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La realtà virtuale è il futuro della musica live?


Dopo Travis Scott su ‘Fortnite’, l’industria sta organizzando show virtuali più immersivi dei live casalinghi che si sono visti all'inizio della pandemia. La vera svolta sono i visori VR, che permettono esperienze mai viste prima

La versione digitale di John Legend in concerto su Wave

Jean-Michel Jarre pensava che ai concerti in streaming mancasse qualcosa, quindi ci ha aggiunto la droga virtuale.

Il pioniere dell’elettronica francese ed ex presidente della Confédération Internationale des Sociétés d’Auteurs et Compositeurs è uno dei grandi sostenitori dei concerti in realtà virtuale, un format che è cresciuto notevolmente a causa del coronavirus. Ora che gli streaming ripresi con l’iPhone sono diventati mainstream, molti artisti stanno cercando un altro modo per andare oltre ai concerti in cameretta che hanno definito la quarantena e gli spettacoli ad alto tasso tecnologico (esperienze da vivere indossando un visore in realtà virtuale, o show ospitati da videogame di largo consumo) sono una soluzione particolarmente attraente.

Il concerto che Jarre ha tenuto il 21 giugno, attirando centinaia di migliaia di visualizzazioni sia in VR che su YouTube, ha permesso ai fan che possedevano un headset di interagire l’uno con l’altro attraverso avatar. C’erano tutti gli elementi tipici dei concerti di musica elettronica: beat folli, luci psichedeliche e “pillole” che fanno cambiare il colore dello schermo, così da mandare il pubblico in trip digitale.

«Quando è arrivato il cinema, la gente pensava che fosse un trucco, come il circo», dice Jarre. «Non pensavano che sarebbe diventato arte, non lo capivano. Credo che qualcosa di simile stia accadendo con la realtà virtuale».

L’attenzione dell’industria per questi concerti high tech, che offrono al pubblico più interazione e immersione del classico streaming, segue il successo dell’evento Astronomical che Travis Scott ha organizzato su Fortnite lo scorso aprile, quando 27 milioni di spettatori hanno catapultato il nuovo singolo The Scotts al primo posto in classifica e attirato le invidie dell’intera industria discografica.

Wave, una delle piattaforme virtuali più popolari del mondo, ha attivato una partnership con artisti come Lindsey Stirling, Tinashe e John Legend per organizzare spettacoli simili. Il concerto di Legend, in particolare, era la prima occasione per Wave per lavorare con degli sponsor corporate – la rivista People, Yamaha e Ad Council – e con il suo mezzo milione di spettatori è stato il maggiore successo registrato dalla piattaforma.

A giugno, Wave ha annunciato un finanziamento con gli investitori Scooter Braun e Alex Rodriguez, e l’azienda ha siglato delle partnership con Warner Music e Roc Nation per lavorare con altri talenti. Come molte società di streaming, Wave dice di non voler sostituire i concerti, ma di offrire un’esperienza completamente nuova. Nonostante i numeri di Wave siano molto aumentati durante la pandemia, il CEO Adam Arrigo dice che il trend è iniziato molto prima.

«Ci sono più persone che ci contattano perché il valore della nostra offerta non è mai stato così evidente», dice Arrigo. «Chi inventa qualcosa di nuovo deve affrontare numerose sfide: non solo non esistono copie della tua idea, ma devi spiegarla continuamente per far capire agli altri qual è il suo vero valore. Ora tutti l’hanno capito per via delle cancellazioni dei concerti e degli show su Fortnite».

Wave nasce come azienda di “pura realtà virtuale” e il suo obiettivo è convincere gli utenti a usare headset come l’Oculus Rift di Facebook, ma nel corso degli anni ha trovato il successo grazie a spettacoli animati che non richiedono alcun visore. Gli utenti che scaricano l’app di Wave su Steam possono creare il loro avatar e interagire con gli altri durante gli spettacoli.

Il prossimo passo sarà monetizzare gli stream. Oltre a nuovi sponsor, Wave proporrà eventi con un biglietto, acquisti in-app e altro merchandising virtuale. «Prima pensavamo che il nostro pubblico fosse diviso in due categorie: i gamer e gli appassionati di musica. Nei primi quattro anni di vita dell’azienda, con l’esplosione di questi videogame-lifestyle, queste categorie si sono sovrapposte sempre di più», spiega Arrigo.

E aggiunge: «È importante che l’azienda lavori con artisti come John Legend, perché non è associabile allo zoccolo duro del nostro pubblico, che sono i gamers. Tuttavia, il suo show su YouTube ha elementi che vengono dal gaming. L’obiettivo è connettere gli artisti con i fan, e la tecnologia dei videogiochi permette di farlo. Ma non serve saper giocare a Fortnite per godersi un concerto di Wave».

Altre aziende di realtà virtuale, come la francese VrRoom – che ha organizzato uno show di Jarre trasmesso su VRChat – si stanno concentrando sui concerti vissuti attraverso gli avatar. Il CEO Louis Cacciuttolo dice che l’azienda sta lavorando a un’opera virtuale e molti festival europei di musica elettronica hanno chiesto informazioni sulla piattaforma.

Dall’altra parte, MelodyVR permette agli utenti di vedere luoghi reali, e non animazioni, attraverso telecamere a 360 gradi. Prima della pandemia, MelodyVR trasmetteva versioni VR dei concerti. Durante la pandemia, ci ha detto il CEO Anthony Matchett, la sua offerta è aumentata di 10 volte rispetto al passato, e i download dell’app sono cresciuti del 1000%. Durante il lockdown Melody ha offerto i live gratuitamente, ma Matchett dice che presto potrebbero implementare un paywall. La piattaforma ha permesso a locali chiusi di Los Angeles e Londra di offrire agli artisti concerti in streaming.

«Vogliamo che gli artisti possano suonare un concerto sul palco al massimo delle potenzialità, non ci interessa l’ennesimo live dal divano di casa», dice Matchett. «Quella roba aveva un senso quando la pandemia è iniziata, ma ne abbiamo visti abbastanza ed è invecchiata in fretta. Per quanto riguarda il nostro contenuto, adesso è fondamentale offrire qualcosa di unico». Nella serie Live From LA è apparso anche Legend, insieme a Jojo e Cyprus Hill, oltre a una partnership con Wireless Festival che ha proposto artisti come 24KGoldn e Saweetie.

La tecnologia ha ancora margini di crescita. Oggi un’esperienza in realtà virtuale può ancora essere goffa e piena di glitch, e gli headset non sono ancora diffusi nella massa. Per questo, Wave si concentra di meno sulla pura realtà virtuale, perché è convinta che diventerà popolare solo tra qualche anno. Fino ad allora, Wave è convinta che i concerti “videogiocati” siano il perfetto cavallo di Troia per far sì che gli utenti si appassionino al VR. Anche MelodyVR, che offre contenuti solo per headset, sa che la realtà virtuale è ancora lontana dal mainstream.

Lo streaming non ha beneficiato solo dell’isolamento del pubblico, ma anche dell’interesse degli artisti determinati a connettersi con i fan. Anche dopo il lockdown «i tour saranno diversi per diversi anni, così come la percezione dei consumatori», spiega Matchett. «A volte le cose cambiano grazie ad alcuni eventi, a dei catalizzatori. A volte, le cose che sono in piena vista non vengono notate finché la gente non è costretta a farlo».

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