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Verdena: «America Latina va ascoltato in cuffia, dopo aver fumato un po’ d’erba»

La band racconta la colonna sonora del film dei Fratelli D’Innocenzo: il dialogo coi registi, le jam session, il carattere «sensoriale» della musica. E il nuovo album di canzoni a cui il trio sta lavorando

I Verdena

Foto: Paolo De Francesco

So che ci sono cose più importanti nella vita e che il mondo sta andando a rotoli, ma se avessi l’opportunità di esprimere un desiderio per rendere questa esistenza terrena migliore, sceglierei di poter ascoltare un nuovo disco dei Verdena oggi stesso. Che arrivi l’apocalisse poi, che tutto si esaurisca in un meraviglioso bagliore finale. Cosa importerebbe?

Sono passati sette anni dall’ultima volta, un’eternità. Non era mai trascorso così tanto tempo tra un album e l’altro da quando la band bergamasca ha esordito nel 1999. Complice ovviamente la pandemia, siamo arrivati al punto in cui l’attesa è diventata semplicemente insostenibile. Per questo l’annuncio dell’uscita di America Latina (Music Inspired by the Film) è stata accolta come una specie di metadone sonoro da somministrare in dosi massicce.

Non credo che mai nessuna colonna sonora abbia svolto questa funzione salvifica, onestamente. La collaborazione tra i Fratelli D’Innocenzo e i Verdena francamente è apparsa sin dalle prime indiscrezioni circolate su internet come la simbiosi più naturale e necessaria possibile, considerando il ruolo giocato dai registi romani nel panorama cinematografico italiano. Se America Latina, dopo La terra dell’abbastanza e soprattutto Favolacce, doveva essere il film della consacrazione in quanto registi capaci di rivolgersi a un pubblico fedele senza scendere a compromessi, chi meglio dei Verdena poteva occuparsi dell’immaginario sonoro?

Ascoltare questi pezzi strumentali dà la sensazione di trovarsi in un luogo famigliare, ribaltato da qualche catastrofe. Il sound disturbante, le escursioni in paesaggi dilatati, il pianoforte mistificatore, i blitz isterici, le chitarre monolitiche, i cori maligni che compongono questi pezzi germogliati da vecchie sessioni inedite risalenti ai tempi di Wow – conosciute anche con il nome di Fenuk – ci fanno conoscere una versione dei Verdena più essenziale e per questo, in un certo senso, più perturbante. Una mente primordiale lasciata libera tra le proprie ossessioni.

Dopo tanto silenzio, è stato rigenerante poter ascoltare nuova musica dei Verdena. In attesa dell’arrivo del nuovo album, gli abbiamo fatto qualche domanda su questa esperienza e su cosa aspettarci dal futuro.

Partirei dal titolo dell’album che parla di “musica ispirata dal film” a dimostrazione del fatto che si è trattato di uno scambio tra immagini e suono, vasi comunicanti che si alimentavano a vicenda. Allora volevo chiedervi, come vi siete trovati a lavorare da questa prospettiva? Quanto differisce dalle modalità con cui solitamente componete i brani per un album?
Più che uno scambio tra immagini e suoni è stato un dialogo tra di noi e i registi, poiché mentre noi componevamo la colonna sonora loro giravano il film, quindi avevamo solo le loro impressioni e indicazioni come guida. Loro al contempo hanno girato tutto il film ascoltando ore e ore di nostre improvvisazioni. La modalità di scrittura per una colonna sonora è molto diversa da quella per un album, innanzitutto non c’è la necessità di rispettare alcun canone forma canzone, cosa che già nei nostri dischi interpretiamo a nostro modo, ma per lo più abbiamo seguito e sviluppato delle atmosfere, in modalità di jam session.

Come vi siete lasciati ispirare senza avere del materiale concreto su cui lavorare?
Non avendo potuto vedere il film durante le registrazioni mi sono buttato [Alberto] su Favolacce, anche se non ha senso! Ma mi ha dato un’idea, in qualche modo. Schiacciavo play e guardavo i loro film e i brani funzionavano, si trasformavano! L’ispirazione comunque è arrivata senza schemi. Solo musica che potesse essere il più coinvolgente e sensoriale possibile.

Guardando il film si capisce quanto è giusta la collaborazione tra voi e i Fratelli D’Innocenzo. In America Latina e in Favolacce emergono delle caratteristiche che sono equiparabili, secondo me, alla vostra identità di musicisti, come ruolo nella scena e come scelte stilistiche, la cura dei dettagli. Volevo chiedervi quanto vi siete riconosciuti nel metodo di lavoro dei D’Innocenzo?
Sicuramente in comune abbiamo la necessità di seguire il nostro lavoro dalla nascita fino alla consegna definitiva, ho notato che anche loro hanno seguito personalmente il montaggio del film assieme a Walter Fasano, così come noi abbiamo Alberto che registra, mixa e lavora ininterrottamente sul suono dei nostri album fino all’ultimo minuto prima della consegna. Dai Fratelli D’Innocenzo abbiamo ricevuto stimoli, ma anche tantissima stima e affetto.

È il primo lavoro interamente strumentale dei Verdena. Che effetto vi fa? Come vi sentite rispetto a questa cosa? Come mai Fenuk era rimasto nel cassetto per così tanti anni?
È una colonna sonora, è strumentale, è una della tante facce dei Verdena. Il progetto Fenuk ci è sempre piaciuto molto, lo abbiamo tenuto nel cassetto perché non c’è stata mai occasione per pubblicarlo. Magari un giorno Luca si deciderà a pubblicarlo interamente.

Nel post Facebook con cui avete raccontato la nascita di questo progetto, dite che c’erano tante versioni diverse. Vi va di raccontarci meglio cosa è rimasto inutilizzato?
Sono rimaste fuori versioni alternative a quelle che si sentono nel disco ma allo stesso tempo ci sono versioni che nel film non sono state utilizzate. Ad esempio nel film hanno utilizzato una versione con la chitarra acustica, mentre noi nel disco abbiamo inserito la versione dello stesso tema con la chitarra classica e sintetizzatore, Brazil (Dubbi). In linea di massima i registi preferivano le cose più essenziali, a volte hanno utilizzato anche solo una traccia singola di una versione che gli mandavamo, per traccia intendo un solo strumento.

Per comporre le musiche del film, oltre al film stesso, vi siete lasciati ispirare anche da altro? Altri film, altre colonne sonore in particolare?
Dead Man è sicuramente stato d’ispirazione, amo quel film e la sua colonna sonora. L’ispirazione comunque è arrivata senza schemi. Solo musica che potesse essere il più coinvolgente e sensoriale possibile. Io ho pensato che fossero dei buoni brani per addormentarsi. Ascoltare questo disco per me [Alberto] significa estraniarsi da tutto. Andrebbe ascoltato in cuffia, dopo aver fumato un po’ di erba, lasciandosi andare.

Avete lavorato con qualche obiettivo specifico dal punto di vista del sound?
Mah, in realtà per questo progetto non abbiamo pensato ai suoni, quasi mai, il nostro obbiettivo era la trasformazione. Ci siamo proprio divertiti a scombinare le atmosfere dei brani.

Qual è stato il processo con cui l’avete fatto?
Abbiamo usato pochi microfoni e talvolta solo uno, suonando dal vivo quello che veniva. E si rimane sorpresi nel capire in quante salse un brano possa cambiare atmosfera. Ci sono molti errori, avremmo potuto rifare tutto. L’esecuzione soprattutto, ma quello che è uscito non sarebbe potuto migliorare. Il bello è che è naturale.

Come è stato rimettere mano su materiale risalente a qualche anno fa? Come vi ci siete rapportati?
L’istinto musicale deve prevalere sulla qualità esecutiva. Nessun obbiettivo. Nessun processo. Solo buttarsi in acque sconosciute divertendosi molto, ogni cosa che abbiamo registrato è stato il momento, il sentore.

Non posso non chiedervi più informazioni possibili sul nuovo album. Ormai sappiamo che ci lavorate da tanto. Potete dirci se è ultimato? C’è un titolo? Una tracklist? Sarà un doppio album? C’è una data di uscita? Possiamo aspettarci un tour estivo?
Non sarà doppio. Non ha titolo né tracklist, abbiamo selezionato i brani tra i tantissimi scritti negli ultimi anni, su cui Alberto sta scrivendo i testi in italiano. Conclusi tutti i testi faremo l’ultima selezione e decideremo quali andranno nell’album e quali no.

Ultima domanda, che sembra la più banale e pigra, ma in realtà ci tengo molto. Vorrei conoscere i vostri interessi culturali in questo periodo, con cosa siete infognati in termini di letture, ascolti e visioni, di conseguenza cosa sta ispirando il vostro nuovo album?
Per quanto mi riguarda [Alberto], gli ultimi due di Justin Bieber, Changes e Justice, Oceano paradiso di Chiello, On the Corner di Miles Davis, qualcosa random di Vasco, Frank Zappa, Meddle dei Pink Floyd e Ira di Iosonouncane.

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