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Le 10 migliori canzoni di Joey Ramone

Teppisti, ragazze soffiate da nazistelli, sogni di gloria, inni alla vita: ecco una selezione delle storie che ci ha regalato il frontman dei Ramones

I Ramones nel 1994

Foto: Gie Knaeps/Getty Images

Joey Ramone, all’anagrafe Jeffrey Ross Hyman, moriva il 15 aprile del 2001 nella sua stanza del New York Presbyterian Hospital, dove era ricoverato. Sette anni prima gli era stato diagnosticato un linfoma. Il 19 maggio dello stesso anno avrebbe compiuto 50 anni.

L’allampanato e bizzarro frontman dei Ramones, nonostante una timidezza e riservatezza quasi patologiche, ha lasciato un grande segno nell’immaginario di fan e appassionati. I motivi? Tanti e semplici: il suo anti-look, la ritrosia nei confronti delle luci della ribalta, i tic e le idiosincrasie, il suo essere un umanissimo eroe/antieroe, praticamente l’antitesi di una star.

Per ricordarlo abbiamo selezionato, in nessun ordine particolare di importanza (solo cronologico o quasi), 10 brani griffati Ramones di cui è stato autore. E qualcuno scoprirà che Joey è il papà di molti classici della band, cosa che nel primo periodo non veniva esplicitamente dichiarata – visto che, fino alla separazione dal manager Danny Fields, tutti i pezzi erano accreditati ai Ramones come collettivo, senza distinzione di ruoli. Hey ho, let’s go… ma anche bye bye baby.

“Beat On the Brat” da “Ramones” (1976)

Il secondo conosciutissimo brano dell’album di esordio dei Ramones è decisamente un manifesto politically incorrect. Il testo è stato scritto da Joey, ma l’ispirazione esatta non è mai stata definita appieno. Il diretto interessato in un’intervista del 2005 ha raccontato di aver scritto le parole vedendo un bambino maleducatissimo e fuori controllo vicino a casa sua, a Forest Hills. Dee Dee Ramone nel volume Please Kill Me dice invece che Joey si è ispirato a una scena di vita quotidiana osservata un giorno: aveva visto una madre infuriata rincorrere il figlio brandendo una mazza da baseball. Anche la musica è di Joey.

“Judy Is a Punk” da “Ramones” (1976)

Un minuto e 32 secondi, terzo brano in tracklist di Ramones. Puro punk ridotto all’osso e anche il pezzo più corto di tutto l’album. Joey lo scrisse nello stesso periodo di Beat On the Brat, ispirandosi ad alcuni teppisti che vedeva in strada. Protagoniste della canzone – tutta farina del sacco di Joey – sono due ragazze avventurose e sbandate, Judy e Jackie, che torneranno nel pezzo del 1980 The Return of Jackie and Judy (incluso nell’album End of the Century).

“Sheena Is a Punk Rocker” da “Leave Home” (1977)

Altro pezzo-bomba firmato al 100% Joey, uno degli inni dei finti brothers del Queens. Uscì prima come singolo, poi nella seconda tiratura di Leave Home (andando a sostituire Carbona Not Glue), per poi essere infine inclusa – con un nuovo mixaggio – in Rocket to Russia. Il testo è candidamente ispirato a Sheena, Queen Of The Jungle, fumetto con protagonista femminile che debuttò nel 1937. Per Joey, Sheena era un simbolo di ribellione e decise di abbinarla all’idea di punk rock per esaltare il concetto.

“I Wanna Be Sedated” da “Road to Ruin” (1978)

Uno dei più classici pezzi dal titolo contenente la formula “I wanna”. Un altro inno ramonesiano, scritto interamente da Joey, dedicato alle fatiche della vita on the road. In particolare l’autore ha spiegato che l’ispirazione deriva dai lunghi tour de force a cui il manager Danny Fields costringeva la band: “Eravamo in giro a suonare 360 giorni all’anno. Eravamo in Inghilterra nel periodo di Natale e in quei giorni a Londra si ferma tutto. Non c’è nulla da fare, nessun posto in cui andare. Eravamo a Londra per la prima volta nella nostra vita e l’unica cosa che potevamo fare era stare chiusi tutti insieme in una camera d’albergo a guardare I cannoni di Navarone in televisione”.

“Do You Remember Rock’n’Roll Radio?” da “End of the Century” (1980)

La canzone è tratta dal disco che doveva essere la svolta a livello di successo commerciale – non fu così, sfortunatamente – grazie alla produzione di Phil Spector. Questo brano firmato da Joey è una dichiarazione d’amore nei confronti del suo passato da adolescente nella prima metà degli anni ’60, un’epoca in cui il rock’n’roll, il pop e la musica avevano il profumo dell’innocenza. Nel testo sono menzionate diversi personaggi di spicco di quegli anni: Ed Sullivan, Murray the K, Alan Freed, Jerry Lee Lewis, John Lennon, i T. Rex e Moulty (il famoso batterista dei Barbarians che suonava pur avendo perso una mano a causa di un ordigno artigianale fatto esplodere, per gioco, da bambino).

“Rock’n’Roll High School” da “Rock’n’Roll High School” (1979)

Un altro parto di Joey. Il brano, scritto per la colonna sonora dell’omonimo film, compare nel disco con le musiche della pellicola e poi, l’anno dopo, nell’album del 1980 prodotto da Phil Spector End of the Century (in versione ri-registrata). Pare che per incidere l’accordo di chitarra iniziale della seconda versione, Spector abbia obbligato Johnny Ramone a suonare solo quello per diverse ore, riducendolo allo sfinimento fisico e nervoso.

“We Want the Airwaves” da “Pleasant Dreams” (1981)

Uno dei crucci più grandi dei Ramones – e di Joey, autore della canzone – è sempre stato quello di non avere piazzato un hit single in classifica negli USA (quasi mai sono entrati in Top 100 e il posizionamento migliore è stato un numero 61). In questo pezzo si riflette questa fame di hit, oltre al desiderio di vedere i palinsesti delle radio pieni di vero rock e non di musichette commerciali.

“The KKK Took My Baby Away” da “Pleasant Dreams” (1981)

Una canzone dedicata all’amore perduto, tutta firmata da Joey, ma dall’ispirazione mai definitivamente svelata. La vulgata vorrebbe il testo riferito direttamente al chitarrista Johnny (noto repubblicano con simpatie destrorse) che gli aveva ‘rubato’ la donna, Linda. Mickey Leigh, fratello di Joey, sostiene invece che parli di una storia d’amore che il fratello ebbe con una ragazza di colore, osteggiata dai genitori di lei. Infine Marky Ramone ha affermato in sede di intervista che le parole ricordano l’amicizia con una ragazza di colore stretta da Joey in una casa di cura per il trattamento di disturbi mentali. Probabilmente la tesi più convincente è la prima.

“Life’s a Gas” da “Adios Amigos” (1995)

Un testo di due frasi sole: “Life’s a gas, life’s a gas, life’s a gas, a gas, oh yea / So don’t be sad cause I’ll be there, don’t be sad at all”. Quasi un testamento, letto a posteriori, con cui Joey saluta i suoi fan (nell’ultimo album in studio dei Ramones) e li invita a guardare con leggerezza al futuro, perché in fondo la vita è uno spasso. Anche senza di lui. “Non siate tristi perché io ci sarò, non siate per niente tristi”.

“Bye Bye Baby” da “Halfway to Sanity” (1987)

Il pezzo più articolato e rifinito di tutto il disco è una lunga canzone d’amore – chissà se dedicata ancora a Linda, ormai perduta, o a qualche altra fiamma. Questi quattro minuti e mezzo abbondanti evocano reminiscenze da girl group anni ’60, e non a caso la canzone sarà poi rifatta nientemeno che da Ronnie Spector, nel 1999. Un testo semplice, un addio nostalgico a qualcuno che se n’è andato, ma con cui si sono passati bei momenti.

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