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The Kills: «Possiamo ridere di Trump perché fa il clown, ma è pericoloso per davvero.»

«Non stiamo tornando, non essendo mai andati via». In un pub di Londra, Jamie e Alison, ci hanno parlato di dischi (ovvio), ma pure di orsi pericolosi e Donald Trump

Jamie Hince e Alison Mossheart, in arte The Kills. Crediti: Kenneth Cappello

Jamie Hince e Alison Mossheart, in arte The Kills. Crediti: Kenneth Cappello

Da qualcosa come 200 anni, il Duke of Wellington serve birre e noccioline agli sbronzi di Balls Pond Road, a nord di Londra. Quando ci entro io, a mezzogiorno di un giovedì di primavera, al posto delle birre trovo cestini di frutta fresca e al posto degli sbronzi – non che il giorno prima non lo potessero essere proprio come me – trovo Jamie Hince e Alison Mosshart: i Kills. Sulle prime non riesco a capire bene come lui abbia conquistato Kate Moss (sono stati sposati 4 anni) e lei Jack White (con cui ha messo su i Dead Weather), ma la risposta mi balza in mente dopo 5 dei 30 minuti che passiamo insieme. Niente più della coolness ti permette di sopravvivere alle epoche. Il loro sesto disco, Ash And Ice, prende tutto ciò che di accattivante c’era nei precedenti e lo rimastica secondo un’estetica lo-fi fatta di distorsori spietati su voci e chitarre, batterie sempre a filo tra il vero e il sintetico, rimandi indie qua e là. Forse il disco più luminoso che abbiano mai fatto.

È un semplice ritorno oppure una rinascita?
Hince: Posso rispondere nessuno dei due? Non stiamo tornando, non essendo andati mai via. Sono passati un po’ di anni dall’ultimo disco ed è inevitabile tenere conto dei dischi per tracciare l’evoluzione di una band, ma in fin dei conti siamo nati con l’intento di suonare dal vivo. Cosa che di fatto non abbiamo mai smesso di fare.

Mosshart: La linea temporale è piuttosto semplice. Blood Pressures è del 2011, ma abbiamo continuato a suonare in giro fino al 2015. Ora è un anno e mezzo che siamo fermi per via dell’infortunio di Jamie.

Me l’hanno accennato. Cosa è successo, Jamie?
Hince: Avevo un problema alla mano, perciò ricorrevo spesso alle iniezioni di cortisone. Poi mi sono chiuso il dito medio nella portiera dell’auto, fratturandolo. All’ennesima iniezione mi si è propagata un’infezione e per potermi salvare il dito hanno dovuto rimuovere il tendine. Mi hanno aperto il dito qualcosa come sei volte e tutt’ora non lo muovo, ne ho perso l’uso, non so se per sempre. Vedi come sta dritto? Quando suono la chitarra ora è come se stessi facendo “suca” a tutti!

Hai dovuto reimparare a suonare la chitarra?
Hince: Sì, ma non mentalmente. Mi ha stupito come possa essere facile per la mano abituarsi di nuovo a suonare, anche se con un dito fuori gioco. Di certo non riesco più a tenere la mano curva: senza tendine, il dito medio è costantemente rigido.

Verrai ricordato come il chitarrista che manda a fare in culo il pubblico.
Hince: Il risultato è quello! E pensa che non ho potuto aspettare di stare meglio per poter registrare. Le operazioni chirurgiche e le registrazioni sono state quasi contemporanee.

Componete entrambi la vostra musica?
Mosshart: Sì, e il fatto che ora vivo a Nashville, in Tennessee, sta influendo su tutto ciò che scrivo.

Lo chiedo a ogni americano che incontro. Dammi una tua opinione su Trump.
Mosshart: È un disastro. Quell’uomo mi fa incazzare come nessuno è mai riuscito a fare e la sua ascesa mi sta terrorizzando. Non voglio nemmeno pensare all’eventualità che diventi presidente.

Hince: Possiamo ridere di lui perché fa il clown, ma dobbiamo anche temere ciò che dice, perché è davvero pericoloso. Il vero problema è il numero impressionante di persone che lo sostiene. Bisogna chiedersi: la democrazia non sta funzionando o sono solo tutti un ammasso di bugiardi e ignoranti?

All’inizio mi sembrava come Berlusconi, ma poi mi sono reso conto che Trump è mille volte peggio.
Hince: Berlusconi non ha mai avuto tutto il potere che ha Trump. E poi, come abusa Berlusconi del suo potere? Con il cazzo, nient’altro.

Ho sentito che avete viaggiato molto prima di fare questo disco, vero?
Mosshart: Sì, per trovare un po’ di ispirazione abbiamo viaggiato. Ci siamo spostati come non avevamo mai fatto. Sono stata in Irlanda, Africa, Seattle, persino in alcuni boschi per 10 giorni. Lui è stato due settimane sulla Transiberiana.

È pericoloso come viaggio?
Hince: Non se tieni il tuo bel culetto sopra il treno. Comunque dipende, ci sono treni che impiegano tre settimane per arrivare a Vladivostok, perché fanno pause lunghe. Quello che ho preso io non si fermava per più di 10 minuti, quindi ho rischiato ben poco. Però attraversi villaggi la cui realtà è davvero selvaggia, puoi finire aggredito da qualcuno in ogni momento. Sempre che a farlo non sia direttamente un orso. Mi sono reso conto solo ora di quanto il viaggiare possa essere stimolante per la creatività. Ok, forse non servono 5700 miglia.

Quindi Siberian Nights è stata scritta sul treno?
Hince: Siberian Nights parla di Vladimir Putin, come se non fosse già strana di suo.

Ah, un altro ragazzo acqua e sapone!
Mosshart: (Ride) Sì, tra lui e Trump non saprei chi scegliere!

Hince: È spaventosa tutta questa campagna propagandistica sulla sua immagine. Hai mai visto le sue foto a torso nudo su un cavallo? Allucinante. Di lui deve passare solo un’immagine da macho con il collo largo e le spalle scolpite, un look che faccia da base per il suo consenso popolare. Ho voluto scrivere una canzone che metta in ridicolo tutta questa mascolinità. Mi sono immaginato Putin che nell’intimità del suo letto sogna di essere stretto da un uomo. È una canzone erotica e se Putin dovesse mai sentirla sono sicuro che non avreste mai più mie notizie.

È una delle mie preferite del disco. Qual è la vostra?
Mosshart: Se nel live mi diverto, allora la traccia entra automaticamente fra le mie preferite. Ma cambiano così spesso che è impossibile darti un titolo preciso. Sono sempre entusiasta delle nuove tracce che scriviamo, per cui mi dimentico subito delle altre, presa dall’euforia del momento.

Hince: Io ce l’ho: Hard Habit to Break, per via della linea di basso che ci ho messo sotto. È ipnotica.
Non l’hai mai suonata dal vivo, immagino.

Hince: No, anche se nell’ultima data con i Queens Of The Stone Age volevo suonare qualche traccia del nuovo album.

Ultimamente si è fatto parecchio il nome di Josh Homme e per motivi piuttosto tragici. Voi come avete reagito dopo la strage al Bataclan?
Hince: È naturale pensarci. Poco tempo fa siamo stati a Berlino e poi a Parigi. La tappa successiva sarebbe dovuta essere Bruxelles, dove sono appena scoppiate delle bombe nella metro e all’aeroporto. Quando il viaggio in Belgio è stato annullato, ci siamo ritrovati all’aeroporto a rimuginare.

Mosshart: L’importante è non farsi prendere dal panico e continuare a suonare. Se smetti, stai facendo il gioco di chi perpetra il terrore. Conoscevamo così tanta gente in quella sala che, se solo ci penso, mi vengono i brividi, ma arrendersi è fuori discussione.

Hince: Vogliono puntare sulla casualità, vogliono che tu sia costantemente intimorito, ma non si può vivere così. Perciò è meglio non pensarci. Ci abbiamo suonato così tante volte al Bataclan.

Sì, peccato per le cazzate che ha poi detto Jesse Hughes più tardi. Ha addirittura accusato la Security di sapere dell’attentato…
Hince: Jesse è un tipo impulsivo, lo conosciamo bene. Ma non sapevo di queste affermazioni.

Voi siete famosi anche per la lunga tradizione di remix di gente come SebastiAn e Tiga. Avete in mente anche un remix album?
Hince: Non saprei. Sicuramente abbiamo in mente di registrare un album dal vivo sfruttando un piccolo evento che faremo su invito, ma quella del remix album è un’ottima idea: sai che non hai detto una cazzata? Doppio vinile, un live e l’altro remix. Il vinile è tornato sulla cresta dell’onda, ma non ho idea di quanto possa durare questa febbre.

Mosshart: Potrebbe essere un’ottima soluzione! Sicuramente aggiungerebbe valore a un disco per cui vale la pena spendere due soldi.

Hince: Tu come compri dischi ora?

Compro il vinile. Ecco, di sicuro non li scarico. Il download digitale è morto: o li ascolti in streaming o ti compri il supporto fisico. Cioè non il cd.
Hince: Davvero nessuno scarica più? Cazzo. Comunque anche io ho sempre trovato ridicoli i cd. Che cazzo di oggetti sono? Orribili e senza valore.

Alison, quanto può aver influito su questo l’album con Jack White e i Dead Weather?
Mosshart: Non saprei, ma credo che tutto ciò che ti succede influenza un po’ ciò che fai dopo. Non posso di certo spegnere la vita con i Dead Weather e poi tornare con i Kills senza soluzione di continuità. Però forse è capitato l’opposto: tra le tante che avevo scritto per i Kills, Impossible Winner è finita su un album dei Dead Weather.

Hince: Anche i testi sono ben diversi dai Dead Weather, così come dai nostri album precedenti. La sfida è stata andare contro al mood oscuro che ci ha sempre contraddistinto. Più che rimandare a un universo dark e maledetto, abbiamo preferito raccontare storie, in cui ci si possa immergere del tutto. Ci siamo migliorati.

L’intervista è stata pubblicata in versione integrale su Rolling Stone di giugno.
Potete leggere l’edizione digitale della rivista,
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