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Le 20 migliori canzoni di Jay-Z

Nel corso della sua carriera, il rapper di Brooklyn ha scritto canzoni di ogni tipo: aggressive, riflessive, pop e funk. Ecco quelle che non dimenticheremo mai

Jay-Z è il miglior rapper del mondo? «Sto vivendo una fase un po’ alla Elvis», ha detto a Rolling Stone nel 2007, poco prima di raggiungere il record del Re di 10 album che hanno debuttato al primo posto in classifica (e ben prima di aggiungerne altri quattro, come farà nel decennio successivo). A essere onesti, nel corso della sua carriera si è tolto parecchie soddisfazioni: ha vinto 21 Grammy, è il primo rapper nella Songwriters Hall of Fame e fa parte della “Top 5” di moltissimi colleghi (Kendrick Lamar, T.I., J.Cole, tra gli altri… per non parlare di Lil Wayne, che si è tatuato sulla gamba una sua strofa). Jay-Z impressiona per talento, impatto culturale e intelligenza commerciale. Ha tutto: un’immagine da strada tanto cool quanto distante, un flow tecnicamente avanzato ma allo stesso tempo attento alle sfumature del pop, così come una ricchezza inimmaginabile che riviste come Forbes faticano a quantificare. Ma tra tutte le avventure musicali della carriera di Jay, alcune canzoni spiccano sulle altre. Eccole.

20Money, Cash, Hoes feat. DMX (1999)

Kaseem “Swizz Beatz” Dean era solo il nipote teenager dei fondatori di Ruff Ryders Entertainment quando, nel 1998, ha avuto la possibilità di lavorare agli album spacca-classifica di DMX. Alla fine dell’anno, erano parecchi gli artisti che desideravano i beat semplici ma potenti di Swizz. E la sua prima collaborazione con Jay-Z era il risultato di una session di cazzeggio sul riff centrale del brano. “La canzone è iniziata come uno scherzo, suonavo la tastiera e facevo casino”, ha detto Swizz. Ma Jay l’ha preso abbastanza sul serio da portare la traccia su un livello superiore, con rime come “Only wife of mine is a Life of crime / And since life’s a bitch in miniskirts and big chest / How can I not flirt with death?”.

19Dirt Off Your Shoulders (2004)

All’epoca, i ritmi del produttore Timbaland erano così all’avanguardia da far sì che chiedesse a Jay-Z se fosse “confuso” dai beat per Fade to Black. Quello che è venuto fuori dalle session del Black Album, in realtà, era talmente immediato da restare nella memoria collettiva per anni. “Quando Tim mi ha fatto sentire il pezzo la prima volta, ascoltandola sembrava che qualcuno si stesse spazzolando. Per questo ho iniziato a scrivere strofe sullo scrollarsi via gli hater”, ha detto Jay nelle note di The Hits Collection Vol.1. Dirt è diventata una delle sue hit più importanti, e persino Barack Obama l’ha usata per le primarie del 2008.

18Can I Live (1996)

Nel 1996 sembrava che i capolavori anni ’70 di Isaac Hayes fossero ovunque, dalla colonna sonora di Dead Presidents fino agli esperimenti del trip hop. In Can I Live, la cover sensuale di The Look of Love firmata da Hayes diventa il contraltare elegiaco dei paragoni che fa Jay-Z tra la sete di denaro di un truffatore e la paranoia di un tossicodipendente. “Il dolore della dipendenza è visibile”, ha scritto Jay-Z nel suo libro Decoded. “Il truffatore ha un’armatura – il denaro, l’ambizione – che rende il suo dolore invisibile, più difficile da scovare. Ma il suo cervello è consumato come quello di un tossico”. I problemi di Jay-Z con la vita da strada si manifestano nelle paure di venire “fregato” dai rivali, nelle amnesie di fronte ai crimini commessi e nella meditazione “in stile Buddista” simile a quanto fatto da Dr. Dre in Express Yourself degli N.W.A. “I’d rather die enormous than live dormant”, dice. Il brano esplode in uno dei ritornelli più potenti della carriera di Jay-Z: “Can I Live?”

17Otis feat. Otis Redding (2011)

Secondo XXL, Otis è nata da una sfida lanciata dallo storico collaboratore di Jay, No I.D. “Capisco le co-produzioni, ma come fai a fare un album senza metterti dietro le macchine per fare un beat tutto tuo?”, disse a Kanye West una volta arrivato al Mercer Hotel di New York, dove lui e Jay avevano messo su uno studio per registrare Watch the Throne. West si è seduto dietro l’MPC e ha costruito un pezzo a partire dal ritornello di Try a Little Tenderness di Otis Redding, trasformando un brano storico del soul in un pezzo sfacciato e insolente. La canzone ha regalato al mondo il termine “luxury rap” e Jay apre le danze dichiarando: “I invented swag”. Per un ex truffatore, vantarsi della propria ricchezza è sempre stato complicato. “Quando sei abituato alla ricchezza non la mostri agli altri, giusto?”, dirà poi a Vanity Fair. “Per questo i ragazzini bianchi del liceo indossavano brutte sneakers, come se gli avessero detto: Non far vedere che sei ricco, non è elegante”.

16I Just Wanna Love U (Give It 2 Me) (2000)

Parkin’ Lot era pronta per diventare il mio primo singolo”, ha detto Jay-Z a MTV nel 2000. “Stavamo per lanciarla, ma il giorno successivo ho scritto questa canzone che aveva l’atmosfera giusta. L’atmosfera che sentivamo tutti in studio… la reazione degli altri è stata immediata, tutti cantavano già al secondo ritornello”. Scritta in collaborazione con Pharrell, I Just Wanna Love U (Give It 2 Me) era un brano molto più allegro e rilassato rispetto a quelli per cui era famoso all’epoca il rapper, ed è diventata la sua hit più importante fino a quel momento. La produzione dei Neptunes aveva un ritmo furbo, con quelle percussioni scrostate, il basso sincopato e le classiche chitarre accentate a costruire una cornice semplice per il testo festoso di Jay-Z.

154:44 (2017)

Nel periodo successivo alle accuse di infedeltà cantate da Beyoncé in Lemonade, Jay-Z ha affrontato la cosa direttamente nella title track del suo 13esimo album. “Ho costruito una base perfetta perché raccontasse la sua storia”, ha detto il produttore No I.D. “Ricordo che Jay mi guardava singhiozzando: ‘OK, vado a casa’”. Rappando dei suoi peccati, Jay-Z ha mostrato senza filtri debolezza e vulnerabilità: “And if my children knew / I don’t even know what I would do / If they ain’t look at me the same / I would probably die with all the shame”. Per scrivere il testo, si è svegliato alle 4:44 del mattino. “È la title track perché è un brano davvero potente, forse uno dei migliori della mia carriera”, ha detto.

14Intro/A Million and One Questions/Rhyme No More (1997)

Due anni prima dell’album di debutto, Jay si è unito con DJ Premier e Big Daddy Kane per il brano Show and Prove e da allora, il produttore di Gang Starr ha lavorato ad alcune delle canzoni più memorabili della carriera del rapper. Costruendo la base, Primo ha accelerato One in a Million e il pianoforte di Let Me Go per accompagnare i discorsi di Jay sull’invadenza (A Million and One Questions) prima passare all’arrogante Rhyme No More. “All’epoca, per fare quel tipo di lavoro bisognava tagliare il nastro e incollarlo di nuovo”, ha detto Premier nel 2011. “Un errore e bisognava rifare tutto da capo. In Pro Tools ti basta premere il tasto “annulla”. Jay-Z, però, si fida di me. Registra le voci e dice: fai il tuo”.

13Heart of the City (Ain’t no Love) (2001)

“Diamond D, Pete Rock, RZA e Primo facevano sample soul da parecchio tempo – noi abbiamo solo preso quello stile e l’abbiamo fatto tornare alla moda”, ha detto Kanye West nel 2004. Il suo beat per Heart of the City (Ain’t No Love) usa parte della ballata Ain’t No Love in the Heart of the City (registrata da Bobby Blue Bland nel 1974), con cui Jay dialoga a partire dalla frase “Where’s the love?”. Il beat è figlio di un periodo fondamentale per Kanye: il CD che gli aveva consegnato per The Blueprint non conteneva solo questa base, ma anche quella di Never Change, il beat di Got Nowhere degli State Property e quello per You Don’t Know My Name di Alicia Keys. La fase di registrazione delle strofa è stata rapida e semplice: “A un certo punto, mentre eravamo in studio abbiamo visto il video di Fiesta Remix”, ha detto Kanye. “Jay è entrato in cabina di registrazione e ha fatto tutto il pezzo fino alla fine, poi è tornato da noi. Il video non era ancora finito”.

12Takeover (2001)

Il terzo anno di Jay-Z da headline della Summer Jam di Hot 97 sarebbe stato di per sé memorabile: a parte Missy Elliot e Beanie Sigel, apparsi per cantare alcuni brani, il rapper si è presentato sul palco con Michael Jackson. In ogni caso, sarà la preview di Takeover, una diss track scritta contro Mobb Deep e Nas, a lasciare il segno più profondo nel mondo hip hop. Gli attacchi di Jay si poggiano su un beat sinistro di Kanye, composto da sample dei Doors, KRS_One e David Bowie, messi insieme per dare vita a un’atmosfera inquietante, perfetta per accompagnare Jay e il suo testo che spiegava esattamente perché fosse superiore a Nas. Jay arriva al punto di dire che i due sample di Nas che ha usato in due suoi brani non erano omaggi, ma correzioni: “So yeah i sampled your Voice, you was usin’ it wrong / You made it a hot line, I made it a hot song”. La rivalità tra i due diventerà una delle più famose di tutta la storia del rap, almeno fino al concerto del 2005 alla Continental Airlines Arena. Nonostante lo show fosse stato soprannominato “I Declare War”, Jay aveva intenzioni diverse: “Tutti i litigi sono il passato, ci siamo divertiti”, ha detto al suo pubblico. “Facciamo un po’ di soldi”. Più avanti anche Nas è salito sul palco: i due si sono abbracciati e hanno suonato Dead Presidents – una delle canzoni di Nas a cui faceva riferimento Jay in Takeover.

11Freeway feat. Jay-Z, Bennie Sigel – What We Do (2003)

“Jay-Z era davvero impressionato dalla tecnica di Freeway”, ha scritto Rolling Stone USA nel 2003, poco prima che il giovane rapper entrasse in Roc-A-Fella insieme a un altro artista di Philadelphia, Beanie Sigel. Con il primo singolo, Jay-Z aveva preparato tutto perché Freeway avesse successo. Il piano originale era che Jay si limitasse a dire “Keep goin’”, ma il nuovo arrivato si ritrovò per le mani molto più di quanto pattuito: un’intera strofa di endorsement.

10Niggas in Paris feat. Kanye West (2011)

Niggas in Paris è l’inno da stadio perfetto di Watch the Throne, la canzone che Jay-Z e Kanye West hanno suonato 12 volte di fila in un singolo concerto, registrando un record assoluto, e un brano di puro camp. È l’essenza dell’opulenza sfacciata dei rapper, scritta dopo essersi accampati per cinque giorni nell’hotel a cinque stelle Le Merurice di Parigi. Ma nel mezzo di tutti i goffi “hah!” di Kanye e le giacche di Audemars e Margiela, Niggas in Paris è un brano scritto da chi finalmente sente un po’ di sollievo. “If you escaped what I’ve escaped / You’d be in Paris getting fucked up too”, dice Jay. “L’ho scritta per dire: sono scioccato di essere qui. Sono meravigliato”, ha detto Jay del brano. “Conosco tante persone che non ce l’hanno fatta. La maggior parte della gente guarda le foto dell’infanzia e dice: ‘Oh sì, Adam è andato a studiare ad Harvard’. Questo brano racconta un mondo molto diverso”.

9Hard Knock Life (Ghetto Anthem) (1998)

Per il primo singolo di Jay-Z arrivato nella Top 15 delle classifiche pop, il produttore Mark “The 45 King” ha usato una traccia dalla colonna sonora dello spettacolo Broadway Annie, poi l’ha data a Kid Capri, che faceva il DJ per il No Way Out Tour di Puff Daddy. “I fan mi chiedevano continuamente: come hai fatto a mettere quel pezzo di Annie sotto il beat? Erano soprattutto fan bianchi”, ha detto Capri a Grantland. “Quelle reazioni mi hanno fatto capire che il pezzo funzionava”. Alla fine l’ha chiesto anche Jay, che l’ha usata per scrivere una hit mostruosa, uno sguardo malinconico alla sua ascesa al successo. “Non ero preoccupato dallo scontro tra un testo così duro e l’immagine di Annie e dei suoi capelli rossi”, ha scritto in Decoded. “In realtà, pensavo che le due storie si specchiassero – che la storia di Annie fosse anche la mia, e viceversa, e la canzone fosse il posto in cui le nostre esperienze non erano in contraddizione, ma diverse dimensioni della stessa realtà”.

8Nigga What, Nigga Who (Originator ’99) (1999)

Dopo essere diventato una star, Jay-Z ha invitato il vecchio amico e mentore Jaz – qui accreditato col nome Big Jaz – per il seguito del brano del 1990 The Originator. “Rappavamo con quello stile veloce che ora usano tutti”, ha scritto Jay nelle note di Vol. 2… Hard Knock Life. Mentre nel 1990 Jay e Jaz rappavano su una base jazz e rilassata, la reunion del 1998 è avvenuta su una traccia spaziale e futuristica prodotta da Timbaland. Dopo aver cambiato il suono dell’R&B con Aaliyah, questo pezzo rappresenterà un altro momento decisivo per la carriera del produttore, per la prima volta alle prese con MC dal flow veloce tanto quanto i suoi pattern di hi-hat.

7Public Service Announcement (2003)

Jay-Z ha addirittura fermato le stampe del Black Album per inserire questo inno all’ultimo minuto. Nel testo, risponde a un giornalista che aveva appena ascoltato l’album e che gli aveva chiesto come aveva fatto a indossare contemporaneamente una maglietta di Che Guevara e una collana. “I fallimenti del Che erano pieni di sangue e le sue contraddizioni frustranti”, ha scritto Jay-Z in Decoded. “Ma avere delle contraddizioni – soprattutto quando combatti per la tua vita – è umano, e indossare quella maglietta insieme ai diamanti è un segno d’onestà”. Alla produzione c’è Just Blaze, che con le tastiere minacciose e l’intro spoken word (“Fellow Americans…”) ha creato l’ambiente perfetto per un rivoluzionario che di lì a poco si sarebbe esibito al Madison Square Garden.

6Brooklyn’s Finest feat. The Notorious B.I.G. (1996)

Brooklyn’s Finest è ancora oggi il documento di due grandi rapper di Brooklyn insieme al massimo della forma. All’epoca Jay-Z e the Notorious B.I.G. stavano creando un nuovo gruppo, i Commission, con la fidanzata di Biggie Charlie Baltimore. “Parlavamo solo dei nostri piani per i Commission”, ha detto Jay-Z nel 1998. “Aveva anche molte idee per il seguito di Life After Death, voleva andare in tour e spostarsi”. Purtroppo, Biggie è stato assassinato a marzo 1997. Questa canzone suona come il primo capitolo di una collaborazione che non è mai diventata realtà. Biggie e Jay si divertono scambiandosi rime da criminali arroganti, compresa la memorabile: “Peep the style and the way the cops sweat us”, mentre Biggie dice “I’ll shout your daughter in the calf muscle”. Il momento più famoso della canzone arriva quando Biggie cerca di rispondere a Hit ‘Em Up di 2Pac, dicendo di essere andato a letto con Faith Evans: “If Fay have twins, she’d probably have two Pacs / Get it, 2Pac’s”?

5U Don’t Know (2001)

Il mix tra un basso festoso e il funk velocizzato di I’m Not to Blame del pioniere funk Bobby Byrd, creato dal produttore Just Blaze, funziona da trampolino perfetto per il testo in cui Jay elenca i suoi numerosi successi da imprenditore, i giorni da spacciatore e la trasformazione dell’impero Rock-A-Fella in un’azienda capace di “diventare più intelligente” e avventurarsi in territori inesplorati come la moda. “Motherfucker, I-will-not-lose”, dice Jay mentre la musica si ferma in attesa della quarta strofa. È un momento sconvolgente, in cui la sua sicurezza esplode in una catarsi trionfale.

499 Problems (2004)

Jay-Z ha fatto visita a Rick Rubin per “rivivere le sensazioni che avevo quando ero bambino”, come ha spiegato nel documentario Fade to Black. Quello che ne è venuto fuori è brano con riff heavy metal che ricordavano il lavoro di Rubin degli anni ’80 con LL Cool J e i Beastie Boys, ma con un testo feroce e critico, che prendeva di mira tutti quelli che demonizzavano Jay-Z in quanto rapper e in quanto afroamericano. Il ritornello, preso in prestito da Ice-T e Brother Marquis della 2 Live Crew – “I got 99 problems but a bitch ain’t one” – era un’esca per le polemiche. “Anche mentre lo registravo, sapevo che qualcuno avrebbe detto: Ha! Ecco che parla ancora di troie!”, ha scritto Jay in Decoded. Il brano è diventato un simbolo, e Obama l’ha usato in occasione della Correspondents Dinner alla Casa Bianca del 2013. Dopo la controversa visita di Jay e Beyoncé a Cuba, l’ex presidente ha detto: “I’ve got 99 problems and now Jay-Z is one”, scatenando le risate dei presenti.

3Big Pimpin’ feat. UGK (2000)

Quando il singolo con Mariah Carey Things That U Do non riuscì a scalare le classifiche e trascinare Vol.3, Jay-Z e Dame Dash sono subito passati a un brano con la produzione esotica di Timbaland, Big Pimpin. Un pezzo esuberante, dal beat preso da Best of Bellydance From Morocco, Egypt, Lebanon, Turkey (Timbaland verrà denunciato per aver usato un sample di Khusara Khusara di Baligh Hamdi) fino al video diretto da Hype Williams e girato in Trindad. Ispirato dal personaggio Pretty Tony del film The Mack, Jay-Z ha scritto la sua strofa più fredda, quasi a prova di proiettile. Per Bun B e Pimp C degli UGK, il brano era la prima possibilità per farsi vedere dal grande pubblico. Le rime di Bun (“step up your vocab”) si dimostreranno memorabili quanto quelle di Jay, mentre Pimp C registrerà una coda grezza e cruda.

2Dead Presidents II (1996)

Pubblicata a febbraio 1996, l’originale Dead Presidents era un pezzo in cui Jay sputava rime contro i falsi criminali, tutto in uno stile loquace che ricordava lo stile soprannominato “Mafioso rap”. Ma quando a giugno uscì il debutto Reasonable Doubt, decise di aggiungere due nuove strofe per approfondire l’argomento. Prima allude alla sparatoria che ha ucciso DeHaven Irby, amico d’infanzia che l’ha introdotto nel giro dello spaccio (“On the uptown high Block he got his Side sprayed up”), poi ricorda le situazioni a cui è sfuggito per un soffio (“I had near brushes, not to mention, three shots close range”). Infine si vanta della sua superiorità (“Roc-A-Fella, don’t get it corrected, this shit is perfected”), scrivendo un seguito autobiografico e molto più interessante. Il beat del produttore Ski Beatz, che mescolava The World Is Yours di Nas con A Garden of Peace di Lonnie Liston Smith, diventerà terreno fertile per i dissing del futuro. “Ho usato quel sample perché mi piaceva la voce”, dirà Ski a Complex nel 2010. Ma quando Nas ha rifiutato l’offerta di Jay di registrare di nuovo il ritornello, ha acceso una delle rivalità più importanti della storia dell’hip hop.

1Where I’m From (1997)

Il produttore Ron “Amen-Ra” Lawrence era alla ricerca di dischi quando, nel 1996, ha trovato Let Your Hair Down della cantante soul Yvonne Fair e ha cercato, come ha detto a Rolling Stone, di “aggiungere un’atmosfera sinistra”. Il brano, inizialmente rifiutato da Diddy, era ancora in forma grezza – nessun effetto, nessuna percussione. Ma quando Jay-Z l’ha ascoltato, ha iniziato subito a registrare le sue strofe. “Mi ha ispirato a dare al pezzo un suono più drammatico”, ha detto Lawrence.

Il risultato è una delle canzoni più oneste e intime del catalogo di Jay-Z; un po’ biografia, un po’ critica culturale e socioeconomica, un po’ distillato di quello che lo circondava nel passato e nel presente. “Ha dipinto un quadro inquietante dei Marcy Projects”, ha detto Lawrence. “Ha dato all’ascoltatore una visione mentale di com’è stato per lui crescere a Brooklyn”.

A partire dalla spietata rima d’apertura – “I’m from where the hammers rung / News cameras never come” –, Jay descrive un posto dove “life expectancy is so low, we making out wills at 18”. È l’inverso di Imaginary Player, dove il lusso decadente si accompagna alla sopravvivenza quotidiana. Where I’m From contiene alcune delle rime più belle della carriera di Jay-Z: “Where how you get did of guys who step out of line, your rep solidifies / So tell me when I rap, you think I give a fuck who criticize?”.

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