Home Musica Interviste Musica

The Edge: «Non manca molto al nuovo album degli U2»


Il chitarrista racconta a che punto sono i lavori per il disco, i piani per il trentesimo anniversario di 'Achtung Baby' e qual è lo spirito del canale radio della band su SiriusXM. «Ascolterete concerti inediti»

The Edge

Foto: Rmv/Shutterstock

“U2 X-Radio”, il canale degli U2 su SiriusXM, inizierà a trasmettere oggi. La programmazione includerà anche chicche inedite direttamente dall’enorme catalogo della band, e degli show presentati da Bono e The Edge in persona. Il programma del chitarrista, Close to the Edge, lo metterà faccia a faccia con altri musicisti come Tom Morello, David Byrne e Carlos Alomar, insieme ad artisti e altre figure di vario interesse culturale. Bono, invece, presenterà Bono Calling. Secondo un comunicato stampa, il programma «esplorerà vari temi come la vita, la speranza, il lavoro e il futuro» con vari ospiti. Il primo è Chris Rock.

C’è anche lo show domenicale Discothèque, presentato da DJ Paul Oakenfold, che trasmetterà remix dance dei pezzi degli U2 e altri brani da ballare. Desire permetterà ai fan di raccontare le loro storie e scegliere le canzoni da mettere in scaletta. Elevation, presentato da John Kelly, andrà in onda una volta a settimana per «celebrare le buone notizie dai mondi della scienza, medicina, fede e arti». Infine, (Guest) Plays U2 darà la possibilità ai fan famosi della band, come Matthew McConaughey, la possibilità di scegliere le loro canzoni preferite.

Scott Greenstein, presidente e direttore dei contenuti di Sirius XM, dice che l’idea di un canale dedicato agli U2 risale a diversi anni fa. «Li ho contattati per la prima volta una decina d’anni fa, quando abbiamo cominciato con i canali degli artisti come E Street Radio, The Grateful Dead Channel e altri», dice. «Non si può pensare a una cosa del genere senza pensare agli U2. Sarà una piattaforma unica che evolverà nel corso del tempo».

Abbiamo contattato The Edge e ci siamo fatti raccontare il progetto, la sua vita durante la quarantena, cosa ci possiamo aspettare dal nuovo disco degli U2 e se ci sarà un tour celebrativo per i 30 anni di Achtung Baby.

Ci racconti com’è nata l’idea della radio? 

Se ne parlava da diversi anni. Conosciamo Scott Greenstein da tempo, è a capo di Sirius. Passo tanto tempo nella West Coast, e ho ascoltato quello che fanno. A un certo punto ci siamo detti: beh, forse dovremmo fare un canale tutto nostro.

Insieme a Scott abbiamo deciso che era il momento giusto. Prima avevamo cinque anni di tour da gestire, ed era impossibile prendere in considerazione la cosa. Quest’anno, invece, sembrava quello giusto. Avevamo un’idea su come dovesse essere, ma poi ci siamo messi sotto per capire davvero cosa fare. È stata la parte più divertente: mettere giù un piano con il nostro team e la crew di Sirius, capire quale sarebbe stata l’offerta giusta.

Dovevate inventare un palinsesto per andare in onda 24/7…
Esatto. Ci stiamo lavorando molto, ma abbiamo lasciato in gestione alcune cose, come l’ordine delle canzoni da trasmettere, al team di Sirius. Stiamo generando playlist, siamo molto coinvolti nei contenuti ma non nella realizzazione pratica. Ho registrato molte interviste per il mio show Close to the Edge. È stato molto divertente.

Che ospiti ci saranno?
Molta gente del mondo della musica. Il primo gruppo è composto soprattutto da chitarristi: David Byrne, Carlos Alomar, Noel Gallagher, Joe Walsh, Tom Morello.

Quella è la prima fase. Ma non vedo l’ora di aprire lo show ad altre aree che potrebbero interessare i fan degli U2 e gli ascoltatori della radio. Credo che sarebbe bello invitare persone esperte di cose che non siano necessariamente musicali, ma che siano d’interesse per tutti. Letteratura, scienza, cinema… tutti i pensatori con idee interessanti e a cui vale la pena dare una piattaforma, loro saranno in lista. Per esempio Bryan Stevenson dell’Equal Justice Initiative. Non sarà nel mio show, ma parleremo in un altro programma, Elevation. Ovviamente, le iniziative di Bryan sono incredibilmente attuali, considerando cosa sta succedendo con Black Lives Matter. Stiamo cercando dei contenuti che ci affascinano, ma che pensiamo possano interessare anche ai fan.

Parliamo della musica. Aprirete gli archivi degli U2 e trasmetterete concerti inediti e cose del genere? 

Lo faremo. Ma non vogliamo che la radio diventi un’infinito flusso di bozze e strane registrazioni. Vogliamo che lo standard resti alto. Ma uno degli aspetti più interessanti di questa operazione è proprio dare ad alcune canzoni lo spazio che meritano e che non hanno avuto. La radio, nel corso degli anni, si è concentrata su alcuni pezzi di alcuni album, e ce ne sono molti altri che meritano attenzione. E trasmetteremo anche dei concerti inediti.

Sono previsti programmi sul nostro legame con la club culture. È dagli anni ’80 che lavoriamo a mix specifici pensati per i club. Queste versioni dei pezzi andranno in onda il venerdì, così che tutti possano prepararsi per il weekend. Sto anche lavorando ad alcune brevi composizioni per il canale. Mi diverto molto, non l’ho mai fatto prima d’ora. Stiamo cercando di personalizzare il suono del canale, così da far capire che viene tutto da noi.

Parliamo dell’archivio. Quando avete iniziato a registrare e conservare i vostri concerti? 

Ci sono registrazioni di tanto, tanto tempo fa, ma all’epoca avevamo solo l’output del mixer, cioè il suono che arriva direttamente dai microfoni. Non si sente il pubblico o l’atmosfera della location. Detto questo, abbiamo un archivio piuttosto esteso dei concerti degli ultimi 15 anni, in cui abbiamo registrato anche il suono del pubblico e tutto quello che serve per un grande mix dal vivo. C’è una bella scelta.

Trasmetterete anche bootleg con un bel suono?
Sì, siamo una band famosa per questo. Abbiamo persino pubblicizzato il bootleg dello show di Dublino del 31 dicembre 1989 nelle riviste specializzate britanniche. Era il Lovetown Tour e la cosa ha innervosito tutti quelli dell’industria. Qualcuno ha detto: «È un’idea assurda, ne beneficeranno solo i fan». Abbiamo risposto: «Esatto! Hai assolutamente ragione!».

Hai sentito i canali della E Street Band e dei Pearl Jam per capire come fare? 

Sì. Ho ascoltato entrambi. Sono molto diversi, il che è divertente. Ho capito che il canale migliora proporzionalmente al coinvolgimento diretto della band. In un mondo dove l’intelligenza artificiale cura le playlist di straordinari servizi di streaming, è davvero divertente pensare che ci sia una vera persona dietro alla programmazione della musica, all’ordine delle canzoni. Vogliamo che il pubblico impari a conoscerci grazie a questo canale, che si crei una nuova connessione con la band.

Come hai gestito la logistica per il tuo show? 

Al momento, con il lockdown, facciamo tutto in digitale. Ho sperimentato varie possibilità, ma nella maggior parte dei casi ho usato Zoom. Cerco di avere un backup e una vera registrazione dello show, e Zoom mi permette di avere una traccia dell’intervista che ho registrato, così se qualcosa va storto so come recuperare.

Con quanta frequenza trasmetterai i nuovi episodi di Close to the Edge?
All’inizio faremo una volta al mese, vediamo come va. È tutto ancora in pieno sviluppo, e adoro il fatto che Bruce Springsteen abbia deciso di farsi coinvolgere di più. Ha trasformato il suo canale in una piattaforma per discutere idee e pensieri su quello che sta accadendo. È un grande modello, ti fa capire cosa possono offrire ai fan questi canali. C’è qualcosa di speciale nel sentire la voce di qualcuno. Se i podcast sono così famosi una ragione c’è. Creano una connessione intima, è una cosa potente.

Springsteen lascia anche spazio ai fan e alle loro storie, e se ho capito bene farete lo stesso anche voi…

Sì, e ne siamo entusiasti. Non sappiamo dove questa cosa ci porterà, ma non vediamo l’ora di scoprirlo. I fan degli U2 sono… ci sono tante possibilità. Ci sono quelli più appassionati e quelli occasionali. Poi ci sono quelli che prendono seriamente l’attivismo e quelli che amano il rock’n’roll. Sono sicuro che avremo tante cose diverse negli show con i fan, e sarà grandioso. Ci darà anche la possibilità di conoscerli meglio.

Cambiando argomento, l’anno prossimo cadrò il 30esimo anniversario di Achtung Baby. Farete qualcosa per festeggiare?
Abbiamo varie idee, ma non è necessario restare ancorati all’anniversario. È uno dei dischi più importanti della nostra carriera. Vogliamo celebrarlo, ma vedremo. Non siamo ancora sicuri.

Pensi che potreste suonarlo per intero, come avete fatto per The Joshua Tree? 

È una possibilità. A un certo punto vorrei fare qualcosa con l’idea di Zoo TV. È venuta fuori in modo strano, ha anticipato i tempi. All’epoca non sapevamo cosa sarebbe successo al mondo… tutto era dominato dalla tv via cavo. Guarda dove siamo adesso. È tutto cresciuto in maniera esponenziale, è la legge di Moore applicata ai dati. Purtroppo, non si può dire lo stesso per la qualità delle informazioni, il che è scioccante. C’è davvero poca informazione di qualità in giro. C’è tanta corruzione.

E questa è un’altra delle cose che mi piacciono del canale di SiriusXM. Le notizie arrivano direttamente dalla fonte. Siamo noi che parliamo alla gente, che avrà la sicurezza di ricevere la voce autentica della band.

Ultima domanda: state lavorando a un nuovo album?
Scrivo sempre nuove canzoni. Non ho mai smesso dalla fine del tour, quindi sì. La domanda, immagino, sia quali sono i piani per finirlo o pubblicarlo. Non ci vorrà troppo tempo. Stiamo creando tanta bella musica.

Leggi anche