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La rivincita delle vixen, le ragazze oggetto dei video hip hop 


Sono le co-protagoniste, spesso senza nome, dei grandi video rap di fine anni ’90. L’industria le oggettificava, una generazione si identificava con loro e ora rende loro omaggio sui social

Foto: Michael Loccisano/Getty Images

Il termine video vixen è utilizzato per descrivere le donne che nei video hip hop di fine anni ’90 e inizio anni Zero ricoprono il ruolo di ballerine o interessi amorosi. La vixen è generalmente presentata come una dea contemporanea. È a lei che va l’ammirazione degli artisti che le fanno la serenata a favore di camera, con un trattamento al limite dell’oggettificazione. Chi vede il video non conosce il suo nome, al contrario di quelli degli artisti che cantano per lei. L’assenza di identificazione significa che chiunque può essere una vixen, tutte possiamo essere splendide donne per cui valga la pena cantare.

La figura della video vixen è particolarmente importante nella cultura giovanile, perché ha avuto un impatto profondo su generazioni che ora esigono rappresentazioni più inclusive nei media. «Riesco a identificarmi con una vixen perché sono una donna con la pelle nera, ho caratteristiche uniche e so di essere bella», dice l’influencer Mary Poppin. «Da piccola, guardavo quei video con ammirazione. Li guardavo e pensavo: non vedo l’ora di crescere per essere come lei».

L’ammirazione per le video vixen e lo stile che avevano nei primi anni Zero oggi si esprime soprattutto su TikTok, dove il relativo hashtag viaggia a quasi sei milioni di visualizzazioni.

Shardell Todd, che crea contenuti video sulla piattaforma come @themoderndiva, ricorda le vixen della sua adolescenza e come hanno influenzato il nostro rapporto online con la nostalgia. «Ti ricordano l’infanzia. Niente può battere l’eccitazione che si provava quando tornavi da scuola, accendevi la tv e vedevi la tua vixen preferita. Non avevamo i social, c’era qualcosa di esclusivo nel beccare il tuo video preferito o una première».

Quelle stesse vixen hanno definito uno stile che sembra tornato di moda con la Gen Z. La content creator Diamond Taylor sottolinea che lo stile delle vixen di fine anni ’90 è «lo stile della cultura nera». Si può riassumere così: jeans a vita bassa, mini crop-top, tute, catene e minigonne, con accessori come grossi occhiali da sole, orecchini a cerchio, collane e tacchi alti. Secondo Taylor, «i vestiti in jersey, le minigonne, gli orecchini e i capelli neri, le magliette Baby Phat e gli occhiali scuri» erano centrali per quell’idea di moda.

Le video vixen degli anni Zero avevano stile ed erano la personificazione della figaggine da Instagram di oggi, hanno contribuito a creare il panorama di quello che oggi è considerato bello, soprattutto dalle donne più curvy.

Oggi, però, le vixen hanno più controllo sul loro pubblico e possono condividere le loro esperienze direttamente. La maggior parte della discussione su di loro che avviene sui social si concentra sul loro posizionamento nei video. In molti sottolineano l’evidente squilibrio di importanza rispetto agli artisti. Parte del lavoro delle vixen era proprio quello di farli brillare più intensamente.

Kendal Bernardez, una video vixen professionista nota come la regina dei cameo, è apparsa nei video di Drake, Future, Young Thug e altri. È diventata virale su TikTok dopo aver raccontato le sue esperienze.

«Ci sono pro e contro, certo. In generale direi che è divertente. Essere truccata, messa al centro dell’attenzione, venire pagata per essere bella davanti a una telecamera e far festa con una celebrity è fantastico. Allo stesso tempo, però, tutto si concentra sul tuo corpo e il tuo aspetto, quindi c’è un certo grado di oggettificazione. Sembra che l’industria ti consideri letteralmente un oggetto».

Mirenda Huerta è un’altra vixen, apparsa in video di Tyga, Travis Scott e Gunna. Anche lei ha raccontato la sua storia su TikTok, raccogliendo più di 900 mila visualizzazioni.

«I capelli, il trucco, il guardaroba e le location fighe sono sempre un piacere, ma quello che la gente non vede sono le dieci ore passate sul set a lavorare, spesso fino all’alba del giorno dopo», racconta. «Sarebbe bello vedere il nostro nome nei crediti, ma capisco che siamo lì per far brillare gli artisti. E anche solo essere vista da milioni di persone è un’esperienza toccante».

Ora che la nostra cultura è così affascinata dagli anni Zero e si basa sulla nostalgia per la musica e la moda di quel periodo, è arrivata l’ora di riconoscere che le video vixen sono le it girl originali. Senza di loro, la musica non sarebbe stata la stessa.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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