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La guida definitiva alla discografia dei Metallica

Dalle sinfonie thrash di ‘Master of Puppets’ alle hit del 'Black Album' e all’esperimento con Lou Reed, ecco gli imperdibili, i classici e gli album minori della band di Lars Ulrich e James Hetfield

I Metallica nel 1985

Foto: Fin Costello/Redferns

Quando nel 1981 James Hetfield e Lars Ulrich hanno fondato i Metallica, erano una coppia di ragazzi brufolosi, affamati d’adrenalina e ossessionati dalla velocità dei Motörhead, dalla potenza dei Black Sabbath e dai riff intricati dei gruppi della New Wave of British Heavy Metal come gli Iron Maiden e i Diamond Head. Volevano che il loro metal fosse più veloce, più potente e più intenso di tutto quello che avevano ascoltato. Una musica così non c’era e hanno dovuto inventarla, facendo nascere il thrash metal con il debutto Kill ‘Em All.

Quarant’anni dopo la loro prima jam session, i Metallica non si preoccupano più di superare ogni limite di velocità. Nel corso degli anni la loro musica è diventata più melodica e sentita, senza sacrificare la potenza sonora che li ha trasformati in una delle band più importanti del pianeta. Hanno influenzato tutti, dagli Slipknot a Yo-Yo Ma. Ecco allora una guida per navigare la loro immensa discografia, dagli anni di San Francisco a quelli degli stadi.

Gli imperdibili: “Ride the Lightning” (1984)

Kill ‘Em All li ha istantaneamente trasformati in leggende, ma è il secondo LP che ha reso definitiva l’importanza dei Metallica. Nonostante qualche hater li abbia accusati di essersi venduti per essere scesi sotto i 220 bpm, in Ride the Lightning la band dimostra grande versatilità, grazie a una canzone sul suicidio (Fade to Black), alla devastante For Whom the Bell Tolls e all’apocalittica Creeping Death, con il coro “Die! Die! Die!” che va bene sia strimpellate attorno al fuoco che per discorsi di guerra. Nel disco c’è anche spazio per la melodia e gli assoli di Kirk Hammett diventano uno dei punti di forza della band, soprattutto nell’eccellente strumentale The Call of Ktulu.

Gli imperdibili: “Master of Puppets” (1986)

Il terzo album dei Metallica è la perfezione del thrash metal, dall’aggressività fulminante di Battery ai colpi frenetici di Damage, Inc. Hetfield grida contro la tossicodipendenza (Master of Puppets), la guerra (Disposable Heroes), avidi evangelisti televisivi (Leper Messiah) e mostri lovecraftiani (The Thing That Should Not Be). L’aspetto più impressionante, però, è che ogni brano sembra una mini-sinfonia, con riff a spirale pieni di ornamenti e assoli da spezzarsi le dita. Ci sono anche momenti di grande cuore, come la discesa nella follia di Welcome Home (Sanitarium) e le melodie del bassista scomparso Cliff Burton nella strumentale Orion. «Eravamo ragazzi», ha detto una volta Ulrich a proposito del momento migliore dei Metallica. «Suonavamo musica e bevevamo birra».

Gli imperdibili: “…And Justice for All” (1988)

Il primo successo commerciale dei Metallica è anche il loro disco con meno compromessi: nove brani cupi e brutali, odissee progressive-thrash che parlano di corruzione politica (la title track), guerra nucleare (Blackened), censura (Eye of the Beholder) e parenti senza scrupoli (Dyers Eve, il momento migliore del disco). Nonostante sembri inaccessibile (e con un mix che sembra privo di basso), è un capolavoro. Il suo brano più sinistro, One – la storia di un soldato tetraplegico che spera di morire – è una delle hit più insolite di sempre, e ha portato il gruppo nelle arene. «Eravamo al massimo della forma», ha detto il bassista Jason Newsted. «Quando è uscito il video di One eravamo pronti, e il mondo era pronto per i Metallica».

Gli imperdibili: “Metallica” (1991)

Dopo aver visto il pubblico dei concerti impazzire durante i brani epici di Justice, i Metallica hanno ingaggiato il produttore dei Mötley Crüe, Bob Rock, per registrare uno dei dischi con il suono più “grosso” della storia del rock. È il cosiddetto Black Album, il disco più venduto degli ultimi trent’anni. Enter Sandman è l’inno da stadio che tutte le band cercano di replicare. Sad but True era come Harvester of Sorrow di Justice, ma più semplice, diretta e in qualche modo più heavy. La band è anche riuscita a inserire gli spaghetti Western in The Unforgiven, mistica alla Zeppelin in Wherever I May Roam e atmosfere alla West Side Story in Don’t Tread on Me. L’album contiene anche la prima ballata della loro carriera, Nothing Else Matters, rifatta da più o meno chiunque, da Shakira a Miley Cyrus.

I classici: “Kill ‘Em All” (1983)

Il debutto dei Metallica è la perfetta fusione tra l’incazzatura del punk e la precisione del metal. Sul retro-copertina ci sono quattro tizi dall’aria tranquilla, ma i 10 pezzi in scaletta (in larga parte scritti con Dave Mustaine, prima che fondasse i Megadeth) sono un attacco viscerale. Le visioni apocalittiche di Hetfield in The Four Horsemen danno vita a uno dei brani più spaventosi del metal, Seek & Destroy e Metal Militia dipingono pura violenza, il solo di basso di Cliff Burton in Anesthesia è da slogarsi la mascella. Ma è un altro il brano che rappresenta meglio l’energia dei giovani Metallica: Whiplash. “La vita è dura / Ma non ci fermeremo mai, non smetteremo / Perché siamo i Metallica”.

I classici: “Live Shit: Binge & Purge” (1993)

Undici anni prima che iniziassero a pubblicare le registrazioni di ogni concerto, questa collezione di CD e VHS (poi diventate DVD) erano il documento perfetto per scoprire i live dei Metallica. Nonostante gli show dell’era del Black Album, lunghi due o tre ore, raccontino la potenza di Sad But True e Sandman e i momenti più divertenti di Hetfield («Suona bene là fuori?». Il pubblico: «Sì!», Hetfield: «Lo so»), la vera gemma è un video del 1989 di un concerto a Seattle del tour di Justice. Mostra il momento in cui l’attitudine punk delle origini e l’adrenalina di suonare nelle arene si incrociavano per versioni spezzacollo di Creeping Death, Whiplash e Battery. Se volete ascoltare tutto il live di Seattle, la versione audio è inclusa nella versione deluxe di …And Justice for All.

I classici: “Reload” (1997)

Un anno dopo l’esperimento post grunge e gli insoliti tagli di capelli di Load, che nel 1996 aveva sconvolto i fan, i Metallica sono ripartiti. Nonostante suonino outtake delle session di Load, suonano meglio del primo volume. L’hard rock a velocità demoniaca di Fuel è ancora un punto fisso dei loro concerti, mentre The Memory Remains – un duetto cupo con la voce da strega di Marianne Faithfull – ha accorciato le distanze tra hard rock e ritornelli pop. Nascosto nella scaletta, la band ha inserito un pezzo ritmato e sottovalutato, Carpe Diem Baby.

I classici: “Garage Inc.” (1998)

I Metallica hanno sempre avuto gusto. Nel corso degli anni, hanno suonato cover di artisti NWOBHM come Blitzkrieg e Sweet Savage, di gruppi punk come Misfits e Anti-Nowhere League, e classici rock come Queen e Motörhead. Garage Inc. raccoglie gran parte di questi tributi, tra cui interpretazioni brillanti del punk-industrial dei Killing Joke (The Wait), del goth di Nick Cave (Loverman), dei vampiri danesi Mercyful Fate (un medley) e degli eroi metal Diamond Head (Am I Evil?, uno dei bis dei loro concerti).

I classici: “Hardwired… to Self-Destruct” (2016)

Nel 2008, durante le session di Death Magnetic, il produttore Rick Rubin ha spinto i Metallica a ripercorrere i passi che li avevano portati a scrivere Ride the Lightning e Master of Puppets. L’idea ha dato i frutti migliori in Hardwired, un ritorno al thrash più furioso (Hardwired), ai brani heavy per il puro gusto di esserlo (Here Comes Revenge, Dream No More) e alla loro sinfonia metal migliore dai tempi del Black Album, ovvero Spit Out the Bone.

Per approfondire: “Load” (1996)

L’enorme successo del Black Album, insieme all’effetto distruttivo del grunge sull’heavy metal, hanno mandato i Metallica fuori giri. Hanno tagliato i capelli, dipinto le unghie e sono arrivati addirittura a baciarsi in foto. La confusione, però, si manifestava soprattutto nella musica. Il thrash era sparito. Al suo posto ecco l’alt rock (Until It Sleeps), il pop-rock ottimista (Hero of the Day), le invettive radiofoniche (King Nothing) e lento doom rock (The Outlaw Torn). Non sono pessimi, ma impallidiscono di fronte a quanto fatto in passato. Nonostante la crisi d’identità, il disco sarà un successo commerciale, tanto da portarli sul palco del Lollapalooza.

Per approfondire: “S&M” e “S&M 2” (1999, 2020)

Su suggerimento del compositore Michael Kamen, che aveva orchestrato Nothing Else Matters, la band ha chiamato la San Francisco Symphony per aggiungere archi cinematografici e fiati ai loro brani più sinfonici (The Call of Ktulu, One) e anche a pezzi rock sorprendenti (Fuel, Battery). Il momento migliore è No Leaf Clover, con un refrain scritto specificamente per S&M. Il seguito è notevole per un mix migliore e una splendida versione del solo di Anesthesia, suonato dal bassista dell’orchestra.

Per approfondire: “St. Anger” (2003)

Un disco minimalista suonato al massimo della potenza. St. Anger è l’album più rozzo dei Metallica, pura ira hetfieldiana senza nessun assolo. Nonostante il disco fosse la redenzione metal dopo l’esperimento Load, dietro le quinte la band si stava disintegrando. Il risultato sono brani terapeutici (“Il mio stile di vita determina come morirò”, in Frantic) e un sacco di confusione. Tuttavia, brani come St. Anger e All Within My Hands suonano molto meglio sul palco che sul disco.

Per approfondire: “Death Magnetic” (2008)

Guidati dal mantra “tornare alle radici” di Rick Rubin, con Death Magnetic la band è finalmente tornata al suo suono originale. I riff thrash di Justice riappaiono in Broken, Beat & Scarred, lo stile del Black Album in All Nightmare Long e The Judas Kiss. Anche The Unforgiven III sembra un sequel degno del suo nome. In più, Hammett torna a fare i suoi assoli.

Per approfondire: “Lulu” (2011)

Il contributo dei Metallica a questa collaborazione con Lou Reed (che aveva anticipato il metal con i Velvet Underground) è caotico, devastante e spesso bellissimo, aggiunge luci e ombre alla reinterpretazione dell’opera dell’autore tedesco Frank Wedekind. È una raccolta artistoide e imprevedibile, ma è comunque un disco di Lou Reed e la prima esperienza dei Metallica con lo sperimentalismo. «Ho imparato a essere più libero con i testi», dirà Hetfield qualche anno dopo. «Ho imparato a dire quello che volevo».

Visioni: “Some Kind of Monster” (2004)

Uno dei documentari più rivelatori della storia della musica, Some Kind of Monster racconta i Metallica sul punto di implodere. James Hetfield era in rehab, il bassista Jason Newsted aveva lasciato il gruppo e i membri rimanenti incontravano un terapeuta per risolvere le loro divergenze. Il film è pieno di momenti imbarazzanti (un incontro tra Lars Ulrich e Dave Mustaine, lo psicologo che suggerisce testi), ma anche un documento di come la band ha salvato se stessa.

Rarità: “Hit the Lights” Metal Massacre (1982)

Un omaggio caotico al metal britannico (accreditato ai Mettallica), la prima registrazione del gruppo con un solo jazz del chitarrista Lloyd Grant.

Rarità: “The Mechanix” No Life ‘Til Leather Demo (1982)

I Metallica riproporranno questo pezzo di Mustaine con il titolo The Four Horsemen. L’originale parla di un benzinaio irascibile.

Rarità: “Stone Cold Crazy” Rubáiyát: Elektra’s 40th Anniversary (1990)

James Hetfield ha incattivito Sheer Heart Attack dei Queen gridando il testo di Freddie Mercury e aggiungendo più di una parolaccia. È un pezzo folle, con cui hanno vinto un Grammy.

Rarità: “Nothing Else Matters (Elevator Version)” singolo di Sad But True (1993)

La stessa registrazione del Black Album senza chitarre elettriche o batteria, tutta basata sull’intensità di Hetfield e sulle splendide orchestrazioni di Michael Kamen.

Rarità: “Only Happy When It Rains” Inedito (2007)

Hetfield è riuscito ad aggiungere pathos a un classico synth pop dei Garbage, trasformandolo in una ballata acustica per un concerto benefico di Neil Young.

Rarità: “White Light/White Heat” Inedito (2009)

Insieme per un concerto della Rock & Roll Hall of Fame, i Metallica e Lou Reed hanno trovato terreno comune in uno dei pezzi dei Velvet Underground (la versione del 2009 non è disponibile online, quella che trovate qui sopra viene da una performance del 2011).

Rarità: “Am I Evil?” The Big Four: Live From Sofia, Bulgaria (2010)

Metallica, Megadeth, Slayer e Anthrax insieme per un pezzo dei Diamond Head. La vera chicca, però, è vedere Mustaine fare pace con i vecchi compagni di band.

Rarità: “Hell and Back” Beyond Magnetic (2011)

La migliore outtake delle session di Death Magnetic, un pezzo che mischia l’aggressività anni ’80 dei Metallica con i groove hard rock del Black Album.

Rarità: “Diary of a Madman” Inedito (2014)

Quando il bassista di Ozzy Rob Trujillo è entrato nel gruppo, i Metallica hanno suonato una versione acustica di uno dei pezzi migliori della voce dei Sabbath.

Rarità: “Lords of Summer” Singolo digitale (2006)

Un antipasto di Hardwired che ricorda il thrash labirintino di Master of Puppets meglio di tutte le canzoni che registravano in quel periodo.

Rarità: “Disposable Heroes” Helping Hands… Live & Acoustic at the Masonic (2019)

Nel 2019 i Metallica hanno trasformato uno dei brani più potenti di Puppets in una ballata folk in stile Zeppelin, con tanto di mandolino e steel guitar. Il pezzo non ha perso nulla della sua potenza.

Rarità: “Enter Sandman” Helping Hands… Live & Acoustic at the Masonic (2019)

Con slide guitar inquietanti e chitarre acustiche, qui i Metallica trasformano una delle loro hit in una perfetta ghost song da cowboy, un po’ alla Johnny Cash.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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