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The Andre: «Scusate, ma ora faccio sul serio»

Dopo ‘blun7 a swishland’ ha detto addio alle cover con cui trasformava il rap e la trap in vecchio cantautorato. Ora, con il singolo ‘Captatio benevolentiae’, inizia una fase nuova: canzoni vere, ma sempre nell’anonimato

The Andre

Foto: Ilario Botti

“Non è vero che ogni bruco diventi una farfalla, non è detto che ogni Bugo diventi Lucio Dalla” canta The Andre, ormai senza accento sulla e, nel suo nuovo singolo Captatio benevolentiae. Una canzone inedita, originale, che non è né un successo trap rifatto in stile Fabrizio De André, ossia la formula che lo ha reso celebre, né una cover indie pop riveduta e corretta, riscritta, come le tracce del suo album Themagogia – Tradurre, tradire, trappare. Sempre ironico, talvolta caustico, The Andre risponde al telefono scherzando anche sul coronavirus che ci tiene tutti a casa.

Come stai?
Bene. Come tutto il resto d’Italia, sono qui bloccato nel mio mini-appartamento: non esco, non vedo persone, non intrattengo relazioni… Spero trovino il mio cadavere se muoio. (Ride)

Ti tocca comunque promuovere il nuovo singolo.
Almeno faccio qualcosa!

Il verso su Bugo e Dalla lo hai scritto prima o dopo Sanremo?
In realtà è cambiato sei o sette volte perché non convinceva mai né me, né le persone a cui lo facevo ascoltare. Ma dopo che è successa quella cosa al festival mi è venuto spontaneo: scritto, registrato e finito. Ma è solo un modo per dire che non è che se uno decide di intraprendere una carriera creativa diventa per forza di cose Lucio Dalla o il più grande cantautore di sempre. Semplicemente, fa il suo dignitoso mestiere, senza alcuna offesa per Bugo.

Tra l’altro ora tu e Bugo siete sulla stessa etichetta, Mescal.
Eravamo un po’ preoccupati infatti! (Ride) Forse non ha fatto salti di gioia, ma non ha neanche proibito l’uscita del pezzo e pestato i piedi per cacciarmi via. In fondo, sono l’ultimo arrivato.

Dalla lo avevi già citato in una nostra precedente intervista. Bugo invece lo conoscevi? Ti piace?
Lo conoscevo solo di nome. E mi ha sorpreso vederlo al Festival con Morgan, che invece conosco molto bene: ero curioso di vedere cosa sarebbe successo e non sono stato deluso. A me piace molto quel pezzo, e anche il testo ha qualcosa da dire.

A proposito di testi che hanno qualcosa da dire: il bruco che non diventa una farfalla è riferito a te stesso?
Non voglio imporre limiti alla provvidenza, ma non è che se decido di abbandonare la carriera da fenomeno del web per fare il musicista sfornerò chissà quale capolavoro. Ho deciso quindi di abbassare le aspettative dei miei ascoltatori in modo che poi dicano “mi aspettavo peggio”, facendomi quindi i complimenti. Ho scoperto di avere una sorta di istinto auto-flagellatorio: excusatio non petita, per usare un’altra espressione in latino.

A questo punto spiega per favore il titolo del pezzo, Captatio benevolentiae.
È proprio un brano di passaggio, un’apertura a quel che farò da adesso in poi. E vuole essere un modo di scusarmi: vi chiedo di perdonarmi fin da subito perché farò qualcosa di diverso da quel che vi aspettate.

Lo stile del pezzo è infatti molto diverso da quanto hai fatto finora.
Sembra un pezzo vero, no? Di un musicista vero! (Ride) Sono partito da una mia idea minimale, ma volevo fare qualcosa più di classe e meno casalingo. Così mi sono fatto aiutare da persone nel mestiere da più tempo di me: Stefano Maggiore e Romina Falconi di Freak & Chic per gli arrangiamenti, poi la canzone è passata dalle sapienti mani di Marco Zangirolami.

Una canzone un po’ ruffiana, che ha un arrangiamento più corposo rispetto alle tue cose precedenti, molto itpop contemporaneo.
Devo rispondere sinceramente? È un po’ ruffiana, sì, mi è stato suggerito di avere suoni più accattivanti perché è una canzone diversa da tutte le altre: mira ad avere un pubblico più ampio rispetto a chi mi seguiva per le cover trap. È un modo per crearsi un’opportunità, una caramella zuccherosa pop che spero mi permetta di trascinare ignare persone nel mio mondo fatto di musica anni ’70. Tutta la musica contemporanea, che ha meno di dieci anni, l’ho conosciuta solo quando ho cominciato questo progetto. Prima ascoltavo solo De André, Dalla, Springsteen… E Bach e Beethoven a manetta.

Che rapporto hai con l’attuale scena itpop allora?
Mi sento adottato. Sono stato ospite degli Ex-Otago durante il loro concerto all’RDS Stadium a Genova davanti a 4000 persone. Ho cantato un minuto e mezzo de I giovani d’oggi, senza neanche essere presentato: è stato terrificante e molto bello. Quando incontro personaggi radicati nella scena, come i Coma_Cose per esempio, mi trattano come un fratello piccolo.

Nel tuo album Themagogia – Tradurre, tradire, trappare c’erano già pezzi inediti, come Originale, che raccontava la tua storia.
Erano canzoni trap per cui avevo riscritto sia musica che testi, pezzi inediti che facevano l’occhiolino a canzoni già esistenti. Ma forse l’operazione nella mia testa era troppo complicata e quindi è stato percepito come un album di cover elaborate. Originale raccontava la mia storia, da dove ero partito a dove ero arrivato. Captatio benevolentiae è diversa, racconta cosa vorrei fare da adesso in poi.

“Facci l’ultima di Marra con la voce di De André”, canti in Captatio, “vuoi essere te stesso, ma che me ne frega a me”. Ora vuoi essere solo te stesso?
Voglio il cash, non mi interessa essere me stesso! (Ride e torna serissimo in un secondo) Vorrei provare a fare cose senza riferimenti ad altre persone, ad altra musica. Anche se secondo me è impossibile scrivere, suonare e staccarsi dal proprio contesto culturale: per forza di cose, ogni canzone è un collage di cose già sentite da altre parti. E bisogna tenere conto del fatto che, nonostante le nostre velleità artistiche, alla gente potrebbe non fregare un cazzo di noi, magari hanno altro a cui pensare, come il coronavirus per esempio.

Hai accantonato la voce di Fabrizio De André.
Non ne calco più la somiglianza, imitandone l’accento e alcuni stili di cantato. Però devo dire che quando Captatio benevolentiae è passata in anteprima su Radio 1 da John Vignola un ascoltatore ha scritto in diretta: “Ma ha la voce uguale a quella di De André!”. O le persone non hanno idea di che voce abbia davvero De André, o è come la storia del vestito blu e nero o bianco e oro: la gente sente quel che vuol sentire. Comunque mi sorprende ancora che nelle ultime settimane ci sia qualcuno che mi scrive dicendomi che mi ha scoperto solo ora: “Meravigliosa Habibi, ma come fai ad avere la voce uguale?”. Ma andare avanti in eterno così non può funzionare, non mi diverte più.

Blun7 a swishland di tha Supreme con l’innesto di House of the Rising Sun è stata l’ultima cover quindi?
Quel pezzo l’ho buttato fuori dichiarando l’addio alle cover, questa è l’ultima che faccio, tanti saluti. E qualcuno l’ha presa come un addio alle scene: è stato bello ascoltarti, mi dispiace, grazie.

Canti “da ironico a patetico il passo è breve”: di’ la verità, non hai paura di perdere il tuo pubblico e fallire?
Io ho il terrore che questa cosa non funzioni, come ho il terrore di morire. Mi devo rassegnare: prima o poi succederà, ma se succede più tardi è meglio. Credo sia giunto il momento di correre dei rischi nella mia carriera musicale. Meglio mandare all’aria tutto tentando di fare qualcosa che comunque mi piace piuttosto che trascinarmi dietro qualcosa che mi annoia e non mi diverte solo per fare contento qualcuno.

Hai mai pensato di passare da The Andre a The Gregori?
(Ride) Ammetto di averci provato, ma non sono tanto bravo a imitare De Gregori, forse non l’ho ascoltato abbastanza.

E non hai preso in considerazione l’idea di abbandonare il nome d’arte The Andre?
Intanto l’ho già cambiato un pelino togliendo l’accento e infatti questo dovrebbe essere il ‘Senza accento tour’. A causa del virus, sono riuscito a fare solo la data zero a Bari dove ho suonato per la prima volta dal vivo Captatio benevolentiae: il pubblico ha apprezzato, nessuno mi ha tirato i pomodori.

Rinuncerai mai all’anonimato e alla scelta di nascondere parzialmente il tuo volto?
Non mi hanno ancora offerto abbastanza soldi, ma appena lo fanno, mi svelo! Prima aveva un valore artistico importante, ora sicuramente meno. Ma mi trovo bene così, mi rassicura. Per il momento non ho intenzione di rinunciarci.

Tutti i pezzi del prossimo album saranno auto-ironici come Captatio benevolentiae?
Ci sono canzoni che seguono questo stile e poi ci sono pezzi più seri, o veramente tristi, che sorprendono anche me, per cui mi scuso già adesso.

Quando ti abbiamo intervistato nel 2018 andavi ancora all’università. Ti sei laureato?
Ho finito i miei studi, sono dottore.

Hai un altro lavoro o vivi solo di musica?
Ho un altro lavoro, ma non è questa la sede giusta per dire cosa faccio. Se mi scoprono, mi licenziano.

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