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Le 10 canzoni fondamentali degli ZZ Top

Se i Cream e Jimi Hendrix hanno fatto passare il blues elettrico attraverso la lente deformante della psichedelia, gli ZZ Top l’hanno portato prima per le strade polverose del Texas e poi a MTV

ZZ Top

Foto: Aaron Rapoport/Corbis/Getty Images

Gli ZZ Top non sono mai stati un gruppo rock-blues come tutti gli altri, nemmeno quando non usavano i sintetizzatori e non venivano trasmessi su MTV. Se i Cream e Jimi Hendrix hanno fatto passare il blues elettrico attraverso la lente deformante della psichedelia, gli ZZ Top l’hanno riportato sulle strade polverose del Texas. La loro musica erano solo apparentemente semplice. La sezione ritmica formata dal batterista Frank Beard e dal bassista (e a volte cantante) Dusty Hill tracciava ritmi così insoliti che anche un pezzo come Jesus Just Left Chicago sembrava ultraterreno, soprattutto dopo l’entrata in scena della chitarra extradimensionale di Billy Gibbons.

«Ci siamo resi conto che comunicavamo quasi telepaticamente», ha detto una volta Gibbons a proposito delle prime prove del gruppo. Il carattere lascivo dei loro testi s’accompagnava sempre con un po’ d’ironia e lo stesso vale per la loro trasformazione nell’era di Reagan: paradossalmente, l’elettronica di Eliminator e dei dischi successivi ha reso più evidente la loro essenza inimitabile. Ecco le 10 canzoni che ne hanno definito la carriera.

“La Grange” (1973)

Un lick di chitarra delizioso e ispirato a John Lee Hooker guida questi «due minuti di meraviglia», come ha detto una volta Gibbons. La Grange era un tributo al Chicken Ranch, un vero bordello di La Grange, Texas, che ha ispirato il libro e il film Il più bel casino del Texas. «Ci sono andato quando avevo 13 anni», ha detto Dusty Hill a Spin nel 1986. Il locale ha chiuso pochi mesi dopo l’uscita del pezzo. «Era un bordello e come tutte le cose rimaste in piedi per un centinaio di anni c’era un motivo se era lì». B.H.

“Waitin’ for the Bus” (1973)

Poveri ZZ Top, volevano solo tornare a casa. Questa canzone omerica, che apre l’iconico Tres Hombres, inizia con un giro di chitarra sottile e preciso, accompagnato da una batteria serrata che anticipa l’era electro del gruppo. E intanto Gibbons e Hill chiedono pietà. Nel testo, Gibbons racconta che aspettano il bus da tutto il giorno e quando arriva alla fermata scoprono con orrore che è pieno zeppo di gente. C’è anche un solo di armonica di James Harman e nel finale gli ZZ Top sognano di comprare una Cadillac (un’anticipazione di Eliminator). «Alla fermata del bus puoi incontrare persone uniche», ha detto Hill a Spin nel 1985. «Mi piace guardare la gente. Amo le fermate del bus e dei treni. La cosa interessante è che devi stare seduto lì accanto a uno sconosciuto. Se ha del buon vino, allora va tutto bene». Il modo in cui il brano confluisce in Jesus Just Left Chicago, come se non fosse successo nulla, dà vita a una delle coppie di canzoni più potenti della storia del rock on the road. K.G.

“Tush” (1975)

“Non chiedo molto”, grida Dusty Hill in questo blues allegro e lussurioso, con un testo scritto in meno di 10 minuti durante un soundcheck a Florence, Alabama. “Ti prego, Dio, portami in città: cerco solo un bel culo”. Complimenti per l’onestà e per aver intrecciato con stile sacro e profano (a meno che non crediate a quello che diceva Hill nelle interviste, cioè che il testo parlasse di cose lussuose). Anni dopo, quando gli ZZ Top sono diventati incredibilmente star di MTV, Kurt Loder di Rolling Stone si è chiesto quale fosse il vero significato del pezzo: «Volete davvero sapere di cosa parla questa canzone? Parla di alzare il volume delle chitarre!». Nel 1975, quando è diventata la loro prima hit, era più che sufficiente. S.V.L.

“I’m Bad, I’m Nationwide” (1979)

Si pensava che questo blues, uno dei più cazzuti degli ZZ Top, avrebbe potuto regalare al trio il successo di massa che invece è arrivato solo quattro anni dopo con l’album Eliminator. Ciononostante, non era facile trovare qualcuno più figo di Billy Gibbons, Dusty Hill e Frank Beard che giravano per la città a bordo di una Caddy accompagnati da donne in abiti corti e fumando Lucky Strikes. Gibbons ha spiegato a Guitar World nel 2009 che la canzone è un tributo al chitarrista texano Joey Long, che gli ha prestato lo strumento metallico simile al mandolino che guida il brano. C’è anche un po’ di Clavinet infilato nell’outro. «È un bel sound», ha detto Gibbons, «che ha acceso l’interesse di Dusty per le tastiere». J.H.

“Cheap Sunglasses” (1979)

E chi l’ha detto che la fatica della vita in tour non può essere fonte d’ispirazione? Uno dei pezzi chiave di Degüello del 1979 (insieme a I’m Bad, I’m Nationwide) è questa ode agli occhiali economici che il gruppo ha messo assieme alla fine della tournée. Hill ha spiegato che quando erano in giro per concerti «ogni stazione di servizio aveva un espositore con gli occhiali da sole più economici e orrendi che si possano immaginare». Cheap Sunglasses non era solo un consiglio per il post sbornia. Prima dell’avvento di MTV, era la dimostrazione che il trio era in grado di trasformare riffoni blues in un sound moderno. D.B.

“Gimme All Your Lovin'” (1983)

«Ci eravamo già dilettati coi sintetizzatori quando le aziende hanno cominciato a mandarci un sacco di strumenti. A quel punto ci siamo messi alle spalle ogni cautela. Questo è uno dei primi pezzi che sono venuto fuori», ha detto Billy Gibbons della svolta anni ’80 del gruppo che è iniziata davvero con questo singolone tratto da Eliminator. È un’esplosione lunga quattro minuti di sintetizzatori anni ’80 e riff infuocati, pura adrenalina destinata a diventare un classico radiofonico. Il video diretto dal fratello di Randy Newman, Tim, dove appare la Ford Coupé rossa del 1930 della band vista sulla copertina di Eliminator, ha definito l’iconografia degli ZZ Top tutta auto, chitarre e belle ragazze. A.M.

“Sharp Dressed Man” (1983)

Nell’album del 1983 Eliminator gli ZZ Top e il produttore Bill Ham hanno mescolato synth e Texas. In Sharp Dressed Man le chitarre di Billy Gibbons erano sempre belle grezze, ma un sintetizzatore raddoppiava la linea di basso di Dusty Hill (o la forniva, secondo altri) fornendo al pezzo un ritmo pulsante. La canzone e il video sono diventati uno dei simboli degli anni ’80, anche se i tre ZZ Top indossano spolverini e fedora e non blazer e foulard. «L’eleganza è relativa», ha detto Hill a Spin nel 1986. «È tutto nella tua testa. Se pensi di essere elegante, allora lo sei». J.H.

“Got Me Under Pressure” (1983)

Nella canzone Billy Gibbons non spiega perché s’è messo con una dominatrice cocainomane. Cerca di stare al passo con la sua passione per il cibo francese, i musei e il sesso in auto. Quando arriva il bridge e lui le dice che è finita, ci si aspetta che lo picchi abbandonandolo in un fosso ma, ehi, questa era la vita immaginaria degli ZZ Top nel 1983. «Tutti mi chiedono se Under Pressure è basata su una storia vera», disse Gibbons a Spin nel 1985. «Fortunatamente non abbiamo mai sperimentato quel tipo di situazione. Forse è solo perché siamo scappati giusto in tempo». Nella registrazione originale c’erano solo Gibbons e il co-autore Linden Hudson al basso synth (e, sì, quella è una drum machine). Quando gli ZZ Top la facevano in concerto, cantava anche Hill rendendo la storia un contorto ménage à trois che avrebbe incasinato persino la testa di Freud. K.G.

“Legs” (1983)

L’ultimo nella trilogia di singoli tratti da Eliminator è tutto synth scintillanti e ritornelli radio friendly. Paragonato alla verve di Sharp Dressed Man e Gimme All Your Lovin’, sembra quasi un pezzo di Huey Lewis. Crasso, commerciale e incredibilmente orecchiabile, è l’unico dei tre 45 giri entrato nella Top 10. Nel 1986 Billy F. Gibbons ha ricordato con un po’ di fantasia l’origine della canzone: «Ero in auto a Los Angeles e veniva giù un acquazzone. Al lato della strada c’era una ragazza molto carina. Sono passato oltre, però poi ho pensato: meglio accostare o almeno offrirle un passaggio. Quando sono tornato indietro non c’era più. Aveva le gambe e sapeva come usarle». S.V.L.

“Rough Boy” (1985)

Il trio dice d’aver scritto questa power ballad proto industrial «in un freddo giorno d’inverno nelle terre selvagge del Texas occidentale». Gibbons canta dal punto di vista di una persona triste e pensierosa, cercando di dare un senso al suo comportamento prima di ammettere che “sono un tipo grezzo”. La musica fonde blues texano e sound claustrofobico tipico della new wave, con le tastiere evocative ed eteree suonate da Dusty Hill che introducono uno degli assoli più emotivi di Gibbons. Che nel 1985 ha spiegato a Spin che l’idea di parlare di un Rough Boy serviva per far accettare il fatto che gli ZZ Top pubblicassero una ballata: «Ci siamo chiesti: come facciamo a far accettare a un nostro fan una canzone così? Dobbiamo metterci dentro un ragazzaccio». K.G.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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