Vicky Cornell: «Ogni cosa che faccio viene letta nel peggiore dei modi» | Rolling Stone Italia
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Vicky Cornell: «Ogni cosa che faccio viene letta nel peggiore dei modi»

Abbiamo raggiunto telefonicamente la vedova del leader dei Soundgarden, che si è tolta qualche sassolino dalla scarpa: «Molti di quelli che oggi si professano suoi confessori a malapena gli rivolgevano la parola»

Chris e Vicky Cornell. Foto: Tara Ziemba/Getty Images

Oggi come oggi, credo che essere Vicky Cornell rappresenti uno dei ruoli più scomodi in assoluto in quel che resta del grande circo del rock ‘n’ roll. Nel solco della migliore tradizione, la seconda moglie del compianto Chris ha spesso attirato su di sé l’ira funesta dei fan, sia prima che dopo la sua scomparsa. Se un tempo veniva accusata di aver trasformato il leader dei Soundgarden da guru di una generazione a rockstar piena di cliché, da qualche anno Vicky è invischiata in una serie di cause e di accuse che ricordano molto da vicino quelle mosse al gran visir di tutte le vedove rock: Yoko Ono. L’uscita a sorpresa del primo album di cover postumo di Cornell, No One Sings Like You Anymore non può che perpetuare una storia che, complice l’infinita battaglia legale con i Soundgarden per i diritti sulle canzoni del marito, sembra poter durare ancora a lungo. Raggiunta telefonicamente, decido di toccarla subito piano…

Vicky, come ti senti quando qualcuno ti definisce la Yoko Ono dei Soundgarden?
(Ride, la prende bene) Su internet leggo di tutto. Considerando la profondità di un personaggio come Yoko, mi sento quasi onorata. Anche se le mie capacità artistiche rasentano lo zero. Sai, se spesso si legge che alcuni artisti valgano più da morti che da vivi, è anche vero che per i fan o i collaboratori di un artista sia necessario anche avere una vedova contro cui sfogare il proprio dolore. Quasi come se rappresentasse qualcosa di catartico grazie a cui elaborare un lutto. Il fatto di non essere stata la prima moglie di Chris ha amplificato tutto. Vorrei tanto mi dicessero come comportarmi, perché da tre anni vivo una situazione per cui ogni cosa che faccio viene letta nel peggiore dei modi. Ti impegni nel portare avanti la memoria di tuo marito e sei uno sciacallo. Non lo fai e vuoi privare il mondo della sua musica.

Infatti spesso si sottovaluta il lato umano. Alla fine credo non sia facile trovarsi a parlare per conto di tuo marito.
No, per niente. Ed è il motivo per cui spesso non riesco a portare avanti le interviste che fissiamo. Ci sono momenti in cui non ce la faccio proprio. A dire il vero nemmeno volevo farlo, ho chiesto esplicitamente di non farlo. Poi però Brendan O’Brien ha insistito così tanto che ho capito di non poter fare in altro modo. Quindi, mio malgrado, eccomi qui a parlare per lui.

La pubblicazione di No One Sings Like You Anymore ha colto di sorpresa un po’ tutti. Perché ora e perché un album di cover?
Tornando al discorso di prima, qualcuno ha fatto notare che l’album sia stato pubblicato proprio sotto le feste, come a sottolineare il lato economico della faccenda. Ecco, anche per questo abbiamo deciso di diffonderlo solo in rete in questo momento, per evitare le solite storie. Questo Natale non può essere considerato come i precedenti e il fatto che tutto il mondo sia coinvolto nella stessa tragedia mi ha spinto a fare tutto più in fretta per poter essere d’aiuto a chi amava Chris. Non sarà un disco a migliorare la situazione, ma può essere qualcosa a cui aggrapparsi.

Photo: Andrew Stuart


Quindi l’album era pronto a tutti gli effetti?
Sì, era pronto. Da prima che Chris morisse. Anche se mi rendo conto che possa sembrare una frase di circostanza. È stato un vero e proprio affare di famiglia. Abbiamo passato quasi tutte le sessioni di registrazione insieme. A Chris piaceva molto l’idea di trovarsi in studio con la propria famiglia. Le sessioni si trasformavano spesso in lezioni di musica dei nostri figli, con Brendan e Chris nel ruolo di insegnanti. Per quello anche loro lo sentono così proprio.

La scelta di Watching The Wheels nasce forse proprio da lì? Dalla connessione tra lui e l’ultimo Lennon?
Come altri della sua generazione, era un grande fan di Lennon. Aveva già portato in giro Imagine nel corso del suo tour solista, ma adorava Watching The Wheels proprio perché si rivedeva in quel periodo della biografia di Lennon. La scelta dei brani è cambiata molto durante le sessioni: magari cantava un brano che, a sua volta, gliene portava alla mente un altro e che finiva per sostituirlo. È stato come ripassare cinquant’anni di musica in qualche settimana.

Qualcuno sostiene anche che la tua presenza al suo fianco ne avesse smussato alcuni tratti di personalità. Quelli per cui molti fan si erano riconosciuti in lui…
Sai cosa penso? Che la gente non riesce ad accettare il fatto che le persone possano crescere. Tutti vorrebbero che il loro artista preferito facesse la vita e la musica di quando l’hanno conosciuto. Una cosa profondamente infantile. Se c’è una cosa che Chris ha smesso di fare dall’inizio del nuovo millennio è stata quella di smettere di autodistruggersi e di perpetuare comportamenti che l’avrebbero portato via purtroppo ancora prima. Se questa può essere considerata una colpa, me la prendo molto volentieri.

Photo: Andrew Stuart


La scelta di incidere Patience non può aver stupito chi conosceva la sua storia, anche se a Seattle Axl non ha goduto per lungo tempo della stima generale.
Vale lo stesso discorso di prima. I Soundgarden erano stati in tour con i Guns. Chris era un fan del gruppo e riteneva Axl un autore sottovalutato. Il famoso scontro con Cobain non aiutò. La gente si schierò, è il gioco delle parti. Ma oggi è ridicolo pensare ancora che Axl fosse il macho sessista e Cobain il paladino dei diritti di tutti. Erano persone piene di contraddizioni. Come ognuno di noi. Alcuni purtroppo non li abbiamo visti invecchiare. In ogni caso, ai tempi non lo conoscevo, ma oggi Axl è un vero gentiluomo.

Si sono dette tante cose sui suoi rapporti con gli altri musicisti di Seattle. Tu come potresti giudicarli?
Anch’io ho letto tante cose, in genere tutte cazzate. Una gran vagonata di cazzate. I rapporti evolvono, bisogna accettarlo. Come bisogna accettare il fatto che Eddie Vedder fosse un suo amico ma non un mio amico. Non dobbiamo essere amici per forza. Però ti dico anche che molti di quelli che oggi si professano suoi confessori, a malapena gli rivolgevano la parola.

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