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Tony Hadley presenta “The Christmas Album” perché dei vecchi tempi non ha nostalgia

Il frontman degli Spandau Ballet, che negli anni ’80 faceva sbavare le ragazzine, esce con un album di canzoni di Natale, lo porterà in giro per l' Italia a dicembre

Tony Hadley The Christmas Album

Tony Hadley The Christmas Album

Negli anni ’80 sul palco dei loro concerti era tutta una pioggia di slip e reggiseni lanciati da fan innamorate perse di Tony Hadley e dei suoi Spandau Ballet (e chi non lo era, aveva scelto i Duran Duran). Trent’anni dopo Hadley, fresco di tour-reunion con gli Spandau, pubblica un album di canzoni di Natale, The Christmas Album, in versione fisica solo per il mercato italiano. E io son qui per intervistarlo, ma: 1) non ho mai sopportato le canzoni di Natale; 2) in cameretta avevo solo i poster di John Taylor (il bassista dei Duran).

Prima di parlargli, comunque, devo aspettare che finisca una “selfie session” con due tizie che si sono infilate di nascosto negli uffici della sua casa discografica. Ad accogliermi è un signore elegante in giacca e pashmina, con qualche chilo in più rispetto agli anni d’oro, che lui porta con disinvoltura e una risata leggera.


Giusto per rompere il ghiaccio, ti chiedo subito: come ti è venuto in mente di pubblicare un album di Natale?
Me l’hanno proposto i miei amici, Claudio Guidetti, produttore, e Fausto Donato, A&R in Universal. Come condizione ho posto che non avesse il solito stile natalizio à la Sinatra-Bublé-Streisand. Volevo dei grandi classici da interpretare in maniera diversa oppure dei pezzi che non fossero stati troppo coverizzati in passato, come Fairy Tale of New York dei Pogues (feat. Nina Zilli, ndr). Ci tenevo anche a inserire due canzoni scritte da me (una in collaborazione con Annalisa Scarrone, ndr). La cosa difficile è stata trovare l’ispirazione natalizia: abbiamo registrato a Milano in piena estate. Mi sono concentrato sulle parole, ho messo l’aria condizionata a palla… ed è stato subito Natale!

Hai avuto il coraggio di cimentarti anche con l’Ave Maria di Schubert.
È il brano più difficile che abbia mai affrontato in tutta la vita e il più lontano da tutto quello che ho cantato finora.

Come è stato tornare a cantare con gli Spandau? Soprattutto: continuerete a farlo?
Ci siamo (ri)trovati benissimo insieme sul palco, ma il concerto di Hong Kong ha chiuso il tour e una parte della mia vita, almeno per ora. Sono troppo impegnato con il mio prossimo album solista e i concerti-omaggio a Frank Sinatra. Quando lavoro con il gruppo non sono totalmente libero, diciamo che non penso che avrei mai registrato un album di Natale con loro!

Invece i Duran Duran non hanno mai smesso, e nel loro nuovo album hanno dato l’impressione di essersi evoluti molto…
Paper Gods mi è piaciuto parecchio, penso siano riusciti a introdurre molte novità,  anche se la chitarra di Andy Taylor mi manca. Se è quello che vuoi sapere, non sono invidioso, la sfida negli anni ’80 era tutta sulle pagine dei giornali. Se incontro Simon o John in giro non perdiamo occasione per mangiarci una cosa insieme.

Quando vedi delle boy-band oggi che diventano famose come gli One Direction, che cosa provi? Rivedi la vostra storia e anche dei possibili errori?
Ognuno sbaglia a modo suo. Ma un consiglio che mi sento di dare loro è di stare ben attenti a chi li amministra, dai manager ai promoter.

Dopo essere stati adorati in tutto il mondo, come si fa ad andare avanti?
Non penso mai che gli anni ’80 siano stati i migliori della mia vita. Il mio periodo preferito è ora, nel 2015. L’unica cosa che mi manca di allora è la semplicità. Ora viviamo in maniera troppo frenetica: sempre connessi con telefoni, mail… Per questo i giorni di festa per me sono soprattutto una vacanza dalla tecnologia.

E il Natale? È allegria o malinconia?
Da quando ho i miei cinque figli è una giornata piena di gioia. Per me significa soprattutto andare in chiesa nel mio paesino di campagna, anche se non sono religioso, e poi… finire tutti quanti al pub insieme, amici inclusi.

Mi affretto a chiudere l’intervista, convinta che lui ne debba fare altre. Invece, ad aspettarlo, è un uomo, distinto, vecchio fan degli Spandau, che vuol farsi un selfie. Gli anni ’80 non sono finiti.

Questo articolo è pubblicato su Rolling Stone di dicembre.
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