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The Chainsmokers: l’EDM è viva

Chi sono i due nuovi produttori di hit che hanno fatto esplodere i servizi di streaming? Due tipi come noi, che vogliono conquistare il mondo

I Chainsmokers sono, da sinistra, Andrew Taggart e Alex Pall. Hanno iniziato la loro carriera nel 2012. Il primo EP, Bouquet, è del 2015 - Foto Jason Nocito

I Chainsmokers sono, da sinistra, Andrew Taggart e Alex Pall. Hanno iniziato la loro carriera nel 2012. Il primo EP, Bouquet, è del 2015 - Foto Jason Nocito

Alex Pall doveva uscire con la sua fidanzata l’altra sera, ma è rimasto in studio con Chris Martin. Lavorare fino a tardi non è una cosa che fa spesso, mi spiega, perché gli piace fare musica durante il giorno e smettere prima che scenda il buio. «Lo prendo come un lavoro. I rapper mi dicono: “Arrivo stasera alle dieci”. E io rispondo di no. Non capisco questo modo di lavorare».
L’altra sera, però, ha fatto un’eccezione ed è rimasto con Chris Martin a Malibu perché il frontman dei Coldplay «voleva iniziare a lavorare dopo aver messo i figli a letto», e poi perché era Chris Martin, e «i Coldplay sono i più grandi, amico!».
E così i Chainsmokers hanno confezionato quello che, secondo Pall, è «uno dei pezzi più fighi che abbiamo mai scritto», e lui è riuscito anche a mettere a posto le cose con la fidanzata. Chris Martin le ha cantato una serenata al telefono, e si è preso la colpa per l’appuntamento saltato.
«Quando siamo risaliti in macchina, non ci potevamo credere», dice il socio di Pall, Drew Taggart. Ci sono stati molti momenti del genere nella vita dei Chainsmokers ultimamente. Sono il duo pop più forte in circolazione, con tre singoli nella Top 10 quest’anno e un pezzo attualmente saldo in cima alla classifica da almeno sei settimane, Closer, un duetto tra Taggart e Halsey.
Hanno battuto Calvin Harris per il maggior numero di singoli al numero uno nella classifica Hot Dance/Electronic di Billboard, e l’hanno anche incontrato di persona: «Praticamente l’abbiamo sommerso di domande».
Ancora più incredibile: poco prima della session con Chris Martin, hanno saputo da Ryan Tedder che a Bono piacevano le loro cose: «Un giorno è arrivato in studio, da solo», racconta Taggart, «ci ha fatto sentire musica nuova degli U2, noi gli abbiamo fatto sentire una nostra produzione e lui ci ha detto: “Bello, me lo mandate?”».
Al momento sono nel backstage di un concerto nei sobborghi di Salt Lake City a supporto delle stazioni radio locali, a cui hanno partecipato «praticamente gratis». Divertente, ma non è come passare il tempo con Bono. Uno degli sponsor è un servizio di assistenza legale per gli infortuni e sul palco c’è un Dj che mette su EDM accompagnato da un batterista con una maschera da gorilla in testa.

Il calendario dei Chainsmokers è pieno di eventi di questo tipo, incastrati in mezzo alle serate nei club di Las Vegas e ai grandi festival. Anche se li pagano poco, non importa, perché non sembrano avere problemi di soldi. Anzi, capita persino che li paghino per non suonare: la multinazionale dei software Adobe li ha contrattati per una festa che poi è stata annullata e gli ha versato lo stesso il loro cachet di 80mila dollari. «Questa è veramente una follia», dice Pall: «Lavoravo in una galleria d’arte, mangiavo di merda e guadagnavo 500 dollari a settimana e adesso per non fare niente mi danno quello che avrei tirato su in due anni».
È ora di andare in scena. Il palco dei Chainsmokers è spoglio, giusto qualche schermo LED e un tavolo appoggiato su due flycase (cosa che all’inizio gli dà un po’ fastidio), ma loro lo fanno funzionare al meglio mixando i loro pezzi con quelli di Skrillex. A$AP, Rocky, Fergie ed Eurythmics fanno finta di cantare in modo un po’ goffo e si aggiustano in continuazione i capelli. I loro brani sono più tranquilli della maggior parte dei pezzi EDM e spesso velati di malinconia. In Closer, Taggart canta di un incontro sessuale che comincia “sul sedile posteriore della Rover che non ti puoi permettere” e continua “sul materasso che hai rubato al tuo coinquilino a Boulder”. Taggart spiega al pubblico che lo ha scritto sul tour bus: «Pensando ai Blink 182 e ai Dashboard Confessional e ai loro testi così personali». L’idea è quella di scrivere testi come quelli che adorava quando era un ragazzino emo del Maine, ma, dietro, c’è anche un piano a lungo termine: «Speriamo che tutto questo possa durare a lungo, ma se così non fosse vogliamo stabilire una connessione con i nostri fan che possa andare avanti anche senza di noi».
In meno di un’ora la loro esibizione è finita. L’ansia per il palco e una produzione così ridotti al minimo è svanita, e Pall ha pure una battuta pronta per la situazione: «È proprio vero: le dimensioni non contano». Salgono su un Suv diretto verso una steakhouse di Salt Lake City, ordinano una bottiglia di pinot nero, seguita da una seconda ed esaminano il menu: «Oddio», dice Pall, «ci sono i frutti di mare!».
Pall è cresciuto nell’Upper East Side di Manhattan. Suo padre era un mercante d’arte: «Avevamo i quadri di Picasso e Lichtenstein in casa». Alle scuole medie era in classe con Alex Soros, figlio del milionario filantropo George, poi è andato in una scuola privata «per falliti» di Westchester, dove si è dedicato ad attività da falliti come «fumare erba e mangiare funghetti». Tornato a casa per studiare Storia dell’arte ed Economia alla New York University, ha capito subito come impostare la sua carriera accademica: «Fregavo i professori cercando di sapere sempre cosa volessero sentirmi dire». Ogni semestre si portava avanti il più possibile per avere più tempo libero per «organizzare feste e concerti con i miei amici».

La hit Closer è diventata disco di platino in Italia dopo un mese e mezzo dal lancio. Conta oltre 500 milioni di riproduzioni su Spotify e altrettante su YouTube

Taggart invece si è innamorato della EDM in Argentina, durante un soggiorno di studi, ed è un tipo più coscienzioso. Gli piace cucinare, si vanta di saper «fare ogni tipo di verdure», ha un Rolex al polso, ma dice di venire da «una famiglia molto frugale» e di aver ereditato lo stesso atteggiamento nei confronti dei soldi. Ha appena comprato una villa ultramoderna da 3,3 milioni di dollari a West Hollywood, ma ci tiene a precisare che ha «una garanzia di due anni, nel caso ci sia qualcosa da mettere a posto».
Si sono incontrati a New York nel 2012. Pall cercava di farsi un nome nella scena dei dj, Taggart era un aspirante produttore che faceva EDM sul suo MacBook Pro con il soft-ware Ableton. Decidono di formare un duo e si dividono i compiti secondo uno schema preciso: Pall si occupa di cercare le voci per cantare i loro pezzi e di sviluppare l’estetica dei Chainsmokers e le canzoni scritte da Taggart. «Ascolta talmente tanta musica, che quando gli fai sentire qualcosa ti dice subito: “Questo è nuovo, questo no”», dice Taggart. Pall mi spiega che ascolta circa 300 canzoni ogni giorno. Va su SoundCloud, ascolta qualche secondo, salta in avanti di 30 secondi, e poi passa alla successiva: «Sono in grado di dirti velocemente se un pezzo è valido». Ha anche una serie di liste sul suo computer: i blogger più influenti e i loro gusti, i migliori cantanti emergenti. Nella seconda: «C’erano gente come Halsey e Tove Lo molto prima che se ne sentisse parlare in giro». Gli piace collaborare soprattutto con talenti sottovalutati. Quando Rihanna ha rifiutato il loro demo di Don’t Let Me Down non si sono preoccupati più di tanto: «I giovani artisti sconosciuti hanno una fame diversa e hanno voglia di lavorare duramente». Hanno mandato il pezzo a un emergente, Daya, ed è arrivato al n.3 in classifica.
I Chainsmokers sono più ambivalenti sulla loro hit del 2014, #Selfie, un pezzo house obiettivamente molto stupido, che parla dell’ossessione per i social media e che ha procurato al duo un contratto con una major e li ha fatti conoscere come l’ultima novità in fatto di EDM. Oggi però quel pezzo rimane fuori dalla loro scaletta ai concerti. «Ma ci ha fatto capire molte cose del music business e di noi stessi, che tipo di artisti vogliamo essere». Pall riconosce di aver fatto delle mosse sbagliate come la partecipazione ad American Idol in cui l’hanno suonato scattando selfie con Jennifer Lopez e Harry Connick Jr. e attirandosi le critiche di molti colleghi musicisti tra cui deadmau5 che li ha attaccati pesantemente su Twitter.
Taggart ci è rimasto male, perché deadmau5 è sempre stato uno dei suoi eroi: «È stata la prima volta che qualcuno ci ha preso in considerazione fino al punto di tirarci merda addosso», dice: «Ho smesso di amare la sua musica, penso che oggi sia un brand che rappresenta sempre meno la musica e sempre più il suo modo di essere, che è quello di uno stronzo».
Nonostante il successo, i Chainsmokers parlano ancora con molto entusiasmo e candore dei colleghi musicisti, come farebbero dei fan. Invidiano soprattutto gli artisti che hanno sviluppato un’estetica riconoscibile: Twenty One Pilots, Stromae, Die Antwoord. Durante la cena qualcuno gli chiede cosa pensano del nuovo pezzo di Lady Gaga, Perfect Illusion: «Fa schifo», dice Pall. Taggart, più diplomatico, dice: «È una grande artista, Jeff Koons l’ha ritratta in una delle sue sculture…».

Sono d’accordo», aggiunge Pall, «ha anche collaborato con gente molto talentuosa, però…». Storce il naso come se nel suo piatto di frutti di mare ci fosse qualcosa di andato a male. Alle 9.57 hanno un volo per Los Angeles. Non prendono quasi mai aerei privati, il che la dice lunga sulla loro consapevolezza del fatto che il dominio nel mondo del pop non è garantito per durare per sempre. «Una volta ero in ultima fila su un aereo e di fianco a me si è seduto Dame Dash», racconta Pall. «Volevo dirgli: “Dame, l’ultima volta che ti ho visto lanciavi soldi in faccia a una tipa in un video. Che ti è successo?». Si siedono in macchina ognuno per conto proprio. È importante non starsi troppo addosso: «Abbiamo iniziato lavorando insieme, ma ora siamo amici. Abbiamo litigato una volta sola in Messico, non mi ricordo perché. Eravamo appena usciti da uno strip club e ci siamo picchiati nel sedile posteriere di un taxi. Poi ci siamo fatti una foto tutti insanguinati. Un momento di follia causato dalla tequila». Il mattino dopo li incontro nel loro studio a Hollywood mentre cazzeggiano con un riff di marimba fatto da Taggart su una tastiera MIDI, a cui aggiungono un po’ di riverbero e distorsione: «Questo sono io che cerco di fare The Scientist dei Coldplay», dice Taggart che usa molto il pianoforte per comporre e in futuro vorrebbe aggiungere musica suonata dal vivo ai loro show. «Sappiamo fare molto di più che mettere i dischi. Non siamo solo dj. Ci ispiriamo a Beyoncé e Kanye, vogliamo fare uno spettacolo che sia rispettato come il loro». «Ci piacerebbe aggiungere elementi teatrali», dice Taggart: «Abbiamo un piano, questo è sicuro», aggiunge Pall.
Sanno che ci sarà da lavorare duramente e che ci vorrà anche un sacco di fortuna, ma se dovessero riuscirci?

L’intervista è stata pubblicata su Rolling Stone di dicembre.
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