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Tre Ministri e nessun governo. L’intervista prima della tournée in tutta Italia

La band milanese è stata a Berlino per registrare il nuovo album, «Il più onesto e sobrio di tutti». Merito di Gordon Raphael, il produttore dei primi lavori degli Strokes

I Ministri a Berlino durante una pausa dalle registrazioni. Foto: Chiara Mirelli

I Ministri a Berlino durante una pausa dalle registrazioni. Foto: Chiara Mirelli

«Questo è il nostro album più crudo, diretto ed essenziale (titolo Cultura Generale, uscito il 18 settembre, ndr). È come se fosse la registrazione di un live e questo ci piace tantissimo. È tutto merito di Gordon, che ci ha spinto a non accontentarci mai», parole di Federico Dragogna dei Ministri in un tiepido pomeriggio del maggio berlinese. Incontro i Ministri nel centrale quartiere di Mitte, seduti a uno smoothie-bar dagli stessi colori pastello delle bevande salutiste che serve. Gordon sta per Gordon Raphael, ovvero la ragione per cui i Ministri sono saliti a Berlino e hanno passato un intenso mese chiusi in un vecchio studio di registrazione all’interno del complesso del Funkhaus, un tempo sede della radio nazionale della ex DDR, oggi uno dei posti più magici dell’intera città. Raphael, invece, in studio di registrazione ci ha passato una vita, dato che è uno dei produttori più influenti della scena indie mondiale, l’uomo che, tra le altre mille cose, ha messo a punto il suono dei primi album degli Strokes. E, come mi spiega ancora Federico, è proprio sul retro di quegli album che i Ministri ne hanno fatto la conoscenza, «abbiamo scelto di lavorare con lui semplicemente guardando tra i crediti dei nostri dischi preferiti e il nome che ricorreva più spesso era il suo». Originario di New York, cresciuto a Seattle, trapiantato nuovamente nella Grande Mela, poi a Londra e ora – dal 2005 – a Berlino, curiosamente nella città che fu di Bowie e Iggy e oggi della techno e dell’elettronica in generale, Raphael in realtà lavora molto poco: «Quando vivevo a New York ho aperto uno studio e ogni giorno avevo un gruppo diverso che veniva da me a registrare. La stessa cosa succedeva quando ero a Londra. Poi, arrivato qui, pensavo che avrei fatto parte della scena musicale di Berlino, ma mi sono rapidamente reso conto che qui non esistono abbastanza band locali con cui lavorare e quelle che esistono non hanno abbastanza soldi per permettersi uno studio professionale».

Poco male, comunque, dato che Gordon è uno di quei pochi produttori per cui i gruppi sono disposti a fare come Maometto con la Montagna, esattamente ciò che hanno fatto i Ministri tra aprile e maggio scorso. Perché, appunto, mi racconta questa volta Divi, «Gordon è stato in grado di farci spingere al massimo, ci ha tolto tutta la patina di finzione e le sovrastrutture sonore che invece i produttori italiani tendono solitamente a preservare, se non addirittura a incentivare. È il nostro disco più onesto, quello in cui siamo davvero ciò che siamo. Il disco non è altro che il risultato di noi tre chiusi in una stanza, che suoniamo al massimo delle nostre possibilità, niente accorgimenti né correttivi ulteriori, anche perché, quando per lui una prova non funziona, Gordon si limita semplicemente a cestinarla per intero. Non la salva comunque nell’hard-disk, come invece fanno altri produttori, perché “massì in fondo non era così male, tornerà magari utile più avanti”». «Per me è naturale lavorare così – prosegue a questo punto Gordon – se c’è un vantaggio che la buona musica ha su altre forme d’arte è che è immediatamente gratificante, riesce a trasmettere istantaneamente energia. Se in una registrazione quell’energia manca, o non è sufficiente, te ne accorgi subito. Di conseguenza non ha senso tenere quella registrazione in giro, fa solo confusione».

L’energia a cui fa riferimento Gordon è quella che, secondo lui, rende il rock e l’ascoltare rock un’esperienza universale e trasversale, che tu sia cresciuto nelle suburb di Seattle oppure nelle piazze di Milano. La stessa energia, la stessa rabbia, che da sempre si ritrova anche nelle canzoni dei Ministri, specie in quelle maggiormente di protesta e denuncia. Ma nell’era dei mille retweet e dei centomila like, in cui tutti hanno un’opinione su qualunque cosa, i Ministri sembrano volere andare controcorrente, chiudere la porta al rumore che viene dall’esterno. Al punto che, descrivendomene i testi e le tematiche, Dragogna usa una parola come “sobrio”. «Non vogliamo creare frasi a effetto o lanciare slogan, quello lo fanno già in troppi».

Questo articolo è pubblicato su Rolling Stone di settembre.
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Ecco quindi le date del tour:

Mercoledì 21 ottobre @ STUDIO FOCE – LUGANO

Venerdì 23 ottobre @ ATLANTICO – ROMA

Sabato 24 ottobre @ ESTRAGON – BOLOGNA

Mercoledì 4 novembre @ ALCATRAZ – MILANO

Venerdì 6 novembre @ NEW AGE – TREVISO

Sabato 7 novembre @ NEW AGE – TREVISO

Giovedì 12 novembre @ SMAV – CASERTA

Sabato 14 novembre @ BARBARA DISCO LAB – CATANIA

Venerdì 20 novembre @ HIROSHIMA – TORINO SOLD OUT!

Sabato 21 novembre @ HIROSHIMA – TORINO

Venerdì 27 novembre @ OBIHALL – FIRENZE

Venerdì 11 dicembre @ TEATRO KISMET – BARI

Sabato 12 dicembre @ URBAN – PERUGIA

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