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J-Ax e Sfera Ebbasta hanno fatto una promessa ai fan: altri artisti li seguiranno?

Se non potranno esibirsi nel 2021 a causa di nuove restrizioni anti-Covid, non rimanderanno i concerti, ma restituiranno i soldi dei biglietti (senza essere obbligati, vedi il caso McCartney). È una via percorribile da tutti?

Foto press

J-Ax e Sfera. E per ora basta. Sono loro gli artisti italiani da palasport che hanno annunciato la volontà di restituire i soldi agli acquirenti dei biglietti nel caso i loro concerti non si possano tenere a causa del prolungamento delle restrizioni anti-Covid. Dopo un’estate difficile, la seconda ondata ha reso aleatorie le ipotesi su quando migliaia di persone potranno tornare ad affollare le sale da concerto senza alcun pericolo. Alcuni show sono stati rimandati già due volte e c’è la reale possibilità che non si possano tenere nella primavera del 2021, forse neanche in estate. Che fare? Continuare a rimandare, trattenendo i soldi dei biglietti già comprati, o cancellare e restituirli ai fan?

J-Ax ha preso posizione su Instagram. Il suo concerto al Forum di Assago (MI) previsto per il settembre 2020 e poi rimandato al marzo 2021 è stato nuovamente spostato al 20 giugno 2021. «Volevo dirvi che se non si potrà fare il 20 giugno, avrete indietro i soldi del biglietto. Spero con tutto il cuore di poter tornare a cantare sul palco per voi, mi manca da tantissimo».

Non è l’unico. Nel presentare le due date di anteprima del tour di Famoso di Sfera Ebbasta, il 13 e 14 settembre ad Assago, Maurizio Salvadori della Trident ha detto che «abbiamo la ragionevole certezza che per il settembre 2021 si potranno fare concerti, un’idea che ci siamo fatti parlando con vari ministeri. Se invece saremo ancora in emergenza, rimborseremo i biglietti immediatamente, prevendita compresa».

Né J-Ax, né Sfera Ebbasta sono obbligati per legge a farlo. Qualora non sia possibile tenere un concerto causa Covid, performer e promoter hanno la facoltà di rimandarlo com’è successo del resto decine di volte negli ultimi mesi. In questo caso, i tagliandi comprati sono validi per la nuova data e i possessori dei biglietti non hanno diritto al rimborso. I soldi, insomma, restano nelle casse dei promoter. La scelta di cancellare i concerti al posto di rimandarli – anche in presenza della volontà di riorganizzarli in quello stesso posto più in là nel tempo – è quindi meditata e voluta, esprime una precisa volontà. È un messaggio lanciato ai fan.

La scelta di restituire i soldi può anche essere dettata da esigenze di tipo artistico-strategico, legate ai cicli tour-album – in alcuni casi rimandare troppo in là i concerti non ha più senso – ma è in ogni caso una buona notizia. Rassicura gli acquirenti in un momento di grande incertezza. Se andrà tutto bene i fan vedranno il concerto. Se andrà male riavranno la cifra spesa senza dovere aspettare che lo show venga riorganizzato tre o sei mesi dopo. Ma ha soprattutto un portato emotivo-relazionale. In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, i fan potranno riavere i loro soldi e potranno decidere che farne, spenderli in altro modo o riutilizzarli per un futuro concerto dello stesso artista.

La scelta di J-Ax e Sfera è facilitata dalla decisione del governo di cambiare in corsa la legge sui rimborsi dei concerti cancellati. In un primo momento, infatti, veniva data facoltà agli organizzatori di emettere voucher al posto di rifondere economicamente quanto speso. Dopo il caso McCartney, gli organizzatori devono ora restituire i soldi dei biglietti per eventi cancellati. Non è però una scelta facile, né scontata, specie per i promoter coi quali gli artisti si devono accordare. I pagamenti effettuati alle biglietterie online vengono trasferiti agli organizzatori, di solito nel giro di poche settimane. E in questo momento gli organizzatori di concerti ne hanno un gran bisogno. Il loro giro di affari si è ridotto drammaticamente, e non è un modo di dire. 

La restituzione è una via praticabile più facilmente quando si tratta di singoli concerti, come quello annunciato da J-Ax e i due di Sfera a Milano. Cancellare una tournée intera per ridare i soldi ai fan è decisamente più complicato e dannoso. Significa buttare via mesi di lavoro, rivedere un gran numero di contratti, rinunciare a una parte molto più consistente di entrate. La cancellazione totale potrebbe rappresentare anche un segnale negativo in un periodo in cui si ritiene importante comunicare che la musica può, deve ripartire. E in ogni caso gli acquirenti di concerti rimandati che ambiscono alla restituzione dei soldi hanno a disposizione il meccanismo del fan sale, ovvero la rivendita legale dei biglietti che avviene su piattaforme autorizzate e senza speculazioni.

Una cosa è certa: J-Ax e Sfera Ebbasta hanno dato un segnale. Forse siamo romantici, ma ci piace pensare che abbia a che fare anche e soprattutto con l’idea che il rapporto con i fan sia diverso da quello che lega, ad esempio, un’azienda di e-commerce ai suoi clienti. Cinque mesi fa, i Tool hanno preferito annullare e non rimandare il tour americano proprio per restituire i soldi dei biglietti a chi era in difficoltà. «Vincolare i soldi dei fan per mesi e mesi, se non per un anno intero, è ingiusto», scriveva la band. «Vogliamo dare un aiuto ai fan che ci hanno sostenuto per anni». Avevamo quindi chiesto: cari artisti italiani, perché non fate come loro? Ora qualcuno l’ha fatto.

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