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Le 40 canzoni migliori dei Red Hot Chili Peppers

Sono autentici sopravvissuti del rock, hanno superato grandi traumi e si sono reinventati senza prendersi troppo sul serio. Da ‘Scar Tissue’ a ‘Give It Away’, ecco la classifica dei loro pezzi più importanti

Red Hot Chili Peppers

Foto: MTV/Getty Images

«Non volevo raccontare la solita vecchia storia che nel rock sentiamo da cinquant’anni», ha detto di recente Anthony Kiedis. «Speriamo d’aver detto qualcosa di nuovo o almeno di averlo detto in modo diverso».

Si riferiva ad Unlimited Love, il dodicesimo album in studio dei Red Hot Chili Peppers, ma il discorso vale per tutto il repertorio inciso dalla band in quarant’anni di carriera. Stiamo parlando di un gruppo che ha pubblicato il debutto nello stesso anno di Run-D.M.C. e Smith: sono veri sopravvissuti del rock, una band con un suono che non somiglia a nessun altro e che ha seguito l’ispirazione in un saliscendi da paura.

Al cuore dei Red Hot ci sono le acrobazie vocali di Kiedis e il basso di Flea. Insieme a un dio della chitarra come John Frusciante, a un batterista solido come Chad Smith, a un produttore come Rick Rubin e agli altri professori del ritmo che hanno passato qualche semestre in questa università del rock, i Chili Peppers hanno tenuto viva la loro essenza californiana passando attraverso un’infinità di reinvenzioni e di commistioni tra rap e funk. Sono durati tanto perché nessun’altra band ha osato essere altrettanto ridicola e al tempo stesso grandiosa per tutto questo tempo. Ecco le loro 40 canzoni migliori.

40. “Black Summer” (2022)

Ci sono voluti 16 anni per ascoltare un nuovo pezzo dei Red Hot Chili Peppers con Frusciante, ma Black Summer – dall’ultimo Unlimited Love – valeva l’attesa. Il chitarrista aveva già la struttura pronta quando è rientrato nel gruppo e Kiedis, Flea e Smith gli sono subito andati dietro. Il risultato è il loro brano più vitale e col suono più alla Red Hot da anni, alimentato dalla linea di basso di Flea e dagli accordi netti e melodici di Frusciante. «Ero lì con la chitarra quando ho capito che non scrivevo musica rock da un sacco di tempo», ha detto a NME. «Sarei riuscito a farlo ancora?». Beh, sì. J.H.

39. “This Velvet Glove” (1999)

La sezione ritmica che entra nel ritornello offre una tregua dalla melodia nostalgica delle strofe. Ma in verità questo pezzo di Californication fa venire in mente l’immagine di Kiedis e Frusciante unplugged, seduti su due sedie uno di fronte all’altro, intenti a chiedersi scusa. È una delle performance vocali più emozionanti di Kiedis, che cita direttamente il compagno di band (“John dice di vivere sopra l’inferno”) accompagnato da una chitarra ritmica giocosa, per poi meditare sui danni delle dipendenze. C.A.

38. “Dark Necessities” (2016)

A modo loro, i Red Hot hanno sempre cantato notti tristi e meditabonde, come dimostra il singolo di lancio del disco del 2016 The Getaway: “Non sai quel che penso / Voglie cupe fanno parte di me”. L’arrangiamento scarno, arricchito da un pianoforte roboante, è frutto della prima collaborazione con il produttore Brian Burton, ovvero Danger Mouse. Dopo aver ricevuto una demo strumentale da Burton e dalla band, Kiedis ha proposto un testo che racconta «quanta creatività e luce e crescita personale nascano dai momenti difficili che viviamo nella nostra testa, quelli che nessun altro può vedere». 
D.B.

37. “Fight Like a Brave” (1987)

Una dichiarazione funk di libertà. Fight Like a Brave è la chiamata alle armi di Kiedis per chiunque abbia una dipendenza. “Ficcatelo bene in testa e toglitela di dosso”, rappa, “o toglila dal braccio perché è tempo di ricominciare”. Il ritornello è ritmico e potente, è un inno perfetto per quell’epoca del gruppo. «In quel periodo eravamo una band diversa da oggi», ha detto il batterista Jack Irons. «Avevamo un’energia selvaggia, davamo il 100% in tutti i pezzi. Non ci interessava la dinamica, non volevamo neanche suonare canzoni. Eravamo una macchina ritmica che voleva fare solo un gran casino». K.G.

36. “Slow Cheetah” (2006)

Slow Cheetah è un quadro dipinto con cura. Accompagnato da un arpeggio di chitarra acustica, Kiedis racconta un’altra storia di droga e redenzione, con accordi che annunciano un ritornello country-rock (con cori splendidi di Frusciante). C’è una singola nota, un breve e dolce momento rock-blues, e finalmente le chitarre sullo sfondo ci accompagnano nella coda. Dopo aver sentito lo strumentale, Kiedis ha subito immaginato il tema del testo: «Parla della sensazione meravigliosa che provi quando la vita rallenta e il caos e le distrazioni finiscono sullo sfondo, quei momenti in cui vedi tutto con chiarezza». C.A.

35. “Behind the Sun” (1987)

Il chitarrista Hillel Slovak ha regalato a Behind the Sun un’aria psichedelica che si sposava a meraviglia col funk del gruppo, un po’ come succede nel disco pubblicato da Prince un paio d’anni Around the World in a Day. Se Prince scriveva di berretti color lampone e della sua vita pop, Kiedis si abbandona alla pura psichedelia e canta di parlare con dei delfini che vivono dietro al sole. È uscito come singolo nel 1992, nel pieno della mania per Blood Sugar, ed è diventato l’unico pezzo dell’era di Slovak a finire in classifica, al settimo posto dell’Alternative di Billboard. K.G.

34. “Purple Stain” (1999)

Anche se Kiedis cita direttamente Frusciante nel testo – il solito trionfo di giochi di parole e rime sulla pop culture – questo pezzo deve tutto al basso di Flea che rimbalza, passeggia, saltella e galleggia in una follia meravigliosa. La prima sezione funk-rock lascia spazio a una delirante jam: Smith martella la batteria fino allo sfinimento e la chitarra di Frusciante grida ariosa. C.A.

33. “Sikamikanico” (1992)

Questi tre minuti e mezzo di puro thrash-funk erano troppo potenti per Blood Sugar Sex Magik, così la band ha pubblicato il pezzo come lato B di Under the Bridge e poi nella colonna sonora di Fusi di testa. Presa come brano a sé, Sikamikanico è potente come pochi altri pezzi dei Red Hot. Frusciante suona chitarre acide sulla batteria funky di Smith, nel ritornello trova una ritmica punk, un passaggio eccitante come i migliori Suicidal Tendencies o Dead Kennedys. Grazie al simil-rap di Kiedis a proposito di strambi monaci e battutacce, è uno dei brani più hardcore mai scritti dalla band. K.G.

32. “Sir Psycho Sexy” (1991)

Con i suoi otto e passa minuti, Sir Psycho Sexy è una delle canzoni più lunghe dei Red Hot Chili Peppers. È anche una delle più sessualmente esplicite e non è poco per la band che ha scritto Party On Your Pussy. Il narratore di Sir Psycho Sexy è una versione esagerata di Kiedis, impegnato a raccontare le storie delle sue conquiste sessuali più incredili. Un esempio? L’ha fatto anche con una poliziotta che l’aveva fermato per una multa. “Mi ha colpito il culo col suo grosso manganello nero”, canta. “Le ho detto: e quindi? Ora succhiami il cazzo”. In un’intervista del 1994 con Rolling Stone, a Kiedis è stato chiesto se era giusto che i bambini ascoltassero quel pezzo. «Se un genitore è convinto che suo figlio non sia in grado di affrontare il mio linguaggio, non dovrebbe fargliela ascoltare», ha risposto. «È un problema dei genitori, non mio». A.G.

31. “Get on Top” (1999)

I Red Hot hanno sempre mescolato suoni diversi, ma in Get On Top hanno raggiunto un altro livello grazie a Frusciante che ha preso una ritmica alla Public Enemy e l’ha mischiata con una parte di chitarra ispirata a quanto fatto da Steve Howe in un pezzo degli Yes del 1972, Siberian Khatru. Gli Yes «avevano un sound enorme e suonavano molto velocemente, con un suono di chitarra clean che sovrastava tutto», ha detto il chitarrista. «Molto bello, come se venisse da un altro mondo. In Get On Top volevo che l’assolo creasse un contrasto con lo sfondo». A.G.

30. “Throw Away Your Television” (2002)

La linea nervosa di basso di Flea guida questo brano un po’ dimenticato tratto da By the Way. Lui e Smith suonano tutto il pezzo in maniera secca e serrata, eppure sembra che l’arrangiamento possa deragliare da un momento all’altro. È una buona notizia: Throw Away Your Television riporta la band alle musica imprevedibile delle origini ed è una delle loro migliori incisioni in studio in assoluto. Il testo è un trionfo di allusioni televisive: Kiedis canta di ripetizioni e interruzioni, ma in realtà parla di tutt’altro, ovvero della sua dipendenza. J.H.

29. “Johnny, Kick a Hole In the Sky” (1989)

I Red Hot avevano già dichiarato il loro amore per Stevie Wonder e Jimi Hendrix in Mother’s Milk, per poi far fruttare queste influenze nell’ultima traccia del disco, Johnny, Kick a Hole in the Sky. Il modo in cui miscelano il soul di Wonder, le chitarre col wah-wah di Hendrix e l’ossessione per l’hip hop di Kiedis (oltre alla passione per le sue origini native americane), per non dire del basso slap di Flea che è quasi un’ode a Bootsy Collins, è una guida per capire tutto quello che avrebbero fatto nel disco successivo, ovvero Blood Sugar Sex Magik. K.G.

28. “Dani California” (2006)

Sì, il pezzo ricorda molto Mary Jane’s Last Dance di Tom Petty. Sì, il titolo e il testo si avvicinano molto all’auto-parodia, soprattutto quando Kiedis sembra voler nominare tutti gli Stati americani. Ma non vale lo stesso per tutte le grandi canzoni degli ultimi Red Hot Chili Peppers? Il ritornello è uno dei migliori della band e gli strati di voce e armonie di chitarra nel bridge, oltre all’assolo ispirato a Hendrix, sono un perfetto esempio della follia da sovraincisione del Frusciante dell’era di Stadium Arcadium. B.H.

27. “Road Trippin'” (1999)

Californication è uno dei road trip albums più importanti della storia del rock e si chiude giustamente con questa filastrocca folk. Per registrare l’assolo di tastiera vintage Chamberlin che dà al pezzo (che ricorda un po’ i Led Zeppelin) un’atmosfera alla Beatles, Rick Rubin ha contattato un turnista. «Era un’idea di Rick», ha ammesso Frusciante. «Nessuno era lì mentre la registrava. Ma era forte. Mi piaceva». S.V.L.

26. “Knock Me Down” (1989)

Prima di Mother’s Milk del 1989, i Red Hot Chili Peppers rischiavano di diventare una party band che se ne frega di tutto. Dopo la morte per overdose del chitarrista Hillel Slovak (nel 1988) e l’abbandono di Irons, i Red Hot hanno iniziato a guardarsi dentro e hanno tirato fuori questo pezzo-monito che parla di ego e dipendenze. Nel ritornello, Kiedis chiede a qualcuno di fermarlo prima che ricominci a drogarsi e dice di non essere “bigger than life”. Insieme a Frusciante, entrato nella band, ha registrato una versione in cui cantano in duetto. Basta sentire l’originale per capire come Frusciante sovrastasse Kiedis. Ma non importa chi sia a cantare, Knock Me Down resta uno dei brani più consapevoli del gruppo. J.H.

25. “Aeroplane” (1995)

Come tutto One Hot Minute, Aeroplane è un pezzo divisivo. Fa parte del periodo della band con Dave Navarro ed è stata scritta dopo che Frusciante aveva lasciato la band (per la prima volta) e quando Kiedis era tornato a farsi. Il testo è più cupo, il suono più potente. Sapete come si dice, alcune persone vanno a braccetto col dolore. Ma il ritornello di Aeroplane e il groove del basso di Flea sono come una famiglia disfunzionale che si sforza di sembrare felice durante le vacanze. E quando arriva il ritornello con i bambini (Clara, la figlia di Flea, e i suoi amici) che cantano “It’s my aeroplane” a ripetizione possiamo davvero fare finta che vada tutto bene e goderci il momento. L.T.

24. “Don’t Forget Me” (2002)

Questo pezzo dimostra le ambizioni poetiche e la tendenza al blues di Kiedis. È una ballata di By the Way, un’ode alle dipendenze e alla libertà promessa dalla sobrietà. Nelle prime versioni il titolo era The Most Beautiful Chords Ever, non una sorpresa ascoltando l’enorme lavoro fatto da Frusciante. Nelle strofe, aiutato da Mellotron, wah-wah ed echo, crea atmosfere con suoni intensi e bordoni, mentre i suoi assoli sembrano quadri minimalisti di una tempesta elettrica. C.A.

23. “Venice Queen” (2002)

Inserito a chiusura di By the Way, è un pezzo in due sezioni – la prima parte vivace ma dolente, la seconda più urgente e nostalgica – dedicato a Gloria Scott, la storica consulente per le dipendenze che ha aiutato Kiedis e a cui la band ha comprato una casa a Venice Beach, prima che morisse di cancro ai polmoni. Kiedis ha detto che ha scritto il testo piangendo. «Un po’ perché mi mancava, un po’ perché era bello scrivere di una persona che significa tanto per te. Le perdite sono una delle mie specialità». C.A.

22. “Porcelain” (1999)

Questa canzone delicata, tutta basata su un giro di chitarra, un basso meditabondo e la voce sussurrata di Kiedis, è così sottile che sembra arrivare dal terzo disco dei Velvet Underground. È difficile immaginare i Red Hot con un suono più lontano dal classico funk-rock. Kiedis canta con empatia commovente di una senzatetto e del suo bambino, riflette sulla loro fragilità e, con una delle sue performance vocali più delicate, crea una ninnananna per confortarli durante i momenti difficili. J.D.

21. “Higher Ground” (1989)

Questa cover del classico di Stevie Wonder del 1972 è stata la prima hit della band su MTV. Li ha aiutati ad arrivare nelle case dei ragazzini degli anni ’80, probabilmente convinti che il pezzo fosse un inedito. In un certo senso lo era, con il basso di Flea a sostituire il Clavinet dell’originale e i power chords di Frusciante che danno alla musica un’aria contemporanea. È una versione potente, made in Los Angeles, che onora comunque la grandezza dell’originale. J.D.

20. “Easily” (1999)

Una delle qualità che ha fatto durare Californication è la track list impeccabile. A metà del disco, proprio quando la grandezza malinconica della title track ti lascia un po’ giù di morale, i Red Hot accendono l’atmosfera con un’esplosione d’energia e aggressività. Frusciante spacca, Flea saltella sul ritmo di Smith e Kiedis racconta la storia di una donna durante la guerra, e si chiede per cos’è che stiamo combattendo. In Easily, la risposta è per la fratellanza libera e selvaggia del rock’n’roll. S.V.L.

19. “Show Me Your Soul” (1990)

Show Me Your Soul era una sdolcinata canzone d’amore, non esattamente tipica del catalogo dei Red Hot dell’epoca. Kiedis canta di una donna che si è “iniettata” nella sua vita, forse non la metafora più romantica della storia. “Ora sorrido per il tuo amore / Abbiamo connesso le nostre anime”. Show Me Your Soul è stata scritta nel periodo tra Mother’s Milk e Blood Sugar Sex Magik, ed è finita nella colonna sonora di Pretty Woman. C’è anche una parte di cowbell. 
R.S.

18. “I Could Die for You” (2002)

Non sappiamo a chi sia dedicata questa canzone d’amore di Kiedis, ma non importa, perché è il pezzo dei Red Hot che esprime sentimenti romantici in maniera più chiara e diretta. È una ballata col basso di Flea che smuove tutti, un cantato vulnerabile e impassibile, anche quando il bridge si trasforma in uno shuffle funky. Frusciante dona al pezzo un’atmosfera carica di speranza grazie a ritmiche leggere, abbellimenti mutati, mormorii di tastiere. C.A.

17. “Blood Sugar Sex Magik” (1991)

Blood Sugar Sex Magik ha trasformato i Red Hot Chili Peppers da band di culto a star mondiali, soprattutto grazie alla power ballad Under the Bridge. Per arrivare a quella hit, però, bisognava prima superare la title track, un Frankenstein di funk, chitarre heavy metal e batterie tribali, tenute insieme da una serie di allusioni sessuali. Kiedis canta che ogni donna ha un pezzo di Afrodite in sé, per copulare e creare uno stato di “luce sessuale”. È una celebrazione del sesso e un’allusione ad Aleister Crowley, l’occultista inglese che partecipava a rituali di “sesso magico” e che secondo Frusciante ha influenzato Otherside. Non importa se è magia nera o magia sessuale, Blood Sugar resta irresistibile. J.H.

16. “Can’t Stop” (2002)

Frusciante spadroneggia con un riff punk-funk, mentre Kiedis cerca di replicare l’anarchia da poeta beat di Give It Away. Nel nuovo millennio non ci è mai andato così vicino. Il frontman colleziona nonsense meravigliosi fino a una chiusura che sembra falsamente profonda e invece potrebbe essere davvero significativa: “Non puoi fermare gli spiriti se hanno bisogno di te / Questa vita è più della lettura di un copione”. «È scritta dal punto di vista di chi vuole sentirsi vivo in un mondo in cui la realtà è solo quella dei media», ha detto Kiedis in un’intervista del 2002. «Devi essere disposto a ridere di te stesso». S.V.L.

15. “Dosed” (2002)

In Dosed Kiedis riflette su amore e lutto. È uno dei brani migliori di By the Way e dimostra il talento della band nell’evocare un’estasi psichedelica morbida, a metà tra il Brian Wilson più intimista e l’Hendrix più spirituale. Ci sono quattro chitarre suonate da Frusciante e Flea che si sovrappongono e prendono strane direzioni, uno specchio del flow sognante del testo di Kiedis. J.D.

14. “Around the World” (1999)

«C’era un sacco di romanticismo», ha detto Kiedis a un giornalista che nel 1999 gli ha chiesto come mai questo pezzo fosse ricco di ritmi e melodie sessuali. Il pezzo è racconta una versione aggiornata delle California Girls del gruppo, con un testo che parla di trombare in Svizzera, Sicilia, nelle foreste del Wisconsin e altri luoghi suggestivi. Ma nel mezzo del rap cartoonesco di Kiedis, c’è spazio per un ritornello dolce e armonicamente ricco, una di quelle cose che hanno fatto pensare a tutti quelli che avevano comprato il CD di Californication quanto fosse bello riavere Frusciante nella band. S.V.L.

13. “Me and My Friends” (1987)

Il terzo album dei Red Hot Chili Peppers, The Uplift Mofo Party Plan (1987), è stranamente il primo suonato dalla formazione originale, visto che all’inizio Slovak e Irons erano maggiormente concentrati su un’altra band ora dimenticata, i What Is This?. Quando hanno capito che quel gruppo non funzionava e sono tornati ai Red Hot, Kiedis li ha celebrati con l’hard rock di Me and My Friends. Irons è dipinto come un batterista operaio, “forte come un cavallo”, mentre a Slovak è dedicato un verso che parla di un amore sacro per un’anima affine. Tragicamente, Mofo sarà l’unico disco registrato da quella formazione. Slovak è morto di overdose meno di un anno dopo l’uscita, mentre Irons è uscito a causa del dolore per l’amico scomparso. K.G.

12. “Breaking the Girl” (1991)

Immaginate Led Zeppelin III riscritto a Venice Beach. Breaking the Girl è la gemma acustica di Blood Sugar Sex Magik, con tanto di assolo al Mellotron nello stile di John Paul Jones (registrato da Brendan O’Brian, che ha anche mixato il disco e curato il suono). Kiedis canta di sensi di colpa e rimpianti legati a una relazione finita male. I Led Zeppelin non si sono mai lasciati andare a vulnerabilità e romanticismo, e questo rende il brano ancora più affascinante. J.D.

11. “Suck My Kiss” (1991)

I vecchi comici americani lo sanno benissimo: il suono della lettera “k” fa sempre un certo effetto. I Red Hot hanno sperimentato questo trucchetto in Suck My Kiss, un brano in cui Kiedis regala “motherfuckers” a destra e sinistra e chiede a una donna di fare sesso “come una banshee”. Poi c’è il ritornello, dove la musica si ferma e resta solo la voce di Kiedis che prega: “Suck my kiss!”. È uno dei pezzi più primitivi dei Red Hot, il cuore pulsante di Blood Sugar Sex Magik e la prova che le parole che canti valgono molto meno del modo in cui le canti. J.H.

10. “Soul to Squeeze” (1993)

Registrata durante le session di Blood Sugar Sex Magik ma pubblicata due anni dopo come singolo – quando è finita nella colonna sonora di Teste di cono, pensa te – Soul to Squeeze sembra quasi il seguito di Under the Bridge. Aveva la stessa atmosfera mistica e delicata, basata su un groove bello stretto di Flea e Smith e da un ritornello sognante di Kiedis. Quand’è uscito il video Frusciante aveva appena lasciato la band – era una clip a tema carnevalesco con cameo di Chris Farley e Kiedis che fa amicizia con una scimmia – e così il suo assolo sembrava ancora più malinconico. Nel testo, Kiedis parla del suo malessere interiore (“Ho una brutta malattia / È dal cervello che continuo a sanguinare”), mescolato con un po’ di nonsense. In altre parole, questo pezzo – che arriverà a ventiduesimo posto della classifica di Billboard – ha tutti gli elementi dei classici dei Red Hot Chili Peppers. H.S.

9. “Parallel Universe” (1999)

Un’influenza sorprendente per un disco come Californication? Le Spice Girls. La figlia di 10 anni di Flea era una superfan, così i Red Hot si sono vestiti come le Spice per il suo compleanno (Anthony era Posh, Flea era Baby). Kiedis poi ha scritto della sua strana amicizia con Sporty e Scary in Parallel Universe. È un brano triste che parla d’isolamento. Non è mai diventato una hit, ma è tra i preferiti dai fan, soprattutto per il basso disco di Flea. R.S.

8. “By the Way” (2002)

Con quell’inizio di chitarra ritmica leggera, la title track dell’album del 2002 sembra uno dei pezzi più tranquilli dei Red Hot. Poi Flea inizia a martellare il basso, entra il groove e la canzone diventa, come ha detto Kiedis, «un gigantesco assalto a tutto ciò che non è commerciabile». Il cantante infila una serie di rime illogiche, dove riappare anche il misterioso (e forse deceduto) personaggio di Dani. By the Way prende direzioni diverse in ogni sua sezione. Ma visto che è suonata da una band che può mescolare senza sforzo praticamente ogni genere a eccezione dei canti gregoriani, gira che è un piacere. D.B.

7. “Under the Bridge” (1991)

I primi anni ’90. Una ballata meditativa. Un testo che parla di solitudine e occasioni perse. È Bryan Adams? Sting? No, sono i Red Hot Chili Peppers, che in questa gemma di Blood Sugar Sex Magik rallentano il ritmo e infondono la loro musica di una maturità inaspettata. È la loro canzone più delicata e toccante di sempre, ma è nata in maniera strana. Mentre registravano l’album, Kiedis (da poco sobrio) ha trovato Flea e Frusciante che si facevano in studio e, tornando a casa, ha improvvisato una poesia per «superare l’angoscia». Il titolo si riferisce al sottopasso di Los Angeles dove andava a farsi. All’inizio non voleva presentarla alla band, diceva a Rubin che era troppo lontana dal loro mondo perché troppo «lenta, drammatica e melodica». Alla fine ha ceduto. Ne è venuto fuori un pezzo un po’ depresso, ma allo stesso tempo colmo di speranza (per esempio nel modo in cui il cantante allunga la parola “love”), che si lascia alle spalle tutto il dolore e i traumi necessari per scriverlo. D.B.

6. “Otherside” (1999)

In apparenza è una delle canzoni più dolci di Californication, ma dietro le atmosfere tranquille di Otherside si nasconde un messaggio inquietante. “Quanto a lungo continuerò a scivolare?”, canta Kiedis, un chiaro riferimento alla droga e agli abusi dei membri della band, tra cui Slovak. Ma non dobbiamo correre troppo, come ha spiegato Frusciante in un’intervista del 1999. Secondo lui, Otherside parla della battaglia dentro la mente degli uomini, quella col subconscio. «È il tipo di testo che amo», ha detto a Guitar World, per poi spiegare che l’ispirazione viene dall’occultista (amato da Jimmy Page) Aleister Crowley. «I suoi libri hanno un’atmosfera che mi attrae molto». Forse troppo: in una recente intervista, Frusciante ha ammesso che era «fissato con l’occulto» quando ha lasciato la band, nel 2009. J.H.

5. “Snow (Hey Oh)” (2006)

Questo pezzo si basa tutto sul riff di John Frusciante che è sublime, ripetuto all’infinito e perfetto per farti venire la tendinite. Anni dopo l’uscita, quel giro diventerà un rito di passaggio per tutti i musicisti amatoriali di TikTok. Dal vivo lui lo suonava all’infinito, un’impressionante dimostrazione di resistenza (e senza pedali del loop). Va dato merito a Kiedis di aver trovato lo spazio per la voce in quella tempesta di note. Il cantante è andato oltre ed è pure riuscito a infilarci un gran ritornello. B.H.

4. “Give It Away” (1991)

È una di quelle hit che sentiamo dappertutto: matrimoni, feste di scuola, fiere, il Super Bowl. È il singolo di lancio di Blood Sugar Sex Magik e la loro canzone più famosa, che riassume alla perfezione il loro stile freak funk in una versione accessibile al pubblico. Mentre Flea si scatena con lo slap, Kiedis condivide cosa ha imparato da maestri spirituali come Sly Stone e Bob Marley, con tanto di frecciatina a Guglielmo II di Germania, che sfortunatamente è morto 50 anni prima di poterla ascoltare. R.S.

3. “The Zephyr Song” (2002)

The Zephyr Song è la canzone dei Red Hot che più ricorda il sound dei Beach Boys. È la loro Feel Flows. La melodia è euforica e al tempo stesso sobria, un viaggio psichedelico che si trasforma in un pianto catartico. È una canzone così magica che Dave Lee, il tecnico delle chitarre della band, pensava che le note iniziali assomigliassero a Pure Imagination. Frusciante ha capito che era vero. «L’ho scritta in un periodo in cui ero fissato con Willy Wonka», gli ha detto. «Quel pezzo deve essermi rimasto in testa mentre lavoravo a Zephyr Song». A.M.

2. “Scar Tissue” (1999)

Il singolo-bomba che ha lanciato Californication è la canzone più dolce della carriera dei Chili Peppers e riassume la loro storia personale e collettiva. La band non pubblicava un nuovo brano da quattro anni – ovvero da One Hot Minute, l’album del 1995 – e tutti si aspettavano che sarebbero tornati con un pezzo funk e festaiolo. E invece sono tornati alle chitarre struggenti di Frusciante, un ritmo gentile e un cantato dolce, con le riflessioni più personali di Kiedis dai tempi di Under the Bridge. Il testo allude alla storia del chitarrista Dave Navarro, al passato di Kiedis con le droghe e alla sensazione di isolamento e alienazione che ha sempre provato. «La vita può tornare a essere bella nonostante tutte le cicatrici fisiche, emotivi e spirituali che raccogli lungo la strada», ha detto all’epoca. Scar Tissue è un inno a superare le difficoltà, scritto da una band che ha vissuto una miriade di traumi. J.D.

1. “Californication” (1999)

La title track di Californication è la migliore canzone che Kiedis abbia mai scritto, ma ha rischiato di non esistere. È uno dei primi pezzi a cui ha lavorato con Frusciante dopo il suo ritorno nella band e l’ultimo che hanno registrato per il disco. Motivo? Non riuscivano a trovare l’arrangiamento giusto. Verso la fine delle session Kiedis ha lottato per registrarla, convinto che ci fosse qualcosa di speciale nell’immagine che apre il pezzo, le “spie veggenti della Cina”. Sono parole che una donna gli ha detto in strada mentre girava per Auckland. «Dobbiamo fare questo pezzo», ricorda di aver detto alla band nella biografia Scar Tissue. «È il centro di tutto il disco». All’improvviso Frusciante ha trovato le note malinconiche che aprono il brano e bruciano come una scottatura, ed ecco che è nata Californication. Nelle strofe di Kiedis ci sono riferimenti a una miriade di cose, da Kurt Cobain a Star Trek fino a Hollywood, e riassumono alla perfezione l’ethos dei Peppers: i sogni californiani sono molto più cupi di quel che sembra. A.M.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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