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Trent Reznor: «Finalmente la Hall of Fame ha capito che il rock si fa anche con i synth»

Il frontman dei Nine Inch Nails commenta l'entrata del gruppo nella Rock and Roll Hall of Fame insieme a Depeche Mode, Notorious B.I.G. e Whitney Houston: «È assurdo che Kraftwerk e Joy Division siano ancora fuori»

Trent Reznor

Foto: Rich Fury/Getty Images

Trent Reznor ha venduto milioni di dischi, suonato per folle oceaniche nei festival di tutto il mondo, e ha pure vinto un Oscar. Eppure il leader dei Nine Inch Nails si è ritrovato “in stato di shock” quando ha scoperto che il suo gruppo verrà inserito nella Rock and Roll Hall of Fame insieme a Whitney Houston, Depeche Mode, T-Rex, Notorious B.I.G. e i Doobie Brothers. La band ha i requisiti già dal 2014, quando il debutto Pretty Hate Machine ha compiuto 25 anni, ma sono riusciti a entrare solo al terzo tentativo, quando Reznor era ormai convinto che sarebbe stato rifiutato per anni. Abbiamo contattato il frontman e abbiamo cercato di capire perché la notizia sia così importante per lui e per la sua carriera, e anche per scoprire se i Nine Inch Nails torneranno in tour quest’anno.

Congratulazioni!
(Finge un tono tranquillo) Oh, sì. Niente di che. (Ride). No, sto impazzendo. Sono abbastanza scioccato.

Perché?
In realtà sono sorpreso. Se ripenso all’accoglienza che hanno ricevuto i Nine Inch Nails, è sempre sembrato che il gruppo fosse in un limbo, che non appartenesse a nessuna categoria. Non so se era un meccanismo di difesa, ma ho sempre pensato che saremmo rimasti in quel limbo, quindi sono piacevolmente sorpreso che ci abbiano preso in considerazione. È una bella sensazione.

Questa è la terza nomination, sarai abituato a vedere il tuo nome tra i candidati, ma non tra gli ammessi…
Sono abituato a fallire, sì. Sono sollevato, perché pensavo che ogni anno avrei dovuto ripensare a questa cosa, come se qualcuno continuasse a dirmi “Non sei abbastanza bravo”.

Paragoneresti questo momento alla vittoria dell’Oscar?
Beh, non ho avuto tanto tempo per pensarci. La vittoria dell’Oscar è stata un’esperienza surreale, perché è arrivata dal nulla. Non l’avevo mai immaginato. Eravamo concentrati a lavorare su qualcosa in cui credevamo molto, e pensavamo di aver fatto un buon lavoro. E vedere che anche gli esperti del settore pensavano la stessa cosa… Sembrava tutto giusto. Poi passa un giorno, ti svegli e sei sempre lo stesso stronzo di sempre. Ma ha significato qualcosa. È stato bello.

Ho sempre pensato che il concetto di Rock and Roll Hall of Fame fosse assurdo. In un certo senso lo è davvero; è surreale cercare di quantificare qualcosa di così grande come la musica, e farlo aggiunge un elemento competitivo. Si trasforma in un gioco, ed è una cosa difficile da razionalizzare. Comunque, l’anno scorso ero in quella sala per i Cure, e mi sono sentito davvero bene. Ero lì seduto con i Radiohead a guardare Bryan Ferry. È bello vedere tutta quella gente che celebra la musica e solo la musica. Sembrava giusto. Mi ha fatto davvero stare bene. Come ho già detto, non ho ancora elaborato bene tutto, ma sono onorato che abbiano riconosciuto i Nine Inch Nails.

La cerimonia sarà a Cleveland, una coincidenza speciale per te, visto il rapporto che hai con la città.
Sì. Mi ricordo quando si parlava per la prima volta della Hall of Fame: c’era una sorta di competizione per decidere la città in cui si sarebbe tenuta la cerimonia. All’epoca lavoravo in un negozio di tastiere e drum machine: il negozio cercava di attirare un po’ di interesse verso la cosa, credevano che la città avesse bisogno di qualcosa di diverso rispetto allo sport. È assurdo pensare che dopo tutti questi anni, wow, che contro ogni probabilità sono finito per diventare parte di questa cosa.

Hai scritto il primo album a Cleveland, quindi è un po’ come chiudere il cerchio…
Sono cresciuto a un’ora e mezza di distanza da Cleveland, e quando ho smesso di studiare sono finito in città. Per me c’era una scena musicale molto vibrante, soprattutto rispetto a Pittsburgh, l’altra grande città della zona. Mi sono fatto le ossa a Cleveland, ho suonato in diverse band e ho passato i miei vent’anni lì. Poi ho avuto l’opportunità di lavorare in uno studio, ed è così che ho iniziato a pensare ai Nine Inch Nails, a definire quello che sarebbe diventata la band fino a oggi. È un modo romantico, mascherato d’ottimismo, di pensare ai miei anni a Cleveland.

Hanno nominato solo te, nessun altro membro del gruppo. È la scelta giusta?
Avrei preferito nominassero solo la band. Non sono io a decidere, ma mi sono sforzato per far sì che venga riconosciuto il lavoro degli altri.

Quest’anno sei in buona compagnia: Depeche Mode, Biggie, i T-Rex…
Sono entusiasta per i Depeche Mode, finalmente sono entrati. Quello che è strano, quando penso a chi ce l’ha fatta e chi no, è rendermi conto che i Kraftwerk e Todd Rundgren sono fuori. È in questi momenti che mi dico: “Ok, ma qual è il criterio? Loro dovrebbero assolutamente esserci, cazzo”. Sono due artisti incredibilmente influenti. Non credo che sarei me stesso se non fossero esistiti. È per questo che resto scettico.

Lo stesso vale per i Joy Division/New Order.
Certo. Quando inizi a pensarci… come si fa a dare un senso a questa cosa? È così e basta. La cosa strana, per me, è che al momento mi sento sempre fuori posto, non appartengo a niente. Non c’è nessuna stazione radio, nemmeno le satellitari come Sirius, che suona la musica che mi piace, o quella dei Nine Inch Nails. Pensavo che la Rock and Roll Hall of Fame ci avrebbe riservato lo stesso trattamento. Per questo mi sto concedendo un piccolo periodo di tempo per godermela.

Immagino che salirai sul palco e suonerai qualcosa.
Sì, saliremo tutti sul palco.

Durante la cerimonia degli Oscar indossavi lo smoking, ma non riesco a immaginarti vestito così mentre canti March of the Pigs.
Probabilmente non succederà (r
ide). Ma non si sa mai.

Riesci a immaginare una gigantesca jam insieme ai Depeche Mode e alcuni degli altri musicisti di quest’anno?
Mi sembra un po’ complicato (ride).

Hai pensato a chi potrebbe presentarvi sul palco?
No. Come ho detto, questa è una notizia fresca. E lo scorso weekend è nato il mio terzo figlio.

Wow. Congratulazioni!
Grazie. Stanno succedendo un sacco di cose.

Hai avuto giornate incredibili….
Davvero! Il 2020 è iniziato alla grande.

Per me, l’ingresso nella Hall of Fame dei NIN e dei Depeche è la rivincita di un certo tipo di musica. Per troppo tempo è sembrato che snobbassero i gruppi con i sintetizzatori.
Sì, spero sia così. Ci sono anche artisti hip hop. Per me la cosa importante è lo spirito del rock and roll. Rock non significa basso, batteria e chitarra. Ci può essere un giradischi, un computer, un sintetizzatore… sono solo attrezzi. È lo spirito d’espressione, la libertà, l’assenza di limiti. Questa è la mia interpretazione del significato del rock, e l’assegnazione di questo premio non dovrebbe dipendere da che strumento suoni.

Quest’anno c’è anche Whitney Houston. Anche lei è rock.
Sì. Detto questo, speriamo che considerino più band con i sintetizzatori, così da pareggiare i conti.

Sì. Dovrebbero premiare i Kraftwerk, Gary Numan e, ancora, i Joy Division. È arrivato il momento.
Sono completamente d’accordo.

Ho letto che potreste tornare in tour. È vero?
Sì, stiamo parlando di alcuni show. Non abbiamo ancora annunciato niente. Veniamo da un periodo lunghissimo in cui abbiamo solo fatto colonne sonore. Non vedo l’ora. Sono pronto.

Tornerete a suonare nei palazzetti, dopo i grandi teatri dell’ultimo tour?
Non lo so, non sono sicuro di sapere quale sia il piano. L’ultimo tour è stato bello per noi. Prima di iniziare qualcosa di nuovo, la band e il team che ci supporta si ferma un attimo per analizzare tutte le opzioni. Non ci sono scelte automatiche, non facciamo niente senza pensarci a fondo. L’ultima volta abbiamo suonato più serate nello stesso teatro, cambiando sempre scaletta, e i concerti avevano un’atmosfera intima, mi sembrava fico. Ora mi sento come Spinal Tap, quando cerca di giustificarsi perché ha un pubblico piccolo (ride).

Stai ancora lavorando a un disco di collaborazioni?
Ho smesso di pensarci senza rendermene davvero conto. Abbiamo passato quasi ogni giorno cercando di uscire dalle colonne sonore. Questo è quello che vogliamo fare. Abbiamo lavorato a cose nuove, ma non c’è nulla di imminente. Non sta per uscire niente.

Quindi ci sarà prima il tour?
Forse, sì. Forse pubblicheremo qualcosa prima. Non siamo ancora sicuri.

Beh, sono sicuro che aspetterai con ansia la cerimonia. Sarà grandioso.
Ho già l’ansia (ride). La mia ansia sociale mi sta già tormentando.

È anche la prima volta che la serata va in diretta televisiva, su HBO. La pressione sarà ancora più grande.
Grazie per avermelo ricordato (ride).

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