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Un signore di 72 anni fa la trap meglio di te


Sei anni fa, Arthur DuBois ha imparato a produrre basi hip-hop per non pensare all'artrite reumatoide di cui soffre da tempo. Adesso la sua musica è virale

Arthur DuBois

Foto Haven Studios per RS USA

In appena 24 ore, un uomo di 72 anni di Chicago è passato dall’anonimato a essere un fenomeno virale. Lunedì scorso, Arthur DuBois è entrato negli Haven Studio con una semplice missione: trovare qualcuno che mixasse i beat che lui aveva prodotto senza pretese, come un hobby sconclusionato, per la sua famiglia e i suoi amici.

Per sei anni, DuBois ha creato beat trap che faranno sentire a casa tutti i produttori registrati su SoundClick, SoundCloud o YouTube. Quando Arthur ha chiesto ad Andre “Add-2” Daniels, un musicista che lavora da Haven – uno studio nel South Side di Chicago, dove i ragazzi imparano a registrare e mixare musica – di ascoltare i suoi beat, il rapper ammette che pensava che l’anziano fosse parte di uno scherzo organizzato dai suoi studenti.

«Non me l’aspettavo», spiega Daniels. «Non pensavo che avrebbe suonato questo tipo di musica, e che fosse capace a farla così bene. Dopo il primo pezzo ho pensato “Ok, potrebbe essere un colpo di fortuna”. Poi ne ha messo un altro e un altro ancora. Non ho iniziato a registrare fino al quarto pezzo. Ero ancora incredulo. A quel punto mi aveva conquistato. Pensavo, “è assurdo” – non capita tutti i giorni di vedere qualcuno come lui, con il suo cuore e la sua passione per la musica».

Per un decennio, DuBois ha convissuto con un’artrite reumatoide che non era stata diagnosticata. «Sono andato in diversi ospedali», dice. «Nessuno riusciva a trovarla, ci sono voluti dieci anni». Invece di fermarsi, DuBois ha iniziato a cercarsi qualcosa da fare, ed è finito per imparare a suonare beat trap. Ha studiato produzione software, e ha iniziato a padroneggiare i ferri del mestiere.

Quando Daniels ha postato il video sui social media, la reazione della rete è stata immediata. Migliaia di persone – tra cui il producer IllMind e l’ex giocatore di basketball Baron Davis – hanno accolto DuBois con gioia. L’abbiamo raggiunto al telefono due giorni dopo l’esplosione virale del suo video, e l’abbiamo ritrovato con la voce ancora eccitata, incastrato tra la sensazione di rivincita e una certa umiltà.

Di dove sei?
Originariamente dell’Arkansas, ma la mia famiglia si è trasferita in Mississippi e poi a Chicago.

Da quanto tempo abiti a Chicago?
Da quando ho tre anni.



Come hai iniziato a produrre beat? 

Ho amato la musica per tutta la mia vita. Quando mia madre andava a dormire andavo vicino al comò, poggiavo la testa sulla radio e la ascoltavo per tutta la notte.

Che tipo di musica ascoltavi da ragazzo?
Tutta. Jazz, blues, all’epoca non la chiamavano ancora R&B. Era solo musica.

Suonavi uno strumento?
Sì. Ho provato tanti, tanti, tanti strumenti a fiato, e ho finito per appassionarmi al sassofono. Non sono mai stato davvero bravo, ma l’ho suonato per un po’ di anni. Non ero bravo, però.

Perché hai iniziato a produrre beat hip-hop? Com’è iniziato tutto? 

È una lunga storia. Mio figlio fa sempre questo rap, ma non ho mai potuto ascoltarlo. Ho provato con Fruity Loops ma non mi piaceva molto, così sono passato a un altro software e non mi è piaciuto nemmeno quello. Ho chiesto a mio figlio di aiutarmi a sistemare il computer, perché non sapevo niente di computer, e lui continuava a ignorarmi. Mi ha fatto arrabbiare, quindi mi sono detto: “Lo farò da solo”.

Ho deciso di continuare, ho comprato un computer tutto mio e ho cominciato a lavorarci su. Sono finito su Pro Tools, all’inizio era difficile gestirlo. Mi sono sempre piaciuti i beats. Mi piace tutta la musica, soprattutto James Brown e cose del genere, tutti. Ho continuato a suonare. Due anni fa sono riuscito a creare le prime canzoni decenti, e non mi sono più fermato.

Come hai scoperto gli Haven Studios? 

Beh, avevo visto il nome diversi anni fa, ed ero alla ricerca di mixer e cose del genere. Non so come sono finito lì, ma credo di aver visto di nuovo il nome, avrò pensato: “Proviamo qui”. Ci sarò andato il giorno stesso.

Ti ha sorpreso la reazione del pubblico al video postato da Andre su Twitter? 

Mi ha scioccato. Non me lo aspettavo affatto, e mi ha colpito molto.

Prima del video, cosa diceva la gente della tua musica? Ti facevano già complimenti?
Non molti, perché i miei amici hanno la mia età, e gli piace solo la vecchia scuola. Ma c’era questo tizio, uno difficile da trattare. Un giorno gli ho portato alcune delle mie canzoni e si è arrabbiato. “Non voglio sentire questa roba. Mi piace questo e quest’altro”. Gli ho detto, “Beh, allora suona”. Qualche minuto dopo l’ho beccato che batteva il piede a tempo con la mia musica.

Cosa ascolti adesso? Ci sono dei produttori che ti piacciono, che ti ispirano?
Mi piacciono tutti. Non posso fare nomi… da Jay-Z a James Brown e tutti quelli che suonano bene.

Nel tuo mondo ideale, per chi vorresti produrre delle basi?
Non saprei, perché non ho ancora dimostrato granché (ride).

Credi che i tuoi amici saranno più curiosi verso le tue cose, adesso? Sei sorpreso che così tanta gente supporti la tua nuova carriera?
La scorsa settimana ho incontrato un vecchio amico e gli ho fatto sentire le canzoni, gli sono piaciute. Uno dei miei migliori amici vive a Indianapolis, gli ho mandato i brani. Gli sono piaciuti tutti. Credo che abbia ragione.

Cosa ti aspetti dal futuro, adesso? Qual è il prossimo passo? 

Voglio continuare a suonare.

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