La cronistoria della conservatorship di Britney Spears | Rolling Stone Italia
Home Musica

La cronistoria della conservatorship di Britney Spears

Dall'uscita del documentario ‘Framing Britney Spears’ alle dimissioni del manager, tutto quello che è successo (e che potrebbe succedere) nel caso dell'amministrazione di sostegno della popstar

Foto: Ringo Chiu/AP

La battaglia sulla conservatorship di Britney Spears è entrata in una fase nuova dopo la drammatica testimonianza rilasciata dalla cantante il 23 giugno, quando di fronte alla giudice di Los Angeles Brenda Penny ha raccontato i suoi ultimi 13 anni di vita.

Dal 2008, Britney è controllata tramite una amministrazione di sostegno chiamata conservatorship dal padre James “Jamie” Spears. Inizialmente, la tutela era stata attivata per rimettere in sesto la carriera della cantante dopo il crollo del 2008 e da allora Britney ha pubblicato album, cantato in giro per il mondo e in una lunga residency a Las Vegas. Durante la testimonianza la popstar ha detto che il padre e le altre persone incaricate di occuparsi di lei l’hanno costretta a esibirsi e a lavorare senza sosta. Britney è arrivata a paragonare i suoi ritmi di lavoro (sette giorni su sette, zero vacanze) al traffico sessuale a scopo di sfruttamento della prostituzione. Ha anche raccontato di essere stata obbligata a prendere il litio contro la sua volontà e di non potersi sposare, né fare figli.

La testimonianza sembra confermare tutti i sospetti sollevati dai fan del movimento #FreeBritney. Il gruppo è nato grazie a Tess Barker e Barbara Gray, che hanno lanciato l’iniziativa nel novembre 2017 in un podcast, Britney’s Gram. Nel giro di poco tempo i fan hanno iniziato a presentarsi alle udienze in tribunale e a cercare indizi sullo stato di salute di Britney nei suoi post sui social media.

La campagna va avanti da anni, ma ha subito un’enorme accelerata nel 2021 grazie a un documentario, alla lettura di documenti del tribunale resi pubblici e ovviamente alla testimonianza di Britney. Colleghe come Pink, Christina Aguilera e Mariah Carey si sono schierate dalla sua parte e l’ex fidanzato Justin Timberlake si è scusato pubblicamente per come ha lasciato che i tabloid parlassero della loro separazione. Qui sotto trovate la cronistoria di quello che è successo negli ultimi mesi e qualche ipotesi sul prossimo futuro.

5 febbraio

Framing Britney Spears debutta su Hulu. Diretto da Samantha Stark, il documentario è uno dei racconti più completi della carriera di Britney e della sua vita sotto la conservatorship. Racconta il rapporto tra la popstar e i media e come questi hanno influenzato il suo tremendo 2008, poi spiega come Jamie Spears ha iniziato gestirne gli interessi. Il film descrive anche il movimento #FreeBritney e si chiede se chi doveva occuparsi della carriera della cantante stia facendo i suoi interessi.

9 febbraio

Dopo l’uscita del documentario, Sam Ashgari (storico fidanzato di Britney), attacca Jamie Spears con un post su Instagram in cui lo definisce «uno stronzo totale». Ashgari invia anche una dichiarazione a People: «Ho sempre voluto il meglio per la mia compagna, continuerò ad aiutarla a raggiungere i suoi sogni e a creare il futuro che vuole e si merita».

11 febbraio

Un giudice respinge la richiesta di Jamie Spears di restare l’unico amministratore dei beni di Spears, che su richiesta della cantante da novembre 2020 sono gestiti insieme al Bessemer Trust. Nell’udienza di febbraio, l’avvocato di Britney, Samuel Ingham III, dice: «Non è un segreto che la mia cliente non voglia il padre come co-amministratore, ma sappiamo che la sua rimozione è un tema a parte».

25 febbraio-3 marzo

Vivian Lee Thoreen, avvocata di Jamie Spears, difende la tutela in una serie di interviste con CNN, NBC News e Good Morning America. «Capisco che ogni storia abbia bisogno di un cattivo, ma la gente ha frainteso», ha detto a GMA. «Questa è la storia di un padre fedele e determinato che ha salvato la figlia da una situazione pericolosa. La stavano sfruttando e facendo del male».

31 marzo

Britney si esprime per la prima volta pubblicamente su Framing Britney Spears con un post su Instagram: «Non ho visto tutto il documentario, ma sono imbarazzata per il modo in cui sono stata dipinta. Ho pianto per due settimane e beh… a volte lo faccio ancora!».

27 aprile

Durante un’udienza, l’avvocato di Britney chiede di far testimoniare la cantante a proposito della amministrazone di sostegno.

22 giugno

Il New York Times pubblica un articolo, basato su documenti del tribunale, che dimostra che Britney si era opposta alla conservatorship ben prima di quanto pensavamo. La cantante aveva anche dei dubbi circa la capacità di tutore del padre.

23 giugno

Britney rilascia una testimonianza straziante in tribunale. La cantante racconta di essere stata abusata e costretta a lavorare, che non sapeva di poter chiedere la fine della tutela e che il suo avvocato le diceva di non parlarne pubblicamente. «Voglio solo il controllo del mio patrimonio e che questo finisca… voglio che il mio fidanzato possa portarmi in giro in macchina. Onestamente… voglio poter far causa alla mia famiglia».

30 giugno

Jamie Spears chiede che le accuse di Britney vengano verificate. Gli avvocati del padre consegnano una serie di documenti raccolti per smentire alcune affermazioni contenute nella testimonianza, soprattutto relativamente al controllo di Jamie sulla conservatorship. Secondo questi documenti, per esempio, da settembre 2019 è Jodi Montgomery «a gestire la vita quotidiana e le terapie mediche di Britney».

1 luglio

Un giudice rifiuta la richiesta di Britney di rimuovere il padre dal ruolo di amministratore. La decisione non è una risposta alla testimonianza del 22 giugno, ma alla richiesta depositata a novembre 2020. Lo stesso giorno, Bessemer Trust annuncia che non si occuperà più delle finanze di Britney. La decisione è figlia delle critiche dell’opinione pubblica e della scoperta che la conservatorship non è stata voluta da Britney (come invece era stato detto in passato).

3 luglio

Il New Yorker pubblica altre notizie sul processo: Spears si era lamentata del ruolo del padre già nel 2008, lo stesso anno in cui è iniziata la tutela. L’articolo dice anche che la sera prima della testimonianza la cantante ha chiamato la polizia dicendo di essere vittima di abusi.

6 luglio

Larry Rudolph, lo storico manager di Britney, si dimette e dice che la cantante vorrebbe ritirarsi. Rudolph ha anche parlato della questione conservatorship, distanziandosene: «Non ho mai partecipato alla tutela o alle operazioni collegate, non conosco molti dettagli». Tuttavia, nella testimonianza del 23 giugno, Spears aveva parlato delle pressioni che riceveva dai manager, in particolare per il tour del 2018 (Rudolph non è mai stato nominato direttamente).

7 luglio

Secondo Variety, in tribunale Jodi Montgomery ha dichiarato di aver ricevuto minacce di morte dopo la testimonianza di Britney. Ha anche chiesto di poter continuare a usare il denaro della amministrazione di sostegno per pagare la sua sicurezza personale (attiva 24/7) messa in pericolo dalle minacce. Britney, invece, ha chiesto che Montgomery rimanga al suo posto. «Da quando Miss Spears ha chiesto che resti come amministratrice, Montgomery non ha intenzione di dimettersi nonostante le minacce», avrebbero detto i legali. Martedì, invece, la madre di Britney (Lynne Spears) ha chiesto al giudice di permettere alla figlia di scegliersi il suo avvocato.

E adesso?

Considerando le dimissioni di Rudolph, è possibile che le altre persone coinvolte nella conservatorship facciano lo stesso. È anche possibile che Spears depositi una richiesta ufficiale per chiudere la tutela. La prossima udienza è fissata per il 14 luglio: secondo NPR, avrà come oggetto la richiesta di Bessemer Trust di sfilarsi dal ruolo di co-amministratore.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US

Altre notizie su:  Britney Spears