SZA ha fatto uno dei dischi dell’anno, ma temeva che la gente l’odiasse | Rolling Stone Italia
Crisi d'incoscienza

SZA ha fatto uno dei dischi dell’anno, ma temeva che la gente l’odiasse

Confessioni di una mente talentosa e insicura. La cantante R&B non voleva pubblicare 'SOS' e altre rivelazioni su deficit di attenzione, rivali filiformi e la paura di buttarsi nella mischia

SZA

Foto: Jacob Webster

Tutto amano SOS, l’album che ha consentito a SZA di spodestare Bad Bunny dal trono di artista numero uno del pianeta su Spotify. Erano cinque anni che la cantante non pubblicava un album e quindi non s’aspettava una tale accoglienza. «Mai avrei pensato che piacesse alla gente», spiega nel podcast Rolling Stone Music Now. «Papà è venuto a trovarmi con mamma per assicurarsi che non andassi fuori di testa nel caso il disco fosse andato male».

Ecco alcuni punti salienti dell’intervista.

I temi principali di SOS. «L’album è in parte ispirato dalla fine di un amore, ma soprattutto alla voglia di smettere di essere una ragazza a modo. Ho provato ad esserlo, ma non lo sono nel mio profondo. E va bene così. Far pace con quell’aspetto, approfondire il tema ed esplorarlo rappresenta un nuovo capitolo della mia vita».

Fare pop quando pesi 90 chili. «Se ricordi, quando ho esordito c’erano solo Jhené Aiko, Tinashe, FKA twigs. Avevano tutte la pelle chiara ed erano magre. Poi sono arrivata io ed ero differente. Volevo far musica interessante e bla, bla, bla, ma era dura e aprivo per Aiko la gente diceva: “Ma chi cazzo è questa? Perché è qui? Fate uscire Jhene”. La gente andava da Punch (il CEO della sua etichetta discografica TDE, nda) dicendogli “Dovresti farla mettere in forma”. Io non ci vedevo nulla di male nel pesare 90 chili, portare vestiti baggy, provare emozioni diverse ed essere creativa in tanti modi. Non avevo mai pensato che qualcuno potesse giudicarmi per questo. Ma lo facevano ed era strano. Non l’ho capito finché non ho perso peso e tutti hanno iniziato a comportarsi in modo diverso, strano. La mia musica però non è mica cambiata. Non sto dicendo che abbia tutto a che fare col mio peso, ma è scattato qualcosa e hanno cominciato a dire: “Mmm. forse dovremmo provare a vedere questa cosa come un’idea commerciale accettabile”. E ancora adesso non sono sicura di quale sia il mio posto nello schema generale. Penso che la gente voglia vedermi col culo di fuori e in atteggiamenti iperfemminili. Ma quando torno al personaggio di SZA con la casacca da hockey o mi rimetto i vestiti baggy come in Saturday Night Live non sono sicura. Non so. Preferisco che le persone non mi inquadrino bene. Voglio essere me stessa senza dover soddisfare le aspettative altrui. E il modo migliore per farlo e continuare a cambiare aggressivamente e spesso, a livello di sound e di tutto il resto».

Viva la noia se dà origine a testi come quelli di SOS. «Ho una soglia d’attenzione molto bassa e non prendo farmaci per l’ADHD o altro, per cui è molto difficile gestire certi aspetti della vita. Per lavorare per cinque anni a un album senza annoiarmi devo iniziare a fare cose del tutto diverse, a caso. E lo stesso vale per i testi. Mi dico: “Oh, questo è noioso” oppure “Questo l’ho già detto”. Tento di pensare a ciò che non ho mai detto o a quello che di solito nascondo. Provo a dirlo e lo faccio, che si tratti del BBL (Brazilian butt lift, il lifting dei glutei, come nella title track, ndr), dell’imbarazzo per il mio ex, di vergogna, insicurezza o altro… Forse l’unico modo per non annoirmi è fare cose che mi mettono in imbarazzo».

Il primo tour nelle arene è completamente sold out. «Sono elettrizzata all’idea di dare alla gente ciò che vuole. Sono stata ferma tanto tempo e le persone sono state così gentili da guardarmi proporre lo stesso spettacolo per cinque cazzo di anni: è noioso e lo capisco. Hanno dimostrato una grande pazienza e amore nei miei confronti, voglio dar loro l’esperienza più folle di sempre e cantare tutto ciò che vogliono: non m’importa se sono pezzi inediti che possono aver trovato su Internet, i loro brani preferiti del disco o dei cazzo di brani semisconosciuti del 2012. Voglio solo dar loro ciò che meritano e rendere il tutto bellissimo. Non c’è nulla che mi piaccia più di stare sul palco ed esibirmi. È molto diverso dal mettere roba in streaming online e poi guardare gente che strepita su Twitter. È molto più umano, è il motivo per cui vale la pena fare tutto ciò. È importante, perché così arriviamo a connetterci con le persone e a fare la differenza nelle loro vite, muovendo energie. Ha qualcosa di magico».

Fare il disco non è stato facile. «La settimana scorsa ho mandato un messaggio alla mia etichetta: “Non dobbiamo pubblicarlo, rimandiamolo a gennaio”. E loro: “Non puoi adesso che sei dilatata, non puoi spingere indietro il bambino”. E io: “Sì, che possiamo rimandarlo dentro!”. Facendo la track list mi dicevo “Ah, questa roba è noiosa” oppure “Fa schifo”. Non riuscivo ad avere la copertina che speravo e dicevo: “Facciamolo uscire senza copertina, la mettiamo tutto bianca”. Una parte di me, però, voleva chiudere il progetto e andare incontro al destino: se lo odieranno, non potrò mai più fare musica. In quel caso, ho detto al mio ingegnere del suono: ci trasferiremo in un ashram in India e faremo voto di silenzio. Non è andata così e la cosa mi spaventa, perché adesso mi domando: cosa farò? Cosa significa tutto ciò e quando ci sarà il contraccolpo? Quando arriverà il momento in cui tutti decideranno che mi odiano di nuovo o che il disco fa schifo? Non sono pensieri sani. Ne devo parlare col terapista».

Avatar: la via dell’acqua. «Cazzo, quanto sono gasata per ‘sto film!».

Tradotto da Rolling Stone US.

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