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Tinie Tempah, l’orgoglio black dell’Inghilterra

«Non ho mai voluto buttarmi nel mondo del rap americano». Il cantante di South London sulla sua carriera e il suo concetto di "stay true"

Foto: Jamie Stoker

Tinie Tempah è il classico bravo ragazzo. Quello che beve tè col latte al mattino, che è attaccato alla famiglia. Nonostante arrivi da South London, si sia fatto le ossa nel rap della City che frequenta da quando non aveva neanche 18 anni. Per lui, parlano le classifiche: sei numeri uno in Uk (il massimo per un rapper), un tormentone dietro l’altro, tra cui l’ultima Not Letting Go, sparata da tutte le radio di continuo. È in Italia come ospite internazionale dell’Hip Hop TV B-Day Party, il maxi evento dedicato al mondo del rap e a tutto quello che ci gira attorno, messo in piedi al Mediolanum Forum di Assago.

Ma il rap italiano? Conosci? Sai com’è messo?
Molto poco, sinceramente. Ma so che è una scena in crescita. Sono venuto qui di continuo negli ultimi cinque anni e all’inizio non era così. Non c’era niente di questa specie di sensazione positiva che si sente ora.

È una passione comune a tutti i giovani adesso. Anche tu eri giovanissimo quando hai iniziato, no?
Sì, e anche un po’ ingenuo, non avevo niente da perdere e tutto da guadagnare. La vivevo proprio come una passione. Arrivo da South London e mi piaceva la musica, cosa avevo da perdere? Niente! Cercavo di saltare sui treni per andare a East London, sperando di incontrare i miei miti.

Quali erano?
Gente tipo Dizzee Rascal, Kano, Wiley. Iniziare così presto mi ha aiutato a sviluppare le mie capacità e mi ha permesso di avere tempo sufficiente per trovare il mio posto, poco per volta.

Dizzee, Kano e Wiley. Sono tre nomi legati al mondo del grime, che è stato un po’ il tuo primo amore. Com’è cambiato questo genere, soprattutto adesso che è tornato di moda?
Sinceramente? Non credo che il grime sia cambiato. È che il mondo adesso è così piccolo. Sono certo che sia tornato di moda perché in America si sono accorti della sua esistenza. Kanye, Drake, negli ultimi anni hanno tutti spinto questo genere, ne hanno parlato. La gente ha guardato di là e poi si è accorta che era una roba inglese. C’è una nuova generazione adesso, gente tipo Stormzy, tutti di 19/20 anni, che sono cresciuti ascoltando me e Wiley e Skepta e tutti gli altri. E fanno le nostre cose. Hanno ricreato una sorta di nostalgia per quel periodo. Gli strumenti, i beat, sono gli stessi di sei o sette anni fa. Ma sembra abbia tutto un fascino nuovo. È questa storia dell’America, fanno una cosa e sembra improvvisamente magica.

Nella tua carriera sei partito dai suoni underground di Londra per poi arrivare a lavorare con Calvin Harris e Swedish House Mafia. Cosa lega questi mondi secondo te?
Uh, bella domanda. È una sfida, vorrei trovarmi a mio agio in tutti i generi dell’elettronica. Londra ha una scena musicale molto eclettica, quando sei giovane hai a tua disposizione le serate electro, house, garage, dubstep. Suoni che in altri posti trovi difficilmente, qui sono tutti normali. Ho sempre voluto essere il più importante possibile. E per esserlo ho dovuto rispondere solo a me stesso, fare quello che andava bene a me, essere coerente. Non ho mai voluto buttarmi nel mondo del rap americano. Non lo sono e non voglio.

Forse perché non funzionerebbe neanche così bene, secondo me.
Esatto. Sono cresciuto molto col tempo, sono stato in un sacco di Paesi, ascolto tutto quello che mi capita, da Stromae in Belgio al rapper Soprano in Francia. Vorrei riuscire a fare un lavoro che racchiuda tutto il suono dell’Europa. Dobbiamo essere orgogliosi di quello che facciamo senza dover copiare le cose.

Di recente ho visto Fresh Dressed, un documentario che racconta di moda e hip hop. E in effetti si chiude considerando quanto ora dall’America guardino all’Europa per lo stile…
Thank you! Thank you! Guardano a noi per lo stile e anche per una questione economica. La sterlina vale il doppio del dollaro, no? Noi guardiamo all’America solo perché in Europa la cultura black non è considerata a dovere. Ma prova a dirmi un rapper che è andato a suonare in Russia, in Armenia, in Romania… Io ci sono appena tornato e lì è pieno di gente che ama l’hip hop, che vuole sentire buona musica. Prova ad ascoltare i miei primi pezzi, non sono mai stati simili a quelli americani. Erano già diversi! Being different, per me è una cosa che funziona sempre e che mi ha aiutato a raggiungere degli ottimi traguardi.

Last night. Big up @lorasphotos

Una foto pubblicata da Tinie Tempah (@tiniegram) in data:


Dimmi tre traguardi che ti hanno segnato finora.
Le Olimpiadi a Londra sono state un momento bellissimo. Partecipare dal vivo a un evento del genere, nella mia città, è stato incredibile. Poi, anche se non ero lì fisicamente, metterei il Super Bowl del 2012, quando i Giants hanno usato Written in the Stars come musica di ingresso. E per ultimo, aver conquistato un doppio disco di platino con il mio album Disc-Overy, nessun rapper l’aveva mai fatto prima.

E cosa ha significato per te raggiungere questi risultati?
Oh, amen! È una sfida continua con me stesso, voglio essere io il mio record da battere. Voglio sempre qualcosa di più, fino a quando avrò seguito continuerò a lavorare. Quando avevo 16 anni non pensavo di arrivare qui, tutto sembrava un sogno. E vedere cosa sta succedendo è una magia, è incredibile.

Da quegli anni, però, è cambiato anche il tuo modo di lavorare, credo. Dicevi di essere ingenuo all’inizio… E adesso?
Sì, certo, è cambiato. Ho un ottimo team con me, lavoro a stretto contatto con mio cugino, con cui ho fondato la label. Penso molto di più al business, perché l’industria musicale è importante. Se sei ingenuo, se non cambi modo di pensare, ti schiacciano. Poi fai la fine di quelli che dopo una traccia di successo si ritrovano a caricare i video su Youtube dicendo che tutto fa schifo, che l’industria musicale li ha fottuti. Ho sempre pensato che è come quando vai a fare un esame all’università: devi studiare prima, ripassare, devi pensare e riflettere, altrimenti ti rimandano a casa. Non puoi essere stupido in questo mondo. Hey, anche io direi «Oddio, voglio andare in tour adesso, partiamo dai!», ma non si può fare.

Forse aveva senso all’inizio quando dovevi farti vedere di più…
Certo, esatto! Adesso devi pensare a tante cose, tanti dettagli. Il timing, il momento storico, devi decidere il tempo da passare in studio, quello da passare in giro. Conosco tanta gente che appena ha avuto un po’ di soldi si è comprata il jet privato, ha cambiato mille case. E poi, puff. Devi capire che di questa cosa ci devi vivere. Tu e le persone che lavorano per te.

Hai parlato di questo legame con tuo cugino, quanto è importante la famiglia per te?
Sono molto legato. Durante gli anni tante persone cambiano, ma per fortuna ho la mia famiglia. Sono il fratello più grande, mi sono sempre sentito in dovere di insegnare qualcosa, di avere delle responsabilità. Quando lavori spesso non hai molto tempo da dedicare alla tua vita privata, è importante avere delle persone con cui c’è un rapporto di fiducia.

If you know.. You know.

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Ho visto su Instagram che il tuo tempo libero lo stai passando a guardare Narcos
It’s great! In realtà non ho molto tempo per guardare le serie, ma ero in studio con Nico & Vinz, hai presente Am I Wrong? E il loro manager è venuto a dirmi che dovevo vederla per forza. Mi era anche scaduto l’abbonamento a Netflix, pensa te! L’ho rinnovato solo per Narcos. Ho guardato il primo episodio e l’ho finita tutta in un giorno.

E che dici di Empire?
Mi piace, penso sia figo sai. Come musicista, ti posso dire che una piccola parte di label indipendenti americane si muove facendo gli stessi ragionamenti. Secondo me è un modo friendly per far entrare i più giovani nel business. Capisci cosa voglio dire? È come se fosse il Glee dell’hip hop, con le dovute differenze.

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