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Le 20 migliori canzoni country sulla fattanza

E voi che pensavate che nel country & western si cantasse solo di auto e cuori infranti. Dal re della Maria Willie Nelson a Kacey Musgraves, ecco i pezzi perfetti da ascoltare “sotto effetto”

Willie Nelson

Foto: Liaison/Getty Images

La musica country può sembrare più pulita che infernale, ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze: chi la suona canta anche di vizi, erba compresa. Kacey Musgraves, Brother Osborne e Florida Georgia Line hanno tenuto accesa la fiamma accesa da Gram Parsons, Johnny Cash e naturalmente Willie Nelson. Persino Kenny Rogers ha avuto un ruolo nel rendere la musica country “stupefacente”. Le loro canzoni sono tutte qui sotto, nella lista dei 20 migliori brani da ascoltare fumando. O mangiando qualche biscotto, se preferite.

“Just Dropped In (To See What Condition My Condition Was In)” Kenny Rogers and the First Edition

La prima hit da top 10 di Kenny Rogers, qui con i First Edition, era già vecchia di trent’anni quand’è stata inserita nel Grande Lebowski. Fa da colonna sonora a un sogno in cui Jeff Bridges – strafatto dopo un White Russian “corretto” – gioca a una partita di bowling cosmico. La versione in studio è un trip di per sé, anche senza le immagini girate dai fratelli Coen, con un solo di chitarra epilettico di Glen Campbell e riff ispirati dagli ultimi album dei Beatles.

“Greener Pastures” Brother Osborne

Scritta insieme a Maren Morris prima che diventasse famosa, Green Pastures offre tre minuti di battute sull’erba e atmosfere fumate. Nel frattempo, il cantante T.J. Osborne celebra la fine di una pessima relazione accendendosi una canna. “Non voglio più questa schifezza, preferisco l’erba”, annuncia sbattendo la porta, mentre il fratello e guitar hero John lo accompagna con una Telecaster dal suono twangy e compresso.

“Good Ol’ Days” Miranda Lambert

In qualche modo, tutti i doppi dischi sembrano perfetti per i fattoni. Scritta insieme a Brent Cobb, Good Ol’ Days introduce la seconda parte di The Weight of These Wings, e mescola armonie vocali e chitarre acustiche con un ritmo leggero e arioso. È una di quelle canzoni nate per essere cantate sotto un portico o in coro davanti a un fuoco, due occasioni perfette per rilassarsi un po’ e accenderne una. I bei vecchi tempi, non c’è che dire.

“It Ain’t All Flowers” Sturgill Simpson

È il brano più lungo di Metamodern Sounds in Country Music, sette minuti di montagne russe, svolte improvvise e altezze vertiginose. Gli ultimi due minuti sono il picco psichedelico della carriera di Simpson, che manda gli ascoltatori in un pozzo di hop vocali, strumenti in reverse, percussioni effettate e rumori di chitarra. Il primo pezzo del disco, Turtles All the Way Down, parla delle meraviglie di marijuana, LSD, funghetti e DMT, ma It Ain’t All Flowers trasforma quelle sensazioni in musica, trovando arte nel caos chimico.

“Sun Daze” Florida Georgia Line

Questa canzone, scritta dai re del bro country, è il secondo singolo di Anything Goes ed è un po’ un guilty pleasure. È vagamente reggae. Ha riferimenti sessuali leggermente disturbanti (avremmo tutti fatto a meno del verso “metto l’ombrello rosa nel tuo drink”) e una frase che non ha alcun senso: che diavolo sarebbe un “sun daze”? Un weekend pigro? Uno strano stato inebriante? Non importa, perché il brano è un’ode dannatamente cantabile sull’arte di lasciarsi andare. In più, chi vuole passare la domenica a riflettere sul senso della vita? Questo è un pezzo per dimenticare i problemi.

“Might As Well Get Stoned” Chris Stapleton

Mentre la chitarra sfodera un riff ispirato a Keith Richards, Stapleton urla e fuma via i suoi problemi, cercando salvezza – o una distrazione temporanea – nella sativa. Poi si mette a guardare il telegiornale, commettendo uno di quegli errori mortali che rovinerebbero ogni fattone. La sua risposta dopo aver visto un servizio strappalacrime su alcuni soldati morti: “So che avevano un lavoro da fare, ma se avessi un desiderio, vorrei che tornassero tutti a casa… così da fumare tutti insieme”.

“Panama Red” New Riders of the Purple Sage

Un po’ hippie e un po’ provincialotta, Panama Red viene da uno dei dischi di maggiore successo dei New Riders of the Purple Sage, The Adventure of Panama Red. È un pezzo ritmato e psichedelico, perfetto per girare in macchina con i finestrini aperti – o chiusi, se volete trasformare l’auto in un’acquario. I New Riders, che nella lineup originale avevano diversi membri dei Grateful Dead, sapevano bene come scrivere country-rock ispirato alla libertà della California, ma con radici solide. Panama Red, per esempio, è stata scritta dal musicista bluegrass Peter Rowan. Qui il “blue” è assente, ma c’è “grass” in abbondanza.

“Return of the Grievous Angel” Gram Parsons

Parsons era già morto quando Grievous Angel è arrivato nei negozi, portando al pubblico una nuova raccolta di classici cosmic country. Nel brano d’apertura, il cantautore torna in città dopo una lunga avventura a est, voglioso di raccontare ogni sordido dettaglio alla sua ragazza Annie Rich. Il suo racconto sembra uscito da un romanzo di Hunter S. Thompson, un trionfo di saloon, cartelloni pubblicitari e anfetamine.

“Smoke a Little Smoke” Eric Church

Ultimo pezzo di Carolina (2009), Smoke a Little Smoke è un’ode ritmata al relax, cantata da un uomo che alle Marlboro preferiva un po’ di Mary Jane. La sua ragazza era in fuga e il suo mondo poteva andare a rotoli: in cerca di certezze, apre una bottiglia di vino e trova sollievo nelle sostanze. Sta recuperando le forze o si sta perdendo ancora di più? Forse entrambe le cose. Ma quando arriva il ritornello non è più importante.

“Jupiter Rising” Emmylou Harris

È un omaggio funky al darci dentro, scritto insieme all’ex marito Paul Kennerley. Jupiter Rising è un mix gioioso di organo, chitarre improvvisate, armonie gospel e assurdità astrologiche, un omaggio ai primi giorni di Harris, quando scambiava armonie con l’hippie Gran Parsons. Più che “Red Dirt Girl”, era una “Red Eyed Girl”.

“Waymore’s Blues” Waylon Jennings

“Se vuoi andare in paradiso prima devi morire”, canta Waylon Jennings in questo classico degli anni ’70. È un brano perfetto da ascoltare sotto effetto, è country esistenzialista. Secondo la leggenda, il pezzo si interrompe improvvisamente a causa di un litigio in studio. Jennings fu costretto a usare una versione che nessuno avrebbe dovuto sentire: così, parte del divertimento nell’ascoltare la canzone sta nell’immaginare cos’è successo durante la registrazione. E se non riuscite a usare l’immaginazione dopo aver fumato, allora che lo fate a fare?

“Sitting in Limbo” Willie Nelson

Willie Nelson e il reggae vanno a braccetto come, beh, Willie e la marijuana. Non è stata una sorpresa quando la leggenda texana ha esplorato lo spirito giamaicano in Countryman, l’album del 2005. In Sitting in Limbo, Nelson mette insieme il suo spirito texano con i suoni dell’isola, e il risultato è la perfetta colonna sonora per abbandonarsi all’oblio. Pubblicata in origine da Jimmy Cliff, Sitting in Limbo veniva spesso suonata da Jerry Garcia, ed è molto più profonda di quanto suggerisce il groove. “Sono seduto qui nel limbo, ho tempo per guardarmi nell’anima”, canta Nelson: il musicista si prende tanto tempo per fumare, ma di certo non lo spreca a non pensare.

“At the Crossroads” Sir Douglas Quintet

Il Sir Douglas Quintet, formato da Doug Sam – una delle voci più intense e meno celebrate del country – prende il groove psichedelico del rock anni ’70 e lo infonde di grinta texana, dando vita a tracce come At the Crossroads, un misto tra una jam introspettiva e un’euforica canzone ribelle. Grazie a una morbida linea di basso, l’organo e il timbro di Sahm, un po’ coraggioso e un po’ spezzato, At the Crossroads non ha bisogno di erba per trasportarvi altrove, anche se fumare aiuta. È uno di quei pezzi da occhi chiusi e menti aperte, quando non c’è altro a cui pensare se non alla musica.

“Sunday Mornin’ Comin’ Down” Johnny Cash

Scritta da Kris Kristofferson e trasformata in una hit da Johnny Cash, questa canzone non è per chi cerca una fattanza leggera. Con un’onestà devastante e piena di dolore, è un classico davvero triste. La domenica dovrebbe essere un giorno di riposo e riflessione ma, per Kristofferson, era invece dedicata alla disperazione. Ha scritto questo brano nel 1969, dopo che la moglie e il figlio l’hanno abbandonato a Nashville. I momenti di fattanza tendono a costringerci a pensare a cosa è davvero importante, come dimostra questo pezzo.

“Grandma” Gretchen Wilson

Lavorare troppo. Non passare abbastanza tempo con i figli. Non vedere la Tour Eiffel. Sono rimpianti tipici dell’età adulta e Gretchen Wilson ne aggiunge uno nuovo: non aver mai fumato. In questo pezzo estratto da Right on Time (2013), la cantante racconta di una nonna di 92 anni che non ha mai fumato e si rende conto che la cosa le manca. Per come la vede lei, se i tuoi respiri sono contati, meglio farli con un po’ di fumo. Anche se non avete 92 anni, questo brano nasconde una lezione: non è mai troppo tardi per cogliere l’attimo. “Vivi la tua vita finché non finisce”, canta Wilson col suo timbro ruvido del Midwest, incoraggiando nonna a darci dentro con un po’ di THC.

“High Time” Kacey Musgraves

Kacey Musgraves è stata esclusa dalle radio country per aver parlato di erba in Follow Your Arrow, ma non si è scoraggiata e ha continuato a cantare di marijuana in tutto il suo secondo album, Pageant Material. È un vero spirito ribelle. La bellezza di High Time, però, non sta solo nei riferimenti al fumo, ma nell’atmosfera: grazie a battiti di mano, fischi e archi, è un gran pezzo di country rilassante perfetto per riconnettersi con la vita. Se lei può ignorare tutte quelle pressioni, allora possiamo farlo anche noi.

“Hard Life” Aaron Lee Tasjan

In uno dei brani più forti di Silver Tears, Tasjan sfrutta un ritmo swampy per infilare una serie di giochi di parole a tema. È una canzone che parla dei problemi della vita moderna, tra cui la polizia, gli omofobi e il malessere dei Millennials. Hard Life addolcisce la pillola con esplosioni di fiati e pianoforte, mentre la chitarra acustica di Tasjan tiene tutto insieme.

“Reasons to Quit” Phosphorescent

Qualunque fattone che si rispetti metterebbe Willie Nelson nella sua playlist, ma questa versione dei Phosphorescent dà nuova vita a una delle sue canzoni senza tempo, soprattutto grazie al timbro etereo del cantante Matthew Houck. Questa versione moderna del brano di Nelson e Merle Haggard fa parte di To Willie, il disco tributo che i Phosphorescent hanno pubblicato nel 2009. Non è mai una buona idea ignorare le conseguenze della fattanza e la band ce lo ricorda in questo pezzo, un po’ più malconcio e spezzato dell’originale, ma altrettanto bello. È un ricordo musicale di cosa succede quando l’effetto svanisce.

“When I’m Stoned” Jason Boland

In salute e in malattia, in ricchezza e povertà e… in fattanza e sobrietà? Tutti vogliono essere amati, e non c’è niente di meglio di trovare qualcuno che ami ogni cosa di te, abitudini comprese. Soprattutto se tra queste c’è fumare ebra. In When I’m Stoned, dal disco del 2009 Somewhere in the Middle, un partner comprensivo accompagna il protagonista nel suo vizio. “Non mi vuoi in un officio o in un completo tre pezzi”, canta Jason Boland. Il brano ci ricorda di non accontentarci mai di un amore petulante, è l’inno perfetto per chi cerca coraggio e vuole superare ogni giudizio.

“Toes” Zac Brown Band

Scritta con il musicista di Atlanta Shawn Mullins, Toes racconta un Brown immerso nelle acque tropicali, mentre si gode le virtù (e i vizi) della vita sull’isola, dove arrostirsi al sole è l’unica cosa che deve fare. “Mi stenderò sotto il sole cocente, ne girerò una grossa e prenderò la chitarra”, canta, più interessato all’erba che alla piña colada. Dietro di lui, la band lo accompagna verso un ritornello che elenca i pregi di tequila, muchachas e marijuana.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.