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Kirk Hammett: «Il digitale ha riportato la musica al Medioevo»

Il chitarrista dei Metallica racconta la battaglia del gruppo contro Napster, e come il file sharing ha cambiato per sempre l’industria discografica: “Oggi le band sono costrette a stare in tour”

Kirk Hammett

Foto: Richard Isaac/Shutterstock

Nonostante i Metallica si siano parecchio esposti contro i pericoli del file sharing – all’epoca dell’arrivo di Napster la stampa li criticò molto, accusandoli di voler fare causa ai propri fan –, oggi Kirk Hammett dice che il gruppo non ha avuto alcun effetto sulla crisi che ha investito l’industria discografica. “Non abbiamo fatto la differenza, per niente”, ha detto recentemente nel podcast Let There Be Talk di Ultimate Classic Rock. “È successo e non potevamo farci nulla – perché era più grande di tutti, un trend che ha affondato l’industria discografica. Non c’era modo di fermarlo… da un momento all’altro sembrava più conveniente prendersi la musica invece di pagarla, ed eccoci qua”.

Napster, una piattaforma nata per la condivisione di file, soprattutto mp3, è arrivata nel 1999. Quando l’industria ha notato che il pubblico si scambiava materiale della stessa qualità dei CD in vendita nei negozi, ha capito che era necessario fermare l’emorragia. Nel 2000, la diffusione di I Disappear, la canzone dei Metallica scritta per la colonna sonora di Mission: Impossible 2, attirò l’attenzione della band che, esattamente come aveva fatto Dr. Dre, decise di portare il network in tribunale. Il gruppo ha presentato una denuncia nel marzo 2000, accusando gli utenti che avevano condiviso il brano e costringendo Napster a patteggiare sia in quella causa che in altre simili. Nel frattempo, però, nonostante volessero solo difendere i guadagni degli artisti, i Metallica sono diventati i cattivi della storia, dipinti dalla stampa come avide rockstar in guerra contro i fan.

“Improvvisamente siamo tornati indietro nel tempo”, ha detto Hammett. “All’improvviso eravamo di nuovo nell’era dei menestrelli, quando l’unica fonte di guadagno per i musicisti era suonare dal vivo. È ancora oggi così, anche se molte band non suonano davvero. Premono ‘play’ su qualche apparecchio. Ce ne sono molte che suonano i loro cazzo di strumenti, certo, e per sopravvivere sono costretti a farlo senza fermarsi”.

Nel 2016 Lars Ulrich ha parlato della battaglia con Napster in un’intervista a Rolling Stone. “A volte la nostra impulsività ci fa fare degli errori, a volte facciamo il passo più lungo della gamba”, ha detto. “Funziona in un contesto creativo, ma con Napster siamo andati oltre: ‘Questi stronzi! Incastriamoli!’. E all’improvviso siamo diventati un bersaglio. Avevo sottovalutato che cosa significava Napster per il pubblico, era un simbolo di libertà. Quindi credo che a volte, anche se non vuoi farlo, devi informarti prima di agire, farti un’idea delle conseguenze delle tue azioni”.

Il batterista ha aggiunto che era deluso da come la storia fosse diventata una questione tra i Metallica e i fan. “È stata una mossa brillante da parte degli altri”, ha detto. “Prima era una battaglia tra noi e Napster, poi Napster ha fatto in modo che diventasse una battaglia con i fan, una mossa davvero intelligente. Ma non era la nostra intenzione. Napster non aveva niente a che vedere con i soldi, il commercio o il copyright. Napster poneva il problema della scelta. Chi sceglie se la tua musica è disponibile per il download? Noi dicevamo: ‘Ehi, lo decidiamo noi’. Ma il pubblico aveva un’opinione diversa, e all’improvviso sembrava fossimo avidi. Noi pensavamo: ‘Come? Da dove cazzo viene fuori questa storia? Non siamo avidi! Chi ha cambiato il senso della discussione?’. Eravamo sconcertati”.

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