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James Taylor ha quasi ucciso John Lennon col metadone

Lo racconta nella sua autobiografia. Si intitola ‘Break Shot’ e non è un libro tradizionale. È disponibile solo in versione audio e contiene storie sulla sua vita, compreso il ricovero in un ospedale psichiatrico

Foto: Michael Putland/Getty Images

All’inizio della sua nuova audio-biografia Break Shot, James Taylor illustra il legame fra le sue composizioni e gli eventi tumultuosi della sua vita famigliare: “Non sarebbe sbagliato dire che la maggior parte delle canzoni che ho scritto rappresentano un modo per cercare di capire quel che ci è successo. È come quel film, Ricomincio da capo: sono condannato a rivivere tutto fino a quando non lo capisco”.

Il frutto della ricerca di James Taylor è contenuto in Break Shot, un’espressione che nel gergo del biliardo descrive il primo tiro della partita, quello che fa volare le 15 palle in ogni direzione. La audio-biografia nasce da una serie di interviste condotte da Bill Flanagan, giornalista musicale di lungo corso ed ex pezzo grosso di MTV. Taylor ricorda il percorso che lo ha portato al suo personale break shot, ovvero il successo mondiale nel 1970 Sweet Baby James che in febbraio compie mezzo secolo.

Taylor racconta i primi anni di vita, quando i genitori Isaac ‘Ike’ Taylor e Gertrude ‘Trudy’ Woodward si trasferirono con lui e i suoi quattro fratelli dalla casa di Boston, Massachusetts (“il nostro paradiso perduto”) a Chapel Hill, North Carolina. Accadde quando il padre accettò un incarico prestigioso presso la University of North Carolina School of Medicine. “Roba da romanzo di Faulkner”, dice Taylor del trasloco. Il musicista spiega come questo cambiamento ha influito sulla sua famiglia, fornendo dettagli intimi e addentrandosi nel racconto della sua depressione e del crescente interesse per la musica.

La storia dei suoi primi anni di vita è stata raccontata più e più volte, ma è sempre affascinante, soprattutto quando la racconta il musicista in prima persona. Ecco 5 punti forti di Break Shot.

1. L’origine dei suoi problemi ha una data: il 1955

James Taylor parla tranquillamente dei genitori scomparsi e del fratello Alex, morto nel 1993 per cause legate all’alcolismo. Ma preferisce lasciare i suoi fratelli viventi, Livingston, Hugh e Kate, fuori dall’autobiografia. “Hanno le loro versioni di quel che ci è successo e le loro storie da raccontare”, spiega. “Mi sono guadagnato da vivere rendendo pubbliche le mie storie personali. Può essere un bene oppure un male”.

Taylor scava nel difficile matrimonio dei suoi individuando come punto di rottura la decisione presa dal padre nel 1955 di offrirsi volontario come ufficiale medico dei genieri militari della Marina che stavano costruendo una base scientifica a McMurdo Sound in Antartide. Vi trascorse due anni, mentre Trudy cresceva da sola i cinque figli nella casa che lei stessa aveva progettato. “Fu una decisione cruciale per la famiglia”.

Ike tornò dal Polo Sud alcolizzato e il matrimonio con Trudy ovviamente ne risentì, così come il rapporto coi figli. “Il padre può essere utile con poco, ma una madre deve esserci”, dice Taylor. Lui e due dei suoi fratelli finirono in un clinica e il padre non prestò alcun aiuto. “Se sei un medico e tre dei tuoi figli finiscono in un ospedale psichiatrico, il minimo che puoi fare è farti vivo e dispensare qualche buon consiglio”.

2. Carly Simon è citata una sola volta

Taylor è un ragazzo bianco privilegiato che, come i fratelli, cresce immerso nella cultura e frequentando musei e teatri di New York. Vanno di frequente in Massachusetts e passano il tempo con altre famiglie a Martha’s Vineyard. Lì incontra Carly Simon, che sposa nel 1972. Eppure accenna a lei una sola volta, quando racconta l’incontro con le sorelle Simon a Vineyard, che descrive come fuori dalla sua portata. “È difficile parlarne, raccontare solo metà della storia”, ha spiegato al Los Angeles Times a proposito di questa reticenza.

Taylor scrive di altre sue relazioni, tra cui quella con Joni Mitchell, che ha incontrato al Newport Folk Festival del 1969. “La nostra storia d’amore è durata poco, ma la nostra amicizia va avanti da quasi 50 anni”, dice. Elogia anche la sua attuale moglie, Kim, che gli ha dato “una seconda chance di avere una famiglia”. Simon non viene più menzionata.

Foto: Globe Photos/Shutterstock

3. Non è partito per il Vietnam grazie a un trucco

Com’è noto, Taylor è stato rinchiuso al McLean Hospital di Belmont, Massachusetts (altri pazienti celebri che ci sono passati: Sylvia Plath e David Foster Wallace). Stava lì al compimento del diciottesimo anno d’età nel 1966, ed è stato rapidamente convocato dal Selective Service di Cambridge per essere arruolato e andare in Vietnam.

“Ecco, quella è stata l’unica volta in cui sono stato felice di vivere in un ospedale psichiatrico”, ha detto. Il suo trucco per eludere la leva: farsi accompagnare da un inserviente di nome Carl e da un’infermiera con addosso camici bianchi. “James è malato di mente”, dissero i due. “È un bravo ragazzo, ma è incasinato”. È stato dichiarato militesente nel giro di pochi secondi.

4. Ha quasi ucciso John Lennon col metadone

Taylor ha incontrato Peter Asher, che lo ha messo sotto contratto con la Apple Records dei Beatles nel 1968, grazie al compagno di band e amico di lunga data Danny Kortchmar. E così, ha registrato il suo il suo debutto omonimo mentre i Fab 4 incidevano il White Album. John Lennon gli ha chiesto di fumare dell’hashish, poi gli ha chiesto di provare il metadone di Taylor. “Gli ho dato una dose esagerata”, ammette. “Sono contento di non aver ucciso John Lennon quel giorno”.

Taylor racconta anche una delle storie più spaventose del rock: il suo incontro con Mark David Chapman per strada a Manhattan nel 1980, il giorno prima che questi uccidesse John Lennon. “Un tipo inquietante e sudato mi riconosce e mi si mette di fronte”, ricorda Taylor. “Parla velocemente, mi racconta di sé, dice che sta lavorando a un qualche progetto con John Lennon. Avevo passato nove mesi in un ospedale psichiatrico, e mi sembrava che fosse malato di mente”. Taylor viveva nell’Upper West Side a un isolato dalla residenza di Lennon, il Dakota. La sera dopo, ha sentito gli spari dal suo appartamento.

“Cinquant’anni dopo, sono ancora in debito con i Beatles. La loro approvazione ha rappresentato una validazione di quel che facevo e mi ha permesso di entrare nel mondo di cui faccio ancora oggi parte”.

5. Ha scritto ‘Fire and Rain’ dopo una tragedia

Dopo aver finito di registrare il suo album di debutto a Londra, Taylor è uscito a bere col suo amico Joel O’Brien. Quest’ultimo gli ha rivelato un segreto che gli era stato tenuto nascosto per mesi: la comune amica Suzanne Schnerr si era suicidata. Taylor l’aveva conosciuta mentre viveva a New York e suonava coi Flying Machine. “Ero più forte di quel che pensavano, ma ovviamente la cosa mi ha scosso”, spiega Taylor. “Ho reagito alla notizia scrivendo un pezzo: ‘Just yesterday morning they let me know you were gone / Suzanne, the plans they made put an end to you’”.

“L’ho portata in giro per un anno o giù di lì”, dice di Fire and Rain. “Poi è stata quella canzone a portare in giro me per il mondo, per il resto della vita”. L’audio-biografia si chiede con una registrazione dal vivo del pezzo.

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