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‘Janis’, solitudini, eccessi e gioia feroce nella biografia di Janis Joplin


Dal concerto rivelazione a Monterey fino al difficile rapporto con la famiglia, Il libro di Holly George-Warren racconta l’ascesa e la caduta di una delle voci simbolo degli anni ’60

Janis Joplin

Foto: Evening Standard/Getty Images

È passato quasi mezzo secolo dalla sua morte, avvenuta quando aveva solo 27 anni per un’overdose accidentale di eroina, ma la vita di Janis Joplin e la sua musica hanno ancora grande risonanza. Nella nuova biografia Janis, l’autrice Holly George-Warren cita Pink, Amy Winehouse, Lady Gaga e Lucinda Williams tra i tanti artisti influenzati dalla prima donna rockstar della storia, dalla sua passione coraggiosa, dal suo suono che sfidava ogni definizione di genere, e dal potere della sua voce. Joplin era una bambina bianca di una piccola città del Texas, innamorata del blues, e il suo amore ha definito lo spirito liberatorio della scena psichedelica della San Francisco anni ’60. Durante la sua breve carriera è cresciuta enormemente sia come cantante che come artista, anche mentre combatteva lo sciovinismo e i suoi demoni personali. “Abbracciava la vita con una ferocia gioiosa, ma non riuscì mai a sfuggire all’oscurità”, scrive George-Warren.

Joplin è cresciuta a Port Arthur, in Texas, durante gli anni ’50 e ’60, un “maschiaccio” che giocava e si gettava nel fango con i ragazzi del quartiere. Influenzata da un padre anticonformista, ha subito abbracciato uno stile di vita “beatnik”, esplorando la sua bisessualità e cantando cover di Bessie Smith per gli avventori di un coffee shop. Janis trabocca di descrizioni impressionanti della sua voce, e della persona complessa e tormentata che nascondeva. “Janis era allo stesso tempo totalmente insicura e potente”, ricorda un musicista dei Big Brother and the Holding Company, una band di pionieri del blues rock della Bay Area.

Il set dei Big Brother al Monterey Pop Festival, nel giugno del 1967, rese Janis Joplin una superstar – si era auto-soprannominata “la prima pin-up di Haight-Ashbury”. Ma mentre si esponeva con coraggio in una scena dominata dagli uomini, Joplin ha sofferto un sessismo che ora sembra quasi primitivo: i critici commentavano il suo peso e il suo aspetto; un giornalista di Rolling Stone la definì una “puttana arrogante”. Il libro racconta anche diversi momenti scioccanti di violenza fisica, incluso un incontro con Jerry Lee Lewis, che la prese a pugni dicendo: “se hai intenzione di comportarti come un uomo, allora ti tratterò come un uomo”.

George-Warren, giornalista esperta, storica firma di Rolling Stone e delle biografie di Alex Chilton e Gene Autry, ha trattato con rispetto il lato “scandalistico” ed edonista della vita di Joplin (una curiosità: Joplin ha passato una notte di passione con la leggenda dell’NFL Joe Namath). L’obiettivo dell’autrice, in realtà, è raccontare le ambizioni musicali della cantante, la sua personalità vibrante e il suo difficile percorso emotivo. Dopo aver lasciato i Big Brother, Joplin ha inventato un mix di blues, soul, rock e country che definirà Pearl, l’album del 1971, un classico pubblicato a pochi mesi dalla sua morte.

In tutto il libro la voce di Joplin prende vita attraverso vecchie interviste, racconti di amici e colleghi e, nei passaggi più commoventi, attraverso le lettere che scriveva ai genitori in Texas, dove descriveva tutto quello che le capitava, dall’emozione durante i concerti fino al processo di missaggio del suo album. “Ho suonato a una festa hippie al Golden Gate Park, ieri”, ha scritto all’inizio del 1967. “Co-sponsorizzata dagli Hell’s Angels che, almeno a San Francisco, sono davvero carini”.

La famiglia disprezzava il suo stile di vita hippie, e la rottura del rapporto con i genitori avrà un ruolo decisivo nel portarla verso una solitudine ancora più profonda, problemi che ha cercato di risolvere esagerando con la droga, l’unico modo per “sotterrare i problemi e alienarla da tutto”. È un’ammissione straziante, soprattutto se arriva da chi ha dato tutta se stessa al resto del mondo.

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