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La storia musicale dell’omicidio di John F. Kennedy

Non c'è solo il Bob Dylan di 'Murder Most Foul'. 
Dai Beach Boys a Eminem, ecco gli artisti che hanno raccontato il giorno in cui è stato assassinato il trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti

Foto: Nicky J. Sims/Redferns/Getty Images, Michael Ochs Archives/Getty Images, Evan Agostini/Liaison/Getty Images

Il giorno in cui John F. Kennedy è stato assassinato, Brian Wilson e Mike Love si sono incontrati e, stimolati dagli eventi della giornata, hanno scritto The Warmth of the Sun nel giro di mezz’ora. Come racconta l’ultimo brano di Bob Dylan Murder Most Foul, quella dei Beach Boys è stata la prima, ma sicuramente non l’ultima canzone pop a raccontare o ragionare sull’omicidio avvenuto il 22 novembre 1963.

Nell’arco di decenni, artisti e generi diversi, l’omicidio di Kennedy ha generato reazioni, riflessioni e indignazione nel mondo pop, a volte ad opera di musicisti nati una decina d’anni dopo l’evento. Ecco una sorta di cronologia musicale dell’omicidio di JFK attraverso le canzoni più importanti che prendono spunto da quel giorno del 1963.

“The Warmth of the Sun” The Beach Boys (1964)

“Quando gli hanno sparato, è stato tutto subito chiaro… Ho chiamato Mike e mi ha chiesto se volessi scriverci una canzone. Gli ho detto di sì. Sembrava qualcosa su cui dovevamo ragionare, ed è con le canzoni che io pensavo alle cose”, ha scritto Wilson nella sua biografia.

Registrata due mesi dopo l’assassinio, The Warmth of the Sun non fa mai menzione di Kennedy, Dallas, Lee Harvey Oswald o altri elementi chiave delle canzoni pop su JFK che seguiranno. Al contrario, è una canzone sulla perdita, sia della luce del sole che di un grande amore. È così che la canzone mostra il modo in cui molti americani hanno affrontato la morte di Kennedy, come se all’epoca i dettagli dell’omicidio fossero troppo duri da affrontare. In fondo, qui le armonie del gruppo sono un balsamo curativo.

“He Was a Friend of Mine” The Byrds (1966)

Bob Dylan ha registrato la sua versione di questa ballata tradizionale per il suo primo album, ma alla fine l’ha esclusa dalla scaletta. I Byrds l’hanno ripresa per Turn! Turn! Turn!, arricchendola con le loro armonie cupe e con il testo rivisitato dal chitarrista Roger McGuinn, che in questa versione dice: “Era a Dallas / Da una finestra del sesto piano / Gli ha sparato un cecchino”.

“Il 22 novembre 1963 lavoravo per la TM Music di Bobby Darin, facevo l’autore nel Brill Building”, racconta McGuinn. “Non ricevevamo le notizie e ho scoperto i dettagli della tragica morte di Jack Kennedy solo la sera, una volta rientrato a casa. Ero un sostenitore di Kennedy e sono caduto in depressione. Bob Carey dei Tarriers era un caro amico, all’epoca, e abbiamo passato quella nottata insieme. Ho preso in prestito la sua chitarra e ho iniziato a suonare quel vecchio pezzo folk, gradualmente ho inventato le nuove parole”. McGuinn rispettava molto Kennedy e ha aspettato qualche anno prima di pubblicarla.

La canzone è diventata importante per la storia dei Byrds dopo l’esecuzione al Monterey International Pop Festival dell’anno successivo. Prima della performance, David Crosby, irritando McGuinn e Chris Hillman, disse al pubblico che Kennedy “non era stato ucciso da un uomo” ma da una cospirazione. Per gli altri Byrds era l’ultima di molte “gocce che fanno traboccare il vaso”, e qualche mese dopo Crosby è stato licenziato.

“Crucifixion” Phil Ochs (1967)

Ironicamente, la prima ballata epica su Kennedy è stata scritta da un amico e rivale di Bob Dylan dell’epoca del Greenwich Village. Ochs era conosciuto per lo stile di scrittura quasi giornalistico, ma la morte di Kennedy lo colpì così tanto che nel brano in cui la racconta, Crucifixion, accantona i dettagli per un’allegoria sulla “natura dell’eroe assassinato”, come ha spiegato sul palco nel ’73. Nella canzone non dice nemmeno una volta il nome Kennedy, ma è chiaro che alcuni versi sono dedicati al presidente: “Dicono che non ci credono, che vergogna, che sacrilegio / Chi mai desidera il male di un tale grande eroe?”.

La prima versione del pezzo, arrangiata con orchestrazioni ed effetti elettronici, è stata pubblicata nell’album del 1967 Pleasures of the Harbor. Le versioni più recenti, invece, sono acustiche, scarne e appassionate, la storia della perdita di un leader viene trasformata nell’Odissea di un Omero folk.

“Bullet” Misfits (1978)

In uno dei primi brani che hanno registrato, Glenn Danzig e i suoi compagni proto-punk non usano mezzi termini: “Il corpo crivellato di colpi del presidente giace sulla strada / Corri, Johnny, corri / La testa in frantumi di Kennedy colpisce l’asfalto / Corri, Johnny, corri”. In solo un minuto e mezzo la canzone parla di rabbia, compassione per Jackie Onassis, fantasie di vendetta in Texas e masturbazione. Considerando che il punk si è spesso preso gioco dell’eredità degli anni ’60, l’esistenza di Bullet ci dice molto dell’importanza che aveva la figura di Kennedy.

“The Day John Kennedy Died” Lou Reed (1982)

Lou Reed non è uno che abbassa facilmente la guardia. L’ha fatto in questa canzone meditativa tratta da The Blue Mask in cui elenca le cose che farebbe se fosse il leader del mondo libero, tra cui dimenticare gli avvenimenti del 22 novembre 1963. Racconta dov’era quando ha sentito la notizia (in un bar a guardare una partita di football in tv) e che “un tizio a bordo di una Porsche” confermò che Kennedy era morto. Non stupisce il fatto che sia la canzone meno scabrosa e più riflessiva dell’album: l’omicidio di JFK aveva spaventato persino Reed, uno che amava flirtare col caos.

“Brain of J.” Pearl Jam (1998)

Ogni tanto i Pearl Jam s’avventurano nel terreno della politica. L’hanno fatto in Bu$hleaguer e in Brain of J. che parla delle implicazioni più che della morte di Kennedy. “Il mondo cambierà”, canta Eddie Vedder, e soprattutto i futuri movimenti di protesta verranno soppressi: “Ti controllano, devi restare dietro la riga”. La canzone parte a 100 all’ora, rallenta in una sezione mediana e riparte di nuovo, come se il ricordo della morte di Kennedy avesse colto di nuovo Vedder.

“Jackie’s Strength” Tori Amos (1998)

Anche questa di Tori Amos non è una canzone dedicata agli eventi del novembre 1963, ma ne è influenzata. La prima immagine è quella della madre di Amos che sistema la piccola Tori sul prato e prega per la vedova Kennedy. Amos ha spiegato che la canzone nasce anche dalle sue idee sul matrimonio: “Vedevo Jackie come una sposa e pensavo che non sarei mai diventata tale. Ho cominciato a pensare a quella donna che ha tenuto assieme il Paese dopo aver visto il marito ammazzato davanti ai suoi occhi”. Trascinata da un pianoforte da chiesa e da un’interpretazione sottovoce, la canzone loda la forza di Jackie. È stata pubblicata un anno prima che John Kennedy Jr. morisse in un incidente aereo.

“Sleeping In” The Postal Service (2003)

Sembra quasi che Ben Gibbard prenda le parti della Commissione Warren in questo pezzo tratto dall’unico album dei Postal Service. Gibbard vuole restare a letto e immaginare un mondo migliore dove si curano le malattie, tutti sono trattati con rispetto e ci si rende conto che la morte di JFK è stata il risultato dell’opera di “un solo uomo con qualcosa da dimostrare, lievemente annoiato e gravemente confuso / Ha tenuto saldo il fucile con il bersaglio al centro ed è diventato famoso in quel giorno di novembre” (David Crosby non sarebbe d’accordo). Quale accompagnamento migliore c’è per evocare la malinconia di quel momento storico dei sintetizzatori di Jimmy Tamborello che pulsano dolcemente attorno a Gibbard?

“Public Enemy #1” Eminem (2006)

È il contributo di Eminem alla compilation del 2006 Eminem Presents: The Re-Up. La canzone ne fotografa lo stato d’animo durante un periodo tumultuoso della  vita e della carriera, fra rehab e pensieri di prepensionamento. In Public Enemy #1 il rapper si chiede se l’FBI gli sta dando la caccia e dice che registrerà quante più canzoni possibili prima che lo facciano fuori.

E così comincia a pensare all’omicidio di Tupac e a quallo del del 35° presidente: “Come il giorno in cui John F. Kennedy fu ammazzato in pieno giorno da un pazzo col fucile che guarda caso lavorava nello stesso isolato nel deposito di libri della biblioteca… Colpi sparati dalla collinetta erbosa, ma lo sanno o non lo sanno?”. Anche se dura appena due minuti, è una delle canzoni più intense di Eminem di quell’epoca, una marcia funebre paranoica. Che voglia di assistere a una conversazione fra Eminem e David Crosby, e magari pure Ben Gibbard.