Un’estate da toy boy | Rolling Stone Italia

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Un’estate da toy boy

Ornella Vanoni è una Gloria Swanson per la quale il sesso “non è più un argomento”. Colapesce e Dimartino sono aspiranti toy boy con la “fissa”. La bozza presentata per scherzo a ‘Propaganda Live’ è diventata una vera canzone accompagnata da un video diretto da Luca Guadagnino sul ménage à trois più amabile dell’estate 2021. Perché, come dice Vanoni, «ora più che mai c’è bisogno di leggerezza colta, intelligente, sofisticata»

C’è una canzone italiana uscita nel 1981 che racconta del potere e della pervasività dei suoni e delle canzoni, dell’impossibilità di sfuggirgli. A un certo punto uno dei versi dice persino che possiamo anche giocare a fingerci ciechi, a non vedere, ma provare a fingerci sordi e non ascoltare è un gioco assai più difficile, impossibile appunto perché la musica è in ogni dove, ci attende, è un piacere che può fregarci, che sa farlo, esce dagli altoparlanti, te la ritrovi ovunque e ti rapisce come crede.

Questa canzone si intitola Musica musica e a cantarla è la più grande interprete che abbiamo in Italia dai suoi esordi (milanesi) nel grande teatro (milanese) negli anni ’50: Ornella Vanoni. Il pezzo è un po’ una marcetta, un po’ una rapsodia, un ibrido cangiante dall’esito pop scritto dal compositore Maurizio Fabrizio e, nel testo, da Sergio Bardotti e da Vanoni stessa che per l’album che contiene quel brano scrive in tutto Duemilatrecentouno parole, un numero diventato poi il titolo del disco.

Quando sul palco del Teatro Ariston, in occasione dell’ultimo Festival di Sanremo, è arrivata la Musica leggerissima di Colapesce e Dimartino per chiunque avesse una minima memoria storica della canzone italiana l’associazione con Musica musica non è stata naturale, ma diretta, automatica, istantanea e con lei il pensiero che Ornella Vanoni, Lorenzo Urciullo (Colapesce) e Antonio Dimartino condividessero un paio di chiavi di lettura del mondo e dunque di scrittura delle canzoni pur in due tempi diversi della storia. Dai bar e ristoranti dove la musica ti aspetta perché è arrivata prima di te, al suo fare da sottofondo dentro ai supermercati, annidata nei pensieri, ad alto volume in palestra o a tenere in piedi una festa, il passo, insomma, è brevissimo. Meno breve e più sorprendente per la sua naturalezza e immediatezza è il passo che porta Ornella Vanoni all’ingresso di un hotel di Porta Venezia in un afoso pomeriggio d’estate pronta a dividere una stanza al primo piano con i due autori e cantanti siciliani per poi giocare con loro davanti all’obiettivo sapiente di Julian Hargreaves tutta vestita Dior, regale, maestosa, sempre dolce e mai sprezzante, sempre divina anche perché mai diva.

Il regista di questa magia è un regista vero, e che regista: Luca Guadagnino, che lo scorso aprile era a casa davanti a Propaganda Live, e dopo aver visto Colapesce e Dimartino cimentarsi in collegamento nell’interpretazione di un’elegia in versi per Ornella Vanoni in studio, ha capito che quella canzoncina brasilianeggiante arrivata subito dopo l’angolo della poesia e intitolata Toy Boy in cui i due, come da titolo, si proponevano alla nostra in veste di qualunque-cosa-lei-volesse aveva il potenziale per diventare qualcosa di più grande. Senz’altro un video, un piccolo corto(circuito) tropicale e forse – perché no? – la più raffinata hit estiva dell’estate italiana dai tempi delle grandi estati pop arrangiate da Ennio Morricone.

«Allora io vado a Propaganda live e mi trovo questi due che mi dicono tutte queste grandi cose sulla mia voce e poi subito si mettono a cantare qualcosa, ma io se te la devo dire tutta non sentivo niente», mi confida Ornella avvolta nel suo morbido accappatoio bianco come il latte e sdraiata sul letto della 119 con l’eleganza imprendibile e selvatica di chi non è interessato a sembrare nulla. «Sorridevo perché pareva brutto non sorridere, mi sembrava giusto farlo insomma, ma di quello che hanno detto lì cantando non ho capito nulla. Poi però sono tornata a Milano e mi chiama Luca, che è siciliano come loro due, i miei pesciolini, e che mi invita a questa cena a quattro e ci dice che vuole fare un video con una nostra canzone, tutti insieme».

I pesciolini sono qui accanto a noi, Dimartino al mio fianco, Colapesce vicino a Ornella, sul letto, che non sa bene fino a che punto adagiarsi sul cuscino e lasciarsi andare a muscoli distesi all’occasione, perché insomma, la confidenza c’è, ma pur sempre di stare a letto con Ornella Vanoni si tratta, e intanto lei prosegue: «Ci siamo visti due volte, abbiamo scritto questo testo non impegnativo così come deve essere ora, poi abbiamo girato il video prima che Luca partisse per gli Stati Uniti, avevamo poco tempo ma è stato tutto come chiacchierare».

Ornella Vanoni, Colapesce e Dimartino sulla cover di Rolling Stone

Ci sono due aspetti su cui Ornella insiste e che vuole sottolineare: che questa canzone è un gioco, un divertissement e che quella del video non è lei, ma un alter ego nato per giocare: «Chissà se il pubblico capirà che non sono io, che non faccio mica me stessa, ma faccio una signora un po’ Gloria Swanson, una che dice “no no no!”, ma alla fine quando loro se ne vanno un po’ ci ripensa, rivede la possibilità e si dice che se magari questi due provano a tornare si può combinare qualcosa, e ride». In effetti nel video Vanoni mette le mani davanti al viso come Swanson sul Viale del tramonto, con abito nero e look altero e disdegnoso perché in lutto col dio Eros, un po’ di seta e un po’ di raso, novembrina mentre loro se ne stanno a luglio in maglietta con cavallucci marini a insistere e lei tra sé e sé alimenta il rifiuto anche sottovoce: “è una fissa, è una fissa!”, dice, “ma proprio a me dovevano capitare questi due?!”, incalza, mentre quei due sono lì alla sua mercé.

«Un giorno al telefono Ornella ci ha detto che come toy boy eravamo un po’ attempati», mi racconta Dimartino, «e questa cosa ci ha dato la chiave per il pezzo credo, perché avevamo paura che uscisse qualcosa di grottesco, ma quando ci ha detto quella cosa ha proprio reso evidente che dovevamo prenderci tutti in giro, che non era lei il centro della presa in giro in quanto noi toy boy e lei signora, ma che pure noi alla fine siamo due non proprio ragazzini, ecco».

Ornella Vanoni, Colapesce e Dimartino sulla cover di Rolling Stone

«Ma sì, non è una roba seria, giochiamo tutti», prosegue Ornella, «c’è bisogno di giocare perché non è un momento felice del mondo questo, proprio per niente. Io avevo sentito i ragazzi con la loro Musica leggerissima, che è un pezzo delizioso, una canzone che ha proprio un senso di esistere oggi, perché in questo tempo o canti una canzone d’amore o è inutile cantare cose tragiche visto che le cose tragiche sono talmente pesanti che è difficile sopportare ciò che succede: la musica leggera anzi leggerissima con le parole senza mistero è qualcosa di semplice, perché ora c’è bisogno di leggerezza, di semplicità ma non di stupidità, che è tutta un’altra cosa: c’è bisogno della bella leggerezza colta, intelligente, sofisticata».

Toy Boy e il video di Luca Guadagnino dal canto loro intelligenti e sofisticati lo sono eccome, le luci da grande cinema sono orientate a toni cromatici che ricordano i colori di un cocktail con l’ombrellino in pieno tramontismo agostano e piante e fiori freschi e rigogliosi sono co-protagonisti della scena tropicaleggiante. «Ma secondo te chi guarda capirà che sono tutti freschissimi?», mi domanda Ornella. «Me lo chiedo perché secondo me hanno speso un mucchio di soldi per questi fiori, e sarebbe un peccato, ma sai com’è, oggi è tutto così finto che uno magari si confonde…».

Quando chiedo di raccontarmi come sia stato lavorare insieme mi rispondono tutti e tre quasi all’unisono che non ci sono state vere e proprie session di scrittura. «Ornella è un fiume in piena, ci chiamava e ci diceva versi», mi racconta Dimartino, «cose che senti nella canzone così come sono state pronunciate, tipo: “il mio fuoco si è spento, non è più un argomento” , già quella prima sera a cena da Luca era molto prolifica, disse che serviva qualcosa di francese come “l’amor fou si è spento ormai” e così è stato» e Ornella specifica: «È che il francese serve e nella canzone in italiano mi fa subito Franco Battiato!».

Di francese però non c’è solo quel momento ma un lavoro sull’arrangiamento in pura direzione french touch, nello specifico, dico ai pesciolini, un bel po’ di Sébastien Tellier. «Proprio a lui pensavamo, in particolare al suo album L’aventura del 2014», specifica Colapesce, «e ancor più precisamente al pezzo Ma Calypso». Già, perché prima ancora del francese qui siamo immersi nel canto brasileiro, visto che Toy Boy è una canzone, specifica Ornella, «alla brasiliana, perché sai, per gli italiani la tecnica della musica brasiliana è difficilissima e quindi si fa qualcosa che sia in quelle corde, che richiami quel mondo, per semplificare le cose».

Ornella Vanoni, Colapesce e Dimartino sulla cover di Rolling Stone

Ornella Vanoni, Colapesce e Dimartino sulla cover di Rolling Stone

«Il nostro riferimento», raccontano Colapesce e Dimartino, «era La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria, volevamo riprendere quel mood ma renderlo pienamente contemporaneo, non fare una cosa didascalica chitarra e voce: c’è il phaser e poi nel ritornello anziché il basso acustico abbiamo usato il Moog. Il disco del ’76 per noi è un album fondamentale, un lavoro che amiamo entrambi alla follia, oltre che per una questione ritmica anche perché è un disco di canzoni e di liriche, di poesie, un disco costruito su un equilibrio pazzesco, lì ci sono Vinícius de Moraes e Bardotti che hanno fatto un lavoro immenso».

«Ma lo sapete che per un certo periodo Bardotti viveva a Bologna con Lucio (Dalla, nda) e Lucio lo chiamava Bimbotti e Sergio, in tutta risposta lo chiamava Il Ragno?». Parlare con Ornella Vanoni è questo: solo un attimo prima si sta dicendo della tecnica dei chitarristi brasiliani e l’istante successivo salta fuori un aneddoto che non scopriresti mai se non dalla sua voce, per poi tornare nella stanza e sentirsi domandare se possiamo stare sempre lì, «mangiamo qua, dormiamo qua».

Quando le domando cosa le sia piaciuto di questi due ragazzi Ornella mi risponde con quella che è poi la chiave di tutto questo ménage à trois artistico e umano: «Il fatto che hanno scelto di fare questa faccia seria ma insieme anche un po’ triste», qualcosa che poi è il loro snodo comune, lo stesso che tiene insieme Musica musica e Musica leggerissima, quella che poi è la chiave della grande musica popolare: un’alternarsi di malinconie e spinte alla felicità, una malinconia «che è poi il cuore della saudade che hanno anche i siciliani», dice Dimartino. «La saudade che è lo spleen, ah che bello lo spleen», confessa Ornella, «lo spleen è un male così soft, è una mancanza, io ho avuto anche la depressione grave ma lo spleen è un’altra cosa, è una cosa che io provo tutte le domeniche, sempre, specialmente se c’è il sole perché alla fine sono dublinese, se c’è la pioggia sono più pacificata, ma il sole mi fa più male, alla fine se piove invece tiri su un impermeabile con il cappuccio e sei a posto».

Parlando di spleen e malinconie diventa impossibile non parlare d’amore, ma lì, dice Ornella, è diverso: «L’amore può fare bene, lì puoi anche non provarla quella mancanza, ma fa male se sbagli compagno, se la delusione è totale, io mi sono sempre addossata le mie colpe, la colpa me la sento addosso perché ho scelto uomini sbagliati, bisogna stare molto attenti». Non è un mistero, infatti, che Vanoni abbia detto basta alle relazioni diversi anni fa, precisamente quando aveva 62 anni: «Mi innamoro ancora però, mi innamoro di chi mi affascina, il fascino è molto raro da incontrare e non finisce mai, se ce l’hai a 30 anni, a 90 anni ce l’hai ancora, è il significato del verbo possedere, il fascino se lo possiedi non lo perdi; io oggi mi innamoro di chi è fantasioso e gli uomini mi attraggono per qualcosa che non è il sesso: la grande amicizia per esempio, o la grande stima. Sono uomini che poi magari mi sarebbero piaciuti anche, per esempio sono molto amica di Massimo Cacciari e intendiamoci, Cacciari mica lo butti via…».

Ornella Vanoni, Colapesce e Dimartino sulla cover di Rolling Stone

Sui suoi due toy boy, invece, c’è più riserbo, più titubanza: «Questi due sono un po’ speciali, io non ho mai avuto un tipo eh, magari non so, loro due insieme potrebbero andar bene, ma intanto è un gioco e abbiamo giocato». E Gino Paoli che dice di questo gioco e di questi due? «Siamo rimasti tanto amici io e lui, anche con sua moglie, una persona splendida, è una cosa rara questa, nell’amore, però ecco, dei toy boy ancora non sa niente, lo scoprirà presto ormai».

Quando per giocare, un secondo prima che le stoffe di Dior arrivino a portarsela via per condurla sul set dello shooting e dopo una verifica veloce sui colori di cui vestiranno i suoi ragazzi, non posso esimermi dal domandare a Ornella cosa dobbiamo prepararci a rispondere a chi dirà che Toy Boy è la risposta a Mille con Orietta Berti, Fedez e Achille Lauro, pur nell’evidente differenza tra i due mondi e tra le nature stesse delle due uscite, lei risponde dolcemente: «È tutto diverso, qui è venuto da tutti noi, tutti insieme, non sono stati mica loro a dire a me di fare qualcosa con loro. Comunque Orietta per me è un personaggio formidabile, una voce che è come un ruscello fresco, Orietta la senti che ha una voce squillante che non perderà mai e poi è una persona tanto carina. Mi faceva i regali: io le davo il salame e lei mi ha riempito di tortellini».

Allora, in due parole, lasciate che una cosa qui ve la dica io: più che la risposta a qualcosa questa Toy Boy è la domanda.

Colapesce e Dimartino sono in tour. Le date:
9 luglio Festival Dei Due Mondi di Spoleto (PG)
10 luglio Arena della Regina di Cattolica (RN)
12 luglio Marostica Summer Festival di Marostica (VI)
13 luglio Bike In di Mantova
16 luglio Luce Music Festival di Bitonto (BA)
18 luglio Nova di Bologna
19 luglio Moonland Festival di Sarzana (SP)
21 luglio Estate Sforzesca di Milano
22 luglio Flowers Festival di Torino
25 luglio No Borders Music Festival di Tarvisio (UD)
26-27 luglio Cavea Auditorium Parco della Musica di Roma
31 luglio Parco dei Suoni di Riola Sardo (OR)
7 agosto Locus Festival di Fasano (BR)
21 agosto Terrasound di Francavilla al Mare (CH)
28 agosto Teatro Antico di Taormina (ME)
3 settembre Settembre Prato è spettacolo a Prato
4 settembre Nosound Fest di Servigliano (FM)

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Photography by: Julian Hargreaves
Photo assistant: Andrea Venturini
Styling by: Giuseppe Magistro
Make up by: Serena Congiu
Hair by: Giuseppe Moroni
Video by: Mattia Brambilla

Location: Sheraton Diana Majestic, Viale Piave 42, Milano 20129

Ornella Vanoni wears: DIOR
Colapesce e Dimartino wear: DOLCE & GABBANA