Kendrick Lamar: 5 cose che abbiamo imparato da ‘Mr. Morale & the Big Steppers’ | Rolling Stone Italia
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Kendrick Lamar: 5 cose che abbiamo imparato da ‘Mr. Morale & the Big Steppers’

L'album è un viaggio contraddittorio ed emozionante nella mente di un Pulitzer. Destinazione: liberarsi da ogni pregiudizio e diventare una persona migliore

Kendrick Lamar

Foto: Allen J. Schaben/Los Angeles Times/Getty Images

Dopo cinque anni d’assenza, Kendrick Lamar è finalmente tornato. Mr. Morale & the Big Steppers è esattamente il viaggio denso, complesso, contraddittorio ed emozionante nella mente di un Pulitzer che aspettavamo. Sono oltre 70 minuti di musica da analizzare, da ascoltare, su cui dibattere. E lo faremo con un articolo più ampio. Nel frattempo, ecco cinque cose che abbiamo imparato dopo una nottata passata ad ascoltare l’album.

È un doppio album… o no?

Presentato come un doppio, Mr. Morale & the Big Steppers ricorda un vecchio album stampato su due vinili. Sono 34 minuti per la prima parte, Big Steppers, e 38 minuti per la seconda, Mr. Morale. Ogni lato del vinile dura circa 15 minuti, un po’ come nel primo doppio della storia dell’hip hop, He’s the DJ, I’m the Rapper di DJ Jazzy Jeff & The Fresh Prince. Non è insomma come i doppi CD infiniti, da quasi due ore, di fine anni ’90 come All Eyez on Me di 2Pac, Wu-Tang Forever del Wu-Tang Clan, Life After Death di Notorious B.I.G. e The Element of Surprise di E-40.

La lista degli ospiti è piena di sorprese

Mr. Morale è pieno di ospiti, come Blxst, Ghostface Killah del Wu-Tang, la nuova stella dell’R&B Summer Walker, la cantante caraibica Amanda Reifer, il cantautore britannico Sampha e artisti di pgLang come Baby Keem e Tanna Leone. La vera sorpresa è Beth Gibbons dei Portishead. È lei a dare un’aria spettrale a Mother | Sober, il pezzo catartico e straziante in cui Kendrick racconta la storia di abusi fisici e sessuali nella sua famiglia e nella comunità nera. È l’uscita di più alto profilo di Gibbons dai tempi dall’ultimo album dei Portishead Third (uscito nel 2008). Fino a oggi ha solo fatto piccole apparizioni, con Jneiro Janel nel progetto JJ Doom di MF Doom e con il gruppo metal Gonga (una cover particolarmente evocativa del brano Black Sabbath). Insieme alla reunion durante un concerto benefico per l’Ucraina, questo mese si è rivelato particolarmente impegnativo per una cantante notoriamente molto schiva.

Per quanto riguarda gli altri featuring, Kodak Black è l’artista con più spazio in assoluto sul disco. Alcuni si chiederanno perché Kendrick abbia deciso di supportare un artista talentoso ma già condannato per molestie sessuali, e che ha anche scatenato varie polemiche dopo che l’ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump l’ha graziato a gennaio 2021. La risposta arriva alla fine di Mother | Sober, quando Lamar dice: “Conosco i segreti / Tutti i rapper abusati sessualmente / Li vedo ogni giorno che sotterrano il loro dolore sotto catene e tatuaggi / Quindi ascoltate con attenzione prima di giudicare le nostre mosse”.

Com’è chiaro guardando il videoclip di The Heart Part 5, Kendrick è convinto che i comportamenti degli uomini si possono inserire in un grande spettro che va dal tragicamente eroico (Nipsey Hussle) all’imprevedibile e frustrante (Kanye West), dal deludente e straziante (Will Smith) al tossico e violento (OJ Simpson).

Un altro dei momenti più disturbanti del disco arriva in We Cry Together, quando Lamar e l’attrice Taylour Paige – che è diventata una star nel 2020 con il cult Zola – si mettono a litigare scambiandosi insulti crudeli. Il brano ricorda uno dei preferiti dei fan di RZA, Domestic Violence (1998). Lamar dà alla voce di Paige lo stesso peso della sua e lei risponde con un paio di frasi notevoli: “Ti comporti sempre come se la tua merda non puzzasse / Stronzo, cresci!”.

Sì, Kendrick Lamar legge i giornali

Mr. Morale è ricco di testi dedicati all’attualità. In Father Time parla di come la riconciliazione tra Drake e Kanye l’abbia confuso, poi ammette che ha bisogno di imparare a essere più compassionevole e a perdonare. “Forse non sono così maturo come credo / Devo guarire un po’”.

Un altro momento che genererà vari titoli di giornale arriva in Savior, una delle tracce migliori del disco, quando sembra che Kendrick critichi Kyrie Irving, guardia dei Brooklyn Nets e noto no vax: “I cristiani dicono che il vaccino è il marchio della bestia / Poi lui ha preso il Covid e ha pregato Pfizer per un po’ di sollievo / Poi io ho preso il Covid e ho iniziato a mettere in dubbio Kyrie”. Nella stessa traccia c’è anche un riferimento a Putin: “Vladimir genera incubi”.

“Auntie Diaries” potrebbe essere la canzone dell’anno

Auntie Diaries è il caso raro di canzone dedicata da una superstar del rap alla comunità transgender. Trattandosi di Lamar, la faccenda è però complicata. Il rapper rivela che sua zia ora “è un uomo” e che suo cugino è “Mary Anne adesso”, ma citando l’identità che avevano prima della transizione fa deadnaming, oltre ad ammettere che da giovane ha usato spesso la parola “frocio”. Ma Lamar non è Dave Chappelle, che nello speciale Sticks & Stones usava un linguaggio simile, senza però liberarsi dei propri pregiudizi. Lamar sembra sincero, la consapevolezza parrebbe frutto di un vero percorso. E conoscendo il fuoco e le fiamme del suo tormento in quanto cristiano, è entusiasmante sentirlo più inclusivo. Auntie Diaries è il pezzo forte di un disco in cui lo si vedere superare faticosamente paure e misoginia del passato per abbracciare uno stile di vita più ricco e “morale”.

Kendrick Lamar contro la cancel culture, o forse no

La gente sta già già analizzando alcuni testi di Mr. Morale che hanno a che fare con l’idea di cancel culture, un concetto che molti sostengono non esista. In Savior canta: “Si mordono la lingua nei testi rap / Hanno paura d’essere crocifissi per una canzone, però non lo ammettono / Politicamente corretto, è così che si difendono le le opinioni”. In N95 afferma: “Sono troppo vero / Basta con le persone sensibili che la prendono sul personale”. E in Worldwide Steppers: “Hanno ammazzato la liberà d’opinione / Sono tutti sensibili”.

Sono testi che vanno però ascoltati nel contesto dell’album. Mr. Morale è il disco di un uomo che impara a liberarsi dai pregiudizi, un’evoluzione dovuta non solo all’assenza dalle scene durata anni (salvo qualche apparizione come in Family Ties di Baby Keem) e alla pandemia, ma anche al desiderio di essere un padre, un partner e un membro della comunità migliore, il tutto mentre imparava ad accettare un livello di fama tale da impedirgli di stare tranquillo in pubblico. È tanta roba da elaborare e nella canzone che dà il titolo al disco Lamar afferma di avere paura a volte della sua stessa mente. Desidera essere onesto riguardo al suo percorso. Non pretende di essere al di sopra delle critiche e rappa che “Kendrick ti ha fatto riflettere, ma non è il tuo salvatore”.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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