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Tutti abbiamo bisogno di urlare: l’intervista a Billie Eilish

«I ragazzi usano le mie canzoni come un abbraccio», dice la star nascente del pop (che suonerà a Milano il 31 agosto), mentre mostra le pareti della sua stanza ricoperte di frasi dark

Due giorni fa, Billie Eilish ha festeggiato il suo diciassettesimo compleanno in una pista di pattinaggio qui a Los Angeles, e ieri è tornata subito al lavoro, il che significava infilarsi in un «cazzo di hotel a caso» per girare un video per il suo nuovo singolo, Bury a Friend.

«Puzzava di pipì e di cavalli», dice dell’hotel, «ma cazzo se ce l’abbiamo fatta alla fine». Con i capelli blu che ora stanno virando verso il grigio, Eilish si siede nel cortile del bungalow, un posto che lei chiama casa sin dalla nascita. Ha scritto la nuova canzone, dice, «dal punto di vista del mostro che vive sotto il tuo letto. Potrebbe essere qualunque cosa, il mostro: potrebbe essere qualcuno che ami così tanto che sta prendendo il sopravvento sulla tua vita. Penso che l’amore, il terrore e l’odio siano la stessa cosa».



Questo è il tipo di osservazione che Eilish snocciola casualmente nel corso della conversazione: la sua voce dolce e assonnata e il gusto per l’impostazione di melodie orecchiabili su ritmi acustici ed elettronici nasconde un cervello pieno di visioni oscure. Per questo, ha realizzato una serie di video raccapriccianti, che contano centinaia di milioni di visualizzazioni, in cui le lacrime nere escono dagli occhi e ragni strisciano nella sua bocca.

Per Bury a Friend, dice, «ho avuto questa idea dove sono nuda. Come se fossi stata rapita, completamente senza controllo, un corpo indifeso, e ci sono delle persone che mi mettono le siringhe sulle braccia e sul collo. Questa è una delle più grandi paure della gente – gli aghi – ed è quello che ho fatto di recente: lavorare sulle paure della gente».

Era una lunga giornata di riprese, fisicamente complessa, fino al punto di farsi male. «C’erano tutte queste mani intorno a me, mi afferravano e mi lanciavano e mi soffocavano e mi tiravano i capelli. Abbiamo fatto un sacco di ciak e ogni volta qualcuno mi colpiva alla testa, o mi infilava un dito in un occhio… Continuavano a strapparmi l’orecchino, quindi l’abbiamo incollato al mio orecchio. Mi è piaciuto un sacco. Mi piace essere maltrattata, ferita e gettata in giro, quasi. Mi fa piacere per qualche motivo».

Il papà di Eilish ci porta dei bicchieri d’acqua dalla cucina. Il cane di famiglia, un affettuoso miscuglio di razze di nome Pepper, si mette a cagare nell’erba a pochi passi da noi. Eilish lo nota e ride – «Fa davvero schifo» – quindi dà una diagnosi del suo masochismo con una scrollata di spalle. «It’s a weird shit», dice.

Eilish è tanto disinvolta quanto dark. Il suo amore per le «strane cazzate» si manifesta non come un’infatuazione goth ma come una reazione molto ragionevole a un momento in cui, come dice lei, «è tutto incasinato». Con un Ep e diversi singoli indipendenti alle spalle, ora sta dando gli ultimi ritocchi al suo album di debutto, When We All Fall Asleep, Where Do We Go? che, dice, nasce da una reazione al nostro presente distopico: «C’è un incendio enorme sulle colline della California. Ora è una cosa naturale, ma una grande parte di L.A. è in fiamme e non c’è niente che tu possa fare. I cieli sono tutti grigi e arancioni, ed è naturale. Ci sono sparatorie a scuola tutto il tempo e questo è normale. È tutto una merda! Questo è il nostro mondo normale e non è strano per noi perché è quello che abbiamo sempre avuto. È come se le cose fossero così fottute, devo dirlo in qualche modo».

Entrando in casa, Eilish mi mostra la camera da letto del fratello maggiore, il musicista Finneas O’Connell, dove hanno lavorato insieme. Nel 2016 la coppia di fratelli ha pubblicato una canzone elettronica d’amore folle intitolata Ocean Eyes su Soundcloud ed è rimasta sbalordita quando ha avuto successo e le ha permesso di firmare un contratto con una major. Eilish si sposta nella sua camera da letto, piena zeppa di vestiti che vari stilisti di lusso le hanno spedito nella speranza che lei indossasse qualcosa su Instagram per i suoi 13,3 milioni di follower. Saltella sul suo letto e sposta una tenda drappeggiata sul muro, rivelando uno sciame di testi e pensieri vari che ha scritto lì, con un pennarello nero. “Sono un vuoto, l’epitome del nulla”, “Berrò acido”, “Mangia merda”.

«Questo è il mio cervello – le mie ispirazioni su qualunque cazzo di cosa», spiega. «La mia stanza è tutta vestiti e scarpe, ma tu sollevi questo ed è un grosso, oscuro, blocco di merda. Le persone che mi mandano roba non si rendono conto che sono cresciuta povera e che non ho una casa adatta alle persone ricche». I genitori conservano i loro vestiti nel comò di Eilish, perché non ci sono più camere da letto in casa e dormono su un futon nel soggiorno. Entrambi sono attori, hanno avuto dei ruoli secondari in film drammatici e fanno doppiaggi per spot pubblicitari. «Non erano “le star del cinema”», dice Eilish della sua giovinezza di L.A.. «Sono attori che lavorano ma che vorrei avessero avuto una carriera più solida. Vorrei che fossero famosi ed è il motivo per cui io sono diventata famosa. Ma non è così».

Billie Eilish. Foto Jessica Lehrman

Billie Eilish. Foto Jessica Lehrman

Eilish dice che il suo album seguirà la scia della sua musica precedente, esibendo un atteggiamento rilassato nei confronti del genere, un’atmosfera offuscata e emotiva e un approccio letterario ai testi. «A me e Finneas piace scrivere dalle prospettive di altre persone. Metà delle canzoni sono di pura immaginazione e metà parlano delle cose che stavo attraversando, ma nessuno saprà mai come sono divise». Questo alone di mistero non ha alcuna influenza, sottolinea, su come le sue canzoni siano in sintonia con i fan. «I ragazzi usano le mie canzoni come un abbraccio. Canzoni sull’essere depressi, sugli istinti suicidi o su come a volte sei completamente solo contro te stesso… Alcuni adulti pensano che sia sbagliato, ma sento che vedere che qualcun altro prova le stesse orribili cose, è un conforto. È una bella sensazione». Eilish sposta di nuovo la tenda sul grosso buco nero che sta nel suo cervello. «È come avere qualcuno con cui urlare», dice.

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