La storia del gennaio più incredibile della vita di David Bowie | Rolling Stone Italia
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La storia del gennaio più incredibile della vita di David Bowie

Pubblicava capolavori che nessuno ascoltava. Poi è diventato Ziggy, ha scritto ‘Starman’ ed è partito per promuovere un disco inesistente. Tutto in un mese, 50 anni fa: ecco la storia di quel gennaio 1972

David Bowie nel 1972

Foto: Armando Gallo/Gettry Images

L’8 gennaio di 50 anni fa, David Bowie festeggiò il venticinquesimo compleanno nella sua villetta di Beckenham, alla periferia di Londra. Era in uno stato di grande eccitazione ed entusiasmo. Un disincantato giornalista musicale dei nostri giorni lo avrebbe archiviato come un caso disperato, e già molti suoi contemporanei condividevano questa sensazione.

Non aveva nulla di cui essere entusiasta. Non era più un ragazzino, era già padre di famiglia, incideva dischi da otto anni, e solo una volta era entrato in classifica: qualche anno prima, con quella tetra Space Oddity, n. 5 nel Regno Unito grazie soprattutto alla BBC, che l’aveva usata per commentare le immagini dell’allunaggio. Quel singolo lo salvava dal limbo dei cantanti falliti. Ma solo per inserirlo in quello altrettanto malinconico delle meteore.

La sera del suo compleanno, il suo nuovissimo album Hunky Dory (uscito il 17 dicembre) malgrado alcune recensioni incoraggianti languiva del tutto ignorato nei negozi di dischi, così come il singolo Changes (uscito il 7 gennaio 1972 nel Regno Unito). Nessuno, forse nemmeno lui, in quel momento avrebbe scommesso che mezzo secolo dopo sia loro, che alcuni dei brani già pubblicati inutilmente fino a quel momento (Life on Mars?, The Man Who Sold the World) sarebbero stati guardati come pietre miliari. No: David “Bowie” Jones stava compiendo 25 anni con un ragguardevole carico di piccoli fallimenti.

Nessuno dei suoi quattro album era piaciuto al pubblico. La sua esibizione al festival di Glastonbury, praticamente all’alba, era stata a malapena notata da poche decine di hippie addormentati. Il suo incontro con Andy Warhol a New York si era risolto in pochi minuti, con l’artista americano infastidito e gelidamente ostile. La ragazza di cui era innamoratissimo lo aveva mollato per seguire una carriera cinematografica all’estero. Si era consolato sposando una ragazza americana intraprendente e scatenata, che sembrava più una manager che una compagna. Intanto il vero manager non pensava granché a lui o al suo album, perché cercava di fare un colpo molto più grosso, il giovane Stevie Wonder.

Le sue iniziative per farsi un po’ notare – per esempio, le foto vestito da donna col neonato battezzato, ehm, Zowie – avevano fatto pochissimo scalpore anche presso un giornalismo come quello britannico affamato di eccentrici. Nonostante tutto ciò, tutti quelli che lo conoscevano trovavano toccante il suo entusiasmo e la sua capacità di non darsi per vinto. E in effetti, fu proprio in quei giorni, a scadenze ravvicinatissime, che fece le cose che lo lanciarono finalmente in orbita – e non più come meteora. Ebbe un gennaio interessante, David Bowie, cinquant’anni fa.

8 gennaio 1972

La sera del suo compleanno appare agli invitati con il suo nuovo look, con la tuta verde e il nuovo taglio e colore di capelli studiato con Sue Fussey, la ragazza di Mick Ronson. L’ispirazione è una foto di Christine Walton su Vogue. È un look decisamente diverso da quello che appare sulla copertina del singolo uscito il 7 gennaio, Changes, che riproduce la foto di copertina di Hunky Dory. Alla festa c’è anche Lou Reed, a Londra per incidere il suo primo album solista – destinato a vendere persino meno di Hunky Dory.

11 gennaio 1972

Con Mick Ronson, Trevor Bolder e Woody Woodmansey incide alcuni brani per il programma di John Peel alla BBC. I master della registrazione sono andati persi, e la sessione è stata ricostruita dai fan. Hunky Dory è rappresentato solo da una canzone (Queen Bitch). La band suona invece alcuni dei pezzi che appariranno sul disco successivo: Ziggy Stardust, Lady Stardust e Hang On To Yourself – quest’ultimo, un nuovo arrangiamento di un brano che aveva pubblicato con l’amico Freddie Burretti con lo pseudonimo Arnold Corns. Chiude l’esibizione una cover di I’m Waiting for the Man dei Velvet Underground.

12-15 gennaio 1972

È nei Trident Studios di Londra con la band e il produttore Ken Scott: con loro prova due nuovi brani: Suffragette City e Rock’n’Roll Suicide, suggerita dalla moglie Angie per chiudere i concerti con un crescendo melodrammatico. A quel punto i pezzi accumulati da novembre, contando anche gli scarti di Hunky Dory, iniziano a essere tanti. Dalla tracklist del futuro album vengono perciò scartati alcuni brani su cui Bowie puntava moltissimo a dicembre: Amsterdam di Jacques Brel, Holy Holy, Looking for a Friend, Velvet Goldmine, Sweet Head, Round and Round di Chuck Berry. Le ultime tre in particolare erano legate a un’idea di concept album costruito sulle vicende di un personaggio chiamato Ziggy Stardust. Ci penseranno altri elementi a rendere tutta l’operazione un po’ concettuale (si sa, concettualizzare serve sempre).

13 gennaio 1972

Esce anche nel Regno Unito Arancia Meccanica di Stanley Kubrick. Pochissimi giorni dopo Bowie porta la band e gli amici a vederlo in comitiva. Così come 2001 Odissea nello Spazio gli aveva dato slancio per quel fatidico unico mezzo successo del 1969, la nuova distopia kubrickiana gli dà un’immagine di come dovrebbe presentarsi il gruppo. Con il fotografo Brian Ward i neobattezzati Spiders From Mars scattano le foto che appariranno sul disco, chiaramente ispirate ai drughi del film tratto dal libro di Burgess.

16 gennaio 1972

È la data considerata più probabile per lo scatto della copertina dell’album: il fotografo è sempre Brian Ward, che ritrae Bowie per strada, in Heddon Street, a Londra; le foto sono in bianco e nero, e saranno colorate in studio.

ziggy stardust bowie

17-19 gennaio 1972

Concede un’intervista con cui lui e il manager Tony DeFries sperano di fare un po’ di chiasso, alla rivista musicale Melody Maker. Bowie dice al giornalista Michael Watts: «Sono gay e lo sono sempre stato». Watts trascriverà la frase, commentandola con un perplesso «Mmmmmmmm» (esattamente otto emme) e aggiunge: «Lo dice con un sorriso studiato». Negli uffici di DeFries, Watts ascolta un nastro con Five Years e altre canzoni che finiranno su un nuovo album. «Anche se Hunky Dory è appena uscito», annota il cronista, che constata che l’album, che pure diventerà uno dei più amati dai fan, è già molto lontano dai pensieri del suo interlocutore.

18 gennaio 1972

Altra BBC Session, questa ascoltabile oggi nell’album Bowie at The Beeb, pubblicato nel 2000. I brani sono gli stessi eseguiti la settimana prima, con l’aggiunta di Five Years.

20-28 gennaio 1972

Con la band entra nel Theatre Royal, Stratford, per le prove di un tour che ruoterà attorno alle canzoni del nuovo album. Non Hunky Dory: Ziggy Stardust. Arriverà nei negozi solo in estate, ma chi ha tempo per questi dettagli.

22 gennaio 1972

Esce l’intervista su Melody Maker, ma con grande scorno di Bowie e di DeFries il titolo principale in copertina gli viene sottratto da una break-up news, in senso letterale: i King Crimson annunciano lo scioglimento (sarebbe successo altre volte). Durante l’intervista Bowie rivela che l’album in arrivo si chiamerà The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars. Dice anche: «Sto per diventare popolarissimo, e la cosa mi mette un po’ di paura. Perché so che quando raggiungerò la cima, verrà il momento in cui ne sarò buttato giù, e sarà uno scossone forte».

26-28 gennaio 1972

In uno degli ultimi giorni di prove, Dennis Katz della RCA dice a Bowie che The Rise and Fall eccetera gli sembra molto buono, ma manca un singolo. Secondo le testimonianze dei presenti, Bowie risponde «okay» e nel giro di 24 ore scrive la canzone che lo imporrà nel Regno Unito: Starman. Verrà incisa per ultima, nei primissimi giorni di febbraio. Uscirà come singolo il 28 aprile.

29 gennaio 1972

Il concerto di apertura del “nuovo corso” si tiene al Friars Club di Aylesbury. In programma a febbraio c’è il tour inglese di Ziggy Stardust, basato su un sacco di canzoni appartenenti a un disco che non c’è ancora. Il primo show si apre con Hang On to Yourself, subito seguita da Ziggy Stardust: brani che solo da metà giugno il pubblico ascolterà su un album. Quantitativamente, i brani da Hunky Dory sono già superati. Ad ascoltare in mezzo al pubblico ci sono, tra gli altri, un chitarrista di 25 anni e un batterista di 23 che stanno facendo fatica a sfondare. Sperano che il loro nuovo cantante Farrokh Bulsara li aiuti: una volta, da commesso, ha anche venduto un paio di stivali a Bowie. In effetti il suo capo glieli ha regalati, perché non aveva soldi per comprarli. Il chitarrista, Brian May, si trova al concerto perché trascinato dal batterista, Roger Taylor, che segue Bowie con curiosità. Se May è sbalordito da quel che vide, Taylor non lo è meno di lui: «La prima volta che l’ho visto era vestito da donna, la seconda volta erano tutti alieni». Nei mesi successivi si incroceranno negli studi Trident di Londra; molti anni dopo, in Svizzera, scriveranno un enorme successo in poche ore… sotto pressione. Ma questa è un’altra storia. Però, a suo modo, è anche lei resa possibile dal mese di gennaio 1972, forse il gennaio più interessante della vita di David Bowie. Se ci sono rockstar che hanno avuto gennai più intensivi, non ci vengono in mente. Al momento.

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