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La playlist immaginaria del romanzo di Don DeLillo ‘Il silenzio’

L’incomunicabilità, la tecnologia, la solitudine, la disperazione, l’apocalisse: il rock ha già cantato i temi evocati dallo scrittore americano nel suo ultimo libro. Ecco come

The Edge e Bono durante il tour di 'Zooropa', 1993

Foto: Paul Bergen/Redferns

Manhattan, 2022. In un appartamento dell’East Side di New York si consuma l’ultima luce di questo secolo e forse inizia una nuova era. Diane e Max, una coppia in pensione, attendono insieme a Martin, ex studente di lei, la finale del Super Bowl. Tessa e Jim li stanno raggiungendo in volo da Parigi dopo la prima vacanza post pandemia. Ma accade qualcosa, vacillano l’aereo e lo schermo della tv. Tutti gli schermi si spengono. Mentre l’oscurità prende il sopravvento, le persone tornano, con difficoltà, a comunicare.

È la trama de Il silenzio, l’ultimo romanzo di Don DeLillo, uno degli scrittori americani più autorevoli e profetici del nostro tempo. L’oscurità, la mancanza di comunicazione, il senso di disperazione, la solitudine a cui ci hanno portato le nuove tecnologie, la velocità con cui ci siamo prima presi il mondo e poi ci siamo lasciati inghiottire sono temi che appartengono da sempre anche alla musica. Peter Gabriel, ad esempio, ha evocato l’apocalisse, gli U2 hanno urlato al mondo il vuoto comunicativo e il bombardamento della tv, i Placebo hanno raccontato la solitudine social. In Italia, Francesco De Gregori ha scritto un pezzo poetico e visionario che sembra anticipare il romanzo di DeLillo.

Tutte queste canzoni rispondono al quesito fondamentale che ci pone lo scrittore americano: siamo sicuri di non desiderare il ‘guasto’ descritto nel libro?

“Numb” U2

La prima immagine che avrete davanti nel libro e che vi rimarrà impressa è quella di Max, il pensionato che attende con le sue noccioline il Super Bowl e non dà retta a nessuno, come se lo schermo fosse diventato il suo unico interlocutore, tanto da recitare a memoria le pubblicità. È quel che accade a The Edge in Numb, brano del 1993 che racconta persone talmente schiave della tv da essere intontite e non reagire a ciò che accade al di fuori di essa. “Non muoverti, non parlare fuori tempo, non pensare, non preoccuparti, va tutto bene”. Ecco il senso delle prime pagine de Il silenzio: viviamo in maniera disperata e la consideriamo felicità.

“Here Comes the Flood” Peter Gabriel

“Tutte le cose strane vanno e vengono, come avvertimenti precoci… non ha senso andare, non possiamo nemmeno scegliere da che parte stare. Signore, ecco che arriva il diluvio”. Here Comes the Flood sarebbe potuto essere il sottotitolo del libro. Quel che accade nell’appartamento dell’East Side e in tutto il mondo somiglia al diluvio di cui canta Peter Gabriel, ma è un diluvio psicologico, mentale. L’umanità è andata in tilt, è schiava della tecnologia. Nessuno meglio di Gabriel riesce a rappresentare questo silenzio e la tecnologia che inghiotte l’uomo fino a renderlo invisibile.

“The River of Dreams” Billy Joel

Di questa canzone si sa poco se non che tutto si svolge durante una lunga camminata nel sonno e che la melodia è talmente allegra da far sembrare tutto paradossale. Anche Jim e Tessa preferiscono “prendere sonno” piuttosto che stare in compagnia. Ma anche nei sogni, come nella canzone, si rivivono le paure e tutto quello che nella realtà non si è in grado di attraversare. Se anche nei sogni, come canta Billy Joel, la strada è dura, in salita e non si hanno più le forze per andare avanti, perché allora non svegliarsi e affrontare quello che ci sembra insormontabile? Camminare sì, ma non più nel sogno, fuori, come chiede DeLillo, fuori da tutto quello che crediamo (sbagliando) ci possa proteggere.

“Politik” Coldplay

“Guarda la terra dallo spazio, tutti devono trovare un posto, dammi tempo e dammi spazio, dammi la verità, non darmi il falso, dammi forza, riserva il controllo, dammi amore e dammi un bacio. Nella confusione, fiducia” . La canzone dei Coldplay somiglia all’elenco delle parole che Jim e Tessa si scambiano sull’aereo di ritorno da Parigi. Quando tutti gli schermi a bordo diventano neri, le loro parole e i loro sguardi continuano a spezzare il silenzio che potrebbe rappresentare la caduta e la morte infine. La fiducia negli occhi dell’altro, l’amore scambiato veloce nel bagno, mentre tutto intorno il panico e l’atterraggio di fortuna che nella canzone immaginiamo rappresentato dal minuto 2:50. La fortuna di rimanere vivi, e fuori il buio.

“Too Many Friends” Placebo

L’abuso della tecnologia e la dipendenza da cellulari è tossica e distruttiva. Brian Molko canta di come il concetto di amicizia sia stato sostituito da quello di contatto e del fatto che di tutti quegli amici virtuali in realtà non ne conosca nemmeno uno. Quello che c’è fuori dai social spaventa. Ed è la sensazione che hanno i personaggi del romanzo che non guarderanno mai fuori dalla finestra dell’appartamento. La vita reale non è quella che le persone conoscono e le mura di casa sono l’unica cosa che riesce a proteggerli, in attesa che arrivi un segnale o che magari non arrivi più.

“God’s Gonna Cut You Down” Johnny Cash


Diane, ex professoressa di fisica, invoca la presenza di Dio attraverso il ricordo sfocato di un viaggio a Roma. Parla della Cappella Sistina e dei Musei Vaticani senza però nominarli. Invoca Gesù con l’affanno chi sa di aver peccato (diventando schiava della tecnologia). Ricorda God’s Gonna Cut You Down, dove Johnny Cash canta la perdita della fede e l’essere peccatore e quindi uomo smemorato (perché chi pecca non ricorda la strada per la fede). Nessuno dei protagonisti è credente, ma tutti vorrebbero redimersi. “Prima o poi Dio ti spezzerà, vallo a dire a quel bugiardo dalla lingua lunga, dillo al vagabondo, al giocatore d’azzardo… dillo al cavaliere di mezzanotte, diglielo che Dio li farà a pezzi”, canta Johnny Cash, un po’ come nel romanzo in cui Diane raccoglie le immagini della sua fede e dell’umanità ormai in pezzi.

“Not Dark Yet” Bob Dylan

La canzone di Dylan sembra descrivere il momento vissuto da Max, il pensionato che aspetta il Super Bowl seduto davanti allo schermo che continua a fissare bevendo bourbon, come se aspettasse un segnale dalla tecnologia. Ma il segnale non arriva e Max è l’unico a uscire fuori, ad avere il coraggio di camminare per strada e tornare a quello che c’era prima dell’avvento di internet e della tecnologia. È l’unico in un certo senso a capire che quel silenzio è una fortuna. Come Dylan della canzone, Max non sente più nessuna preghiera, non sa perché sta andando verso la casa dove è nato, non sa perché ha avuto il coraggio di uscire. Cerca solo di farsi spazio in mezzo alle persone, come fa Dylan cercando spazi nei ricordi.

“Lettera da un cosmodromo messicano” Francesco De Gregori

Tutti sembrano vivere in un racconto di fantascienza. E come diceva Kurt Vonnegut, la fantascienza è una scienza che si occupa soprattutto del passato. La canzone di De Gregori dove il bosco “piano piano si riprende le case” descrive quello che gira nella testa di Max, il ritorno alla vita prima della dipendenza da cellulari, tablet, pc, tv. Così come De Gregori si rifugia in un cosmodromo e osserva da lontano, i protagonisti del romanzo rimangono chiusi nell’appartamento dell’East Side e anche per loro, nonostante il vuoto imposto dalla tecnologia, “tutto è forte è chiaro, il cielo è un gigante” e la luce nonostante tutto è immensa.