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Volete sapere come sta cambiando il rap? Leggete la storia di Lil Yachty

Scrivere grandi testi non è necessario. Un bel flow e tanta dimestichezza con internet ti possono trasformare prima in un fenomeno, poi in un magnate dell'hip hop che spende 50 mila dollari al mese

Lil Yachty

Foto: Braylen Dion per Rolling Stone US

Prima della pandemia, Lil Yachty non aveva mai riflettuto su quanto velocemente fosse diventato famoso. «In un anno sono passato dal palco del mio liceo a un attico a midtown Atlanta. Ho una Mercedes, ho comprato casa a mia madre», spiega. «È una vita veloce, non ti dà il tempo di pensare».

La sua hit del 2016 Minnesota aveva la forza di una filastrocca e gli ha fatto guadagnare il soprannome di Re dei teenager. Nel frattempo è diventato una sorta di mentore per le giovani superstar, una specie di risposta della Generazione Z a Diddy. Ha collaborato con brand come Nautica e Target, è apparso nel film How High 2, ha firmato un accordo di endorsement con Sprite. Agli artisti della sua etichetta, la Concrete Boys, ha regalato collane di diamanti.

Il prossimo mixtape di Yachty Michigan Boy Boat è un’ode allo Stato che ha dato i natali alla nuova generazione di MC che sta cambiando l’hip hop. È anche una testimonianza della sua capacità di individuare nuovi talenti. «Ho iniziato a indagare e ho capito che in Michigan non ci sono rapper scarsi. Sono tutti bravi». Dopo essere stato criticato per i propri testi ricevute – all’inizio della sua carriera i puristi non lo sopportavano – in questo album c’è un netto miglioramento, soprattutto in pezzi come Royal Rumble, in cui Yachty scambia rime con alcuni tra i migliori MC del Michigan. I giochi di parole sono più forti, le frecciatine brillanti. Yachty sfodera frasi perfettamente in linea con una scena che apprezza le rime intelligenti. In un brano arriva a fare una battuta sul film The Grudge.

Yachty tende a giudicare il rap sulla base di quanto si diverte. «Faccio quello che mi pare», dice. «È questo che lo rende divertente. Non punto al primo posto in classifica». È forse per questo motivo che, all’inizio, qualcuno lo accusava di non prendere sul serio la musica. Joe Budden gli ha detto che non capiva il suo contratto discografico e poi c’è stata l’intervista disastrosa col programma radio Ebro in the Morning in cui ha farfugliato un freestyle su un beat di Nas. Nel 2016, ha confessato a Billboard che non conosce «neanche cinque canzoni» di Tupac o Notorious B.IG. A Ebro, ha detto di non essere un rapper, e quella frase l’ha perseguitato per anni. Aveva appena 18 anni. «Ero diverso dagli altri, e quando la gente non capisce una cosa tende ad allontanarla», dice. «Nel 2017 mi svegliavo e il telefono era pieno di roba idiota».

Oggi è tutta un’altra storia. Il dibattito fra il rap basato sui testi e quello di artisti come Yachty è stato messo alle spalle. Nell’ultimo decennio la definizione di rapper è diventata più ampia e nuovi stili fioriscono accanto ai vecchi. Per dire, gli ultimi tre vincitori del Grammy per il miglior album rap sono stati Tyler, the Creator, Cardi B e Nas.

Yacthy, che in realtà si chiama Miles Pars McCollum, incarna i tanti modi in cui è cambiata l’industria discografica negli ultimi 10 anni. È diventato famoso su internet e attira l’attenzione con o senza nuova musica. Durante la nostra intervista su Zoom, registrata a marzo, è calmo e riservato, fa lunghe pause prima di rispondere. Ha ancora un po’ dell’esuberanza giovanile. A un certo punto sua madre, che vive lì vicino, lo chiama per chiedere cosa vuole dal supermercato. «Ho bisogno di Pop-Tarts», risponde lui con dolcezza, «quelli alla cannella».

Potrebbe comprarne a vagonate. Tra il 2016 e il 2017 ha guadagnato 13 milioni di dollari solo grazie agli endorsement («work hard, play hard», dice quando gli chiediamo un commento). Qualcuno ha calcolato che spende più di 50 mila dollari al mese («in realtà la cifra è più alta, ho molte proprietà, l’assicurazione e un libro paga complesso»). Sta collaborando con i cereali Reese’s Puffs, sta lavorando a un film basato sul gioco di carte Uno ed è stato anche uno dei primi rapper a saltare sul carro delle criptovalute: lo scorso dicembre ha venduto uno “YachtyCoin” sulla piattaforma Nifty Gateway. Secondo Coinbase, è stato comprato a 16 mila dollari. Yachty racconta che quando è stato scoperto da Kevin “Coach K” Lee, il fondatore dell’etichetta Quality Control, «una delle cose di cui ha parlato di più era la necessità di diventare un brand. Qualcosa di più grande di un semplice artista. Un magnate».

Forse è per questo che non si preoccupa delle classifiche. Lil Boat 3, il suo ultimo album, è uscito nel bel mezzo della pandemia e delle proteste per la violenza della polizia sugli afroamericani, due eventi che hanno ridotto la possibilità che il pubblico prestasse attenzione alla sua musica. «Era un momento davvero difficile per il mondo», commenta. «Siamo stati sfortunati, ma [le proteste] erano per una causa più grande, importante». Vale la pena ascoltare Lil Boat 3 anche solo per le collaborazioni. Future non è mai stato così gioioso come in Pardon Me, un brano accompagnato da uno dei video più divertenti usciti in un anno pesante. La versione deluxe, uscita a novembre, è altrettanto formidabile. Flex-Up, pezzo con Playboi Carti e Future, mostra tutta l’abilità di Yachty nel creare un’atmosfera.

Grazie alle collaborazioni, Yachty potrebbe cambiare il suo soprannome da Re dei teenager in Magnate del rap. «Lavoro solo con gli amici, artisti che ammiro davvero», dice. «Mi piace farlo con i più giovani, con musicisti ancora poco noti». Nel mondo dell’hip hop, Yachty è una via di mezzo tra megastar ed eroe del web, e sembra che si stia abituando all’idea. «Mi piacciono i nuovi talenti. Non si tratta di accoglierli sotto la mia ala, ma solo di dire: ehi, ci sono passato anche io, so cosa si prova e tutto il resto».

L’anno scorso Yachty ha aperto la label Concrete Boys. Tra i primi artisti ingaggiati c’era l’amico d’infanzia Daft Day, che ora è uno dei featuring più eccitanti di Lil Boat 3, nel pezzo Demon Time. «A volte mi sento vecchio», ammette Yachty. «Mi sento un vecchio di merda quando esce un nuovo artista e non so chi è. Succede raramente, perché di solito sono sul pezzo».

Yachty è in prima linea anche sul fronte delle nuove piattaforme social, soprattutto Twitch e Discord, che permettono di instaurare una comunicazione più diretta con la propria community. Lui le usa frequentemente per parlare con i fan e ad aprile ha collaborato con Discord a dei “sound packs”, pacchetti che consentono agli utenti di sostituire i suoni dell’app con altri di sua creazione.

Sono tutte mosse che descrivono una nuova dinamica tra pubblico e celebrità. Le piattaforme danno ai fan sempre più occasione di spiare le vite delle persone famose e ci si aspetta quindi un coinvolgimento sempre maggiore. A Yachty viene naturale. «Sono connesso con i miei fan ogni giorno, tutto il giorno. Grazie a quelle piattaforme, conosco i nomi dei miei fan, ci parlo. Se mi dovessero incontrare di persona non si metterebbero a urlare. Mi direbbero: “come va fra?”, come si fa tra amici».

Yachty parla spesso con un altro giovane magnate, Tyler, the Creator. È importante avere relazioni del genere perché «ti tengono sulla strada giusta». Al momento è concentrato sull’uscita di Michigan Boy Boat, a cui seguiranno un progetto con i producer Working on Dying e una collaborazione con Lil Tecca. Yachty si è anche appassionato al rock psichedelico e dice che quelle influenze potrebbero finire nel suo prossimo disco. «Ho incontrato Andrew degli MGMT, parlo con un sacco di gente. Ho beccato Kevin Parker, conosco anche lui. Mi ispirano. Ho un sacco di progetti paralleli, usciranno prima del prossimo album, che andrà in quella direzione».

Chiedo a Yachty come si vede tra cinque anni. «Spero di diventare un attore di successo», risponde. «Magari con gli addominali scolpiti. Forse darò un taglio ai capelli, farò crescere un po’ di barba. Un cazzo di sex symbol, capito?». Uno come Yachty, che ha aperto la strada alle nuove celebrità del rap, potrebbe riuscirci. Il successo che continua a ottenere dimostra cosa si può fare con un bel flow e tanta dimestichezza con internet. «Voglio fare tutto, so che posso farlo», spiega. «Ho capito quanto sono potente. L’unico che può fermarmi sono io, dico sul serio».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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