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L’attesa di ‘Donda’ è essa stessa ‘Donda’

Con i listening party come quello che si è appena concluso a Chicago, Kanye West indica una strada per gli streaming: show concettuali che mettono in secondo piano l'effettiva pubblicazione dell'album

La casa di Kanye ricostruita al Soldier Field di Chicago per la terza presentazione di 'Donda'

Foto: Apple Music

L’attesa di Donda è essa stessa Donda? Mentre tutto il mondo si interroga sull’uscita dell’ottavo album di Kanye West, forse lui sta mostrando un’altra strada.

Ricapitolando, Donda doveva uscire originariamente nell’estate del 2020; poi è sparito dai radar ed è stato annunciato ufficialmente per il 24 luglio di quest’anno. Da allora si sono susseguiti altri ritardi, e al momento, per quanto girino delle versioni bootleg tratte dai listening party, ancora non è disponibile sulle piattaforme di streaming e, sempre a giudicare dai continui cambiamenti sentiti durante questi eventi, non sembra neanche essere definitivamente ultimato.

Quello che forse sta succedendo però è qualcosa di diverso, in cui l’album vero e proprio non ha neanche poi tutta questa importanza.

Dopo un anno in cui tutti si sono chiesti se esista un modo davvero efficace di proporre i famosi concerti in streaming, forse quella che Kanye ha trovato è proprio la risposta a questa domanda, e come già successo molte volte in passato, forse quello che sta facendo è mostrare una strada che poi seguiranno in molti. Forse un’intuizione semplice ma geniale che ha avuto è che se dal vivo ci piace ascoltare le canzoni che conosciamo per via della celebrazione collettiva, del rituale, del contesto, da casa ce ne frega poco di guardare live quello che già sappiamo a memoria. Quello che invece ci può rapire è la sorpresa, l’ignoto: canzoni mai sentite, ospiti inattesi, scenografie sorprendenti.

Ovviamente per le dimensioni della cosa è una strada che al momento, e in questa forma, sembra percorribile solo da nomi molto grossi, e che possano contare su un pubblico potenzialmente interessato anche a qualcosa di diverso e più stimolante (e artistico, se vogliamo) dei classici concerti greatest hits, però il percorso che sta facendo con i suoi listening party dal vivo e in streaming su Apple Music è qualcosa cui tutti, l’industria e gli appassionati di musica, dovrebbero guardare con attenzione.

Il primo di questi eventi, possiamo dirlo, è stato un mezzo flop. L’audio era discutibile, il disco che ha fatto sentire ancora allo stadio di demo, e anche l’allestimento non era particolarmente impressionante. C’era lui che si dimenava per il parterre mentre l’impianto diffondeva il disco.

Non possiamo sapere se fosse stato tutto già programmato o se è stato un processo in divenire, ma già dal secondo evento (come il primo, in diretta dallo stadio di Atlanta) le cose hanno preso un’altra piega: molte comparse, un allestimento più interessante, il finale con lui che ascende al cielo… E intanto il disco (perché sempre di spettacolo su registrazioni diffuse si tratta, mai di live) era diventato decisamente più completo (per quanto alcune canzoni terminassero in modo un po’ brusco), e bello.

Quando è stato annunciato il terzo evento, questa volta dalla sua Chicago, ha cominciato a circolare la voce che si potesse trattare di un trittico inferno-purgatorio-paradiso (nel primo evento il suo piumino rosso alla Akira era l’elemento visivo più notevole).

In un certo senso è stato così, ma non solo, e l’asticella si è alzata ulteriormente. La scenografia del terzo evento era basata essenzialmente sulla riproduzione della casa in cui Kanye ha vissuto da bambino, intorno alla quale si sono mossi (sempre senza voce, semplicemente muovendosi sul disco) lui, i suoi ospiti (tra cui un inatteso Marilyn Manson), molte automobili in corteo funebre, e ancora un’infinità di comparse. Inoltre questa volta alcune immagini pre registrate e in computer grafica di Kanye che volava nel cielo si sono alternate alla (impressionante) regia live dell’evento. Nel finale poi il tutto è stato portato all’estremo: la casa che va a fuoco, Kanye che va a fuoco, una donna vestita da sposa che arriva ad abbracciarlo (molto somigliante a Kim Kardashian: alcuni ben informati sostengono fosse davvero lei, ma ha davvero importanza se non per il gossip?)… Insomma, uno spettacolone.

E diventa quasi un dettaglio il fatto che questa volta il disco sia sembrato un po’ peggiorato (sono spariti i featuring di Jay-Z e di Kid Cudi: perché mai?).

La cosa interessante è che questo formato sembra essere percorribile all’infinito. Potrebbe organizzare un altro evento del genere, con questo disco o con un altro, con un disco che a questo punto potrebbe uscire come non uscire, e se uscissimo da questa logica di attesa dell’album, potremmo goderci questi spettacoli come facciamo con altri eventi in diretta che guardiamo da casa, facendoci stupire dalle trovate e dalla visione dell’artista e del suo team.

Un dettaglio, che ancora una volta si può applicare solo a lui o a nomi similari, ma che l’industria dovrebbe considerare con attenzione, è anche il fatto che Kanye da questi eventi pare stia guadagnando un sacco di soldi, tra il prezzo del biglietto per il pubblico presente fisicamente, l’accordo con Apple Music (ma potrebbe essere anche un’altra piattaforma), e i quintali di merchandise che sta realizzando (tra cui un particolare aggeggio che permetterà di “giocare” direttamente con le tracce separate di ogni brano di Donda, alla modica cifra di 200 dollari). E tutto questo senza nemmeno fare dei veri e propri live, quanto più degli incroci tra spettacoli e installazioni artistiche.

È solo uscendo dalla logica dell’attesa per l’album, che può farci sembrare tutta questa roba correlata inutile e un po’ ridicola, che possiamo capire che il senso è proprio già in questi eventi.

I problemi psichiatrici di Kanye sono cosa nota, ma sappiamo anche che è sottile il crinale tra il genio e la pazzia: forse lo smacco per un primo evento poco riuscito lo ha portato a intraprendere la strada migliore per uscire dall’impasse? Sarebbe interessante scoprire, ma forse non lo sapremo mai, se era tutto pianificato dall’inizio o se sono idee venute fuori tra un ritardo e l’altro, se è stata fatta di necessità virtù. Quello che però ho capito entusiasmandomi durante lo spettacolo, e facendomi sorprendere da esso, e godendo davvero di un evento in streaming, per la prima volta dopo un anno di concerti passati a scrollare il cellulare, è che forse questi eventi ormai sono meglio di qualsiasi disco possa fare uscire: il senso è già qui, l’attesa di Donda è essa stessa Donda.

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