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Jeff Porcaro, il batterista dal groove perfetto

Moriva il 5 agosto 1992 l'uomo che ha rivoluzionato il modo di pensare la batteria, incentrando tutto sul feeling. Senza di lui 'Beat It' di Michael Jackson, 'Africa' dei Toto o 'Mother' dei Pink Floyd sarebbero diverse

Jeff Porcaro nel 1988

Foto: Rob Verhorst/Redferns

Cos’hanno in comune Beat It di Michael Jackson, Africa dei Toto e Mother dei Pink Floyd? E ancora Bad Sneakers degli Steely Dan, What a Fool Believes di Aretha Franklin e Human Touch di Bruce Springsteen? Beh, facile a dirsi: Jeff Porcaro.

Oggi è il trentesimo anniversario dalla morte di Jeffrey “Jeff” Porcaro, co-fondatore dei Toto nonché uno tra i batteristi più influenti di tutti i tempi, il cui stile ha forgiato il sound del pop-rock americano a partire dagli anni ’80. A tre decenni dalla prematura scomparsa, il musicista di origine italiana va celebrato non solo come un assoluto innovatore dello strumento, ma soprattutto come un musicista la cui visione ha profondamente cambiato il modo di concepire il ritmo di tutta la musica pop.

Nella storia del rock Porcaro rappresenta la linea che divide il batterista tipico degli anni ‘60/’70 incline a virtuosismi e ostentazione tecnica – pensiamo a John Bonham dei Led Zeppelin e Ian Paice dei Deep Purple, amati anche per gli assoli di 30 minuti – da quello dedito al groove, alla funzionalità e riuscita complessiva del brano.

Jeff infatti impone uno stile apparentemente semplice e pulito, ma che è frutto di uno studio preciso, di un senso del ritmo impeccabile e di una sensibilità artistica straordinaria. Le sue parti spiccano per linearità e chiarezza, sono misurate ma incisive. L’elemento essenziale della sua tecnica è la cura delle pause tra le note e degli accenti, con una particolare attenzione sull’intenzione, sul “come si suona”. È con lui che il pop-rock si sposta dal virtuosismo al feeling: è questa la rivoluzione copernicana attuata da Porcaro.

Il suo modo di suonare diventa così celebre da valergli il soprannome di The Man with the Golden Groove. Jeff suona per il beat e questa sua innata passione, una sorta di chiamata divina al groove lo rende presto il batterista più ricercato della West Coast dove, già a finire degli anni ’70, si impone come un hired gun, il turnista più richiesto (e a quanto pare pagato) della scena. La versatilità del suo stile non ha paragoni: tutti vogliono il suo tocco, tutti vogliono il suo groove. Suona in centinaia di album e migliaia di session (diventando così uno dei musicisti più “registrati” di sempre), collaborando con Michael Jackson, Elton John, Paul McCartney, Bruce Springsteen, Madonna, Celine Dion, Eric Clapton, Dire Straits, Steely Dan, Bee Gees, Cher, Aretha Franklin, Ray Charles, Donna Summer e molti altri artisti che hanno raggiunto le classifiche in quel periodo.

Porcaro è talmente bravo, talmente efficiente, talmente ammirato che i Pink Floyd decidono di ingaggiarlo per le registrazioni di Mother, brano contenuto nel celebre The Wall del 1979, dove sostituisce il batterista ufficiale della band, Nick Mason, che Gilmour e Waters non ritenevano in grado di registrare la traccia con il giusto feeling. Quincy Jones chiede il suo aiuto quando, trovatosi di fronte alle registrazioni di Beat It di Michael Jackson, capisce che solamente con una batteria con il feeling di Porcaro si potrebbe trovare la quadra di quella che fino a quel momento è solamente una demo promettente. Sarà il ritmo dorato di Porcaro a far svoltare il brano, una delle grandi hit della storia del pop.

Il suo marchio di fabbrica, che gli ha reso un altro soprannome, quello di Mr. Shuffle, è l’half time shuffle, un beat terzinato di derivazione R&B che lui interpreta come tempo spezzato: un tipo di andamento che nel pop-rock si è imposto come ritmo fondamentale per le ballad. Rosanna dei Toto, The Girl Is Mine di Michael Jackson e Paul McCartney, Cornflake Girl di Tori Amos sono solo alcuni dei brani costruiti attorno a questo groove che continua ad essere molto apprezzato da musicisti e pubblico tanto che, per far un esempio italiano contemporaneo, è stato utilizzato da Coez per la sua hit La musica non c’è.

Negli anni ’80, con l’esplosione della new wave e della generazione MTV, Porcaro propone coi Toto, una band composta da ricchi turnisti californiani, un sound estremamente clean, tanto celebre quanto odiato. Il groove semplice e ipnotico dei Toto, che fonde stili e culture diverse con l’accessibilità pop, rappresenta una visione completamente alternativa a quanto sta accadendo nel frattempo nel mondo rock. Ma alla fine avrà di nuovo ragione lui, si stima che i Toto abbiano venduto 40 milioni di dischi e Africa è diventata un evergreen.

È difficile spiegare l’impronta data da Porcaro alla musica pop-rock perché è complesso spiegare il concetto di feeling. Cosa significa suonare con il feeling? Come si quantifica? Come si riconosce? Beh, la risposta è semplice: non si può, non è possibile. Il feeling e il groove sono, per definizione, tutto ciò che non possiamo vedere analiticamente, è questione di percezione. Tutti sappiamo che Beat It di Michael Jackson ha groove; non sappiamo di certo spiegare il perché (anzi a provare a metterlo giù a parole sembra macchinoso), ma lo percepiamo. Ecco, è in questo spazio magico, in questo interstizio ritmico che dobbiamo cercare il golden groove di Porcaro.

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