Struggersi d’amore in Sicilia, la storia dietro al nuovo disco di Warhaus | Rolling Stone Italia
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Struggersi d’amore in Sicilia, la storia dietro al nuovo disco di Warhaus

Tra giovani fidanzati che facevano sesso e un vicino di stanza che voleva forse ucciderlo, il songwriter belga co-fondatore dei Balthazar ha scritto un intero album in un camera d'albergo a Palermo

Warhaus

Foto: Titus Simoens

Struggersi d’amore in Sicilia. Se lo avesse fatto qualche cantautore italiano non sarebbe stato sorprendente, invece a essersi rifugiato sull’isola dopo la fine di una relazione è stato il belga Maarten Devoldere. Già co-fondatore nel 2010 del gruppo indie rock Balthazar, il songwriter, cantante e polistrumentista si è rifugiato in una stanza d’hotel a Palermo con il cuore a pezzi, chitarra, microfono, laptop e preamplificatore, e nell’arco di tre settimane, spinto dall’urgenza di sublimare il dolore, ha buttato giù le basi di quello che sarebbe diventato il nuovo album del suo progetto Warhaus, Ha Ha Heartbreak, in uscita l’11 novembre: 10 canzoni che raccontano le diverse fasi di un lutto sentimentale, dalla rimozione alla disperazione fino all’accettazione, mettendo in scena un sound elegante fatto di melodie sinuose, orchestrazioni a base di archi, corni, note di pianoforte, momenti jazz-blues e un groove carico di sensualità.

«Stavo attraversando un brutto periodo a causa della fine di una storia, volevo isolarmi da qualche parte, lontano da ogni distrazione, per concentrarmi su alcune idee musicali che avevo nel cassetto», spiega Maarten in videochiamata da Gent. «La scelta di Palermo è avvenuta per caso: un amico me ne aveva parlato bene, così, senza pensarci troppo, ho preso un volo e prenotato una camera d’albergo da usare come studio per registrare delle demo. In realtà in quella fase della città non ho visto nulla, ne ho apprezzato la bellezza solo in seguito, quando ci sono tornato per realizzare foto e video promozionali, mentre in quel primo periodo in cui mi sono dedicato alla scrittura sono stato quasi sempre chiuso nella mia stanza con la mia musica e poco altro». Il video del singolo Desire llustra bene la condizione di isolamento in cui il 34enne ha lavorato. L’idea era, una volta rientrato in Belgio, di partire da quei provini per migliorarli «modificando un po’ i testi e sviluppando gli arrangiamenti con i violini e tutto il resto», ma quando Jasper Maekelberg, produttore dell’album, ha sentito il materiale la reazione è stata inattesa: «Mi ha subito suggerito di conservare le voci così come mi erano venute a Palermo. Inizialmente ero perplesso, sapevo di poter cantare meglio di così e mi premeva avere la possibilità di cambiare un po’ i testi, di dire qualcosa di intelligente sull’amore (ride, nda). Ma lui sosteneva che da quelle demo traspariva una purezza rara, che si avvertiva la mia vulnerabilità, e alla fine mi ha convinto».

Tutto ciò ha dato il via a un processo creativo inverso rispetto a quello che si segue solitamente: invece di registrare prima la musica e in un secondo momento la voce, è stata quest’ultima a orientare la scrittura di Ha Ha Heartbreak, oltre all’intenzione di dar vita a un disco musicalmente leggero, pur se caratterizzato da testi non esattamente positivi. «Ci tenevo a creare un contrasto. Il più delle volte quando si è al lavoro su un album si passa attraverso più fasi di scrittura, ma questa volta il sentimento che avevo bisogno di buttare fuori era uno e uno soltanto: ero consumato dal desiderio, il solo pensiero che avevo in testa era di fare un disco stupendo per riconquistare la mia ex e poterla riavere nella mia vita. Una follia romantica e molto ingenua, me ne rendo conto, ma forse è questo tipo di speranza, o di negazione, che ha fatto sì che musicalmente l’album non sia affatto triste». Ma c’è anche dell’altro dietro alla doppiezza di questo terzo album firmato Warhaus, continua Devoldere: «Un sacco di ascolti soul, cose tipo Marvin Gaye, in cui c’è tanto cuore, ma anche moltissimo groove. E la volontà di sviscerare le mie pene, ma mostrandomi fiero, affamato di vita, persino desideroso di ballare. È come se avessi usato la musica come un trucco, un make-up da mettermi addosso per reagire al dolore».

Ha funzionato: non solo il bel Maarten si è pian piano ripreso dalla crisi, ma procedendo su questi binari ha sfornato una manciata di pezzi ammalianti, che riprendendo la lezione di grandi come Leonard Cohen e Serge Gainsbourg risultano tanto ricercati quanto immediati. Come il miglior pop. «La mia ambizione era di trasformare un elemento così personale come una delusione d’amore che mi aveva reso fragile in un disco pop non in senso commerciale, ma nell’accezione più nobile del termine. Il titolo si riferisce proprio a questo: quell’“ha ha” prima di “heartbreak” non è, come si potrebbe pensare, una risata, ma rimanda al gancio pop delle canzoni, al mio desiderio di rendere le mie ferite accattivanti per mezzo del la musica (si mette a cantare il titolo per farsi capire meglio, nda). Il tutto anche sulla scia del mio amore per Cohen, sì, ma anche per David Bowie, Lou Reed, Bob Dylan e in parte Gainsbourg, che ho ascoltato molto in passato ed è nel mio Dna». L’accenno allo chansonnier di Je t’aime moi non plus fa virare la conversazione sui precedenti dischi targati Warhaus e in particolare sul primo, We Fucked a Flame Into Being, del 2016, nato dalla liaison di Devoldere con la cantautrice belga Sylvie Kreusch, che là duettava con lui e compariva persino in copertina. Del resto, lo stesso nome Warhaus è venuto in mente al nostro dopo che lo aveva visto inciso nel legno su un’imbarcazione noleggiata a Gent nell’estate 2015: i due l’hanno utilizzata come casa per un periodo, traendone anche un mini documentario, I’m Not Him di Wouter Bouvijn.

A dispetto di quel che si legge un po’ ovunque, però, non è di Sylvie che parla Ha Ha Heartbreak, precisa Maarten. «Piace credere che sia così e va bene, chi se ne frega, ma la verità è che io e Sylvie siamo amici da ormai 4 anni, non le dedico più brani da parecchio. Lei in questo album compare poco, ma c’è: se non ha avuto un grande ruolo, è perché si tratta di un lavoro estremamente intimo, introspettivo, che ho realizzato scavando dentro me stesso anche per far emergere il mio lato femminile, che è quello che ritengo più legato a una dimensione spirituale, e dunque per scovare la mia musa interiore, senza proiettare questa esigenza su qualche donna là fuori. Me ne sono accorto tardi, ma quella era una dinamica tossica, perché di fatto ciò che facevo era riempire un vuoto appoggiandomi a una donna. Spero di essermene liberato, ora ho una nuova fidanzata, ma non la considero la mia musa. Allo stesso modo, conto di essere uscito da alcune dipendenze che mi portavo dietro da tempo».

Il discorso si fa serio, ma di fronte alla richiesta di approfondire il crooner belga, com’è stato definito, non si tira indietro. A proposito delle dipendenze afferma: «Sai, la solita roba: droghe, alcol… È che nei primi anni della mia carriera sono stato sempre in tour e non è che avessi uno stile di vita molto sano, anzi, era come se non riuscissi a starmene fermo un attimo, come se fossi sempre a caccia di qualcosa. Pensavo di dover vivere così perché ero un artista, ma era super estenuante, e a un certo punto ho deciso di darmi una calmata. Non che adesso sia tranquillo al 100%, ma mi sono avvicinato alla meditazione, faccio yoga, riesco a trascorrere un pomeriggio sul divano senza tv né altro, godendomi l’ozio senza sentire subito la necessità di occupare il tempo in qualche modo. Senza contare che dopo la rottura al centro di Ha Ha Heartbreak sono stato per un po’ da solo, single, cosa che non mi era mai successa, e questo mi ha aiutato a prendere finalmente in mano la mia vita. Insomma, mi sono guardato allo specchio, cosa che consiglio di fare a tanti uomini per mettersi in contatto con la loro controparte femminile, citando Jung, e sono diventato grande! (ride, nda)».

“All I ever wanted was a lot, to be your man was something I could not”, canta Devoldere nella traccia di chiusura del disco. In Italia lo presenterà dal vivo il prossimo 9 marzo, al Magnolia di Segrate (MI). «Mi vedrete anche ballare: dopo questo percorso il mio rapporto con il palco è migliorato, mi sento più a mio agio e questo mi permette di lasciarmi trascinare dalla musica anche con il corpo con molta naturalezza». E Palermo? «Vuoi qualche aneddoto? Vediamo, cosa posso condividere… Ah, ecco: nell’hotel dove alloggiavo avevo due vicini di camera, un tizio che si incazzava ogni volta che cantavo e che mi metteva parecchio in soggezione, temevo potesse entrare per ammazzarmi da un momento all’altro, e una coppia di fidanzatini che scopava dalla mattina alla sera. Ti giuro, io ero lì che mi struggevo per le mie pene d’amore e loro facevano sesso in continuazione: facile immaginare come potessi sentirmi». Tutto torna: Ha Ha Heartbreak conterrà due bonus track intitolate non a caso Angry Neighbour Banging On Wall e Young Couple Being Very Much In Love. Su Instagram Maarten le ha annunciate tra vari post dedicati a volatili di varie specie, ma durante la chiacchierata su Zoom non si fa problemi a confessare di non essere certo un ornitologo appassionato di birdwatching: «La verità è che la mia etichetta mi ha chiesto di condividere qualcosa di me sui social e mi sono inventato una passione. Nei miei commenti a quelle immagini, però, c’è comunque del vero. E sia chiaro, non è che detesti piattaforme web e simili, anzi, a dirla tutta sono contento di non avere vissuto l’era analogica in cui nella musica giravano un sacco di soldi, altrimenti oggi sarei molto più frustrato».

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