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«La nostra guerra pacifica non è servita a un cazzo»: i musicisti reagiscono al blocco dei concerti

La frase del titolo è di Motta, ma non è l'unico cantante che sui social si è espresso in merito al nuovo DPCM. Ecco che cosa dicono Lodo Guenzi, Vasco Brondi, i Ministri, Boosta, Frankie, Emis Killa e altri

Motta

Foto: Foto: Claudia Pajewski/Sugar

I musicisti stanno reagendo sui social al nuovo DPCM che, fra le altre cose, blocca ogni concerto. Tra le misure presentate ieri in conferenza stampa da Giuseppe Conte – che vi abbiamo raccontato nel dettaglio qui e che sono valide fino al 24 novembre – c’è anche la sospensione delle attività di cinema, teatri e sale da concerto. «Una decisione particolarmente sofferta, il mondo della cultura è in sofferenza da mesi», ha detto Conte, che colpisce un settore che la scorsa estate aveva dato prova di organizzazione e disponibilità (qui il racconto di com’è andata).

«Un dolore la chiusura di teatri e cinema. Ma oggi la priorità assoluta è tutelare la vita e la salute di tutti, con ogni misura possibile», ha scritto su Twitter il ministro del MIBACT Franceschini. «Lavoreremo perché la chiusura sia più breve possibile e come e più dei mesi passati sosterremo le imprese e i lavoratori della cultura».

La reazione del settore è stata molto dura. Da una parte c’è la rabbia per l’inutilità degli sforzi compiuti negli ultimi mesi, dall’altra viene fatto notare che i teatri e le sale da concerto sono posti più sicuri poiché più controllati di mezzi pubblici e supermercati. A supporto di questa tesi viene citata un’indagine dell’AGIS (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo) secondo la quale «su 347.262 spettatori in 2.782 spettacoli monitorati tra lirica, prosa, danza e concerti, con una media di 130 presenze per ciascun evento, nel periodo che va dal 15 giugno (giorno della riapertura dopo il lockdown) ad inizio ottobre, si registra un solo caso di contagio da Covid 19 sulla base delle segnalazioni pervenute dalle ASL territoriali». Non è così semplice rintracciare l’origine di un contagio e l’indagine è stata compiuta tramite l’app Immuni, che a inizio ottobre era stata scaricata “solo” da 8 milioni di persone e a fine agosto era ferma a 5 milioni. Ecco cosa hanno detto gli artisti.

Motta

Motta scrive su Instagram un messaggio fra l’incazzato e lo scoraggiato, con un pensiero a chi in questi mesi ha lavorato per mettere in sicurezza gli spettacoli «nonostante nessun politico abbia mai fatto capire l’importanza dell’arte e delle persone che ci lavorano. Abbiamo perso per l’ennesima volta, la nostra guerra pacifica civile ed educata non è servita a un cazzo».

 

 
 
 
 
 
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Penso a quelle persone che hanno lavorato in questi mesi per organizzarsi a far si che spettacoli pubblici fossero degli ambienti sicuri, nonostante nessun politico abbia mai veramente fatto capire l’importanza dell’arte e delle persone che ci lavorano. Penso che abbiamo perso per l’ennesima volta, perché la nostra guerra pacifica civile ed educata per l’ennesima volta non è servita a un cazzo. A prescindere dal mio lavoro e dalla fortuna che ho, ci sono tantissime persone che hanno affrontato una depressione senza nessun tipo di aiuto, cercando di reagire con una professionalità sconvolgente, mentre tanti altri stronzi facevano finta che a marzo non fosse successo nulla. Non è fondamentale quello che facciamo, è assolutamente necessario e siccome siamo abituati da sempre a non esssere considerati, spero davvero che anche questa volta non ci fermeranno, anche se alla fine sappiamo “artisticamente” incazzarci tanto pure noi.

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Vasco Brondi

Vasco Brondi dice che nessuno «si faceva illusioni», e che era certo che il governo non avrebbe difeso i luoghi e i lavoratori della cultura: «Tutte le fabbriche sono aperte ed è salvo il pranzo della domenica al ristorante, per questo settore non è riuscito a salvare niente».

Colapesce

«Quando si parla di chiudere qualcosa, si finisce sempre per penalizzare i teatri, i cinema, i concerti. Cioè quei luoghi che dalla fine della fase uno si sono rivelati tra i pochissimi a rispettare le regole», dice Colapesce con una storia su Instagram.

Lodo Guenzi

«Io non sarei capace di governare neanche un condominio, ma una cosa mi pare chiara. O se ne esce insieme o ci si scanna», scrive Lodo Guenzi su Instagram. Il frontman dello Stato Sociale dice che il decreto «spacca a metà la società, criminalizza i ventenni col gin tonic e non gestisce i sessantenni con il biglietto della metro in tasca».

 

 
 
 
 
 
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…ma al vostro posto non ci so stare. #love #rocknroll

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Ministri

Alcuni musicisti hanno risposto al tweet di Franceschini sul «dolore la chiusura di teatri e cinema». I Ministri lo hanno fatto con ironia.

Frankie hi-nrg mc

Sempre in risposta al ministro Franceschini, Frankie scrive: «Se avete lavorato come avete fatto finora, per favore, SMETTETE IMMEDIATAMENTE!! Se non se ne fosse accorto, Ministro, siamo all’osso, ma il midollo è sempre più velenoso».

Saturnino

Il bassista risponde al ministro con un facepalm.

Boosta

Anche Boosta dei Subsonica risponde a Franceschini: «Io non so più a cosa credere. Inadeguatezza o dolo. Non riconosco, e mi ritengo un discreto moderato, altra via». E aggiunge in un secondo tweet: «E per dolo intendo quello perpetrato in malafede».

Enrico Ruggeri

Per Enrico Ruggeri «non ci sono più parole».

Emis Killa

Il rapper Emis Killa scrive su Twitter che il nuovo decreto è «un nonsense totale».

Max Collini

Max Collini (Offlaga Disco Pax) si presenta così su Instagram: «Ciao, sono Max. Il dpcm del governo dice che devo continuare a vendere magliette indie fino a nuovo ordine, per gli spettacoli invece se ne riparla non si sa quando. Mentre bevo per dimenticare voi scrivete in privato: spedizioni in tutto il mondo e prezzi covid free».

Alessandra Amoroso

Alessandra Amoroso ritwitta l’indagine AGIS sullo spettacolo dal vivo luogo sicuro.

Giorgieness

Ed ecco il buongiorno di Giorgieness, accompagnato dalla scritta “Non necessari” riferito ai lavoratori della musica e dello spettacolo. Nel testo la cantante descrive «un settore già dilaniato dall’interno, svalutato dalla facilità con cui il bene che produce circola in modo praticamente gratuito», aggiungendo che tutti i sacrifici fatti «potrebbero diventare vani. Perché non siamo necessari». I lavoratori dello spettacolo, aggiunge, «hanno dimostrato di saper fare senza aumentare i contagi, in totale sicurezza, e magari facendo passare una bella serata a qualcuno anche in un momento del genere. La cultura non può essere assimilata al solo divertimento, è qualcosa di più, è fondamentale per dare alla vita un senso diverso dal solo alzarsi la mattina e andare a letto la sera. È civiltà». Hashtag: #buongiornouncazzo.

 

 
 
 
 
 
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#dpcm #buongiornouncazzo

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