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La guida definitiva agli album dal vivo dei Queen

Meglio ‘Live at Wembley’ o ‘Queen on Fire’? Freddie Mercury era più in forma nel 1975 all’Hammersmith Odeon di Londra o nel 1986 allo stadio di Budapest? Ecco i dieci dischi live della band inglese, dal peggiore al migliore

Sono noti per la magniloquenza delle produzioni in sala d’incisione, eppure i Queen hanno costruito gran parte della propria mitologia su strabilianti esibizioni dal vivo. Proprio come gli album in studio, anche i dischi dal vivo possono essere divisi in epoche distinte: i loro concerti di metà anni ’70 e della prima metà degli ’80 sembrano suonati da due band completamente differenti. Anche per questo, oltre che per il numero di pubblicazioni postume, stilare una classifica degli album live si è rivelato un compito particolarmente difficile.

10. “Live Magic” (1986)

Un’occasione mancata. L’album dal vivo che avrebbe dovuto celebrare il più imponente tour mai intrapreso dai Queen delude le attese per più motivi. La scelta di non pubblicare un singolo concerto, ma una serie di brani suonati in diverse località rende l’album frammentario. Inoltre, il fatto che si tratti di un singolo disco ha costretto la band a tagli imperdonabili, come quello toccato alla parte operistica di Bohemian Rhapsody. Peccato, visto che i Queen avevano costruito gran parte del loro mito su incredibili esibizioni dal vivo che Live Magic mostra solo in minima parte.

9. “At the Beeb” (1988)

Pubblicato originariamente nel 1989 e poi ristampato nel 1995 per il mercato americano col titolo di Queen At the BBC, At the Beeb ha il merito di mostrare ai fan come suonavano i Queen a cavallo tra i primi due album da studio. Le registrazioni risalgono a due diverse session della trasmissione Sound of the 70s e mostrano un gruppo già consapevole della propria carica live, anche se ancora acerba. L’unica pecca, oltre a quella di una distribuzione non all’altezza, resta la scelta di un numero di brani troppo esigua per soddisfare la sete di un pubblico che richiedeva da tempo nuovo materiale di quegli anni.

8. “On Air” (2016)

Ancora registrazioni dalla BBC, ma questa volta il piatto è ricchissimo. Oltre alle versioni complete delle session presenti in At the Beeb, il cofanetto comprende tutti i passaggi della band alla radio inglese. La sorpresa più gradita è rappresentata forse dall’audio del 26 ottobre 1977, con la band all’apice del successo dopo l’uscita di News of the World, che regala intensissime versioni di Spread Your Wings e My Melancholy Blues. L’edizione su sei dischi, oltre a una serie di interviste alla band, presenta estratti da tre concerti trasmessi in diretta tra il ’73 e l’86 a Londra, San Paolo e Mannheim.

7. “Live at Wembley ’86” (1992)

È probabilmente il concerto a cui il pubblico mondiale dei Queen è più affezionato. Pubblicata in VHS nel 1990, la storica tappa del Magic Tour a Wembley vide la luce in formato doppio vinile pochi mesi dopo la scomparsa di Freddie, facendo entrare il suo mito nell’immaginario pop. Il disco ha cancellato il ricordo di Live Magic, ma nel corso degli anni sono usciti altri show postumi in cui Mercury si è espresso in maniera più brillante. Comunque imprescindibile.

6. “Hungarian Rhapsody: Live in Budapest” (2012)

Dopo aver provato senza successo a suonare in Unione Sovietica anni prima, i Queen riescono a superare la Cortina di Ferro tenendo un concerto al Népstadion di Budapest il 27 luglio 1986. È un evento sensazionale che merita la pubblicazione direct to video già nel 1987 e viene stampato in versione audio nel 2012. In quell’occasione, anche il video venne corretto: la riproduzione della VHS era infatti accelerata, facendo suonare la musica un semitono più in alto. Live in Budapest mostra una band in grandissima forma, che da lì a qualche settimana non sarebbe più salita su un palco.

5. “Queen on Fire: Live at the Bowl” (2004)

Ancora un’uscita postuma e ancora un live degli anni ’80, ma questa volta il tour è quello di Hot Space. Seppur in un momento difficile, la band è strabiliante. Freddie canta a livelli che, anche a causa di vari problemi alla gola, non avrebbe più raggiunto in futuro e il gruppo lo segue a ruota. La cosa più sorprendente, però, sono i tanto vituperati brani dell’ultimo disco. Action This Day, Back Chat e Staying Power, rinfrancate dalla cura live, acquistano una forza prima inimmaginabile. Il resto è quanto di meglio si possa chiedere al gruppo in quel periodo, con brani come Play the Game, Sheer Heart Attack o Get Down Make Love destinare a scomparire da lì a breve.

4. “Live Killers” (1979)

Come nel caso di altre band illustri, la prima pubblicazione live della storia dei Queen nasce in parte dal bisogno di contrastare il crescente mercato dei bootleg. Tuttavia, è inevitabile che dopo sette album e una serie continua di tour mondiali, il gruppo desideri mostrare al mondo di avere pochi rivali in quel campo. Pur essendo ricco di sovraincisioni e composto da brani tratti da più date, Live Killers resta una fotografia stupefacente di un momento storico irripetibile e, ancora oggi, viene considerato un metro di paragone assoluto in quanto a qualità del suono. Roger Taylor ha confessato più volte di non amarlo: ce ne faremo una ragione.

3. “A Night at the Odeon” (2015)

Insieme al concerto di Houston del 1977 e al Rainbow nel 1974, la data tenuta dai Queen all’Hammersmith Odeon il 24 dicembre 1975 è da sempre una delle più collezionate dai fan in cerca di registrazioni non ufficiali. Trovandosi per la prima volta a suonare in diretta tv, nonostante A Night at the Opera stesse iniziando a trasformarli in una della band più note al mondo, la band decide di puntare principalmente sul materiale più rodato del passato. Il fatto che solo una parte di Boh Rhap e la conclusiva God Save the Queen provenissero dal loro album più ambizioso non impedì alla serata di trasformarsi nella consacrazione definitiva dei Queen. Da lì in avanti, nulla sarebbe stato più come prima.

2. “Queen Rock Montreal” (2007)

 

Ancora una volta, si decide di lavorare su materiale già conosciuto dai fan. Queen Rock Montreal non è altro che la nuova versione in CD, LP e DVD della videocassetta uscita il 10 settembre 1984 col titolo di We Will Rock You. Mai scelta fu più azzeccata, visto che lo show in supporto a The Game viene da sempre considerato uno dei più entusiasmanti della loro carriera. L’immagine di Freddie è ancora una sorta di ibrido fra quello che era stato fino a qualche anno prima e la nuova versione anni ’80. Un po’ come la scaletta, che ripercorre egregiamente la carriera di una band giunta nel nuovo decennio con la stessa classe di sempre. Difficile scegliere un highlight, ma Play the Game è sublime.

1. “Live at Rainbow ’74” (2014)

Probabilmente uno degli album più attesi di sempre dai seguaci di Freddie Mercury e compagni, Live at Rainbow avrebbe dovuto rappresentare la prima pubblicazione ufficiale dal vivo del gruppo, poi cancellata. Il regista Bruce Gowers diresse un lungometraggio uscito nei cinema britannici il 5 novembre 1976 in una versione di 30 minuti, per poi vedere la pubblicazione completa in VHS solo nel 1992. Le due serate londinesi hanno visto la luce per la prima volta in versione audio quasi quarant’anni dopo i concerti: una manna dal cielo per chi chiedeva da tempo di poter ascoltare la band a pochi anni dal debutto e con una qualità sonora consona alla grandezza delle loro performance. Da brividi la performance vocale di Mercury e Taylor in In the Lap of the God.

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