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Tananai: «Se a Sanremo dovesse mettersi male, canterò “le brutte intenzioni, la maleducazione”»

L'ultimo della classe 2022 torna all’Ariston per scrollarsi di dosso i pregiudizi. Un sogno di bambino l'ha già raggiunto: «Passerò dal suonare nei club ai palazzetti, ma che roba è?»

Foto: Roberto Graziano Moro

Quanto è labile, nell’economia di un successo, il confine tra espediente e talento? Oggi più che mai, visto che spesso basta una trovata, ben veicolata o persino fortunosa, per guadagnare popolarità. Dura poco, certo, ma permette di raccogliere qualche buon frutto. È anche per levarsi di dosso la nomea del simpatico da ultimo posto che, probabilmente, Tananai si ripresenta a Sanremo nel 2023 con una consapevolezza diversa, che passa attraverso lezioni di canto, l’aver smesso di fumare («ero arrivato a 40 al giorno»), un po’ di sport («ma non troppo») tra corsette e nuotate in piscina, oltre a un brano come Tango che, per la prima volta, non è autoreferenziale.

A distanza di un anno da quell’exploit inaspettato, quando l’esultanza per il 25esimo posto in classifica lo proiettò fra i trend del momento, forse una sentenza sul suo valore l’ha già espressa il giudice ultimo per ogni artista: il pubblico. A questo punto, che il Festival lo possa premiare o meno, poco importa: a maggio partirà la sua tournée e, grazie alle tante richieste, gli organizzatori (Friends and Partners) l’hanno spostata dai club ai palazzetti. Così, a margine della presentazione al Mint Garden Cafè, ci ha confessato che il suo sogno di ragazzino, quando produceva musica nella cameretta, gli sembra di averlo già raggiunto: «Non ho ancora avuto il tempo di fermarmi e godermela, ma credo di sì. Il risultato più grande è proprio il tour nei palazzetti. Pensa suonare al Forum, ma che roba è? Vuol dire che la tua musica la ascolta talmente tanta gente da riempirlo… e quando salirò su quei palchi penserò davvero di essere diventato quello che sognavo da piccolo».

Scapigliato, scanzonato, ancora apparentemente ingenuo. Tutte definizioni giuste se associate al 27enne milanese Alberto Cotta Ramusino, questo il suo vero nome. Ma ne manca una, che ha voluto sottolineare lui stesso: «Sono ambizioso, anche se posso non sembrarlo. Lo scorso anno volevo vincere…». In fondo, classifica a parte, ha avuto ragione. Il primo album, Rave, eclissi, è stato certificato disco d’oro e sul palco dell’Ariston ci arriverà con a fianco, nella serata dei duetti, Biagio Antonacci («Quando l’ho conosciuto ho pensato: Tananai uno di noi. Ha quella leggerezza che devono avere gli artisti e che poi, invecchiando, a volte perdono») e uno dei massimi esponenti della scena rap come Don Joe. Quale brano condividerà? Naturalmente Vorrei cantare come Biagio di Simone Cristicchi, per la felicità dello stesso Antonacci: «Dopo aver partecipato a due edizioni in gara e a tre come ospite questa mi mancava…».

Una trovata delle sue, perché il lupo perde il pelo ma non il vizio. Come quando gli chiedono cosa ne pensa dell’invettiva della deputata di Fratelli d’Italia, Maddalena Morgante, contro la partecipazione di Rosa Chemical a Sanremo che rischierebbe di «trasformare la kermesse canora nell’ennesimo spot del gender e della sessualità fluida». «Sono invidioso di lui, sarebbe un onore… » alludendo al fatto di essere considerato “pericoloso” al Festival e al conseguente ritorno di immagine. Ma oltre alla battuta, precisa: «Si commenta da sola, il mondo va avanti ed è un bene che sia così».

Da questo punto di vista, comunque, il 27enne milanese non è per niente ingenuo. Soprattutto quando ci spiega quanto conta per lui l’aspetto della comunicazione, oltre a quello artistico: «Serve nella misura in cui può amplificare il valore del tuo lavoro. C’è l’intrattenimento, oltre all’ispirazione, che deve essere studiato. Ma tutto deve partire dal lavoro. Nel mio caso, il 99% del tempo è dedicato alla musica e l’1% ad amplificarla attraverso la comunicazione». E mentre spera di poter fare un selfie con l’allenatore Mourinho, che Amadeus vorrebbe ospite al Festival («se viene ci provo sicuro») e confessa che, se fosse per lui, inviterebbe il portiere dell’Inter Onana («è uno dei miei idoli»), non manca di lanciare la provocazione definitiva: «Se la classifica si mette male punterò a farmi squalificare. Potrei salire sul palco e cantare “le brutte intenzioni, la maleducazione”. Che dite?».

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