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Strokes: «Il rock che deriva dal blues ha fatto il suo corso»

Mentre in Italia si parla di rinascita e persino di rivoluzione dopo la vittoria di Måneskin a Sanremo, Casablancas spiega che non c’è futuro per il filone che va dai Led Zeppelin e arriva ai Greta Van Fleet

The Strokes

Foto: Jason McDonald

Domenica scorsa gli Strokes hanno portato a casa un Grammy per The New Anormal, che ha vinto come migliore album rock battendo Grace Potter e Sturgill Simpson. È il primo Grammy in assoluto per la band newyorchese.

Chiedetegli un parere sullo stato di salute del rock alla luce di questa vittoria e il cantante Julian Casablancas vi risponderà che il rock non è morto come dicono alcuni, ma che ha fatto il suo corso il filone influenzato dal blues che negli anni ’60 e ’70 ha dato vita a formazioni come i Led Zeppelin e i Cream, per arrivare ai nostri giorni con i controversi Greta Van Fleet.

«Quando le persone parlano di morte, forse si riferiscono alla loro immaginazione. C’è tanto di quello spazio per i generi musicali. Non per il rock-blues: di quello anche basta», dice Casablancas. «Ci sono tanti generi musicali che si possono mischiare in vari modi. Parlo di accordi, di stili canori, del modo in cui si intonano le note. Si può cantare in arabo un pezzo country e viceversa, c’è spazio per tanta roba ancora».

«Sono i trend a decidere quali generi muoiono, da cui poi possono nascere altri stili», dice Casablancas. «Ma nessuno sa come saranno questi nuovi stili, né che nome avranno. Di sicuro bisogna smettere di fare rock come lo si faceva un tempo, non ne abbiamo più bisogno».

Gli Strokes non sanno dire quale sarà il futuro del rock, una volta che abbandonerà le radici blues da cui è nato e che lo hanno definito tradizionalmente. «Non importa che cosa pensiamo diventerà», dice il chitarrista Albert Hammond Jr. «Ce lo dirà il tempo. Non fa parte anche questo del divertimento?».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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