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Tutti Fenomeni è la risposta a una scena in cui fanno tutti i fenomeni

Cantautore per l’era della trap, Giorgio Quarzo Guarascio esordisce con un album prodotto da Niccolò Contessa. In ‘Merce funebre’ canta di libri di Proust accanto al bidè, di un Paese fallito e dei “milioni in banca di Jovanotti”

No, non è il vostro commercialista, è Tutti Fenomeni

C’è una frase latina che dice nomen omen. Cioè che fin dal nome si può capire l’essenza perfetta di chi ci si ritrova davanti. È un gioco di parole che la stampa – tradizionale o meno – si ritrova a fare molto spesso: c’è la Gazzetta che ci ha costruito un impero di prime pagine, c’è la tribuna politica che ancora ride pensando a quanto calzante fosse Casini come cognome di un politico.

Tutti Fenomeni sembra un’espressione che potrebbe dire qualcuno della tua compagnia al bar, scorrendo distrattamente il feed di qualche pagina a tema rap: i titoli sensazionalistici non mancano, il grido di entusiasmo per il nuovo talento dal futuro assicurato è una costante quasi settimanale, come il Topolino per chi è abbonato, così potrebbe accadere di sentire qualcuno esclamare: “Seh, sono tutti fenomeni ora”.

E per quanto sia anche approssimativo giudicare un libro dalla copertina, ma per modi di dire si potrebbe andare avanti per ore, come a dire che l’abito non fa il monaco, Tutti Fenomeni è davvero la risposta a una scena in cui sono tutti (presunti) fenomeni.

Chi lo conosce lo ha scoperto o al fianco dei Tauro Boys o al fianco di Tea Falco e ha trovato dissacrante il suo vocabolario e il suo frasario fatto di iperboli e nonsense. Tutto ciò che è stato pubblicato fino ad ora è poco, ma abbastanza chiaro per far sì che su Tutti Fenomeni abbia messo gli occhi un nome come Contessa, che (nomen omen) è attratto dall’eleganza e dal bello.

Esce oggi Merce funebre, il primo disco in Sony per l’artista romano, il primo disco in assoluto. Quando all’ultimo piano del palazzo di Sony, mentre fuori nevica, in una stanza troppo grande per le cinque persone che deve contenere incontriamo Giorgio (il vero nome di Tutti Fenomeni) si ha da subito l’impressione che tutto ciò che ha da dire lo ha messo nel disco. Anche quando parla, sono piccole staffilate precise, chirurgiche, non inutili giri di parole. Dice per esempio che è sicuro che suo fratello più grande domani sarà un ministro, dice a me «ho già letto il tuo nome più volte, leggendo di rap», per poi sottolineare sorridendo che «non è necessariamente un bene quel più volte».

Merce funebre è un gran disco per il semplice fatto che dentro c’è tutto Giorgio. Ma non in quei tentativi vani di mettersi a nudo, qui Tutti Fenomeni è vestito di tutto punto, al suo solito come un ragazzo che dimostra ben più degli anni che realmente ha. C’è la sua passione per la musica classica («Mi ha sempre affascinato che la radio classica non contenga pubblicità, ma lunghi intervalli in tedesco che riportano i crediti del disco, così ho deciso di inserirne uno anche io, in un tedesco inventato», confessa a proposito di Qualcuno che esplode), ma anche i pranzi in famiglia. «Filosofia è la traccia più macchiettistica del disco, mi è venuta in mente un giorno preciso e non poteva che venirmi in quel giorno. Stavo a pranzo con mio padre e mio fratello, in un periodo in cui ero più tranquillo rispetto al mio fare musica ed aprirmi con lui. Io prima ero quasi in soggezione, perché mio padre è un professore molto più anziano della media dei padri dei ragazzi della mia età. Mi disse, dopo i primi ascolti, che avrei dovuto fare pop filosofico, al che mio fratello disse: “pure Jovanotti dice di far pop filosofico, se quella di contare i milioni in banca è una filosofia”. Tutto il brano nasce dunque da questa battuta».

E proprio come tutto ciò che è estemporaneo, spesso il senso viene compreso a posteriori persino da chi ha scritto. Ci sono i dissing, ma non ai rapper, ma al popolo francese – per esempio – e sono tutti involontari: «Mi sono immaginato, scrivendo Marcel, di un professore con la casa piena di libri, così piena che sono persino in bagno. Poi, quando dico che legge Proust davanti al bidè, ho capito che era una frecciatina al popolo francese».

Il connubio con Contessa è ben rappresentato da varie canzoni del disco: c’è Metabolismo che è un passaggio di consegne, un ponte tra il vecchio e il nuovo, ma ci sono anche canzoni che sono chiaramente uno scontro più che un incontro, tra il vecchio Contessa e il vecchio Tutti Fenomeni, come Mogol.

Merce funebre è un ottimo disco d’esordio, perché in un mondo fatto di talenti da Football Manager, che crescono fino a overall da pallone d’oro solo virtualmente, è andare in un campetto di periferia, dare un pallone ai piedi di un passante e scoprire, finalmente, che il nuovo Ronaldo esiste anche nella realtà.

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