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Tobe Nwigwe, il futuro del rap è color menta

Il rapper di Houston si è costruito attorno a sé un culto che ha affascinato artisti come Pharrell, CeeLo Green e 2 Chainz. Pubblicando un videoclip nuovo ogni domenica, ha definito un'estetica inconfondibile

Tobe Nwigwe e sua moglie Fat

Foto: Justin Stewart

Difficilmente troverete nel rap qualcosa di più entusiasmante di Tobe Nwigwe. Il nome, magari, non vi dirà molto, nonostante sia un artista con un milione di follower su Instagram e oltre un centinaio tra video e brani pubblicati, ma Nwigwe è uno di quelli da tener sott’occhio: la sua esplosione è dietro l’angolo.

Nonostante abbia superato i trent’anni, Tobe è un volto pressoché nuovo nel mondo della musica. Cresciuto con il sogno di diventare un giocatore di football professionista («ma non il vostro football», come ci tiene a precisare), ha dovuto cambiare i suoi piani dopo che un brutto infortunio gli ha stroncato la carriera a un passo dalla NFL. Ha così aperto una organizzazione nonprofit, TeamGINI, con l’intento di aiutare la sua comunità. La musica è arrivata quasi per caso quando lo speaker motivazionale Eric Thomas e Carlas CJ Quinney della ETA Records hanno visto qualcosa in lui e hanno deciso di investirci.

Nato e cresciuto a Houston, in Texas, ma di origine igbo nigeriane, ha iniziato da solo (a scrivere, produrre e girare i videoclip), con un iPhone, prendendo ispirazione da maestri come Fela Kuti, Lauryn Hill, Notorious B.I.G., André 3000. Ora, attorno a lui, ha una famiglia vera e propria (la moglie Fat, anche lei rapper, e ben tre figli «e un quarto in arrivo») oltre a un movimento di persone di cui può fidarsi per dare sfogo alla sua visione. Solo quest’oggi, a Milano, è accompagnato da quindici persone tra famiglia e team. «Quando ho iniziato mi sono dovuto fare domande per capire quale fosse il mio suono e il mio modo di rappare», mi racconta seduto su di un divano nella hall del Four Seasons. «Ho investito un sacco di energie e tempo per riuscire a ottenere i risultati che volevo. Così però ho ottenuto le risorse necessarie per poter allargare il mio team».

Tobe è sorridente e curioso, chiede come si pronuncino certe parole in italiano e scherza in continuazione. Quando risponde alle domande è focalizzato: «All’inizio è stato importante sapere chi fossi, quali erano i miei principi e, soprattutto, avere una visione. Questa chiarezza mi è stata d’aiuto».

I lavori di Tobe, che vengono pubblicati a cadenza settimanale, tutte le domeniche («Ho preso ispirazione da Thank God It’s Monday di Eric Thomas nel quale ogni lunedì pubblicava contenuti motivazionali»), sono una gioia per gli occhi. Opere corali con un’estetica precisa e chiara, un’ispirazione che nasce dalle performance di David Bryne («dove la semplicità nasconde livelli di complessità, arte per le masse») in cui il colore menta diventa il marchio distintivo: «Non c’è un simbolismo dietro la scelta di quel colore. È successo che siamo stati chiamati da un museo di Houston per una performance all’interno di uno spazio che era completamente dipinto di quel colore. Quando abbiamo comprato casa, ricordandomi di quel momento, ho voluto dipingere di menta il nostro soggiorno. Nel mentre però è scoppiata la pandemia e ci siamo ritrovati a dover girar tutti i video in casa e avere uno spazio così estetico ci è tornato utile. Così ho iniziato a disegnare abiti che potessero abbinarsi con l’ambiente. L’estetica si è rafforzata col tempo».

Cercando il suo nome su YouTube, si viene inondati di videoclip, la maggior parte dei quali di una bellezza disarmante. Il rischio è quello di cadere in un rabbit hole tra la moltitudine di opere pubblicate in questi primi cinque anni di carriera dall’artista. A guardarli sembra di trovarsi di fronte a un visual album di Beyoncé, non nel trip di un artista indipendente che si affida unicamente alla forza della sua famiglia. Perché la famiglia, per Tobe, è tutto: «Ho scelto di portare la mia vita nella musica perché non volevo diventare due persone differenti, Tobe l’uomo, il marito, il padre, e Tobe l’artista. In me questa divisione non poteva funzionare. Ho sempre voluto fare musica e arte con le persone che amo e che fanno parte della mia vita. Per me famiglia sono le persone che ho scelto di aver nella mia vita, con cui condivido sogni e supporto. Persone con cui vado nella stessa direzione, che aiuto e da cui vengo aiutato. Non c’è cosa più importante».

A colpire di Tobe è la sua sicurezza. O, come preferisce definirla lui, consistenza. Una forza che gli permette di rifiutare le continue offerte delle major, ritenute non all’altezza della sua visione: «Ho un’idea chiara, so cosa voglio fare della mia arte e come arrivare a certi risultati, a cosa mi servirebbe una major ora? Vorrebbero far soldi con me, ok, ma io cosa otterrei in cambio?».

Certo, mantenere i ritmi di Nwigwe sembra stressante, ma i risultati si vedono. Pharrell, dopo aver visto un suo video, lo ha chiamato per una collaborazione («Mi ha detto che nell’industria non ci sono persone come me. È stato molto intenso sentirselo dire da un’icona come lui»). Poi sono arrivate chiamate da 2 Chainz («un creativo totale») e CeeLo Green («da lui ho preso il mio modo di rapper») che, insieme a Pharrell, sono alcune delle collaborazioni dell’ultimo album di Tobe, MoMINTs. Ma cos’è un moMINT?

«Un moMINT è ciò che accade ora, è trascorrere i momenti della vita con le persone che si ama. Tutte le persone con cui faccio arte sono qui con me a Milano, e sono qui perché Pharrell mi ha coinvolto per un lavoro con Moncler. Qui inoltre ho mangiato la pizza più buona della mia vita e sto facendo – per la prima volta – un’intervista con Rolling Stone Italia. Nel mentre, io e Fat aspettiamo il nostro quarto figlio. Ecco, questi sono i moMINTs della vita».

Nwigwe arriverà in Italia il 16 novembre, per una data unica al Circolo Magnolia di Milano, parte del suo tour europeo. Per un artista che deve costantemente pensare alla prossima uscita, visto la programmazione ossessiva prevista per ogni domenica, cosa significa però il termine futuro? «Il futuro è ciò che Dio ha in serbo per me. Conosco il mio scopo, e ora il mio veicolo è la musica. Ho iniziato a recitare in Mo, la serie Netflix di Mo Najjar, e mi troverete al cinema nel prossimo episodio di Transformers. Il prossimo anno inoltre presenterò un nuovo progetto musicale completamente differente, che cambierà drasticamente il mio approccio. Nel mentre, provo a godermi il momento, la pizza, e la mia famiglia».

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