La dance del futuro si chiama amapiano e viene dal Sudafrica | Rolling Stone Italia
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La dance del futuro si chiama amapiano e viene dal Sudafrica



«Per la prima volta una musica locale viene passata di più di quella internazionale», dice Busiswa, un’artista della scena. «È il battito del cuore dei giovani». E quando riapriranno i club farà il botto

Busiswa

Foto: Oupa Bopape/Gallo Images via Getty Images

Durante il festival Afropunk di Capodanno del 2019, in Sudafrica, DJ Moma doveva esibirsi subito dopo l’headliner Solange Knowles. Sapeva benissimo come sfangarla. Il dj, che in realtà si chiama Mohamed Hamad, è nato in Sudan e cresciuto tra Parigi e il Queens, ma era stato tante volte in Sudafrica dove si è immerso nella scena musicale. Una volta salito sul palco, si è trovato di fronte 20 mila fan raccolti al Constitution Hill di Johannesburg, un tempo sito del centro di dentenzione dove erano rinchiusi Nelson e Winnie Mandela. «Ho iniziato a suonare trap. L’amavano. Poi ho messo un po’ di Afrobeat, e ha funzionato anche quello», dice Moma. «Poi ho detto: ci sono un po’ di yanos nel pubblico?».

Il pezzo che ha messo era Labantwana Ama Uber di Semi Tee da Soweto, una hit di un nuovo genere della house music sudafricana, l’amapiano. “Yanos” è il termine slang utilizzato per indicare chi la suona e la ascolta: quella sera, praticamente tutti. Moma ha visto un oceano di fan ballare, alzare i pugni al cielo e fare giravolte. «Mai visto niente di simile», dice. «Era incredibile».

Anche durante la pandemia l’amapiano, musica dance ispirata al jazz e nata dal mix tra la house locale e l’R&B globale, è rimasto il genere più ascoltato del Sudafrica. Lo confermano i dj e gli artisti principali del Paese. «Credo sia la prima volta che un genere locale viene passato in radio più delle canzoni internazionali», dice Busiswa, superstar dell’house sudafricana che ha lavorato con Beyoncé e con una discografia che spazia tra tanti sottogeneri diversi: gqom, kwaito e adesso anche amapiano. Fino a poco tempo fa era famosa solo in Sudafrica, ma ora sta superando i confini del Paese. Gli stream globali sulle playlist a tema di Spotify sono aumentati del 116% in un anno, del 75% solo negli Stati Uniti.

In Sudafrica il genere musicale dominante è sempre stato l’Afrobeat, ma il Paese ha una lunga storia di house locale, storia a cui attingono tantissimi artisti africani. La house locale deriva dal movimento soulful house di New York, spiega DJ Moma. «È quasi un sacrilegio dirlo, ma hanno preso gli elementi della dance newyorkese – progressioni di accordi jazz, percussioni afro, voci soul – e li hanno migliorati. Soprattutto per quanto riguarda la programmazione della batteria, che ora ha un suono tipicamente africano».

A metà anni ’90 è nato il kwaito, un sottogenere esploso mentre il Paese celebrava la fine dell’apartheid. È una fusione di melodie africane, hip hop, reggae e house americana, rallentata a circa 105 bpm. Ma mentre la musica folk più positiva come il soukus congolese e il coupé-décalé in Costa d’Avorio conquistavano la parte settentrionale e quella occidentale del continente, in Sudafrica la scena è rimasta conservativa. «Una delle cose tipiche della nostra musica era la malinconia», dice Moma. «Questo è un popolo che ha vissuto momenti difficili, nessuno può capirlo».

Dal kwaito è nata l’afro house, molto popolare negli anni zero, e poi il gqom. È musica elettronica scura, veloce e intensa di Durban, tipizzata in un pezzo di Beyoncé, My Power, dove appaiono diversi artisti sudafricani come Busiswa, Moonchild Sanelly e DJ Lag, insieme al nigeriano Yemi Alade e alle americane Tierra Whack e Nija. Quel suono è arrivato al picco di popolarità nel 2018, e anche se la sua influenza non si è esaurita, all’inizio del 2019 è stato sostituto dall’amapiano. Più veloce del kwaito ma più lento del gqom, prende le linee di basso anni ’90 e le percussioni militari della house sudafricana. «È il battito del cuore dei giovani», dice Busiswa, 32 anni.

Il genere ha iniziato a diffondersi nelle città e nei quartieri residenziali segregati già dal 2016. I brani giravano su WhatsApp e hanno generato altri sottogeneri. «Ce ne sono versioni più jazz e strumentali», spiega DJ Maphorisa, produttore in parte responsabile di One Dance, la hit da record di Drake. «Ci sono brani più soul con le voci. E poi c’è quello che definiamo tech piano, che ha il clap e altri suoni della techno».

La maggior parte dell’amapiano non è cantato in inglese e Maphorisa sa che questa cosa potrebbe fermarne la diffusione globale. Il produttore, però, dice che i sudafricani, di cui solo il 17% usa l’inglese fuori casa, non amano sentire la musica locale cantata in inglese, sembra loro snob. Tuttavia, vuole incorporare elementi anglofoni nella sua musica con l’obiettivo di portarla fuori dal Paese: «Non dobbiamo esagerare, l’importante è che il pubblico capisca se si parla d’amore o di un cuore spezzato», spiega.

Secondo Busiswa, Maphorisa è conosciuto proprio perché vuole portare l’amapiano nel mainstream e segue la strada tracciata da pionieri come DJ Stokie, Junior Taurus, MFR Souls, Mr JazziQ, Josiah De Disciple e Kabza De Small. Maphorisa dice che è stato Kabza, dj e produttore di 28 anni di Pretoria, uno dei primi ad aggiungere la voce ai beat amapiano. Da solista, in Sudafrica Kabza è il più ascoltato in streaming degli ultimi due anni. Il suo album del 2020 I Am the King of Amapiano: Sweet & Dust è stato l’uscita sudafricana più popolare della storia di Apple Music. Il musicista è un fan di Maphorisa, e nel 2019 hanno formato insieme il duo Scorpion Kings e pubblicato cinque tra EP e album, più un disco dal vivo.

Nonostante gli appassionati di musica africana negli Stati Uniti conoscano bene l’amapiano, la pandemia e i lockdown ne hanno impedito la diffusione. «È musica che dà il meglio sulla pista da ballo», dice DJ Moma. Nel 2019, ha notato che chi andava al suo set settimanale al Le Bain, un bar su un tetto del Meatpacking District di Manhattan, si alzava in piedi solo con l’amapiano. «C’era un po’ di Sudafrica ogni mercoledì», dice di quella festa. Lo scorso luglio, dopo aver vissuto quattro mesi di pandemia nel suo Paese, è andato a Zanzibar dove le restrizioni erano più blande. Lì ha finito di elaborare la sua interpretazione del genere, un EP intitolato MomaPiano ispirato all’R&B americano degli anni ’90. È anche diventato resident dj di un club sulla spiaggia, dove i set a base di amapiano sono diventati un enorme successo.

Un altro segno promettente del futuro impatto globale dell’amapiano è la sua popolarità nel resto dell’Africa, soprattuto in Nigeria, il mercato dalla crescita più rapida. L’afrobeat è ancora il genere dominante, dice Rema, un prodigio della scena locale che ha incorporato elementi dell’house sudafricana in due dei suoi brani più amati: Woman del 2020 e Bounce di quest’anno, rispettivamente ispirate all’amapiano e al gqom. Le atmosfere sudafricane dei pezzi sono arrivate spontaneamente, dice. «Quando vado in studio, ho un produttore con me e non facciamo altro che creare. Non siamo limitati da nessun suono».

Rama è appassionato di musica house dal 2015, quando ha ascoltato per la prima volta The Sound, una collaborazione tra il collettivo di Maphorisa, Uhuru, la popstar nigeriana Davido e DJ Buckz. «Amo i beat, le emozioni, lo spirito», dice della house sudafricana. «C’è tanta spiritualità. Riesco a sentirla in ogni colpo del beat, in ogni ritmo, in ogni parte di voce».

Artisti come Busiswa, Maphorisa e Rema condividono la stessa visione panafricana, musica in cui ogni artista del continente può sperimentare con tutti i suoni. «Sarebbe meglio per tutti se ci unissimo e andassimo avanti insieme», dice Busiswa. «Non capita spesso che emergano nuovi suoni nella cultura dance mainstream, così quando i giovani creano qualcosa con un potenziale globale, dobbiamo spingerlo e non circoscriverlo al Sudafrica».

Rema dice che i generi si stanno mescolando da diverso tempo: la house sudafricana incorpora elementi afrobeat e viceversa. «C’è solo un’Africa», dice. «Credo che il mix di elementi dia più forza alle nostre voci, ci permette di portare la nostra cultura nel resto del mondo».

Maphorisa e Busiswa collaborano con tutti i musicisti del continente che vogliono inserire elementi sudafricani nel loro suono. Maphorisa ha partecipato a Sponono, il brano dolce e contagioso di Kabza, insieme a Burna Boy e Wizkid, due musicisti nigeriani premiati col Grammy, così come Cassper Nyovest, uno dei rapper più importanti del Sudafrica. Il cantante nigeriano Naira Marley ha chiesto aiuto a Busiswa per il suo scandaloso singolo dance Coming. Il cantante beninese Shirazee l’ha chiamata per il suo pezzo amapiano Right Thang.

Le collaborazioni tra gli artisti sudafricani e i performer del resto del continente sono sempre più frequenti e importanti, dice Busiswa citando Jerusalema, il remix di Master KG con Burna Boy. Si tratta di un brano gospel-house uscito originariamente nel 2019, che ora ha accumulato 552 milioni di ascolti in streaming solo su Spotify, e un miliardo di visualizzazioni su TikTok.

L’amapiano è perfetto per un pomeriggio leggero a casa o per una serata bollente in un club. Suona arioso come una strada ventosa o energico come guidare sul pavé. L’amapiano sta bene nei dj set afrobeat o R&B. Può stare ovunque. Gli yanos come DJ Moma continuano a remixarlo e innovarlo. «I locali riapriranno e l’amapiano diventerà enorme», dice.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.