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La storia di Bill Rieflin in 10 canzoni

Dalle minuscole band punk-rock di Seattle al ruolo in una formazione colossale dei King Crimson, ecco alcune tappe della carriera del batterista scomparso il 24 marzo

Bill Rieflin con i R.E.M. al SXSW del 2008

Foto: Ebet Roberts/Redferns

Continuava a studiare. E quando incontrava un altro batterista gli chiedeva consiglio. Non amava riascoltarsi. Quando gli domandavano il perché rispondeva citando Elvin Jones, il batterista del gruppo di John Coltrane, un fenomeno: “Mi riascolto solo quando voglio sentire gli errori”.

Bill Rieflin è morto il 24 marzo 2020 all’età di 59 anni. Tutti lo descrivono come un uomo brillante, affabile, ironico e di buon gusto. Il cantante e chitarrista aggiunto dei R.E.M. Scott McCaughey, che l’ha conosciuto bene, dice con affetto che Rieflin era un po’ gentiluomo e un po’ iconoclasta.

Per molti, William Rieflin era soprattutto il batterista di Ministry (negli anni ’80-90), R.E.M. (nei Duemila) e King Crimson (in anni più recenti), ma la sua storia di musicista inizia oltre quarant’anni fa a Seattle ed è straordinariamente varia: poteva suonare con una feroce band industrial e con un gruppo di rock rétro, con gli Swans e Robyn Hitchcock, con i Revolting Cocks e Taylor Swift e sentirsi a suo agio. Ecco un veloce riassunto attraverso 10 canzoni.

“Must I Perform” The Telepaths (1978)

Bill Rieflin sedeva dietro alla batteria la sera del maggio 1976 in cui è nata idealmente la scena di Seattle. All’Odd Fellows Temple, nel quartiere di Capitol Hill, suonavano Tupperwares, Mayce e Telepaths. Prezzo del biglietto: un dollaro. Lui suonava con i Telepaths. “Sembravamo Béla Bartók sotto acido”, ha detto anni dopo. “Nelle canzoni, ogni 30 secondi succedeva qualcosa di diverso. Qualsiasi assolo suonasse, Eric [Werner] ci piazzava un accordo di Mi il più forte e lungo possibile, indipendentemente dalla tonalità della canzone”. Must I Perform è il lato B del loro primi 45 giri Frozen Darling. Preistoria del rock alternativo.

“Exchange of Goods” The Blackouts (1981)

Le cose si fanno più serie quando Rieflin fonda i Blackouts con Eric Werner. Chiedete ai musicisti di Seattle che erano giovani nei primissimi anni ’80. Vi diranno che i Blackouts erano qualcosa di speciale. La svolta arriva quando qualcuno allo Showbox di Seattle ruba il sintetizzatore di Roland Barker che passa al sassofono. Il sound diventa primitivo e viscerale, con vari richiami alla no wave. Si va verso l’art pop.

“Five Is 5” The Blackouts (1980)

Un piccolo passo indietro, al 1980, per ricordare che Rieflin non era solo un batterista, ma un polistrumentista. Lo provano le innumerevoli session in cui ha suonato sintetizzatori, chitarre d’ogni tipo, basso, organo, persino il bouzouki (coi R.E.M.). Uno dei primi esempi della sua versatilità è Five Is 5 in cui suona tutti gli strumenti.

“Stigmata” Ministry (1988)

I Blackouts si trasferiscono da Seattle a Boston e incontrano in studio Al Jourgensen. Vanno poi a San Francisco per seguire la futura moglie di Bill, Francesca Sundsten, che frequenta in California una scuola d’arte. I Blackouts si uniscono al progetto di Jourgensen, i Ministry. E così, Rieflin diventa batterista di una band industrial, una scena che frequenterà per molti anni.

“Endless Days” Bill Rieflin (1999)

Nel 1994 Rieflin lascia i Ministry. Non è interessato alla piega metal che sta prendendo la musica del gruppo. Il suo ultimo atto: rifiutarsi di suonare una cover di Lay Lady Lay di Bob Dylan. Vuole fare nuove esperienze, desidera variare il menu musicale. Suona con un gran numero di musicisti, e non sempre e solo la batteria, da Robert Fripp dei King Crimson (un maestro per lui, che ha frequentato la Guitar Craft) ai Nine Inch Nails, dagli Swans ai KMFDM. Nel 1999 pubblica l’album solista End of a Giant registrato con Fripp e Chris Connelly dei Revolting Cocks e dei Ministry.

“Lies Of The Living Dead” Minus 5 (2000)

Nel 1999 Rieflin fa amicizia con Scott McCaughey degli Young Fresh Fellows, uno dei musicisti chiave delle scene underground prima di Seattle e poi di Portland. I due, per qualche motivo, non si erano mai incontrati. McCaughey lo coinvolge in una band chiamata Minus 5 dove suona anche Peter Buck dei R.E.M. “Non immaginavo che cosa sarebbe successo quando gli ho chiesto all’ultimo minuto di suonare a un concerto dei Minus 5 nel gennaio 2000. Non sapevo che Ringo e Keith Moon fossero più radicati nel suo modo di suonare la batteria di Bill Bruford o Elvin Jones”. I Minus 5 sono sempre rimasti una band per pochi, anzi pochissimi cultori, ma Lies Of The Living Dead ha avuto un relativo successo grazie a Little Steven, che l’ha suonata nel suo programma radio Underground Garage.

“One Way Street” Mark Lanegan (2001)

Una delle incisioni che Rieflin ricordava con maggior piacere era One Way Street, l’unica canzone di Field Songs di Mark Lanegn in cui aveva suonato. La incise in un’ora e poi la dimenticò. Quando uscì l’album l’ascoltò, non si riconobbe e pensò che Lanegan “avrebbe dovuto usare in tutto l’album il tizio che suona la batteria in questo pezzo, è davvero bravo”.

“Leaving New York” R.E.M. (2004)

Il gruppo di Michael Stipe ha perso da tempo il batterista fondatore Bill Berry e per un certo periodo si è affidato a Joey Waronker. Tramite McCaughey e Buck, viene reclutato Rieflin che partecipa alle session di Around the Sun e va in tour con la band (suonerà anche nei successivi Accelerate e Collapse into Now). Il suo approccio all’epoca? “Semplifica, semplifica, semplifica”, come dimostra Leaving New York. “Era un gentiluomo, ma sapeva picchiare di brutto sulla batteria”, ha scritto il bassista dei R.E.M., Mike Mills.

“21st Century Schizoid Man” King Crimson (2016)

Nel 2013 Rieflin viene coinvolto da Robert Fripp, in una delle più impressionanti formazioni dei King Crimson, un mostro di potenza e precisione con ben tre batteristi che nei concerti vengono messi sul fronte del palco, un’idea che poi verrà articolata e cambiata. La moglie di Rieflin, Francesca Sundsten, disegna il ciclope sulla copertina del disco dal vivo del 2016 Radical Action to Unseat the Hold of Monkey Mind, dove Rieflin suona con Gavin Harrison e Pat Mastellotto. In una successiva formazione in una delle tre batterie siede Jeremy Stacey, mentre Rieflin è alle tastiere. Il giorno in cui Rieflin è morto, ha scritto Fripp, “il cielo di Seattle era grigio. Non appena è volato via, il cielo si è rasserenato per quindici minuti”.

“The Arrival” Filthy Friends (2017)

Uno degli ultimi progetti in cui Rieflin è stato coinvolto sono i Filthy Friends, gruppo in cui l’amico Peter Buck e Corin Tucker delle Sleater-Kinney sono i principali autori e in cui suonano, nella prima formazione, anche Scott McCaughey, Kurt Bloch dei Fastbacks e Krist Novoselic dei Nirvana. Rieflin siede alla batteria e partecipa alla produzione e al mix. La moglie Francesca è autrice della copertina dell’album. È scomparsa nel marzo 2019 a causa di un linfoma.

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