Un giro nell’aldilà con i Mastodon | Rolling Stone Italia
Home Musica Interviste Musica

Un giro nell’aldilà con i Mastodon

Nel nuovo ‘Hushed and Grin’ i rocker di Atlanta immaginano un'anima che lascia il corpo e si trasforma in un albero per concludere il ciclo vitale. «Non è un disco funebre, è un esorcismo»

Mastodon

Foto: Clay McBride

Hushed and Grim è un luogo silenzioso e cupo, è l’anfratto oscuro dove i Mastodon trasmutano il dolore in musica. L’album ha toni epici e melodrammatici, il prog e il metal si intrecciano in tessuti stratificati di grande impatto emotivo. Non che i quattro di Atlanta siano nuovi a certe epopee sonore: ogni loro disco gira attorno a un concept. Se Crack in the Sky parlava del suicidio in giovane età della sorella di Brann Dailor, The Hunter della morte per infarto del fratello di Brent Hinds e Emperor of Sand del cancro della moglie di Troy Sanders e della madre di Bill Kelliher, Hushed and Grim prende tutto questo dolore e lo porta nell’aldilà.

La pandemia ha fatto sì che venissero ancora più allo scoperto temi come solitudine, malattia e precarietà dell’esistenza che il gruppo affronta da sempre. Eppure i Mastodon non sono i Joy Division. Ciuffo biondo rockabilly e corpo da surfista tatuato, il batterista Brann Dailor parla di vita e di morte con tono scanzonato, come se raccontasse dell’ultima volta che è stato al luna park.

Questa volta vi siete spinti nell’oltretomba.
Abbiamo voluto fare un album mitologico su un’anima che, dopo aver lasciato il corpo, entra in un albero in modo da poter esaurire il ciclo vitale passando attraverso le quattro stagioni. È un modo per pacificarsi con la morte esperendola attraverso le leggi della natura.

Mai la morte aveva prodotto musica più enfatica e vitale.
È la musica a fare l’esorcismo. Del viaggio di quell’anima persa abbiamo descritto il senso di incredulità, lo smarrimento, la solitudine e infine la pacificazione attraverso l’accettazione del corso della vita. Abbiamo voluto, soprattutto con gli ultimi brani, rendere l’esperienza positiva e piena di speranza. La morte riguarda tutti prima o poi, e scrivere canzoni è il nostro modo per rielaborarla e concepirla come trasmutazione, non come distacco o assenza. Cerchiamo di creare nel buio qualcosa di bello e luminoso, che possa aiutare anche gli altri a non cadere nella disperazione.

Avete lavorato all’album durante il lockdown?
Io e Troy Sanders abbiamo composto la musica e i testi a quattro mani. Anche durante il lockdown siamo riusciti a trovarci fisicamente, a scambiarci idee e opinioni in totale sincerità. Abbiamo imparato a tenere l’ego fuori dalla porta, e questo è anche il segreto della longevità della band.

Come avete coinvolto Marcus King e Kim Thayil?
Marcus è un amico del chitarrista Brent Hinds. Sono entrambi virtuosi della chitarra, anche se suonano in stili differenti. Kim è una conoscenza di vecchia data. Ogni volta che suoniamo a Seattle finiamo per uscire con qualcuno dei Soundgarden, dei Pearl Jam o degli Alice In Chains, che restano tra le nostre band preferite. In passato avevamo accennato a Kim di una possibile collaborazione e quando io e Troy abbiamo deciso di spezzare la lunga monotonia di The Beast con un assolo speciale, abbiamo chiesto a lui. Gli avevamo spiegato il concept dell’album e Kim lo ha compreso a fondo, visto che anche lui si trovava ad affrontare il lutto per la perdita di Chris Cornell: il risultato è stato eccezionale.

Eccoci di nuovo alla signora con la falce.
Mica vogliamo essere funebri: non è forse poetico pensare che anche noi ci trasformiamo, come un albero durante le stagioni? Quando mia sorella si suicidò aveva 14 anni, io 15. Capire dove fosse andata a finire divenne una sorta di ossessione. Non sono religioso, se non vedo non credo, eppure mia nonna, che era una medium e leggeva i tarocchi, mi ha passato una sorta di fatalismo che mi riconcilia con l’invisibile. Voglio pensare che a un certo punto cadiamo in un sonno senza sogni, un vuoto in cui esistiamo solamente come forma di energia, o come suono.

Si potrebbe definire Hushed and Grim come un album complesso per tempi difficili?
Gli umori neri dovuti alla pandemia l’hanno influenzato. Le pandemie sono sempre esistite, ciò che ora è preoccupante è l’atmosfera assolutamente divisiva che si è creata tra le persone e che la politica cavalca. Spero che troveremo di nuovo un modo per tornare ad essere umani, e non animali che si scannano.

Come dite in Pushing the Tides, “siamo tutti parte di questa cazzo di devastazione”.
Ma nello stesso brano diciamo anche: “Provarci non è un fallimento, cerca di restare a galla”.

Per respirare?
Sì, per respirare finché c’è vita, e finché c’è vita c’è musica.

Altre notizie su:  Mastodon