Rolling Stone Italia

Storia di Face, il rapper russo che Putin considera un agente straniero

È cresciuto ascoltando rap americano, detesta la «mentalità sovietica», sogna un Paese deputinizzato. Prima dell'invasione dell'Ucraina è fuggito all'estero. «La Russia» dice «è uno Stato-prigione»

Foto: Alexander Zemlianichenko/AP

Vladimir Putin ha fatto un bel regalo di compleanno a uno dei rapper russi più controversi: lo ha definito un agente straniero. È il primo musicista russo ad essere considerato tale. Lui, Face, ha passato il 25esimo compleanno festeggiando la notizia.

«Ne vado orgoglioso, è il miglior regalo di sempre», dice a Rolling Stone. «Un sacco di gente mi ha fatto i complimenti e la loro reazione storia spiega cos’è diventato il mio Paese».

Da subito critico dell’invasione dell’Ucraina, Face ha più di un milione di ascoltatori mensili su Spotify e un seguito ancora maggiore su Instagram. Il che significa che è una forza con cui il governo deve confrontarsi, soprattutto mentre cerca di restringere la libertà d’espressione. Spesso il Cremlino usa la designazione di agente straniero per colpire i suoi critici più determinati, dalle istituzioni a privati cittadini. Chi finisce nella lista potrebbe dover affrontare problemi legali e sottostare a regole dalle economiche pesanti.

Face ha capito che aria tirava all’inizio del 2022 e ha lasciato il Paese poco prima dell’invasione. L’ha fattoal momento giusto e spera che sia l’inizio di una fase nuova della sua carriera. Ora, mentre il suo Paese invade l’Ucraina, condanna fermamente le azioni del governo.

«Il mio Paese attacca i suoi vicini, è la cosa peggiore in assoluto», dice, aggiungendo che fermare la guerra, che ha ucciso migliaia di persone e lasciato milioni di ucraini senza casa, dovrebbe essere la priorità di tutti i russi. «Dobbiamo mettere noi stessi al secondo posto, dobbiamo pensare a quello che il nostro Paese sta facendo agli altri».

Non è la prima volta che Face parla di politica. Come i colleghi Morgenshtern e Oxxxymiron, è una delle poche celebrities russe ad aver criticato apertamente la guerra. A marzo ha pubblicato una serie di post a tema su Instagram. «La colpa è dello stato russo», ha scritto. «Dicono di incarnare lo spirito russo, ma sono dei codardi».

Per Face, che una volta ha letto sul palco degli estratti da 1984 di George Orwell, il clima politico in Russia è manipolato usando metodi da Grande Fratello. Grazie a un’identità nazionale costruita in parte su quanto fatto nella Seconda guerra mondiale per sconfiggere i nazisti, il governo di Putin ha sfruttato l’idea della «denazificazione», uno dei nebulosi obiettivi dell’invasione, per centrare i suoi obiettivi. Secondo Face, il metodo ricorda più la Germania del ’39 che i sovietici dell’epoca.

«È la neo lingua del governo. Usano termini come denazificazione che nessuno sa cosa vogliano dire, forse non lo sanno neanche loro. Parlano per parlare, sono tutte stronzate. È la Russia che assomiglia alla Germania nazista, non l’Ucraina. Sia prima della guerra che adesso».

La sua visione politica si è evoluta nel corso degli anni parallelamente alla musica. Quand’era più giovane il rapper, vero nome Ivan Dremin, faceva parte della comunità hooligan di estrema destra della sua città, Ufa, nel sud del Paese. Non aveva grandi rapporti coi genitori, a scuola faticava. È stato grazie al rap americano che è uscito dal mondo degli estremisti di destra scoprendo una visione più egualitaria delle cose.

«Amavo il rap, c’è sempre stato nella mia vita. Adoravo In da Club». Mentre scopriva il genere, i suoi gusti sono andati oltre a 50 Cent e verso l’hip hop del Sud. Si è appassionato al flow di Bun B e Juicy J – influenze che si ritrovano nel sottogenere russo phonk – e a quello più ritmato delle scene di Miami e New Orleans. Alla fine è arrivato al Soundcloud rap. Collettivi come il Raider Klan e i Sad Boys sono diventati fondamentali per la sua formazione.

Sono state proprio le canzoni più vicine allo stile Soundcloud a portarlo fuori da Ufa trasformandolo in una star del web russo. Un video pubblicato all’inizio del 2016 col fashion designer Gosha Rubchinskiy è diventato virale e ne ha fatto un musicista di fama nazionale.

Face ha iniziato a rifinire il suo sound, ma i suoi tour sono finiti sempre più spesso nel mirino delle autorità locali, ostili al rapper a causa dei testi sovversivi. La canzone della black comedy Humorist e l’album del 2018 Inscrutable Ways, chiaramente critico nei confronti del governo, l’hanno posizionato nel campo dell’opposizione. Intanto, buona parte dei maggiori rapper russi preferiva non schierarsi.

Mentre diventava sempre più popolare, Face ignorava bellamente gli sforzi del Cremlino per renderlo un rapper pro-governo, uno status che si è ritorto contro altri artisti come Timati e Guf. Il secondo ha pubblicato un video pro Putin talmente esagerato da rischiare di rompere lo YouTube russo (nel 2019 era il video in lingua russa con più “non mi piace” sulla piattaforma).

La persecuzione del governo ha lentamente riportato Face nell’underground. Intanto però l’interesse nei suoi confronti continuava ad aumentare. Il governo bielorusso ha cancellato una sua apparizione a Minsk, quello russo ha censurato il testo del suo pezzo Suicide, varie minacce delle autorità l’hanno costretto a cancellare gran parte del tour che aveva in programma per lo scorso autunno. Face si è ritrovato in un limbo, una situazione non troppo diversa da quella del protagonista di Humorist, un artista che si muoveva sul confine tra performance autorizzate e censura.

«Non ho senso dell’umorismo, altrimenti avrei iniziato a riderci su tanto tempo fa», dice all’inizio del video di Humorist, dove interpreta un comico perseguitato dal KGB. «Non avete la corda? Allora strangolatemi con una cravatta».

In collegamento dal suo studio, Face dice che sente la sua musica idealmente più vicina allo spirito di Nipsey Hussle o di Bladee ed Ecco2k, non ai pezzi commerciali di 50 Cent che erano colonna sonora della sua giovinezza. Il suo metodo di scrittura è semplice, da autodidatta: scrive testi e compone beat direttamente sul laptop. Non proprio il comportamento che ci si aspetta da un agente straniero.

«Quando ero più giovane mi sembrava di avere tutto il mondo contro. La famiglia mi criticava sempre, pure i fratelli più grandi lo facevano. Idem i professori a scuola, gente dalla mentalità sovietica. Sono cresciuto in quell’atmosfera, non avevo altra scelta se non l’indipendenza. Da allora sono sempre stato indipendente, non permetto a nessuno di incasinarmi il cervello».

Face ha attivamente coltivato la sua fanbase in tutto il mondo russofono. I concerti che faceva in Ucraina prima della guerra erano in netto contrasto con quelli in Russia e Bielorussa, show questi ultimi che rischiavano di essere cancellati. Nell’Ucriana post Maidan, però, Face ha trovato una democrazia vibrante con grandi libertà personali, un possibile esempio da seguire per la sua generazione in Russia.

La paura del successo dell’Ucraina, dice, sta alla base dell’invasione della Russia. «Negli ultimi dieci anni la democrazia è arrivata solo in un posto fra Bielorussia, Ucraina e Russia. Se la democrazia può trionfare in Ucraina, i popoli russo e bielorusso possono trarne ispirazione e combattere per la libertà. È una delle ragioni che sta dietro all’invasione russa».

I giovani alimentano il suo ottimismo. Secondo Face, sono loro che capovolgeranno la mentalità che ora è in voga nel Paese. «Le vecchie generazioni ragionano da sovietici», dice, spiegando che la leadership russa alimenta un’ideologia imperialista che avversa i Paesi confinanti e le minoranze etniche. «I giovani russi hanno una mentalità più aperta. Sono la mia speranza per un futuro migliore per noi e i Paesi vicini. È per loro che lotto».

Face si oppone alla guerra anche per ragioni personali. L’esempio gliel’ha dato il nonno. Era nell’Armata Rossa e ha combattuto le battaglie più importanti sul fronte orientale, tra cui quelle di Berlino, Stalingrado e Kursk. In quelle campagne ha guadato fiumi sotto il fuoco nemico, mentre i contrattacchi sovietici facevano retrocedere gli invasori tedeschi. Non se n’è mai vantato. «Immagino volesse dire: sono un eroe, ma non me ne frega un cazzo», spiega Face.

Il rapper sa che essere considerato un agente straniero significa avere un bersaglio sulla schiena. Ma le minacce di Putin e dei suoi non lo spaventano. Anzi, lo fanno assomigliare sempre di più al personaggio esagerato che interpreta nel pezzo My Kalashnikov.

“Nasci, soffri, muori e vai in paradiso”, dice nel ritornello. “Niente ci spaventa”.

Al momento di un ritorno in Russia non se ne parla. Come molti altri artisti prima di lui e in linea con la attuale diaspora russa, Face fa parte della lunga tradizione di chi critica il governo dall’estero. Restare nel suo Paese sarebbe troppo pericoloso. Ormai si è rassegnato all’idea, ma sogna un futuro post Putin.

«La Russia è uno Stato-prigione. Se dici qualcosa vai in carcere», dice. «È una macchina del terrore».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

Iscriviti