con gli Wailers nel 1980 è stata pubblicata nella prima raccolta postuma, Confrontation, uscita nel 1983.

7Positive Vibration (1976)

Rastaman Vibration è il primo successo commerciale di Marley in America, l’album che lo porta nella Top 10 di Billboard per la prima volta e una nuova tappa nella sua inarrestabile corsa verso la fama mondiale. La prima cosa che i fan notano è la copertina del vinile di tela ruvida, che secondo quanto si legge sul retro: «È perfetta per pulire l’erba». La seconda cosa, più durevole, è il pezzo sublime e consolatorio che apre l’album: “Se litighi con gli altri ogni giorno / Stai facendo una preghiera al diavolo” canta Marley. Positive Vibration viene registrata in un periodo difficile per la Giamaica: il lavoro in studio viene interrotto spesso dalla notizia, falsa, che il dio vivente Haile Selassiè è morto in Etiopia. Da questo punto di vista, Positive Vibration sembra meno un pezzo spensierato e più un sentito appello alla pace in un momento di disordini.

6Concrete Jungle (1973)

Gli Wailers aprono l’album Catch a Fire con un pezzo che racconta il mondo da cui provengono. Il titolo viene dal modo in cui gli abitanti di Trench Town chiamano la zona di case popolari di Arnett Gardens (costruite con cemento economico invece che con i mattoni), ma il senso di rabbia e disperazione risuona in tutto il mondo, intercettando lo stesso sentimento raccontato nei ghetti americani dal funk. Gli Wailers la registrano una prima volta nel 1971 in una versione più lenta con Vin Gordon al trombone. La versione più veloce registrata per Catch a Fire è uno dei tanti pezzi di quella session a cui partecipano altri musicisti, come il chitarrista dei Muscle Shoals Studios Wayne Perkins che non sapeva niente di reggae: «La prima cosa che ho notato è stata la nebbia che c’era in studio per via del fumo di marijuana. È stato molto divertente provare a concentrarmi sul lavoro».

5I Shot the Sheriff (1973)

Una delle canzoni più conosciute di Marley grazie alla cover del 1974 di Eric Clapton, ha un origine misteriosa: «Alcune cose sono vere, altre no ma non vi dirò quali» ha detto Marley. Esther Anderson, ex impiegata della Island, sostiene che l’abbia scritta dopo aver scoperto che lei prendeva la pillola e che lo “sceriffo” fosse il dottore che gliel’aveva prescritta. Marley l’ha definita: «Una dichiarazione diplomatica. Lo sceriffo è un simbolo della malvagità. Le persone ti giudicano, tu non ce la fai più ed esplodi. Anche Clapton mi ha chiesto il significato, perché quando l’ha registrata non sapeva cosa volesse dire». Il successo di I Shot the Sheriff contribuisce ad incrementare l’immagine da fuorilegge di Marley. «Gli ha fatto molto piacere» ha raccontato Rita Marley, «Era felice di essere conosciuto come il rivoluzionario che combatteva la sua guerra con la musica».

4Trench Town Rock (1971)

“Una cosa bella della musica è che quando ti colpisce non ti fa male” dichiara Marley in una strofa indimenticabile. Autoprodotto dagli Wailers, questo singolo mostra anche l’influenza di Lee Scratch Perry con cui la band sta collaborando. Esce nel 1971 per la Tuff Gong e per un anno domina la Giamaica con il suo groove. Segna anche l’esordio del suono secco della chitarra di Marley, quel “chick-ee” che diventa uno dei fondamenti del genere reggae. Sulla base delle penetranti armonie di Peter Tosh e Bunny Wailers, Marley urla la storia difficile di Trench Town, patria degli Wailers e di altre leggende della musica giamaicana (per il reggae è quello che Memphis rappresenta per il rock & roll), facendo di questa canzone un tributo e allo stesso tempo un punto di riferimento della musica giamaicana.

3Redemption Song (1980)

Marley ha lavorato a questa ballad folk per più di un anno negli ultimi momenti della sua vita, quando dormiva meno di tre ore a notte. Non la presenta quando fa sentire Uprising alla Island Record, e Chris Blackwell gli chiede se ha altre canzoni. Marley torna il giorno dopo e gli canta un pezzo che ma sembra riassumere tutto quello che lui rappresenta. Ispirata ad un discorso del 1973 di Marcus Garvey (“emancipatevi dalla schiavitù mentale” è una citazione diretta) contiene strofe come “Fin a quando continueranno ad uccidere i nostri profeti mentre rimaniamo fermi a guardare” in grado di surclassare per valore morale ed universalità qualsiasi inno nazionale. «Ho portato Redemption Song a tutti i politici, primi ministri e presidenti che ho incontrato» ha detto Bono, «Per me è una profezia».

2No Woman, No Cry (1975)

È raro che la versione dal vivo di un pezzo diventi quella definitiva, ma questa versione registrata in alta definizione con lo studio mobile dei Rolling Stone al Lyceum Theater di Londra nel luglio del 1975 lancia questo pezzo verso la gloria ed oltre. Si dice che Marley l’abbia scritta in aereo mentre andava a Londra, concedendo tutti i diritti d’autore a Vincent “Tartar” Ford, un amico che faceva da mangiare a tutti i ragazzini poveri “Nel giardino governativo di Trench Town”. L’invocazione ai “buoni amici che abbiamo perso lungo la strada” cantata su una melodia indimenticabile trasforma la vita e la lotta personale di Marley in una preghiera di valore universale. Pochi momenti nella storia della musica fanno venire i brividi come l’inizio di questo pezzo, con la folla che intona il ritornello prima che Marley abbia cantato una sola nota: «Eravamo in estasi per la risposta del pubblico» ha detto Aston Barrett.

1Get Up Stand Up (1973)

È forse la canzone più potente mai scritta sui diritti umani. Bob Marley e Peter Tosh erano spesso in disaccordo (per esempio su quante canzoni di Tosh dovessero finire sugli album), ma nel caso di Get Up Stand Up, che hanno scritto insieme, sono due menti che ragionano come se fossero una. Marley ha fatto un viaggio ad Haiti e ha visto di persona la povertà, Tosh è ugualmente sensibile al tema dell’oppressione, in particolare nell’industria musicale: «Voglio fare qualcosa, perché vedo lo sfruttamento». Il ritornello costruito come uno slogan viene enfatizzato dai cori degli altri membri degli Wailers. Nel disco precedente Catch a Fire c’erano sovraincisioni di musicisti americani, Burnin’ invece è il suono puro degli Waliers, alimentato dal bassista Aston “Family Man” Barrett e da suo fratello, il batterista Carlton Barrett.

La band lavora molto per arrivare alla versione finale: uno dei take registrati in Giamaica ha più groove soul, un altro registrato a New York nell’estate del 1973 prima di un concerto al Max’s Kansas City insieme a Bruce Springsteen, ha un arrangiamento vocale diverso. Get Up Stand Up diventa subito un classico grazie alla versione sull’album dal vivo Live! del 1975 (in cui Marley introduce l’indimenticabile coro wo-yo-yo) ed entra subito a far parte insieme a War e Exodus del trio di canzoni da battaglia con cui Marley chiude i suoi concerti. È stata rifatta da chiunque, da Peter Tosh nel suo album Equal Rights del 1977 ai Public Enemy, da Bruce Springsteen a Rihanna. Per dirla con Chuck D: «È un grido di battaglia per la sopravvivenza».

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