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Verdena + Marta sui Tubi + Giuradei = Dunk. Ma non chiamatelo supergruppo

Abbiamo intervistato il quartetto formato da Luca dei Verdena, Carmelo dei Marta e i fratelli Giuradei. E ovviamente abbiamo chiesto aggiornamenti sulle rispettive band.

Normalmente, i Dunk verrebbero definiti un supergruppo. Sono formati da Luca Ferrari dei Verdena, Carmelo Pipitone dei Marta sui Tubi e i fratelli Marco ed Ettore Giuradei. Ma a loro, così come a noi, il prefisso super non piace granché, come se fosse sottinteso che spaccano di più delle rispettive band, così come i Supersayan di Dragon Ball spaccano di più dei Sayan.

Loro invece neanche ci pensavano alle loro band quando quest’estate si sono ritrovati nella campagna di Brescia. Si sono semplicemente messi a suonare per il gusto e la libertà di farlo. Solo dopo, sempre per caso, è nato il primo omonimo disco e il tour. La priorità quindi per Carmelo e i suoi, come mi ha raccontato, è prima di tutto divertirsi. Al diavolo il resto.

Come sta procedendo il tour?
Alla grande. Siamo partiti un mesetto fa e saremo in giro fino a tutto luglio. Ancora ce n’è un bel po’. Ma sono fortunato perché si suona solo nel fine settimana, quindi ho il tempo di stare a casa e occuparmi delle mie cose.

Ma a voi piace il termine “supergruppo”?
Assolutamente no. Forse perché abbiamo poca autostima. Io di super non ci vedo niente, al limite una super voglia di suonare e basta. Mi dà fastidio come il termine “indie”, che sta prendendo una deriva un po’ strana. Sta cambiando tutto in modo troppo veloce.

In realtà ora qualcuno di un po’ più saggio distingue l’indie dal cosiddetto itpop.
Beh sì effettivamente è più sensato. E poi indie deriva da indipendente, e certe cose che sento e vedo non lo sono proprio.

Da quale necessità nascono i Dunk?
Nascono dalla necessità di divertirsi. Un musicista ogni tanto se lo può permettere. Tutti noi per tanto tempo siamo stati legati a progetti tra virgolette seri. Io per esempio con i Marta [Sui Tubi] ho passato 15 anni belli intensi, senza potermi mai dedicare ad altro. Luca [Ferrari] coi Verdena stessa roba. Finalmente questa occasione è arrivata. Siamo più liberi e quindi grazie ai fratelli Giuradei ci siamo concessi questo progetto parallelo. Sono loro ad averci reclutato.

Quindi sia tu che Luca siete in pausa coi vostri gruppi oppure parallelamente state lavorando anche con loro?
I Verdena, non so se conosci il modus operandi, provano sempre. Anche quando sono fermi continuano a provare nella loro saletta.

Nel famoso pollaio riconvertito a sala?
Esatto. Con i Marta invece siamo un po’ fermi. Abbiamo messo in pausa questo treno che da 15 anni stava correndo all’impazzata.

Quindi i Verdena stanno lavorando a un disco?
Loro credo di sì. Perché loro sono proprio quelli che non riescono a fermarsi mai. Noi invece ci incontreremo e vedremo sul da farsi.

Torniamo ai Dunk. Quando dite “Noi Non Siamo” c’è da aspettarsi Heidegger dietro l’angolo?
C’è Heidegger sicuramente, ed è sicuramente appannaggio e merito di Ettore Giuradei. Lui è il saggio, il paroliere e il poeta del gruppo. Si è ispirato anche tanto a Carmelo Bene e molte sono proprio citazioni delle sue letture. Noi non siamo è un modo veloce per dire che siamo qualcosa di effimero in questa terra.

Ed è per questo che avete scelto il cimitero nel video.
Esatto. È un po’ ermetica come direzione. Se posso dirla con parole mie, è un po’ l’essenza dell’anima. È un modo di intendere la vita in maniera spigolosa rispetto a com’è veramente. Noi siamo in quello che ci manca e quello che ci manca sostanzialmente non ci fa essere. Una visione un po’ pessimistica.

Beh è come dire YOLO.
Ed è per questo che abbiamo fatto Dunk, per divertirci finché siamo vivi. Finché ci siamo. Ci siamo incontrati per la prima volta quest’estate dove vivono i Giuradei, a Provaglio d’Iseo, un posto magnifico sul lago in provincia di Brescia. E lì abbiamo iniziato a suonicchiare senza farci domande né pensare a un possibile disco. Senza pressioni, senza stress. Sono stati poi alcuni amici, dopo aver sentito le registrazioni, ad averci detto: “Perché non lo pubblicate?” Nessuno di noi stava lavorando in quella direzione però. Non so come spiegarti. Siamo un pochino strani: tre sono montanari del nord e uno è un meridionale con poca voglia di sbattersi. Metti quindi tre teste un po’ pigre insieme e fai tu i conti. Sono stati gli altri a spingerci a fare sul serio. Questo è quanto: noi suoniamo, gli altri fanno i soldi.

Dunk in inglese significa inzuppare. Voi cosa state inzuppando?
Noi ci stiamo inzuppando di cose che non avevamo mai provato finora. Dalla totale libertà espressiva e artistica—con le nostre band ne abbiamo, è solo che è più complessa la faccenda—alle sensazioni. Ci stiamo inzuppando in un bicchiere di emozioni mai provate prima. Questa è una cosa talmente libera e senza paletti che è come l’acqua fresca quando d’estate ci sono 45 gradi.

Cosa avete ereditato però dalle rispettive band?
Per il semplice motivo che non ci sono paletti, credo che ognuno abbia ereditato il suo vero stile. Luca non ha mai pensato: “Adesso faccio il batterista dei Verdena”. C’è un po’ di folk, c’è tanto cantautorato. In fondo i pezzi erano già stati scritti da Ettore per chitarra e voce ma mai registrati. Ci ha chiesto semplicemente di aggiungere qualcosa di nostro. Io mi sono permesso, come facevo già da tempo coi Marta, di usare distorsioni con un’acustica. Luca invece è semplicemente un maledetto fabbro che spacca le pelli, è nel suo DNA. Marco, il fratello di Ettore, fa un po’ le cose alla Ray Manzarek. Cioè fa le basse e poi suona i synth, usando molti più effetti del suo solito, quindi si sta divertendo come un bambino. In sostanza abbiamo riarrangiato alcuni pezzi di Ettore. In alcuni casi li abbiamo stravolti, in altri solo con un blando apporto nostro.



Certe volte si sente proprio lo sfogo incazzatissimo di Luca, che pesta sulla batteria come se non ci fosse un domani.
Dici? È probabile, ognuno di noi si è tolto delle soddisfazioni.

Ci sento anche tanto prog, come si spiega?
Eh, qui alzo la mano io. Sono io il colpevole, che ci devo fare? Ho un altro gruppo che si chiama O.R.K. e i componenti sono Pat Mastelotto dei King Crimson, Colin Edwin dei Porcupine Tree e Lef dei Berserk alla voce: un folle, una specie di John De Leo ma ancora più folle. Quindi il prog si è insinuato anche nei Dunk.

Giusto così, in fondo è bene ricordare a tutti che c’è stato un tempo, verso gli anni Settanta, in cui dettavamo legge nel prog.
Negli anni Settanta eravamo i capi di tante cose e senza allontanarci dall’arte. Fino a due minuti fa parlavamo di un possibile indie che è diventato marchettaro. Bisogna ristabilire due cose. Iniziare a capire se valga ancora la pena perdere tempo a suonare, perché molta gente si sta rompendo le palle, sai? Voglio suonare, fatemelo fare, cazzo! Oggi sembra quasi che debba pagare io per andare a suonare. Diamo ai musicisti il loro spazio ma soprattutto la loro dignità. Perché questo è un lavoro a tutti gli effetti. Ho 40 anni, non posso mica solo giocare come un bambino.

Vero, però c’è da dire che stiamo tornando tutti ad ascoltare la musica. Fino a qualche anno fa non avrei mai visto un cartellone gigante con sopra qualcuno che no0n è Liga o Vasco. Ora succede.
È vero però di musicisti che spaccano tutto su un palco ce n’è sempre meno. Tipo gli Zen Circus, che ormai sono bestie rare. Ho paura della deriva un po’ troppo facilona di questi ragazzi che senza aver fatto la gavetta si ritrovano davanti a duemila, tremila persone. Senza avere le spalle larghe per farlo. L’altro giorno sentivo parlare di un gruppo straniero, non farò il nome, e ciò che sentivo dire era: “Minchia, io li adoro però non sanno suonare.” Ma che senso ha? Ecco, io sogno ancora un mondo fatto di persone che sanno suonare gli strumenti che tengono in mano.

Se vi andasse di sentire dei musicisti che sanno suonare gli strumenti, ecco le prossime date del tour:

17-mar Milano Serraglio

24-mar Foligno (PG) Supersonic

31-mar Arezzo Karemaski

06-apr Bergamo Druso

07-apr Rovereto (TN) Smartlab

12-apr Roma Monk

14-apr Corneliano d’Alba (CN) Cinema Vekkio

24-apr Pordenone Capitol Event Hall

25-apr Torino sudore | X Resistenza – sPAZIO211

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